Sono da iPad e non riesco a scrivere molto, ma volevo commentare velocemente l’aricolo di Andreson che in sostanza sostiene che le app faranno morire il web http://www.wired.com/magazine/2010/08/ff_webrip/all/1
dico solo che nell’articolo viene espresso un bel concetto basato sul principio del “i giovani hanno più tempo che soldi, mentre i meno giovani hanno più soldi che tempo”.
E’ una verità che l’autore usa per dimostrare le ragioni della crescente poca voglia/tempo di “esplorare” le complessità del web a vantaggio delle più semplici ed efficaci apps…
Credo così tanto a quel principio che per come la vedo io dimostra esattamente il contrario. Ovvero lo spostamento dei meno giovani fuori dal web, genererà un effetto darwiniano per cui se ne andranno i meno “utili” all’evoluzione del web. Sul web rimarranno appunto quelli con più tempo che soldi… e con tutto quel tempo, gli “hungry and foolish” svilupperanno l’applicazione più utilizzata di qualunque altra: il web!





Da un lato penso alle apps come una minaccia, dall’altra come ad un sollievo.
Le apps non sono il web. Ci sono cose che necessitano del web ed altre che usano il web solo per pura formalità.
Le apps attirano molti utenti ma rendono poco in termini pubblicitari (almeno quelli tradizionali) inoltre sono limitate in quanto non offrono quel “intrattenimento” che il web offre.
Le apps vanno bene per i social, per le ansa ma non vanno bene per i siti che devono offrire intrattenimento e “stupire” il visitatore.
Nel caso del mio sito ci vedrei bene una app che offre info sulle località sciistiche con un breve testo, 1-2 foto e magari qualche info tecnica in breve. Però il sito è un’altra cosa.
Concordo con te (spero di aver capito quello che intendi) che le apps possono fungere da filtro per l’utenza che cerca info al volo e sul sito ci resta al massimo 20 secondi.
Logicamente anche qua bisogna capire come gestire le 2 cose.