Credo che le piattaforme web che offrono servizi utili gratuitamente, debbano essere pagate obbligatoriamente con la pubblicità. Sotto forma di banner, di DEM (Direct email marketing) o altro. Il rapporto con l’utente è semplice: io ti offro un servizio di qualità e tu, compreso in questo, accetti di vedere/ricevere pubblicità. Così come fa da anni la televisione commerciale.
La percezione comune degli utenti mi pare che invece tenda a PRETENDERE che gli vengano offerti servizi gratuitamente, potendo scegliere se ricevere o meno la pubblicità.
E’ SBAGLIATO, nonché ingiusto.
Non si va al ristorante pretendendo di mangiare senza pagare, così come non si può pretendere di utilizzare un servizio web a sbafo. Il ristorante deve pagare i camerieri, il gas, la luce, il cibo, etc. Un servizio web deve pagare i server, i dipendenti per l’assistenza, la manutenzione, lo sviluppo, il debug, etc
Sino ad oggi è diffusa la pratica che vuole la pubblicità scollegabile dal servizio. Gli utenti sono abituati molto bene e ormai lo pretendono. Tuttavia credo che il rapporto utenti/fornitori debba cambiare, nella direzione più fair ed equilibrata che la piattaforma sarà in grado di gestire.
Se manderà troppa pubblicità o se la manderà di basso profilo, perderà utenti. Se invece riuscirà a trovare un giusto equilibrio, gli utenti accetteranno il servizio in cambio della pubblicità.
Altrimenti la legge parla chiarissimo, e deve essere rispettata: l’utente può richiedere l’immediata cancellazione dei propri dati dal database. Servizio compreso ovviamente!





Pretendi di che gli utenti paghino per i servizi, ma non hai problemi ad usare software open source, gratuitamente, senza remunerare nessuno. Anzi, sei ben felice di non doverlo pagare.
Marco, vedi, non ho alcuna difficoltà a comprendere il modello di business che c’è dietro. Ci mancherebbe solo che si cominci a pretendere gratuitamente il lavoro degli altri. Il discorso che facevo io è sostanzialmente legato alla “trasparenza” del tutto: è fondamentale che sia chiaro sin da subito che i dati verranno utilizzati per determinati scopi anche se non ceduti a terzi (ed è il ruolo dell’informativa sulla privacy, tra l’altro). Solo in questo modo l’utente potrà scegliere se acquistare o meno il prodotto. Bada: vale esattamente lo stesso con Gmail, Facebook e compagnia cantante, non parlo solo di Firmiamo.it.
Sono d’accordo con te, Marco. Esistono solo due BizModel per i servizi on-line:
1. A pagamento, o misto (basic free + altri PREMIUM).
2. Completamente gratuito, ma vuol dire che paga “qualcuno ancora” se non utente.
E’ veramente semplice, non c’e’ un altro modo per far funzionare le cose.