Anche oggi, questa volta su La Stampa, continua la “Campagna Titolo Selvaggio”. Ovvero pezzi dal contenuto morigerato e formalmente corretto ma con titoli apocalittici che spaventano gli “analogici”.
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Marco,
secondo te possiamo inventarci qualche cosa per far finire questa comunicazione terroristica sulle attività on-line?
Per chi ‘vive’ di e-commerce, ogni articolo (titolo) di questo tipo corrisponde ad una pugnalata.
Inutile fingersi meravigliati nello scoprire che “l’ecommerce non decolla”, che “l’e-commerce ha il freno a mano” o che “l’e-commerce è una questione di fiducia”
(e per fortuna che l’e-commerce gode comunque di buona salute)
ma che ci vuoi fare, i “titolisti” sono persone frustrate…
FRUSTRIAMOLI!!
Non voglio difendere chi scrive articoli simili, né chi (corregge!) i titoli… So benissimo anche quanto faccia male all’e-commerce (e al mondo ICT) spaventare gli “analogici”. Tuttavia credo sia utile informare nel miglior modo possibile l’utente-ignorante che spesso si fida troppo dello SPAM o del phishing… Leggere l’articolo è un’impresa per i miei occhi (già provati dagli occhiali) però è giusto che le persone imparino a difendersi, come nella vita reale. Devono imparare a riconoscere (o almeno a fiutare) le truffe distinguendole dalle reali offerte; devono imparare a leggere le condizioni di vendita prima di acquistare; devono imparare a non aprire quel famoso allegato… Stamattina un mio Cliente mi ha confidato di aver firmato e quindi inviato via fax la richiesta di inserimento nel “Registro Italiano in Internet per le Imprese”. Solo dopo aver letto le condizioni scritte in piccolo ha scoperto di essersi impegnato a pagare 958,00 Euro per un servizio inesistente… Una mega truffa ancora poco conosciuta!
Gentile Daniele, lo dice anche lei “di aver firmato e quindi inviato via fax” che internet non c’entra. Le truffe stanno ovunque..prima di firmare qualcosa si sa che bisogna stare attenti, ma questo me lo insegnava mia mamma alle elementari. Infatti non ho mai acquistato un’enciclopedia in mezzo alla strada. Insomma ci vuole buon senso come in tutte le cose. Diciamo che la campagna terroristica che si fa in Italia sull’utilizzo della carta di credito e del bancomat in internet ha 3 effetti: 1) che le persone di una certa età non portano con se il bancomat/carta e la lasciano spesso a casa in cassaforte 2) che in Italia alcuni negozi di conseguenza si permettano di non far pagare con bancomat/carta rispondendo tranquillamente che non la tengono 3)che a seguito dei primi due punti l’Italia rimanga indietro economicamente e culturalmente rispetto a paesi più evoluti.
Marco dare per scontato che gli utenti siano tutti consapevoli ed evoluti è un errore.
E’ corretto quanto scrive Daniele, rendere consapevoli non attaccando ma spiegando è la miglior cosa.
A meno che non si voglia ghettizzarli come se avessero colpa di non essere geek.
Marco cerca di essere un tantino più conciliante e tollerante.
La presunzione non porta lontano.
@Carlo, la segnalazione di titoli dei giornali generalisti che spaventano il pubblico meno digitale è ormai diventato un argomento ricorrente. mi spiace che tu abbia visto presunzione da qualche parte. Io mi occupo di comunicazione e lancio allarmi quando vedo che una comunicazione sbagliata può fare danni al Paese. Non sgrido chi non è “geek”, bensì i giornali che tengono lontani i “non geek” dal digitale con titoli spaventosi!
Su certi temi non serve che sia conciliante, ne tollerante perché non devo conciliare nulla. Scrivo quello che penso sul mio blog, e lo faccio coi toni che meglio accompagnano quel singolo messaggio che voglio trasmettere. Il mezzo è determinante. Quando scrivo su Il Sole 24 Ore uso toni diversi, così come quando sono a cena con gli amici o intervistato da un TG.