
Sapete che non è mia abitudine -peraltro invece molto diffusa nella blogosfera- di riportare articoli di altri siti, specie se di largo interesse in quanto di solito ne ho già gli aggregatori pieni di mille postfotocopia che riportano lo stesso link come tanti piccoli “Ansini” compassati.
Tutavia derogo quando il tema è strettamente legato agli argomenti che mi stanno più a cuore. In questo caso poi, per ora, non ne ha scritto ancora nessuno.
Oggi non posso fare a meno di segnalare l’ennesima ricerca da cui si evince che l’Italia sta malissimo in abito digitale. In particolare per quanto riguarda Internet. HelpConsumatori riporta una l’ultima ricerca ICT Istat da cui si evince che siamo messi molto male. Per esempio che il 64,4% non accede ad Internet da casa o che il 53,9% delle famiglie non possiede un personal computer.
In un paese in cui si esegue pedissequamente quello che la TV dice di fare è evidente quanto televisione e giornali siano i primi responsabili di questo divario digitale con la loro costante diffusione di informazioni fuorvianti relative al mondo digitale.
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ICT. Istat: Italia svantaggiata in Ue. Ma dai?
IUTUB e il Time
Ho appena visto il TG1 delle 20:30.
Mi capita raramente, la TV terrestre di flusso non la vedo mai. Un errore sul telecomando, salta SKY, si apre lavecchiaTVdaisettecanali e vedo la copertina del Time in cui è fotografato il personaggio dell’anno.
Quest’anno è il turno di “YOU”. Il Time giustifica la scelta con un’approfondita analisi, spiegando puntualmente cosa sono i contenuti partecipativi, cos’è la “coda lunga” e cos’è cambiato nei media nel 2006.
La giornalista del TG1 a cui è stato detto di preparare un servizio sulla copertina del Times invece decide di girare il servizio presso un Internet Cafè di Roma. Mentre scorrono le immagini la voce della giornalista in sostanza dice che il Time ha scelto di mettere in copertina NOI, perché, siccome navighiamo, allora siamo molto importanti. Non spiega altro passa a intervistare una signora sui 55 anni, capelli bianchi e lineamenti caucasici. Le chiede cosa fa davanti al computer e il voice over della giornalista dice che la signora manda email ai suoi parenti in Australia. Probabilmente voleva stupire i telespettatori perché soddisfatta del primo take, passa a un altro avventore del cybercafé. Ma prima la voce fuori campo esordisce: “Un nuovo sistema IUTUB…”.
Allora perché non pronunciare “IOUTUBE” come si legge all’italiana? “IUTUB” farà solo pronunciare male il nuovo termine a chi non lo ha mai sentito e farà sorridere chi invece lo conosce già come “IUTIUB“. E’ evidente che non si tratta di un mio sofismo o di un suo errore di pronuncia, in quanto tutti i miei lettori non avranno dubbi che la ragione risiede nel fatto che con buona probabilità la giornalista non l’aveva mai sentito pronunciare prima!
Poi procede, chiede al ragazzo se ha mai inserito un video su IUTUB, lui dice no ma che gli piacciono i video divertenti in Rete.
Servizio finito!
Totale 1 minuto circa. Il conduttore passa oltre senza alcun commento.
Il vero nemico della cultura digitale è la televisione terrestre di flusso italiana. Una fabbrica di ignoranza in cui ogni volta che parla di tecnologia o di digitale trasmette messaggi fuorvianti, quando va bene imprecisi, altrimenti profondamente errati. Lo fa solo quando è costretta da un fatto di cronaca e lo fa con la supponenza di chi pensa che in fondo non gliene freghi niente a nessuno.
I media tradizionali sono quelli “frequentati” dagli analogici, è neccessario quindi trasmettere i giusti messaggi e senza la superficialità con cui lavorano i giornalisti di settore o peggio, come credo sia successo stasera, con una giornalista a caso che è stata ‘buttata’ a parlare di quella strana copertina del Time.
Mi immagino un “Aho! Ma che devo fà?“, “Boh vedi ‘n po’ tu. Er Times dice che sta cosa c’entra co Internet. Vai a un, come si chiamano? …Internet Cafè, ecco“, “Io ce vado ma che je dico?“, “Che ne so, ‘nventa! Chiedi che stanno a fà su Internet, stai vaga e… tranquilla, lo famo durà poco sto servizio… Ah! Chiedi anche de sto IUTUBBE che mia fija dice che è na cosa nuova che va forte…“, “IUTUB? ok vado.“.
Domande alla blogosfera…
Mi arriva una email da Francesco Sica (che non conosco), in cui tra i destinatari visibili ci sono altri 10 bloggers.
Di seguito copio il testo e nei commenti il contenuto dell’allegato con le sue domande. Se qualcuno ha voglia di rispondergli…
—–
ciao a tutti,
mi chiamo Francesco Sica, sono uno studente universitario di Torino.
Sto scrivendo una tesi “su tutto quello che c’è di nuovo sul Web”.
Per molti mesi ho silenziosamente letto i vostri blog, annotato concetti, letto libri da voi direttamente (o indirettamente segnalati).
Insomma, vi ho spiato per lungo tempo; adesso è giunta l’ora di farvi qualche domanda diretta.
Non sto a tediarvi sul contenuto della mia “opera”.
Probabilmente molto naif e sintetizzabile con l’ormai nota buzzword web 2.0.
Vi parlerò solo delle conclusioni a cui sono giunto:
Va bene, esistono gli UGC.
Va bene, adesso gli utenti partecipano
Va bene, c’è bisogno di parlare in modo diverso con il consumatore Va bene, c’è bisogno di un’ottica “cross-mediale e multipiattaforma”
Va bene, c’è la banda larga e posso far vedere i video online Va bene, con i video Internet si affermerà maggiormente Va bene, esistono molte cose nuove che adesso mentre scrivo non ricordo nemmeno…
Nonostante ciò, mi sento ancora più confuso ed anzi ho bisogno di porre qualche domanda diretta a tutti voi per cercare di chiarimi alcune idee.
La mia confusione nasce dal fatto che, ma questa è solo una mia impressione, molte riflessioni da me trovate in questi mesi sono fatte “con lo sguardo rivolto al mondo”.
Spesso il “cortile italiano” viene deriso ed etichettato come “non ancora pronto, immaturo”…
Con ogni probabilità questo è vero ma la domanda a questo punto sorge
spontanea:
Esiste davvero il “Web 2.0″ (intenso in senso lato) anche in Italia oppure siamo “quattro gatti” che discutono fra loro di opportunità e benefici senza però finalizzare?
La proposta dmin.it, ad esempio, mi pare mostrare una volontà di impegnarsi a valorizzare nuove modalità di sfruttare la Rete, eppure le conversazioni sulla ML mi fanno pensare a discussioni fatte nei cafè da intellettuali che fanno riunioni per decidere quando fare le riunioni.
Manifesti programmatici, contromanifesti, definizione degli intenti ecc…
Dov’è la ciccia?
Insomma, noi Italiani siamo destinati solo a filosofeggiare?
In allegato troverete un documento contenente alcune domande che gradirei porre ad ognuno di voi; consideriamolo, in maniera altisonante, una sorta di questionario qualitativo a testimoni privilegiati.
Se siete arrivati a leggere fin qui, grazie per l’attenzione
PS: ancora uno sforzo dai, mi scuso se le domande, le tematiche, il momento o la lettera hanno uno scarso valore “scientifico” o peggio ancora siano considerabili noiose e prive d’interesse per voi…
In questo caso vi prego di darmi il vostro personale contributo nel migliorarmi, correggendomi senza infierire più di tanto sulla mia già bassa opinione di me stesso
Grazie ancora
Francesco Sica
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I veri blogger professionisti

Le Web 3 forse non è stato un evento rivoluzionario, ma certamente a mio parere ha tolto ogni dubbio su chi siano i blogger professionisti. Io sarei andato molto volentieri, ma non potevo rimandare impegni di lavoro presi prima: dalle le lezioni al Master dell’Unimi ad alcune importanti riunioni per Speakage. Il fatto stesso che abbia messo davanti impegni di ‘lavoro’ mi ha tolto ogni dubbio su quale fosse il/i mio/miei lavoro/i… Non dubitavo, ma ora è una certezza: fare il blogger evidentemente non è nella lista.
Lo è invece -ritengo io- per Tiziano Fogliata, Luca Conti, Lele Dainesi, Paolo Valdemarin, Stefano Vitta e altri veri blogger che in questo momento sono a Parigi.
L’Italia oscura sempre più siti
L’Italia oscura sempre più siti.
I Monopoli di Stato aggiornano la lista dei siti che devono essere filtrati per legge dai provider. Il sequestro del traffico degli italiani riguarda ora più di 600 spazi web
La Cina è vicina! Non c’è da meravigliarsi troppo, il Ministro Fioroni lo aveva preannunciato…
La cecità del governo a proposito di questi temi è evidenziata dal fatto che non ha consultato esperti di settore per bloccare gli accessi in modo corretto.
Vergogne all’italiana

Questo è il sito della seconda agenzia di comunicazione più importante d’Italia.
Che non si dica che non hanno fatto passi avanti perché un anno fa il sito era così.
Conosco aziende pagano milioni di Euro per farsi spiegare come comunicare attraverso il digitale.
Sto sentendo le prime concrete lamentele delle prime aziende che senza risposte concrete non hanno più intenzione di pagare agenzie che conoscono il digitale solo attraverso gli stessi convegni che frequentano anche i clienti. Una campagna sui mezzi tradizionali dicono che ora sono capaci di farsela anche da soli. Sanno che dalla Rete si possono ottenere risultati concreti, misurabili e lo esigono.
I digitali che per opportunità stanno vicini agli analogici dell’establishment non fanno un buon affare. Le vecchie strutture sono ormai deboli. Il mondo va in un’altra direzione e i clienti stanno accumulando conoscenza, molta più dei ‘carissimi’ consulenti.
In riva al fiume ormai ho costruito una casetta, e aspetto fiducioso e senza fretta…
Bloggers, CB e lo spirito che mi anima.

Quando avevo 8 anni (mio Dio sono 30 anni fa!) usavo i “baracchini”, i CB. Mi chiamavo Aquilotto, avevo un’antenna a boomerang, un baracchino Midland e passavo attaccato al microfono almeno due ore al giorno.
La ‘scena’ di allora era composta da superesperti che lo facevano per passione per la tecnologia e da altri invece per il piacere di comunicare.
Erano pionieri con cui trovo molte analogie coi bloggers di oggi.
C’erano i nick names, c’erano i canali, c’erano le burbe e gli ‘anziani’, c’erano gli opinionisti e gli avventori. Si creavano gruppi e “ruote” in cui parlare di ogni argomenti. Ci si ‘collegava’ in ‘barra fissa’ e in ‘barra mobile’, proprio come oggi.
Anche allora c’erano gli “sperimentatori” che amavano il mezzo dal punto di vista mediatico o tecnico. C’erano i “professionisti“, aggiustatori di antenne o venditori di CB che lo facevano per lavoro(chi ricorda quegli anni sa che la regolazione dell’antenna col rosmetro era fondamentale per evitare le temibili onde stazionarie). Audiochattavano per accrescere le conoscenze tecniche e rimanere nella ‘scena’.
E c’erano anche i “capetti” quelli che avevano problemi nelle relazioni ‘tradizionali’ ma coi radioamatori si trovavano benissimo. Il linguaggio era diverso, quasi in codice, si usava la voce ma non si vedeva il viso. Un buon modo per superare timidezze e magari guadagnare la stima che non si aveva nel ‘mondo reale’.
Ci si aiutava e ci si consigliava. Chi aveva il CB in auto sapeva sempre di poter contare su un aiuto anche quando era in giro per il mondo.
Credo che anche oggi il mondo dei blogger sia composto più o meno così.
Io non nascondo di far parte degli innovatori (lo faccio per passione e restituisco sempre la conoscenza che prendo), e dei professionisti (la comunicazione digitale è il mio lavoro).
Per quanto l’analogia sia azzeccata, oggi le cose sono profondamente diverse, a partire dal mezzo, la scrittura, che semanticamente fa grandi differenze, sino alla diffusione di scala planetaria.
Tuttavia anche allora trovavo che i virus più pericolosi fossero i “capetti” perché avevano a cuore solo una cosa: volevano che tutto rimanesse com’era per non perdere il loro ruolo di, appunto, “capetti”. Le uniche antenne degne di essere usate erano le loro, i CB pure, la terminologia non doveva essere innovata, e nel gruppo raramente facevano entrare qualcuno.
Da allora è passato tanto tempo e come per i dinosauri è difficile risalire alla vera ragione della estinzione dei CB. Molto probabilmente perché non erano poi così tante le persone disposte a parlare due ore al giorno in un microfono. Oppure perché i gruppi erano troppo chiusi, e questo ha fatto nascere nuove forme di aggregazione più aperte e senza tutte quelle barriere tecnologiche.
L’analogia così estremizzata ovviamente non funziona con Internet. A meno che Internet non sia l’analogia della vita reale e i CB siano analoghi ai bloggers.
Se così fosse, allora a rischio non è -ovviamente- la Rete ma i blogger, per come li intendiamo oggi.
Quel po’ di storia digitale che conosciamo ha visto le prime comunità di IRC rimanere nei ghetti che si sono creati. Anche quella dei newsgroup oggi è ristretta all’interno delle singole nicchie, dei singoli microinteressi.
E questa è la Rete, fatta di code lunghe e tanti candidati mainstream.Le persone tuttavia sono sempre le stesse. Io ero Aquilotto, poi sono stato marcomix sulla BBS Infosquare, poi unopuntozero su IRC e poi sui media tradizionali. Oggi sono tornato al nome di battesimo, proprio come un modello di ciclo vitale.
Ho un blog perché: mi piace sperimentare e perché i media digitali sono il mio lavoro.
Amo chi sperimenta semplicemente perché è quello che sto facendo io. Non amo chi sta chiuso nel gruppo, chi non vuole che cambi nulla perché ha acquisito una micronicchia di autorevolezza. Non mi aiuta, non aiuta la Rete, tutto qui.
Tutto il sapere che accumulo grazie a voi, lo restituisco sempre. Prendo da qui per portare nelle mie aziende, all’Università quando faccio ricerca, alle lezioni, agli analogici che incontro quotidianamente. Restituisco in sapere, in nuovi stimoli, in conoscenze analogica, in difesa del mezzo e di chi lo vive.
Sono innamorato della Rete, l’ho vista nascere, anzi ho partecipato a darle vita, e guai a chi la tocca!
Specie a chi si ‘veste di Rete’ ma poi in fondo non gli interessano la libertà digitali, la neutralità della Rete e l’alfabetizzazione dei neofiti. Anzi, sono futuri potenziali nemici che potrebbero perdere l’aura (anzi, l’alone) da guru.
Amo quanto i bloggers hanno e stanno portando in Rete. Il web 2.0 partecipativo, i mille widgets, tools, strumenti e meccanismi a supporto della comunicazione che hanno dato nuova vita a Internet.
Sino a qualche tempo fa sembrava che non fosse possibile inventare più nulla in Rete. Poi una nuova ondata di menti veloci ha fatto una piccola grande rivoluzione.
Sono le menti veloci infatti a fare la differenza, non un cappellino con scritto “Io sono un blogger”.
Questa volta però, a differenza dei CB e di IRC, i temi sono di vasto interesse, e gli strumenti di grande diffusione. Le barriere tecnologiche sono sempre meno e una volta comprese le logiche di base, anche le nonne possono partecipare.
Io non ho microregni da difendere, la mia più grande passione è il mio lavoro, e il lavoro è la mia più grande passione.
Chi vuole sperimentare con me è il benvenuto. Questo è quello che volevo dirvi oggi.
Da Italian Digital Blogs a qualunque altra idea o stimolo, adesso sapete qual è lo spirito che mi anima.
CQ canale… CQ CQ canale…
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Gootubeconspiracy

Un video partecipativo in cui viene sceneggiata una teorica cospirazione di Google/YouTube. La storia prosegue attraverso nuovi video generati dagli utenti in cui ognuno aggiunge un pezzo al racconto.
C’è chi si finge rapito da Chad Hurley e Steven Chen, i due fondatori YouTube, chi fa analisi pseudo scientifiche e chi afferma di conoscere segreti inenarrabili.
La Metro Lap Dancer sembra essere un virale di Dolce e Gabbana… Questo invece?
Si accettano scommesse ![]()
P.S. CubeBreak è un buon punto di partenza per chi vuole essere sempre aggiornato sui nuovi viral videos
Oggi su Nova – Il Sole 24 Ore

Un pezzo su come recuperare le informazioni in Rete. In particolare quelle in cui si scrive di voi o della vostra azienda. Un articolo per introdurvi all’egosurfing e all’egobizsurfing.
IDB: aggreghiamo più di 8000 utenti RSS!
Vi aggiorno, il network conta 8000 utenti, ovvero la somma degli utenti RSS di tutti i blog appartenenti al net. Invito qualunque altro blog che tratta temi legati al digitale a richiedere l’iscrizione al network inviandomi la sua email.
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