Facebook, l’antimateria della comunicazione



Ieri sera a Matrix c’era una Mussolini che prima ha demagogicamente attaccato Facebook come si potrebbe fare in una riunione di condominio, poi quando è passato il servizio che mostrava i presunti vantaggi della piattaforma offerti ai politici e al sucesso che può generare, ha in sostanza ritrattato, chiudendo con uno spaventato “ora mi odieranno”.

Ne abbiamo sentite di tutti i colori. Pressapochismo di rara genesiperpetrato da una manciata di presenzialisti televisivi. Compreso Marco Liorni che ha scritto un libro che si chiama Facebook ma che poi denuncia la reale conoscenza del mezzo affermando “…il sito su Facebook” riferendosi a quello che si può chiamare profilo, pagina, account, ma non certo sito!

Gli unici che hanno capito cos’è Internet e cosa sono le varie piattaforme in essa contenute, tra cui Facebook sono gli utenti veri, cioè quelli che le usano. I turisti del web, specie se politici o televisivi, raramente sanno di cosa stanno parlando, ma ne parlano ed elargiscono consigli.

Guardate questo (via Sorchiotti) cosa ha fatto pubblicare su un giornalke:

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Per chi conosce il mezzo, rasenta la comicità e lascia trapelare una percezione più modaiola che concreta. “Sono su Facebook”, pare quasi una conquista difficile da ottenere, un vanto per cui essere premiato. Annunciato su un mezzo peraltro a sua volta promozionale in cui se ne promuove un altro a mo’ di scatole cinesi. Un delirio in termini di comunicazione.
Inoltre chiude con l’url del proprio sito e non con quello del proprio profilo Facebook! E’ la conferma di quanto sospettato sopra…

Facebook è l’antimateria della comunucazione perché fa “impazzire” quasi tutti, con accezione negativa:

Chi lo conosce meglio, lo usa per quel che è, ma troppo spesso gli concede troppo e dimentica che Facebook è un’azienda che ti chiede l’anima (i tuoi utenti/contatti) in cambio di un po’ di spazio gratis. Molti se ne dimenticano e regalano a Facebook il valore più grande: gli account utente che invece potrebbero aggregare su un proprio sito e non su quello di terzi.

Chi lo conosce poco lo confonde con Internet e non riesce a scindere il mezzo dal contenuto. Così incensa o biasima il mezzo in funzione di quel che ci passa dentro. Perdendo così tempo prezioso in termini di conoscenza. Si trova quindi in un delirio percettivo in cui è come se si trovasse a detrarre il telefono elencando tutte i reati perpetrati usando quel mezzo o i pericoli che nasconde. Rinunciando e facendo rinunciare ai grandi vantaggi che invece offre.

Nel frattempo ci sono individui che invece stanno vivendo o creando nuovi mondi, nuovi percorsi della comunicazione che non fanno troppe differenze tra carta e digitale, tra Facebook o Twitter, tra comunicazione istituzionale o personale. Individui che stanno cambiando il mondo. Protagonisti del nuovo corso per cui internet è un ambiente di supporto alla vita e non un  banale mezzo di comunicazione alternativa.

La crisi economica è la febbre di questa patologia sociale che sta portando al cambiamento più dirompente della storia dell’umanità. Chi ha passato il guado vede il futuro, che poi è già il suo presente.Chi invece ha paura del nuovo, vive ormai come un pugile sfinito sul ring. Le sue sinapsi continuano ad accusare colpi contraddittori. Bene contro male. Mezzo contro mezzo, moda contro moda, fantasia contro realtà.

Mi spiace vivere nel medioevo del nuovo corso. Assistere alla caccia alle streghe, al luddismo, alla paura delle macchine a vapore, della rivoluzione industriale e delle macchine fotografiche che rubano l’anima…

I coetanei di mio figlio non hanno ancora un loro PC perché le famiglie sono spaventate dalla TV e non glielo comprano. Nel migliore dei casi non lo considerano necessario.

In altre parole, i nativi digitali non sono ancora nati.

Reader Comments

Non solo “detrarre il telefono elencando tutte i reati perpetrati usando quel mezzo o i pericoli che nasconde”, ma addirittura tutte le scicchezze che i propri amici – usando il telefono – dicono!

La cosa aberrante, veramente aberrante, è che i nostri media possono essere alimentati e mantenuti da persone che non hanno alcuna conoscenza di quello che accade nel mondo di cui stanno parlando.
L’ignoranza viene alzata ad un livello tale che viene scambiata per buon senso e chiunque parla di tutto, come se “sapesse”.
Lo scandalo al quale siamo stati sottoposti ieri sera è che è stata mandata in onda una trasmissione di approfondimento senza che nessuno conoscesse l’argomento in maniera approfondita.

Ossignore, ma quello è il mio presidente regionale u_u

[...] Liquida [...]

bel post, belle considerazioni e bella critica a questi governanti che parlano e sparlano a vanvera

[...] “Gli unici che hanno capito cos’è Internet e cosa sono le varie piattaforme in essa contenute, tra cui Facebook sono gli utenti veri, cioè quelli che le usano.” Questa l’opinione di Marco Camisani Calzolari, che in un post sul suo blog afferma: “I turisti del web, specie se politici o televisivi, raramente sanno di cosa stanno parlando, ma ne parlano ed elargiscono consigli.”  leggi tutto > [...]

Sono assolutamente d’accordo con il commento di Rudy Bandiera. E dire che io la televisione non la guardo da anni.
Ieri, per vedere un mio DVD, l’ho accesa ed è spuntato questo “baraccone”. Sono rimasta basita. In Romagna si dice: “Calma! Parlate un ignorante alla volta”.
Qualche minuto e tante corbellerie dopo, non ce l’ho fatta. Il tasso di idiozia, ignoranza e abitudine alla superficialità e mistificazione era troppo alto per me.
L’esposizione proungata, anche per curiosità, avrebbe avuto un costo esoso per la mia neurologia e salute. Ho dovuto smettere di guardare.

Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

"Ieri sera a Matrix c’era una Mussolini che prima ha demagogicamente attaccato Facebook come si potrebbe fare in una riunione di condominio, poi quando è passato il servizio che mostrava i presunti vantaggi della piattaforma offerti ai politici e …

so l’ho visto anche io, ho sperato per un attimo di vederti seduto tra gli invitati e bastonarli un po’….

veramente un ottimo articolo, anche io ieri sera per sbaglio l’ho visto. Penso che facebook sia un ottimo modo per farci conoscere. Io sinceramente ci posto quello che faccio, i video divertenti e quelli che riguardano l’ambito motivazionale (insegno tra le altre cose tecniche di memoria, autostima, linguaggio del corpo, motivazione e tanto altro). Sinceramente penso che non sia molto intelligente che i genitori mettano dei limiti ai figli, non produce assolutamente niente.

Grazie veramente un ottima riflessione.

Elia Issa

[...] (italiana) del politico quando dice la sua sul “media” Internet & co. Qui un articolo di Marco Camisani (ora senza pizzetto) che ne parla per [...]

concordo in toto.
Anche io ho assistito ad un pezzo della trasmissione allibito… non sono riuscito a rimanere ad ascoltare olte la mia soglia di sopportazione.
Ma l’albo dei giornalisti che fa???

Ottimo commento. Hai trovato le parole migliori per esprimere il modo sbagliato con il quale ci si avvicina ai social networks.

>>In altre parole, i nativi digitali non sono ancora nati.
FYI, Danah Boyd (Microsoft Research) la pensa come te.
Vedi http://wp.nmc.org/future/ideas/danah-boyd/ di cui riporto un estratto.

There are also no such things as “digital natives.” Just because many of today’s youth are growing up in a society dripping with technology does not mean that they inherently know how to use it. They don’t. Most of you have a better sense of how to get information from Google than the average youth. Most of you know how to navigate privacy settings of a social media tool better than the average teen. Understanding technology requires learning. Sure, there are countless youth engaged in informal learning every day when they go online. But what about all of the youth who lack access? Or who live in a community where learning how to use technology is not valued? Or who tries to engage alone? There’s an ever-increasing participation gap emerging between the haves and the have-nots. What distinguishes the groups is not just a question of access, although that is an issue; it’s also a question of community and education and opportunities for exploration. Youth learn through active participation, but phrases like “digital natives” obscure the considerable learning that occurs to enable some youth to be technologically fluent while others fail to engage.

[...] nel sito, annunciare la propria presenza nella comunicazione istituzionale (stando attenti alle brutte figure) e lavorare sulla viralità dei contenuti. In questo modo il profilo si trasformerà da palloncino [...]

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