Il bullonificio giallo

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February 8th
Marco Camisani Calzolari
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Comunicazione digitale trascrive un mio intervento in cui, inventando, cerco di far capire l’importanza del web anche per quelle imprese che apparentemente del web se ne fanno poco: i bullonifici.

“Provate ad andare a parlare all’imprenditore con la sua fabbrichetta, abituato a dover fare attenzione al concorrente, a spiegargli che gli utenti del suo sito deve mandarli da un’altra parte, che deve diventare un aggregatore dei migliori suoi concorrenti. Lui produce bulloni? Provate a dirgli: – Devi linkare quelli che fanno i migliori bulloni, probabilmente gli utenti verranno da te più spesso. Eppure sul web funziona proprio così!”

“Le aziende hanno bisogno di fare del market sensing, di sapere quello che si dice di loro, quello che succede nel mercato. Io invece conosco imprenditori che sono lontani dalla conoscenza. Perché? Perché si mantengono legati alle loro abitudini.”

“L’imprenditore si alza la mattina, guarda il telegiornale. Che c’entra con i bulloni? Poi va in azienda e legge la rivista di settore, “Il bullone”, dove i contenuti sono scelti da un editore che per ragioni pubblicitarie probabilmente non dirà che la sua azienda, che fa pubblicità sulla rivista, produce bulloni schifosissimi. E non parlerà nemmeno di un’altra azienda, nuovissima, che non fa business con quell’editore, e produce dei bulloni straordinari. Il nostro imprenditore, di questa nuova azienda concorrente, non sa proprio nulla. Nel frattempo, su internet si parla malissimo di lui e dei suoi bulloni, e lui non lo sa. Perché non lo trova scritto da nessuna parte.”

“Poi c’è invece un altro imprenditore, il titolare del “Bullonificio Giallo”. Lui è più moderno, ha un bell’aggregatore dove pubblica, sì, le notizie del telegiornale, ma raccoglie anche tutti i blog sui bulloni. E poi ha un bel “search”, e tutte le volte che qualcuno scrive “Il Bullonificio Giallo” su Google, su un blog, su un commento, lui lo viene a sapere.”

“Quanto costa tutta questa operazione? Zero! Non costa nulla inserire nel proprio aggregatore queste fonti. E’ gratuito! E’ un problema di approccio, un problema culturale.”

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