468 – CLONI DIGITALI E CERVELLI CONSERVATI: LA COSCIENZA RESTA FUORI DALLA COPIA

CLONI DIGITALI E CERVELLI CONSERVATI: LA COSCIENZA RESTA FUORI DALLA COPIA

Due aziende americane, qua negli Stati Uniti, vogliono conservare il cervello di chi sceglie la morte assistita per fissarlo subito con gli stessi prodotti chimici usati sulle mosche. Si chiamano Nectome e Sparks Brain Preservation e promettono che un giorno, molto lontano, quel cervello potrà tornare in vita. Ma tutte le ipotesi su copie e cervelli caricati nei server lasciano fermo l’io, cioè la coscienza di essere proprio noi.

Quelle aziende partono da un’ipotesi di Sebastian Seung, neuroscienziato di Princeton. Memoria e identità stanno nelle sinapsi, i punti dove i neuroni si toccano. Due anni fa Seung aveva lavorato alla mappa del cervello di una mosca, tagliato a fette sottilissime e fotografato al microscopio elettronico. Sono usciti 139.255 neuroni e circa 55 milioni di sinapsi. E parliamo di una mosca! Il nostro ne ha centinaia di migliaia di miliardi. E secondo 312 neuroscienziati, in un sondaggio uscito l’anno scorso, copiarlo intero non succederà prima del 2125.

E siccome il 2125 è lontano, il cervello va conservato adesso. E per conservarlo bene bisogna intervenire subito dopo la morte. Per questo cercano chi sceglie la morte assistita, legale in 13 stati americani e a Washington. Il medico prepara la dose letale, il paziente preme lo stantuffo. E la squadra della conservazione aspetta pronta, a pagamento. Finora tutte e due le aziende aspettano il primo cliente di questo tipo. E meno male.

Intanto la copia del carattere è già in vendita. Martine Rothblatt, futurista e imprenditrice delle biotecnologie, nel 2014 li chiamava mindclone, cloni della mente. Si caricano diari e storie sui social in un archivio e da lì nasce un avatar che parla come noi. Oggi lo fa davvero StoryFile, con lei Afterlife AI e Synthesia. E c’è chi si costruisce l’avatar dei genitori anziani per non perderne il carattere. Nel 2025, a un evento della UCLA, l’Università di Los Angeles, la copia di Rothblatt guidava il dibattito accanto a lei. E in sala c’era ovviamente gente in lacrime.

Quelle lacrime le ha messe il pubblico, perché nessuno ha mai dimostrato che dentro un avatar ci sia qualcuno. I neuroscienziati una definizione chiara di coscienza non ce l’hanno. E un test da fare a un’Intelligenza Artificiale, ancora meno. Perfino ChatGPT, interrogato sulla sua coscienza, risponde: probabilmente no. Anche con una copia perfetta ci sarebbe un altro, con i miei ricordi, acceso su un server. E la mia coscienza resterebbe fuori.

Capisco chi vuole sentire ancora la voce di una madre, di una persona vicina, e a chi resta una copia così può bastare. Solo che chi se ne va muore lo stesso, perché nessun archivio, nessun cervello sotto chimica si porta dietro l’io. E la copia va avanti a parlare senza di lui.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Coscienza #Identità #Digitalizzazione

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