Da Repubblica di oggi a pag. 43:
Continua la saga sui titoli più dannosi del nostro Paese cultural diviso.
Oggi Repubblica spaventa anche le aziende, che in Italia hanno raggiunto a stento il traguardo di adottare almeno l’email, citando un certo Luis Gallardo che afferma: “Le e-mail stanno diventando un problema più che un vantaggio”…
Il problema come sempre non sta nel mezzo, ma nell’uso che se ne fa.
Io per esempio adotto gran parte del metodo Getting Things Done e a differenza del direttore della comunicazione della Deloitte Touche Tohmatsu, per me “le email stanno diventando un vantaggio più che un problema”…
Certo è che in questa Italia digitalmente analfabeta questi pezzi, su un quotidiano generalista “stanno diventando più un problema che un vantaggio”…
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Ciao Marco, non sono del tutto d’accordo al taglio che hai dato all’articolo. Repubblica ha riportato un dato di fatto: l’eccessivo utilizzo (o meglio, l’utilizzo sbagliato, come giustamente hai fatto notare tu) delle mail può provocare inefficienze nella produttività.
Non è un male il fatto che un giornale generalista riporti un articolo simile, stessa cosa dovremmo dire allora del new york times: http://www.nytimes.com/2008/06/14/technology/14email.html?ex=1371441600&en=4ca7209511ceca51&ei=5124&partner=permalink&exprod=permalink
Qualche tempo fa avevo scritto a proposito: http://www.diplod.it/2008/06/21/una-task-force-per-governare-loverload-informativo/
Nell’articolo che hai citato giustamente però manca un approfondimento serio, basterebbe far capire che a volte è sufficiente alzare il culo dalla sedia per avvisare un collega.
Il punto è che la nostra cultura aziendale è allo stesso livello di analfabetismo della nostra cultura tout court, se non più in basso.
Al fondo della scala troviamo questo tipo di giornalismo, che in tempi più seri almeno si chiamava propaganda.
Non possiamo perdere tempo con questi incompetenti, ma il vero problema è che non abbiamo nemmeno una-testata-una dove scrivere cose dotate di senso.
Quelli che trarrebbero vantaggi, professionali, culturali ed economici dall’ascoltarci non leggono i blog e non usano internet. E chi usa internet, in italia, non ha un posto che sia uno dove scrivere seriamente, al difuori del ghetto di Nòva (nello spazio libero dai redazionali).
E il buon Bernabé, che a parole loda i blogger ma poi “fa” azienda come 50 anni fa, probabilmente l’articolo se lo leggerà con attenzione.
Allora..che l’email(s) creino dipendenza posso essere anche d’accordo (la prima cosa che controllo è proprio la mail).
Ma senza mail, io a quest’ora sarei ancora a lavorare negli uffici di Firenze e non a Milano.
Il mio lavoro passa praticamente tutto tramite mail, richieste, risposte, allegati, ppt. Insomma un mezzo se non il mezzo fondamentale per il mio lavoro.
Il bello dove sta? E’ che ovunque io mi trovi, posso aprire la mail e lavorare.
Mah.. l’email è uno strumento, quindi non si può strumentalizzare tale. Credo che il giornalista che ha scritto questo articolo (lo definisco poco informato, penso di fargli un complimento) non ha presente che tramite email passa metà del lavoro del web e che questo strumento non fa PERDERE TEMPO, anzi il contrario.
@Davide, come ho spesso spiegato, la mia scelta di evidenziare questo genere di titoli è orientata all’effetto di comunicazione che sortiscono certi titoli piuttosto che alla reale morigeratezza contenuta poi nei pezzi.
Il NYT ha un pubblico, e una nazione, che sa cos’è una email o un blog; in termini di comunicazione è molto diverso.
non mi meraviglia più leggere questi articoli perchè questa è la nostra situazione http://gadah.notlong.com
Marco sono quasi sempre d’accordo con queste tue segnalazioni, ma il problema è che oltre che farle andrebbe presentata anche una visione alternativa altrettanto documentata e non dare per scontato che siano sbagliate per una sorta di verità rivelata.
Qui però sbagli perché si tratta di un problema molto analizzato e molto discusso da chi si occupa di ergonomia e di ottimizzazione degli strumenti: l’alternativa wiki sta, per esempio, prendendo molto piede data la enorme inefficienza della posta in quasi tutti processi collaborativi (in pratica tutto quello che si fa in azienda).
Per favore piantiamola di piangerci addosso ad ogni passo: qui dovremmo dire che finalmente anche l’italia si sta accorgendo di un problema che altrove, ahimè, è stato evidenziato prima.
bob
@Roberto,
hai ragione. Io come sai evidenzio i titoli dei giornali che procurano allarmi ai meno attenti. Il mio è un solo punto di vista: quello del titolo.
Spesso i contenuti invece si prestano ad analisi e digressioni molto interessanti, che però tuttavia non affronto. E’ una sorta di “linea editoriale”…
Fortunatamente (e dico sul serio) c’è chi invece come te, Goetz, e altri, che approfondiscono i temi ad un altro livello.
Non so se sbaglio, forse si, ma credo che il lettore comune, spesso legga solo i titoli, e il pezzo solo superficialmente. Per poi ricordarseli quando deve dare il pc al figlio o inserire una carta di credito sul web. Allora si ricorda solo il titolo.
Ciao Marco, anch’io sono d’accordo con Roberto Dadda.
Soprattutto in realtà piccole (piccole aziende, piccoli team di lavoro) che richiedono dinamiche snelle, a volte l’email rallenta i ritmi di lavoro, introducendo troppa formalità in processi che richiedono un’evasione sollecita.
In grosse aziende invece questa formalità è indispensabile, anche a scapito di altre cose.
La posta elettronica non sempre è istantanea, può essere manipolata (chissà quando le aziende si decideranno a dotarsi di PEC), le caselle ogni tanto si saturano, i client ogni tanto fanno i capricci e si perdono anni di posta archiviata, ogni conversazione richiede un botta e risposta continuo fino al raggiungimento dell’obiettivo.
Se solo le aziende si decidessero a dotarsi finalmente di PEC o, meglio ancora, SOSTITUISSERO i client di posta con le webmail, probabilmente il discorso cambierebbe, purtroppo queste cose ancora non vengono recepite come strategiche.
Spesso la webmail viene implementata IN AGGIUNTA ai client di posta, raddoppiando i costi di gestione.
Fortunatamente oggigiorno esistono altri strumenti (e giustamente Dadda menziona le logiche wiki) più adatti alla condivisione dei contenuti.
E’ giustissimo anche quello che dici tu, Marco, cioè che qualsiasi strumento per essere efficiente ed efficace deve essere utilizzato correttamente.
Ovviamente nel mio ragionamento ho escluso una casistica che tutti conosciamo, cioè l’utilizzo dell’email a fini di cazzeggio, cosa difficile con strumenti evoluti e condivisi come le web applications.
Condivido le tue considederazioni sull’uso delle email, ma mi chiedo se hai letto l’articolo prima di sparare a zero?! Mica ho capito che cosa non condividi nel pezzo di Repubblica…
il problema ragazzi e che non riesco piu’a scrivere ad un amica che aveva le mail che finivano per mail.ru.. che cosa si puo’fare? bah