Dipendenza dipendenza dipendenza



A quanto pare lanciare allarmi sui media generalisti è diventata una moda.  Anche i più esperti non sembrano immuni.
Speriamo che CodiceInternet ponga rimedio, fornendo anche informazioni e messaggi positivi sulla Rete.
Da Il Mondo di oggi:
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Reader Comments

Quando arriverà la dipendenza da Web Tv?

@Sulay, ormai è questione di giorni… :)

Presentando la propria candidatura a sindaco di Milano alle ultime elezioni amministrative, Corritore si era dichiarato promotore di iniziative per l’abbattimento del digital divide. Un concetto che per lui era forse solamente “tecnico”, visto quanto si legge in questo articolo: non dimentichiamo infatti che il digital divide è anche una questione culturale. Anche chi mal interpreta o travisa le potenzialità di uno strumento come la Rete ne è vittima e difficilmente riuscirà ad abbatterlo…

A questo punto mi aspetto di leggere, sempre su “il Mondo”, articoli di eguale caratura che allertino i lettori sul fatto che il bullismo e il gioco d’azzardo sono mali generati e alimentati da quel malefico propulsore che è Internet (peccato che siano nati prima della diffusione globale della Rete). E mi attendo, come conseguenza, l’apertura della caccia ai blogger.

e dopo questa!! non ho più parole.. ma nessuno psiega ai giornalisti che la dipendenza ce l’hanno loro?? hanno la dipendenza da creare dipendenze idiote!

Marco ti ringrazio per i sorrisi che mi regali con questi tuoi post

I disturbati sono quelli che partecipano compulsivamente alle aste non Ebay o Internet.
Marco non ti resta che proporti alle maggiori testate per fare cultura dall’interno, la tua rabbia forse deriva dal non essere più parte del barnum dei media tradizionali?

@Carlo, non ho nessuna rabbia. La mia è una sorta di “linea editoriale” che evidenzia questo tipo di titoli.
Non serve propormi alle maggiori testate perché già scrivo per Nova Il Sole 24 Ore e mi basta. Così come nel mio libro parlo di quelli come te nel paragrafo “don’t feed the troll” che purtroppo ogni volta mi riprometto di seguire, ma troppo spesso me ne dimentico e “nutro”. Anche il libro, spiacente è edito da un media tradizionale (editoria cartacea - Financial Times).
Cordialità
mcc

a me sembra che al sensazionalismo si aggiunga sensazionalismo: una cosa è l’identificazione clinica di un nuovo disturbo. Un’altra è etichettare la Rete come fucina di malattie e i suoi frequentatori come malati. Credo che i disturbi compulsivi colpiscano alcune persone e il fatto che una “malattia mentale” assuma il nome di un portale di aste via web, riconosca la centralità della Rete, non la sua marginalità…
Sulla questione dei titoli degli articoli non serve dir nulla: nel 90% dei casi non sono fatti da chi scrive l’articolo!
buone cose

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