Contenitore e contenuto
Quanto scrivo in questo blog è da leggere tenendo conto di due fattori che ne influenzano il suo significato. Uno è il fatto che sia io a scrivere, con le mie peculiarità. L’altro è il contenitore, ovvero il blog, che per sua natura consente un linguaggio più diretto e informale.
Se il Presidente della Repubblica critica la dichiarazione di un politico, noi leggeremo le sue parole attraverso filtri interpretativi simili. Le sue parole avranno sicuramente una correlazione con la Costituzione o con i princìpi del Paese. Così come un tono leggermente più acceso sulla bocca del Capo dello Stato, parrebbe al contrario leggerissimo sulla bocca di un normale parlamentare.
Anche nella comunicazione online il contenitore e l’autore influenzano il contenuto. Massimo Mantellini, per esempio, quando riporta le dichiarazioni di alcuni politici di destra, non si fatica a cogliere la sua ironia anche quando tecnicamente le accompagna con aggettivi positivi o incoraggianti. Si conoscono i suoi toni, la sua ironia, e il suo “carattere” che emerge da quanto scrive.
Lo stesso Mantellini, su Punto-Informatico è invece sempre formalmente ineccepibile e la sua ironia nei titoli e nel metalinguaggio dei link si perde completamente, lasciando spazio ad un altro Mantellini. Non per questo meno arguto o interessante.
Non tutti possono utilizzare se stessi come contenuto di meta-comunicazione attraverso le proprie idee e quanto si è fatto pubblicamente negli anni su un determinato argomento.Tuttavia quando è così, si fa parte del messaggio.
Per semplificare, se io titolo “Bravo Bossi”, senza aver bisogno di leggere il pezzo, si tenderà a immaginare qualcosa di diverso rispetto allo stesso titolo pubblicato da Mantellini.
Massimo mi perdonerà per averlo usato un po’ grossolanamente sino ad ora come esempio e strumento di semplificazione.
Io per esempio, da anni, sono molto sensibile a temi come l’alfabetizzazione digitale e le sue ripercussioni sullo sviluppo del Paese, sia culturalmente, sia economicamente. Credo che la diffusione del digitale sia strettamente collegata alle possibilità di crescita di un Paese come il nostro.
Chi mi conosce, quando scrivo di questi temi, intrepreta il testo attraverso quel che sa essere il mio punto di vista su certi aspetti, il mio carattere, il mio linguaggio, etc.
Per esempio ogni volta che leggo un titolaccio su un giornale, buttato li, solo per spaventare, io lo evidenzio con un post.
Chi mi conosce, perché mi legge spesso, magari da tanto tempo, sa bene che lo spirito con cui denuncio il titolista è quello di chi vorebbe che invece si prestasse più attenzione a come si comunica con i lettori dei giornali. Ovvero un bacino che comprende molti “analogici”, non connessi, che conoscono poco il digitale. Sono molto preoccupato che i titoli spaventosi li allontanino ancora di più da un mondo che, citando Vespa, già li terrorizza.
Solo un lettore occasionale, che sa poco su di me e il mio impegno in questa direzione, potrebbe pensare che dietro al mio post ci sia lo snobismo digitale di chi ne sa e quindi prende in giro chi ne sa poco.
Eppure a volte capita. Come per esempio nei commenti al post dell’altro ieri, in cui qualcuno ha probabilmente letto solo il mio testo, senza avere, o tenere conto, delle meta-informazioni (autore e contenitore) che ne chiarivano il significato e il punto di vista. Per Carlo Bosotti ho dato “per scontato che tutti siano consapevoli ed evoluti”, dovrei essere più “conciliante e tollerante” perchè “la presunzione non porta lontato”. Capire male è dir poco! Non è colpa sua, probabilmente sa poco di me e quindi non si sono attivati i “meta-contenuti” che davano un senso al mio post.
Dal mio blog, spesso vedo il mondo attraverso gli “occhiali” della comunicazione. Sia quella più esplicita, sia quei codici meno evidenti ma che ad un occhio esperto non sfuggono. Un titolo sensazionalistico che spaventa, da questo punto di vista è gravissimo anche se poi il pezzo è equilibrato e formalmente corretto. Così come quando Panorama titlola che le centraliniste precarie si mettono all’asta su YouTube, faccio ironia sui giornalisti che spesso non conoscono bene la differenza tra YouTube e eBay, e che quel titolo in qualche modo lascia trasparire semanticamente a prescindere dal fatto che abbiano veramente fatto un video su YouTube in cui dicevano di voler diventare oggetto di un’asta.
Nei blog, così come in tutti gli altri contenitori digitali, è molto importante declinare il contenuto al contenitore, all’autore e al contesto.
Per gli amici lettori che sono meno sensibili alle sfumature della comunicazione e del linguaggio, sappiate che nei miei post tendo a non essere didascalico. Il significato ha spesso le radici in una provcazione, in una lettura “laterale” o nell’analisi degli effetti mediatici di quel messaggio piuttosto di quanto il contenuto sia formalmente inattaccabile.




Marco quello che ho scritto si riferiva al contenuto e non tanto al resto.
Quando vado al ristorante se un piatto non mi piace, resta tale indipendentemente che sia a cucinarlo l’amico chef o l’emerito sconosciuto.
Quello che non piace è il contenuto non la persona.
Diverso il discorso sul notiziabile e markettaro a prescindere della verifica fonti non solo per quanto riportato sullo schermo computer in rassegna stampa.
Capire male è dir poco? Solo di Marco Camisani Calzolari? Forse se lo scrivi tu può darsi, me ne faccio una ragione e proseguo.
Ciao ed auguri.