Un’amica che si occupa di stampa (carta) mi chiedeva oggi com’è possibile che Lulu, Blurb o Moo riescano a stampare a quei prezzi rispetto a quelli che siamo in grado di offrire in Italia.
Le ho risposto che non ho ovviamente idea lato produzione di quali strutture industriali siano dotati, ma che una cosa è certa: le aziende veramente moderne, capaci di offrire prodotti straordinari come quelli di Lulu, Moo, etc, utilizzano al meglio le opportunità offerte dal digitale. Usano meno il telefono e più sistemi alternativi, più efficienti: dall’email all’istant messaging. Il Dentro-Dentro è stato ripensato. Il Dentro-Fuori è solo web based. Sono attentissimi al Fuori-Fuori e spendono molto per gestire il Fuori-Dentro. Non hanno l’art. 18. Per rimanere vivi non devono necessariamente eludere le tasse. Si rivolgono a un mercato globale che non ha paura di inserire una carta di credito online. E soprattutto operano al di fuori delle logiche clientelari e di relazione indispensabili invece in Italia per potersi permettere di lanciare una nuova impresa.
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diciamo anche che evitano i costi di stoccaggio e stampano solo ciò che vendono..il vecchio insegnamento kotleriano, non cercare di vendere ciò che si produce ma produrre solo ciò che si è in grado di vendere.
E’ possibile perché provano a farlo.
Ho proposto l’idea di editoria elettronica e di stampe on-demand agli editori per tutta la prima metà degli anni ’90. Ho ancora le orecchie piene dei loro ottimi motivi per cui una cosa del genere “non poteva funzionare”. Avevano ragione, non ha funzionato. Per loro.
Però il fatto che gente del genere da noi sia ancora sul mercato ci dice molto su quello che il mercato è, o meglio non è, in Italia, dove Amazon si rifiuta di aprire e dove Feltrinelli (che passa per editore di solide competenze) è riuscita a fallire nella vendita online di libri (zivago.it)
ok, imprese simili non potevano decollare nel deserto informatico italico degli anni novanta o dei primi anni 2000 ma, cari imprenditori dormienti, è giunto il momento di osare, cribbio…
In Italy continuiamo a prendere per i fondelli i clienti, con la logica che se ti faccio spendere più del dovuto, quel di più me lo intasco io. Per anni, la filiera agenzia di comunicazione, fornitore di servizi, cliente, è stata gestita sui presupposti del rubacchiare il più possibile. E da noi MOOOO lo fanno ancora le vacche in stalla e solo quelle.
Ma perche’ non ci diciamo la verità?
L’Italia e’ un paese vecchio. In tutti sensi. Con un tasso di natalità ridotto a zero ed una classe dirigente gerontocratica, nulla potrà mai cambiare.
Se i nostri interlocutori in azienda sono persone che hanno avuto il primo cellulare a 50 anni, come possiamo sperare che vivino, respirino e CAPISCANO quanto sta succedendo? Per quanto studino, si confrontino, analizzino, non possono immedesimarsi nei bisogni crossmediali di quello che sarmà il loro target di domani. Ma in fondo perche’ farlo? Loro domani non ci saranno probabilmente piu’…
Volete sapere qual’e’ la cosa peggiore secondo me? Che sta crescendo una generazione di persone un po’ meno stantie che pero’ la pensano come i “grandi vecchi”. Che hanno un approccio scettico alla comunicazione digitale, perche’ non la capiscono, non la vogliono capire o ne hanno paura.
Sono i cosiddetti “manager”. I quadri ed i dirigenti delle aziende di prodotto, che chiedono alle agenzie consigli su come “utilizzare il web” per poi mettere sul piatto un 30esimo di quello che spendono per gli altri mezzi.
Non voglio fare il pessimista, ma in fondo le persone che capiscono e sfruttano il potenziale digitale in italia sono ancora una nicchia. Non si respira Internet.
Andate in una università Italiana e poi in un campus Americano. E’ brutto da dire ma anche i nostri “giovani” soffrono del digital divide, perche’ i “vecchi” hanno chiuso il rubinetto…
Certo i blog, twitter, facebook… tutte belle cose, ma le porte della comunicazione B2C restano saldate.
Non posso che essere d’accordo con MCC e con tutti quelli che hanno commentato. L’Italia è vecchia, è in mano a persone vecchie e a consulenti che invece di far crescere le imprese, spacciano per magia certe idee vecchie e vengono strapagati solo perchè sanno usare google (storia raccontata da un amico che lavora in Telecom qualche tempo fa…).
Per la carta stamapata… che dire, finchè i giornali riceveranno un rimborso per le copie distribuite e non le copie vendute…