- Il Blackberry è una moda per manager che non sanno di avere in mano un oggetto che invece è solo rappresentativo della loro incapacità di configurare una casella di posta push IMAP su un “normale” full featured Nokia o iPhone.
- Al telefono fisso di un abitazione privata rispondono ormai solo persone anziane.
- La prossima compagnia che fonderò sarà probabilmente una società che fa una cosa sola: liberare le aziende dalla prigonia nei social network di terzi. Ovvero riportare a “casa” le migliaia di utenti che “avevano” raccolto su Facebook, MySpace, etc senza rendersi conto che stavano alimentando una piattaforma di terzi al posto di crearne una propria. Entro il 2009 le prime aziende si accorgeranno che i nomi che hanno raccolto come amici su Facebook non possono essere contattati tutti insieme… Il nome della società sarà "BMUB Ltd. – Bring my users back”,
- Che ovviamente le aziende non gli credono quando spiega che devono farsi (anche) il loro Facebook, il loro YouTube, il loro Social Bookmarking, non stare (solo) su quello degli altri.
- Quando parla di scenari futuribili e qualcuno incredulo gli chiede: “Ma chi l’ha detto?”, finalmente può rispondere “Io”, indicando il libro Impresa 4.0
- C’è chi gli chiede: “Ma dopo il blog cosa ci sarà?”. Prima spiega che il blog non è una moda ma uno degli strumenti centrali della comunicazione sociale. Poi parla della circolazione entropica del messaggio e dei meta aggregatori come Friendfeed e l’interlocutore si appunta il nome, dimostrando di non aver capito nulla.
MCC Post
- Deloitte: una ricerca che non mi piace
- Domani su RTL 102.5
- La nuova sede di Apple? :)
- Ogni giovedì su RTL 102.5
- Speakage realizza l’applicazione ufficiale del Catalogo IKEA
- Intervista di oggi
- 2012 fuga da Facebook
- Speakage realizza la piattaforma casting di Donna Moderna
- Italia?
- Oggi su Italia Oggi
- 99.5 Percent Of Social Media Experts Are Clowns
- Domani aereo alle 7 Milano-Londra
- Agenda Digitale. Lunedì mattina a Roma presso Forum PA
- Oggi colazione a Padova. Pranzo a Milano e cena a Londra :)
- Altra adesione ad Agenda Digitale: Daniele Capezzone PDL
Commenti recenti ai post
- Marco Camisani Calzolari on Ogni giovedì su RTL 102.5
- LUCIANO on Ogni giovedì su RTL 102.5
- www.camisanicalzolari.com on Facebook è un gioco pericoloso
- Antonio Ferrandina on Domani si parla di cultura digitale al Tg2 e a Uno Mattina.
- Batman on Letiziamoratti.it
- Del perché non vorrei essere un indigeno digitale | Il Blog di Stefano Epifani on Nasce il gruppo degli Esploratori digitali
- Giack on Compro tempo. Pago bene in contanti :)
- Fior di Risorse Network – Persone al Centro on Socialsalvin Spot
- Daniele on Compro tempo. Pago bene in contanti :)
- ammonite on Compro tempo. Pago bene in contanti :)
- Sabrina on Compro tempo. Pago bene in contanti :)
- Matteo Foà on Compro tempo. Pago bene in contanti :)
- Una tassa per depenalizzare il P2P?! - The New Blog Times on Marco Camisani Calzolari e Edoardo Colombo hanno redatto un decalogo propositivo per un’agenda digitale italiana
- markit on Marco Camisani Calzolari e Edoardo Colombo hanno redatto un decalogo propositivo per un’agenda digitale italiana
- Tweets that mention Marco Camisani Calzolari e Edoardo Colombo hanno redatto un decalogo propositivo per un’agenda digitale italiana - Marco Camisani Calzolari -- Topsy.com on Marco Camisani Calzolari e Edoardo Colombo hanno redatto un decalogo propositivo per un’agenda digitale italiana
Mesi precedenti
- January 2012
- December 2011
- November 2011
- October 2011
- September 2011
- July 2011
- June 2011
- May 2011
- April 2011
- March 2011
- February 2011
- January 2011
- November 2010
- October 2010
- September 2010
- August 2010
- July 2010
- June 2010
- May 2010
- April 2010
- March 2010
- February 2010
- January 2010
- December 2009
- November 2009
- October 2009
- September 2009
- August 2009
- July 2009
- June 2009
- May 2009
- April 2009
- March 2009
- February 2009
- January 2009
- December 2008
- November 2008
- October 2008
- September 2008
- August 2008
- July 2008
- June 2008
- May 2008
- April 2008
- March 2008
- February 2008
- January 2008
- December 2007
- November 2007
- October 2007
- September 2007
- August 2007
- July 2007
- June 2007
- May 2007
- April 2007
- March 2007
- February 2007
- January 2007
- December 2006
- November 2006
- October 2006
- September 2006
- August 2006
- July 2006
- June 2006
- May 2006
- April 2006
- March 2006
- February 2006





mi ripeti come ti chiami?
Allora io fondo una startup che si chiamerà LTUGWHW ldt. (Let The User Go Wherever He Wants).
Sorry ma non concordo per niente con la storia del mio youtube, del mio facebook, del mio myspace. Non è creando una discoteca nella fabbrica di birra che si vende la birra. Ma portando la birra dentro la discoteca.
Luca, certo che gli utenti vanno dove vogliono. E’ anche certo che anche se provi a tenerli fermi da qualche parte, questi andranno comunque dove desiderano…
Premesso questo, io affermo quanto ho scritto nel post, con gli “occhiali” di un consulente di marketing per le aziende. E come tale penso che debbano creare il loro Youtube, magari di settore, verticale, per essere per esempio almeno padroni di contattare i propri iscritti senza dipendere da un terzo.
Dico questo anche perché so che le aziende non hanno la percezione di alimentare “casa d’altri”, ma pensano di possedere davvero uno spazio sociale, di cui in realtà il vero proprietario è una multinazionale.
La multinazionale offre loro uno strumento spesso molto più funzionale di qualunque prodotto verticale progettato ad-hoc. Sul fatto che si facciano mettere in lock-in facilmente sono d’accordo, ma solo perchè ragionano per piattaforme e non per spazi sociali.
Non è detto. ci sono ottime piattaforme. L’esempio, banale, ma allo stesso tempo più diffuso di quanto sostengo è l’installazione di WordPress al posto di usare una versione SaaS come bloggers.com, etc…
I vantaggi sono evidenti e a mio parere a fine 2009 incomincerà ad essere altrettanto evidente il vantaggio di avere in modalità self hosted anche altri tipi di piattaforme sociali.
Ma questo solo da un punto di vista marketing o anche tecnico? Il mio interrogativo di oggi è: come coniugare il cloud computing come piattaforma o risorsa globale e il controllo delle nostre informazioni?
ti sei accorto che ad un certo punto del post cominci a parlare in terza persona come su twitter?
Sono d’accordo sull’idea delle piattaforme in house.
Ma il BB ha la mail push, vuoi mettere sul nokia tutta una serie di “accrocchi” per farla andare e poi non va ?
Concordo con te, ma solo in parte…Credo che attualmente la creazione di una propria piattaforma (social network, sito di video o social bookmarking che sia) sia fattibile e vincente solo per brand in qualche modo già affermati e conosciuti dalle masse.
In caso contrario credo sia meglio farsi notare all’interno di servizi di terze parti, soprattutto per la maggior reperibilità di contatti/possibili futuri clienti.
@Luca, certo, io la vedo solo da un punto di vista marketing.
@Giuliano, argh, è vero
@emaaa, no, usando un account IMAP basta tenere aperta l’email i background e non serve nessun accrocchio. IMAP sincronizza l’email nativamente.
@ilDany, è vero. Però ti invito a riflettere su un’altra possibilità: un brand meno noto che crea una piattaforma sociale di settore al fine di diventare leader in quella nicchia. Esempio: una banca che crea una piataforma di social bookmarking dedicata all’e-commerce e ne diventa leader.
beh come darti torto, però come al solito la verità è nel mezzo: dipende sempre dalla categoria merceologica…
Io credo che il “regalare” contenuti alle piattaofmr sia una gran cazzata
IMHO …
Interessanti spunti tranne quello sul BB. Il servizio RIM è vincente sotto tanti punti vista: sicurezza, affidabilità del servizio, durata batterie, form factor e gestione remota del dispositivo. Ha creato un prodotto che si identifica con il servizio tant’è che Nokia prova ad andargli dietro, vedi E71.
Non sono un fan del Blackberry ma secondo me la tua è una visione un pò limitata e basata all’utilizzo base di questo tipo di dispositivi. In realtà il BES, il server di gestione enterprise, ha delle caratteristiche molto avanzate indispensabili per alcune tipologie di aziende e multinazionali. I dati che ormai viaggiano nel mondo mobile sono sensibilissimi, ed è necessario un sistema di gestione molto severo e versatile che, allo stato attuale, nessun altro dispositivo (che io sappia) è in grado di offrire.
Non ritengo che il paragone con WP self-hosted sia calzante. WP non è un social network, nel senso che c’è sempre un ruolo di centralità del blogger rispetto ai suoi lettori e commentatori. Inoltre, cercare di reinventare ogni volta l’acqua calda può non essere producente. Io già ora sono stufo ora della dispersione di account nei diversi SN che frequento, e quasi nulla mi spinge a partecipare a un SN verticale, fosse anche di cose che mi interessano moltissimo.
@Frangino, se conosci Symbian non puoi fare idfferenze tra E71, N85 o N96… sono tutti Symbian S603rd e come credo tu sappia, fanno tutto, compreso il client BB se proprio non ne puoi fare a meno. Con la differenza rispetto a RIM che sono dei veri e propri computer su cui puoi installare migliaia di applicazioni 3rd party.
Anyway a prescindere dalle questioni tecniche, dal punto di vista della comunicazione, oggi i manager ritengo che “se la tirino” col BB senza rendersi conto che agli occhi di chi ha un Nokia S603rd e ne sfrutta le reali potenzialità appaiono ridicoli rispetto all’immagine che invece pensano di trasmettere. Uno degli aspetti più rappresentativi è che lasciano il testo alla fine di ogni email “sent by Blackberry” ; RIM ringrazie e saluta
@Andrea Beggi,
non intendevo ovviamente paragonare WP a un social network. L’ho usato solo per evidenziare la differenza tra la modalità “self hosted” e quella “SaaS/PaaS Software as a Service, Platform as a Service” offerta dai vari provider di servizi del Nuovo Web. Siccome la scelta di WP (self hosted) vs. per esempio bloggers.com (PaaS) è diffusa e condivisa, la usavo come termine di paragone per spiegare quello che intendo per “essere proprietari della piattaforma” nel senso dei suoi contenuti e delle sue features.
Per quanto riguarda il fatto che tu sia stufo della dispersione dei divesi account è condivisibile, tuttavia dal punto di vista di un consulente di marketing digitale, mi trovo a dover consigliare alle aziende di rilfettere anche sull’opportunità di aprire piattaforme proprie piuttosto che alimentare traffico presso quelle di terzi.
Chiamasi Symbian un Sistema Operativo (a breve open source) frutto di anni di esperienza nel mondo dei dispositivi mobili.
Chiamasi Blackberry un terminale “stupido” di un sistema complesso che è un “servizio”, e non un Sistema Operativo a sè stante e indipendente dalla “rete”.
Usare un BlackBerry significa legarsi mani e piedi ad un protocollo, ad un servizio di rete, ad una azienda specifica.
Chi usa Symbian sa cosa ha in mano: un dispositivo che, essendo indipendente, può essere “piegato” a qualsiasi esigenza, NON solo quelle aziendali.
Ma ovviamente l’utonto medio non si preoccupa di queste cose, così come l’utonto aiPod non concepisce un mp3 riprodotto semplicemente dopo averlo copiato via USB sul lettore: ci vuole aiTuns, no?
PS: ma… Berry White usa un Black Berry?
Sono parzialmente d’accordo sul fatto che la proprietà della piattaforma sia un vero vantaggio. Probabilmente lo è se si considera la “proprietà” delle interazioni che si creano, soprattutto in un’ottica di lead generation.
Ma se non ti chiami Coca-Cola, Barilla, Fiat etc.. devi mettere un impegno per deviare il corso del fiume verso Facebook e simili che difficilmente vale la candela. Anche nel caso di una nicchia superspecializzata; considera la dimensione e le risorse umane di tante PMI che vivono in particelle di mercato.
Tutto quello che riguarda il mio core business e’ fondato su software e dati interni alla mia azienda.
L’appoggio a fornitori esterni mi aiuta per compiti precisi e troppo onerosi, ma ripeto, piegati alla connessione con quello che e’ il centro della mia attività, gestito internamente.
Questo permette di prendere il meglio dall’esterno (c’e’ sempre qualcuno che lavora meglio di te), mantenendo pero’ la conoscenza aziendale, i rapporti con i clienti, e la flessibilità per innovare con soluzioni interne.
Gerd Lovink che a breve sarà a Milano, va in controtendenza e tra le due strade proposte in questo post suggerisce una terza via con il suo nuovo testo:
“In questi che sono gli anni della “critica della rete”, secondo Geert Lovink, si sta sempre più mettendo in discussione il modello economico del Web 2.0. «Perché gli utenti dovrebbero continuare a pubblicare tutti quei dati privati, dai quali una manciata di aziende ricava miliardi di dollari di profitti? Perché dovrebbero cedere gratuitamente i loro contenuti mentre un pugno di imprenditori del Web 2.0 sta facendo i milioni? Che prezzo siamo disposti a pagare per la gratuità? Perché non usiamo la nostra “immaginazione collettiva” per escogitare modelli sostenibili per una cyber-infrastruttura pubblica? È ora di rompere il consenso libertario. È tempo di tornare a essere utopisti e cominciare a edificare una sfera pubblica al di fuori degli interessi a breve termine delle corporation e della volontà di regolamentare dei governi. È ora di investire nell’educazione, ricostruire la fiducia e svincolarsi dalla retorica securitaria post 11 settembre.»
E’ una posizione molto radicale, che ne pensate?
E’ senza dubbio radicale e ha molto senso se si parla di “modello economico” del web 2.0. Ma esiste un modello sociale così forte da fare a meno di grandi player che mettono a disposizione l’infrastruttura tecnologica? Facebook stesso – a mio parere – esiste e prospera proprio perché le interazioni che lo popolano sono prima di tutto tech-driven, cioè scaturite, esaltate, liberate dalla creazione di una tecnologia.
La spontaneità del movimento della “immaginazione collettiva” è tutto da dimostrare. Infatti mi sembra che Lovink leghi temporalmente la possibilità di arrivare a questo quando le tecnologie – o alcune di esse – saranno davvero assorbite e invisibili nella vita di tutti i giorni. E non mi pare che ci siamo vicini..
Vorrei spezzare una lancia a favore degli utilizzatori del Blackberry.
Personalmente mi sento in grado di configurare una casella push (accidenti, una volta ho pure installato una scheda di rete su un vecchio PC) sempre che l’IT in azienda me lo consenta; ma insomma, abbiate pazienza con i poveri immigranti digitali
Oppure inventate un “digital VIAGRA” per chi le cose le capisce sempre un po’ più tardi e magari non al 100%. dopotutto è una parte rilevante della popolazione.
Caro Alessandro, tu sei un’eccezione. Lo so bene!
La maggior parte dei proprietari di Blackberry però sono come descritto nel post… 
un abbraccio
ciao
Marco
Ho avuto un BB fino all’uscita di iPhone e devo dire che è un terminale eccezionale, ma concordo con te sul fatto che molti “manager” ce l’hanno solo perchè è un oggetto che li identifica, li rende parte di un gruppo ben definito di persone, gli da un ruolo.
)
E sono d’acordo al 100% anche sul discorso del “social network” proprietario, ed è l’esperienza a parlare, con italianfoodnet.com abbiamo creato una rete di contatti tra YT e FB non indifferente, ma è lì, fuori dal sito e dati alla mano, le visite che portano non sono pari al lavoro che facciamo quotidianamente per tenere in piedi i rapporti. Se fosse stato dentro al sito, oltre ai rapporti, avrebbe di certo portato un sacco di traffico, magari in molto più tempo, ma con un risultato più solido. Alle persona piace far parte di un gruppo e discutere su di un argomento e se trova i posto adatto è fatta.
Intanto mi candido per un posto nella tua prossima compagnia