Il tempo delle misure

image.png
October 31st
Marco Camisani Calzolari
z_Post
8 Comments

image
Le aziende stanno sperimentando nuove tecniche di comunicazione e marketing grazie al Nuovo Web.

Lo fanno perché costa poco, perché è di moda, perché c’è il Fuori-Fuori che parla di loro comunque.

Approdano quindi su piattaforme di blogging, di video sharing, social network, etc. di proprietà di terzi. Utilizzano YouTube un po’ solo come servizio di encoding gratuito dei propri video, un po’ perché “se lo fanno gli altri allora lo faccio anche io”.

Il Nuovo Web a supporto delle operations (Dentro-Dentro) non è di moda, e quindi non si usa. Anche quel po’ di marketing interno non è supportato dagli strumenti gratutiti del web.

Ci sono aziende che hanno un blog, hanno video su YouTube, perfino un profilo su MySpace e uno su FaceBook, eppure non riescono a capire come mai non ottengono risultati concreti. Non chiudono tutto solo perché è gtratis, ma se la “nuova moda” costasse anche un solo centesimo, non avrebbero dubbi…

Quando si tratta invece di progettare le attività di mkt e comunicazione, orientate ai risultati, spesso si scopre che per ottenerli è necessario investire denaro. E di denaro per il web ce n’è sempre poco. Al massimo si investe nei banner o nella pubblicità tabellare urlante. Quando si tratta di fare “speakage” (un neologismo che ormai per me non è solo il nome di un’azienda ma un termine che significa “attività miste di conversaizone digitale”), allora i budget sono infinitesimali. Con poche migliaia di euro si deve lanciare un prodotto, risollevare le sorti di un altro, o rimettere a posto una reputazione online disastrata…

Tutti sanno che il web, se utilizzato bene può portare grandi risultati, ma sino a quando non saranno formulate metriche funzionanti, i budget importanti non saranno veicolati verso il web, quello vero, non quello dei banner coprenti a tendina.

Credo sia ora di smettere di proporre “nomi”, non devono comprare FaceBook, YouTube, etc. Devono comprare soluzioni di marketing e comunicazione digitale. Se l’azienda o il consulente che le offre, ne conosce le reali peculiarità, sarà in grado di formulare un’offerta orientata alle soluzioni e ai ritorni concreti.

Se è vero che i mercati ormai hanno le radici online, allora è tempo di offrire soluzioni misurabili. Le aziende vogliono sapere esattamente quale sarà il ritorno dell’investimento. Non vogliono sapere quanti utenti avrà il loro profilo su FaceBook; se è vero che gli utenti si pesano, vogliono sapere come misurarne la massa e come questa potrà portare risultati concreti.

Ho identificato alcuni drivers centrali e nel 2009 conto di ottenere nuovi modelli funzionanti e validati.

Non lavoro in Italia…

image.png
October 30th
Marco Camisani Calzolari
z_Post
6 Comments

image 
Ho un’azienda che realizza prodotti B2B per clienti di tutto il mondo.
Ho piattaforme B2C con i server in Canada e gli utenti che provengono da decine di nazioni diverse.
Altre piattaforme B2B con clienti prevalentemente all’estero.
Compro servizi da tutto il mondo.
Nella carta di credito aziendale la maggior parte degli acquisti è effettuata all’estero: pago servers, prodotti elettronici, servizi, collaboratori.
L’editore del mio libro è anglosassone ed è possibile che presto venga tradotto in inglese per essere distribuito nel mondo.

Io vivo in Italia ma non lavoro in Italia.

Chi lavora nel Nuovo Web non sono sicuro che lo stia facendo realmente in Italia. Forse vive in Italia, digita e clicca su un “terminale” fisicamente in Italia, ma la sua attività probabilmente si svolge altrove… Specie quando i clienti sono altrove (Vedi per esempio gli annunci AdSense comprati in tutto il mondo, ospitati su pagine che stanno su server in giro per il mondo, realizzati da soggetti che vivono ovunque e che papano servizi di società worldwide).

Non sono un fiscalista ma credo che quando l’attività si svolge prevalentemente al di fuori della fisicità del territorio italiano, è giusto che paghi le tasse personali dove vive, ma non credo che l’Italia sia il luogo più corretto in cui avere la sede delle proprie attività.

La mia SRL italiana paga più del 50% di tasse (tutto sommato), non può scaricare molte delle spese che invece sostengo realmente per le attività, è vessata dalla burocrazia, spende almeno 500 euro al bimestre di commercialista e lo stato si comporta come un nemico.

Pensieri disruptive

image.png
October 28th
Marco Camisani Calzolari
z_Post
25 Comments

image 

  • Il Blackberry è una moda per manager che non sanno di avere in mano un oggetto che invece è solo rappresentativo della loro incapacità di configurare una casella di posta push IMAP su un “normale” full featured Nokia o iPhone.
  • Al telefono fisso di un abitazione privata rispondono ormai solo persone anziane.
  • La prossima compagnia che fonderò sarà probabilmente una società che fa una cosa sola: liberare le aziende dalla prigonia nei social network di terzi. Ovvero  riportare a “casa” le migliaia di utenti che “avevano” raccolto su Facebook, MySpace, etc senza rendersi conto che stavano alimentando una piattaforma di terzi al posto di crearne una propria. Entro il 2009 le prime aziende si accorgeranno che i nomi che hanno raccolto come amici su Facebook non possono essere contattati tutti insieme… Il nome della società sarà  "BMUB Ltd. – Bring my users back”, :)
  • Che ovviamente le aziende non gli credono quando spiega che devono farsi (anche) il loro Facebook, il loro YouTube, il loro Social Bookmarking, non stare (solo) su quello degli altri.
  • Quando parla di scenari futuribili e qualcuno incredulo gli chiede: “Ma chi l’ha detto?”, finalmente può rispondere “Io”, indicando il libro Impresa 4.0
  • C’è chi gli chiede: “Ma dopo il blog cosa ci sarà?”. Prima spiega che il blog non è una moda ma uno degli strumenti centrali della comunicazione sociale. Poi parla della circolazione entropica del messaggio e dei meta aggregatori come Friendfeed e l’interlocutore si appunta il nome, dimostrando di non aver capito nulla.

Impresa 4.0 è in vendita

image.png
October 27th
Marco Camisani Calzolari
z_Post
3 Comments

Il colino

image.png
October 24th
Marco Camisani Calzolari
z_Post
10 Comments

image
Un amico, esperto di comunicazione digitale, alla guida della sede italiana di una nota multinazionale mi suggerisce di tornare ad affrontare temi con più appeal, come per esempio la storia del povero Vicky Gitto, o la saga dei titolisti analogici.
E’ sicuro che io sia consapevole che gli utlimi post sul Modello a 4 Direzioni non siano certo da “prima serata”, tuttavia non si spiega come mai io non stia facendo nulla per migliorare l’audience.
Secondo lui la scarsità di commenti dovrebbe essere un chiaro segnale.

Per i più attenti la risposta è tanto semplice quanto prevedibile: questo è il mio “log”, il mio diario pubblico su cui scrivo “pensieri in libertà”. In questo momento i miei pensieri sono solo rivolti al libro, al Modello contenuto e a tutto quanto gli ruota intorno: eventi, interviste, partecipazioni a convegni, etc.
Questo è quel che sto vivendo e in nel “megatweetter” quale è il mio blog, parlo di questo.

I commenti invece, è vero che sono un indicatore del successo di un post, ma solo quando non è popolare (o populista), ovvero quando è “mainstream”. Altrimenti sarebbe come quando si misurano i telespettatori di un programma con l’Auditel: non è importante se stanno telefonando o navigando in Rete mentre guardano la TV, o vanno a fare la pipì dirante gli spot; li si conta e basta. E su questo blog, in cui sperimento molto, a volte su me stesso come gli scienziati dei B-movies anni ‘80, qualche post populista attiranumeri è stato scritto, più o meno volontariamente.
Aprire non è un male, ti mette in contatto con gente che altrimenti non conosceresti mai (o il contrario).

Poi non è sbagliato usare per un po’ il colino.

Il numero di commenti, anche se tende a zero effetto “colino” a parte, non è assolutamente rappresentativo. 
Nei migliori libri della storia i commenti sull’autore o sul contenuto li avevano su altri libri, non contestualmente in calce alle pagine…

Inoltre, credo che la storia del guitto mi abbia portato troppi accessi a caso, e io che non scrivo di temi “mainstream”, non ho alcun interesse a tenere alti i numeri in un mondo in cui gli utenti non si contano ma si pesano.
Sulle classifiche occupo già una posizione che potrebbe far pensare ai più attenti che da queste parti si ceda alle Sirene del blog di massa piuttosto che orientato alle nicchie intellettuali del digitale. Poi certo, mi fa piacere gongolare col vicino di casa, ma  non è certo per quello che scrivo di me online dal 1995, prima su usenet, poi con una newsletter, e solo dal 2004 su un blog.

Ma come far si che nel colino rimanga il meglio?
Beh, tu che stai leggendo ci sono buone probabilità che sia quel che intendo… ;)

La carta

locandina1.jpg
October 23rd
Marco Camisani Calzolari
z_Post
1 Comment

Oggi si è dato il “si stampi” alla locandina di carta del convegno del 10 novembre al Politecnico di Milano (gratuito). Se c’è qualche collezionista di cellulosa che la vuole ricevere in formato fisico, si faccia avanti :)
locandina1
locandina2
locandina3

Impresa 4.0 – Due capitoli gratis da scaricare!

image.png
October 22nd
Marco Camisani Calzolari
z_Post
3 Comments

image
Il Financial Times, con un approccio decisamente innovativo, ha reso disponibili il Cap. 3 e il Cap. 4 gratuitamente. Sono scaricabili presso il minisito del libro: www.impresa4.com

Il ruolo dell’IT nell’Impresa 4.0

image.png
October 21st
Marco Camisani Calzolari
z_Post
0 Comments

image

Dal capitolo 3 del libro “Impresa 4.0 – Marketing e Comunicazione Digitale a 4 Direzioni” in libreria da fine ottobre.

(…Continua da questo post)

Nell’ultimo ventennio, l’informatica è molto cambiata, i mainframe sono stati in parte sostituiti da reti di server e PC; la diffusione dell’email come mezzo di comunicazione primario ha reso Internet accessibile da ogni postazione.
Le aziende hanno ormai tutte un sito Internet che nella maggior parte dei casi è gestito internamente dalla funzione IT, almeno nella sua infrastruttura tecnologica.
L’IT si occupa del mantenimento dei server e della sicurezza dei dati contenuti. In particolare, quando il soggetto è una banca o un ente che deve gestire denaro o dati sensibili che transitano attraverso Internet, l’IT ha un ruolo centrale di grande responsabilità. Anche i singoli computer dei dipendenti sono gestiti in ogni loro aspetto dall’area Information Technology, perché ogni utente potrebbe diventare una pericolosa porta di accesso a virus, ladri di dati e hacker.
È quindi impossibile installare nuove applicazioni senza il consenso dell’IT, così come sono sempre più numerosi i siti Internet inaccessibili dalle singole postazioni.

L’evoluzione del Nuovo Web, con le sue caratteristiche e i suoi strumenti, sta entrando in conflitto con le vecchie regole, aumentando la tensione tra le esigenze dell’IT e quelle di chi lavora in azienda. Uno dei paradigmi del Nuovo Web è per esempio il Software-as-Service, ovvero applicativi che prima erano diffusi solo nella versione offline residente sull’hard disk del computer client adesso sono utilizzabili online. Tra i più diffusi troviamo Google Docs, una vera e propria suite di strumenti come word processor o fogli di calcolo, disponibili completamente online.

I vantaggi di questo genere di soluzioni sono di varia natura: costi nulli di acquisto e gestione, possibilità di condividere documenti e di collaborare online tra più autori e aggiornamenti centralizzati. Anche le esigenze in termini di comunicazione online tendono a orientarsi verso una presenza online che va oltre il sito aziendale.

Facebook, Myspace, YouTube, sono solo alcuni dei siti che rientrano a pieno titolo tra gli strumenti di comunicazione aziendale. Per esempio l’attivazione di un blog aziendale presso una piattaforma come Bloggers.com (di proprietà di Google), non richiede alcun intervento da parte dell’area IT. Bloggers.com offre una piattaforma molto usabile, facile da impostare da parte di chiunque ed estranea ai server aziendali.

Tuttavia l’accesso ai diversi Software-as-Service è spesso impedito dall’Information Technology in quanto da una parte è vissuta come una possibile fonte di problemi provenienti dall’esterno, dall’altra si tratta di piattaforme che non sono ancora considerate utili, ma al contrario fonte di possibili distrazioni da parte del personale.
La richiesta da parte del manager all’IT di sbloccare l’accesso a determinati siti è spesso rifiutata con giustificazioni a volte correlate alla sicurezza dell’intero sistema, inconfutabili da parte di un non esperto di tecnologia. A volte anche il ricorso all’Alta Direzione non porta a risultati in quanto sono pochi i casi in cui un top manager si prende la responsabilità di contraddire l’IT; il rischio è che questi declinino ogni futura responsabilità sulla stabilità e la sicurezza dell’intero sistema.

La crescente disponibilità di strumenti e piattaforme online utili ai manager, sia in termini funzionali, sia a fini correlati alla comunicazione o al marketing, vede crescere la tensione con l’IT che a parere degli autori, nella maggior parte dei casi rappresenta un ostacolo all’innovazione digitale. Anche l’intranet, che negli ultimi anni è entrata a pieno titolo negli strumenti indispensabili all’azienda moderna, è gestita internamente dall’IT e anche in questo caso i manager si lamentano spesso della sua rigidità e della complessità delle procedure necessarie per accedere ai dati e agli strumenti.

La soluzione a questo problema è sempre più frequentemente quella di attivare un sito esterno, fatto realizzare da terzi, sulla base delle reali esigenze dell’azienda, libero quindi dai vincoli interni. Si tratta spesso di un sito che permette la collaborazione aperta, la condivisione di informazioni utili, con strumenti aperti e personalizzabili liberamente.
Sono per lo più presenti una chat, un forum e altri strumenti di comunicazione diretta, non consentiti dalle tradizionali policy interne.
Dal punto di vista della sicurezza, il provider del servizio esterno deve garantire, come da disposizioni di legge, che i dati contenuti siano protetti e sicuri.

Avere siti o aree online al di fuori dei server aziendali può evocare criticità legate alla sicurezza, che tuttavia non sono presenti se vengono rispettate le norme e le pratiche in linea con le policy più restrittive. In sostanza l’azienda deve sottoscrivere un contratto con il provider esterno che offra garanzie di stabilità e sicurezza.

Dal blog ai Wiki, alla diffusione di contenuti audiovisivi, le esigenze in termini di comunicazione sono sempre più articolate e sempre meno standardizzate.
Ogni singola esigenza richiede un diverso di mix piattaforme/strumenti/ pratiche, che l’IT nella sua forma tradizionale non è in grado di sostenere. Anzi, spesso, al posto di essere un driver del cambiamento, diventa uno dei principali ostacoli.
Le scelte di comunicazione sono sempre più connesse con quelle tecnologiche, accentuando così quel divario culturale che vede i manager dell’IT considerare di secondaria importanza le esigenze del marketing e della comunicazione.
Al contrario, i manager di queste ultime aree dovrebbero imparare a comprendere almeno le basi di alcune implicazioni tecnologiche, che di questi tempi sono strettamente interconnesse con il messaggi da trasmettere. Il futuro, a parere degli autori, vedrà la diffusione di due aree IT: una orientata alle questioni più tecniche e strutturalmente critiche; l’altra con un mandato orientato a offrire i migliori strumenti e il miglior supporto ai dipendenti e ai manager che si occupano di marketing e di comunicazione.

Oggi al Mediolanum Market Forum

image.png
October 20th
Marco Camisani Calzolari
z_Post
6 Comments

image 
Oggi sono intervenuto al Mediolanum Market Forum che si è svolto presso Palazzo Mezzanotte, ovvero il Palazzo della Borsa di Milano.
Tra gli ospiti Marco Tronchetti Provera, Francesco Alberoni e Oscar Giannino.

Ho parlato di economia e di Web, ho cercato di raccontare una Rete probabilmente molto diversa da quella presente nell’immaginario dei presenti.
Una Rete che rappresenza un driver fondamentale per la crescita.
Una Rete che è economia reale. Molto diversa da quella della bolla del 2001.

La crescita costante lo dimostra. Così come la posizione di Google sia tra le aziende con più valore negli USA, sia tra le quotazioni di questi giorni.
Internet come supporto concreto alle operations (Il Dentro-Dentro) che invece oggi in azienda sfruttanoprevalemtenmente i vecchi messi: telefono, fax ed email, dimenticando che oggi il web mette a disposizione strumenti molto potenti come il document sharing, in cui è possibile per esempio redigere lo stesso documento senza avere spazio o tempo in comune. Oltre che altre potenzialità fondamentali per risparmiare denaro, come il telelavoro, quello vero, che oggi è molto più efficiente grazie al nuovo web.
Peraltro in un Paese come il nostro l’introduzione del lavoro a distanza in modo più diffuso, avvicinerebbe nord e sud.
Le piccole aziende possono trarre reali benefici perché possono essere molto competitive grazie all’introduzione dei nuovi strumenti.

Nel Dentro-Fuori sono evidenti le potenzialità in termini di ritorni pubblicitari, anche se sino ad oggi si è speso su internet sparando a caso, usando i banner come se fossero spot tv. La crisi invece impone di essere più oculati e obbliga a comprendere i veri meccanismi della rete che vanno ben oltre l’uso cieco del banner. In ogni caso, le entrate pubblicitario del terzo trimeste sono aumentate del 20% circa rispetto al 2007.

Anche il marketing deve trovare più efficienza. La definizione della value proposition dovrà tenere conto delle peculiarità del web, dove i consumatori non solo hanno sempre più potere, ma possono diventare un grande alleato delle aziende anche nella definizione dei migliori prodotti.

Inoltre più il tempo passa e più i consumatori si sposteranno sempre più verso la Rete. Io per esempio ho un’azienda che produce piattaforme per il web e sto crescendo senza pausa.

Lato consumatori la storia insegna che gli americani hanno sempre tagliato per ultimo, quando dovevano risparmiare, il costo della Tv via cavo, e  siccome Internet sta per certi versi prendendo i tempi e gli spazi della televisione, non sarà difficile immaginare un futuro in cui se si deve tagliare, prima salta il riscaldamento, e solo dopo Internet.

Il minisode

mcc_ 180
October 18th
Marco Camisani Calzolari
z_Post
1 Comment

La Web Tv Nuntio Vobis sta realizzando alcuni minisode (acrostico-mesostico di mini-episode). La trovo una formula molto moderna che rielabora il ritmo lento delle vecchie fiction, costruendo un ritmo che mantiene la trama ma le rende compatibili con i tempi del web moderno.
Peccato per l’introduzione un po’ egocentrica che risulta inscindibile dal resto del video, altrimenti molto più “viralizzabile”…

← Older
feed facebook twitter linkedin youtube

Newsletter

  • Frequency

My Books

Fuga da Facebook
Impresa 4.0