Punti di vista inconciliabili



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  • Come definisci un individuo che lavora e che non ha certezza di continuità del proprio lavoro e delle possibilità di guardagno nel futuro?
    Comunista:

    Precario

    Non comunista:

    Imprenditore

  • Come definisci un individuo che investe nel proprio lavoro, che vive una condizione per cui suo malgrado è venuta a mancare una fonte di reddito e che farà del proprio meglio per intraprendene un’altra?
    Comunista:

    Disoccupato

    Non comunista:

    Imprenditore

Reader Comments

ma prchè scrivere così tante banalità in poche rige? mah.

Marco.. da un piccolo punto di vista SI…
Ma mancano due variabili fondamentali.

La base economica e il potere decisionale!

Quindi credo che la differenza di punto di vista non sia poi molta se integri le nuove variabili.
Non credi?

Fabio,
non so se ho capito bene, ma provo a risponderti.
Io sono partito due volte da zero. La prima quando ero molto giovane. La seconda dopo che la mia ex moglie mi ha massacrato, bloccando tutte le mie aziende e attività nel 2002. In entrambi i casi la base economica e il potere era a zero, ma non mi sono mai sentito ne disoccupato ne precario. Passetto per passetto mi sono irmesso in sesto, e solo da pochi anni posso contare su una “base economica”.
non so se ti ho risposto, non vorrei aver frainteso il senso del tuo commento.
ciao
m

Però fa comunque sorridere, no? :-)

condivido parte della tua visione ma:
se parti da una base sotto zero, con condizioni economiche, culturali e sociali che non ti spingono e non ti consentono di intraprendre allora sei disoccupato e/o precario.

Se al contrarrio sei culturalmente, socialmente e con almeno un po’ le spalle coperte puoi pensare ad intraprendre.

Vedi, io ammiro te, ad altri come te (tra i quali antro breve il sottoscritto), che almeno rischi il tuo “sedre”, ma la media degli imptrenditori che conosco, quelli medio alti, hanno avuto ed hanno le spalle coperte e non rischiano poi molto… anzi spesso non rischiano manco i loro fondi e non riescono a capire la sottile differenza legata alla linea di partenza.

Parlo da persona non legata a partiti ma con una logica di fondo di sinistra, anche se è inutile che lo dica, con una profonda coscienza critica verso chi potrebbe ma non vuole.

Personalmente credo che sia una visione, anche se in alcuni versi tragicomica, un po’ troppo semplicistica.
;)

aggiungo .. che anche alcuni “impiegati” alla fine sono degi piccoli imprenditori…
Sinceramente non ho mai visto, almeno nell’IT, veder “formare” il personale, ma al contrario ho sempre visto persone che si autoformano per stare al passo…

beh.. anche se contrattualmente non sono imprenditori allora lo so?

secondo il punto di vista del comunista e del non comunista come lo definiresti…
ehehhe

;)

Fabio, tu mi conosci personalmente e sai quanto rispetto ho per il lavoro degli altri. E’ evidente che la mia sia molto meno di una semplificazione. ai tempi in cui si abusa dei termini “precario” e “disoccupato”, ho pensato che una bella provocazione fosse necessaria per, quantomeno, riflettere sul loro significato.

[...] nonostante non la penso come MCC, e neanche come Wolly. Diciamo che loro sbilanciano un po’ troppo dall’altra parte, [...]

spett. Camisani, sono libera professionista con 4 dipendenti, e sono “comunista” per quanto attiene al programma politico che, in estrema teoria, vorrebbe dare ad ognuno per le proprie necessità e bisogni.
le sue semplificazioni non fanno onore alla sue competenza, forse sarebbe il caso di essere più informati su altri campi, e non seguire la linea banale della tessera P2 1816.
I miei dipendenti lavorano molto ma non potrebbero mai fare gli imprenditori, per esclusiva storia personale e per carichi famigliari.
il suo post è estremamente offensivo per tutti i lavorati, e sono la maggior parte, che sacrificano anche i sogni per dare da mangiare e una casa alla famiglia.

Francamente sono daccordo con la visione di MCC anche se al posto di “comunista” ci metterei “italiano”.. In altri paesi d’Europa ed in USA la cultura d’impresa è quella dominante mentre il lavoro fisso presso terzi è visto come un ripiego e negli USA come un fallimento.. C’è però da dire che opportunità offerte dai sistemi europei ed USA sono infinitamente superiori a quelle praticabili in Italia dove un brillante laureato può rimanere senza lavoro per anni o entrare in strutture aziendali chiuse senza possibilità di reale carriera e dove un piccolo imprenditore non ha nessuna possibilità di essere finanziato.. In Italia conta molto il genus, le conoscenze, l’ambiente.. Siamo ancora lontani da una imprenditoria che premi l’innovazione e la genialità.. Forse ci si arriverà tra due-tre generazione se le nostre avranno lavorato bene..

@post 9 Cì
E’offensivo?Ahahah…

In effetti l’avevo presa come provocazione ed è per questo che ne discuto, giusto per andare un po’ più a fondo.
Però ti ripeto che, secondo me, ci sono altre variabili che condizionano la tipologia di un “lavoro instabile” e la sua definizione.
Come però immagini non tutti hanno il genio, la forza e la possibilità, per svariate ragioni, di potersi mettere in proprio e da li nasce la differenza.
Parlando con amici, ad esempio, tra me (contrattualmente impiegato) ed un piccolo imprenditore (negozio di riparazione elettronica) la visione del “futuro” e dei problemi presenti era molto simile e di differenze “reali” e macrosocopiche non c’è n’erano poi molte.
(io sinistra e lui destra)…
Credo che non sia la base politica la discriminante, ma il contesto socio/cultural/economico.

Camisani poteva evitarci tutte le sue banalità ipocrite.
Dichiara di essere imprenditore pertanto è al corrente delle difficoltà di avviare un’impresa non sommersa qualsiasi, soprattutto per capitali di debito e rischio minimo che servono.
Lei pensa che un co.co.pro senza patrimonio, con basso reddito ( sotto € 1000,00 ) possa ottenere i capitali minimi necessari per la sua start-up?
Oppure pensa che basta rivolgersi ai siti tipo Zopa e Booper? Oppure a persone come Muhammad Yunus ( funziona solo in paesi in via di sviluppo )?
New mediologo e Fabio hanno toccato una corda l’altra è fare come solito facile quanto è onestamente difficile.
Alcuni costi d’impresa ( indicativi ):

Camera commercio tassa annuale da € 90,00
Inps contributi fissi annuali da € 2.600,00 ( ditta individuale )
Commercialista annuali € 1.500,00
Canone locazione escluso ( si lavora da casa )
Telefono/internet annuali € 600,00
Luce/gas annuali € 600,00
Trasporti annuali € 400,00 ( solo uso mezzi pubblici )
Materiali consumo annuali € 400,00

Circa € 520,00 mensili

Il compito di un’imprenditore aperto e non solo demagogico dovrebbe essere anche quello di incoraggiare e spronare i nuovi con suggerimenti ed indicazioni utili ( cosa – come e dove imprendere ), non per fare solo provocazioni molto da politico e poco da produttore di ricchezza vero?
E se qualcuno volesse fare concorrenza a molti consulenti I.C.T. ( tra cui diversi blogger ) pensa che trova le porte aperte e un mercato perfetto?
Un suggerimento per quanto attiene la comunicazione non sempre e solo il claim è “io ho fatto”, “io parteciperò”, “io sono partito da zero” ecc.
Spero che non banni sarebbe un peccato.

@Carlo Maderna,
io penso (perdonami l’io) che un co.co.pro senza patrimonio, con basso reddito (o senza) possa provare comunque acreare la sua start-up? Nel 2001 ho fatto la stessa cosa dopo essere rimasto praticamente senza nulla a causa della mia ex moglie. Alla prima occasione ti spiego di persona e credimi, è così, senza nessun paracadute, salvagente o capitali minimi.
Io non credo di avere nessun compito da rispettare. Mi occupo di comunicazione e le provocazioni sono uno dei miei strumenti. E’ bene che dell’alfabetizzazione all’impresa se ne occupi chi lo sa fare e non io che faccio l’imprenditore solo perché è l’unico modo per poter fare ciò che mi pare, lanciare nuovi prodotti, etc. E’ un approccio molto diverso da chi oggi può fare soldi vendendo bulloni e domani vele per barche.
Io comunque, provocazione a parte, non mi sono mai sentito ne precario ne disoccupato, anche nei momenti peggiori, e questo è un modo di affrontare la vita e il lavoro, più che una provocazione…

@Fabio,
conosco molti dipendenti che sono di fatto imprenditori. Non lamentano nessun diritto. Lavorano bene, si danno da fare e per questo puntano sempre a un lavoro migliore. Sono imprenditori di loro stessi!
A quei “dipendenti” credo che diano fastidio i termini precario e disoccupato come lo danno a me…

Newmediologo,
è così ma anche le conoscenze, etc si possono coltivare. Per esempio io odio gli antichi, chi vive in modo vecchio e nel passato. In Italia chi ha potere è quasi sempre così, eppure da anni cerco di coltivalre relazioni anche con questi soggetti…
Per il resto, è tutto molto difficile, se si va oltre la provocazione, emergono questioni molto difficili, appunto, come da titolo del post, da conciliare… :)

Io penso sia uno spunto interessante…dopo aver letto il post ne abbiamo parlato in casa e sono emerse ovviamente visioni molto diverse. Però, sia chi era d’accordo, sia chi non lo era, ha dovuto alla fine cedere un pò e constatare che ci sono delle similitudini. Io sono una libera professionista, per cui mi ritengo un pò imprenditrice, non ho capitali se non i miei risparmi, e non ho nessuna garanzia che domani troverò dei clienti. Ma mai mi verrebbe in mente di definirmi disoccupata o precaria(nei momenti in cui sto cercando cleinti). Penso sia l’approccio alla vita il confine che divide le due definizioni, come la bottiglia mezza piena o mezza vuota. Semplicemente penso che alcune definizioni siano fuori tempo, in questo mondo e come si è evoluto non abbiano più senso. siamo tutti precari, i giovani che a 20 anni cercano il posto fisso mi innervosiscono e mi fanno tristezza, un pò di coraggio e voglia di fare. Qui gli immigrati ci fanno le scarpe, arrivano, iniziano un lavoro e ne cambiano tantissimi fino spesso a riuscire a diventare piccoli imprenditori, chi apre una piccola impresa di pulizie, chi da muratore inizia a prendere lavori più grandi, idraulici etc.

se è una questione di nomenclatura, allora appena potrò dirò ad un giovane che mi manca l’(n+1) CV che non è un disoccupato ma un “imprenditore di se stesso al momento fermo”.
il disagio esistenziale dei tanti “imprenditori” e dei loro cuggini cuggini è l’unica scusante per tanta faciloneria. spero vivamente non abbia troppe ripercussioni sull’attività professionale: personalmente ritengo da anni che l’informatica web sia troppo sovrastimata e che il tempo della resa dei conti prima o poi arriverà.

Nella provocazione iniziale del post, ( partiti politici a parte ) penso manchi di definire l’eticità ed il modus operandi dei soggetti. Nel nostro paese si e’ persa la capacità di produzione del lavoro ( sia dipendente che imprenditoriale) e di serenità nella visione del futuro; alcune regole di base ( convivenza civile) non vengono piu’ applicate ma sopratutto non vengono applicate leggi e regolamenti presenti nel nostro ordinamento facendo del mercato del lavoro – gestione clientela-costi-imposte ( per l’imprenditore) un far west.

[...] dire s’intende) dando del “comunista” a chiunque abbia una visione della vita diversa di quella partorita dalla sua Augusta Persona. L’unico commento che posso estrudere da questo orizzonte di supremo [...]

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