La deriva



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Sto leggendo “La deriva. Perché l’Italia rischia il naufragio” di Stella G. Antonio; Rizzo Sergio.

Sintesi: Dalle infrastrutture bloccate da lacci e lacciuoli di ogni genere all’attività legislativa farraginosa, dai ritardi nell’informatica che ci fanno arrancare dietro la Lettonia agli ordini professionali chiusi a riccio davanti ai giovani, dal declino delle Università-fai-da-te alle rivolte di mille corporazioni, dalle ottusità sindacali ai primari nominati dai partiti: l’Italia è un Paese straordinario che, nonostante la sua storia, le sue eccellenze, i suoi talenti, appare ormai alla deriva. Un Paese che una classe politica prigioniera delle proprie contraddizioni e dei propri privilegi non riesce più a governare. È la tesi di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo: quella Casta, denunciata nel libro che ha rappresentato il più importante fenomeno editoriale degli ultimi anni, non è soltanto sempre più lontana dai cittadini ma è il sintomo di un Paese che non sa più progettare e prendere decisioni forti. E il confronto con gli altri Paesi, senza una svolta netta, coraggiosa, urgente, si fa di giorno in giorno così impietoso da togliere il fiato.

Sono a metà. Tuttavia voglio riportare alcuni passaggi straordinari:

“Basta, scrive Luigi Einaudi: bisogna licenzare questi padreterni orgogliosi, i quali sono persuasi di avere il dono divino di guidare i popoli nel procacciarsi il pane quotidiano. Troppo a lungo li abbiamo sopportati. I Professori rtornino a insegnare, i consiglieri di Stato ai loro pareri, i militari ai reggimenti e, se passano i limiti d’età, si piglino il meritato riposo, gli avvocati non si impiccino di fare miscele di caffè o di comprar pelli o tonni. Ognuno ritorni al suo mestiere. e poi si sciolgano commissioni, si disfino commissariati e ministeri. Nessun decreto luogotenenziale sia prorogato oltre il termine prefisso, sicché un po’ alla vota tutta questa verminaia fastidiosa sia spazzata via. coloro che lavorano sono stanchi di essere comandati dagli scrbacchiatori di carte d’archivio”

“<Vecchia Carta d’Identità addio> esordiva un articolo di Ester Palma sul Corriere del giugno 1998, raccontando che l’innovazione era passata in Parlamento”

“Ma il dr. Lasco e gli altri trinariciuti burontosauri del timbro, fanno sul serio. Impermeabili alla semplificazione imposta dai computer e dagli SMS.”

“I giovani hanno oggi 80.000 euro di debto pubblico e 250.00 di debito pensionistico”

“Che le case di riposo siano elettoralmente da preferire agli asili e alle scuole, agli occhi di chi vive di politica, è fuori discussione. [..]L’elettore medio ha 47 anni.  ragazzi dai 18 ai 24 anni che votano sono circa 4 milioni. I loro genitori o nonni sopra i 60 sono più o meno il triplo”

“Per aprire un ristorante bisogna fare 71 pratiche burocratiche, una bottega d generi alimentari 58, un’impresa edile 73, una lavanderia 68, un’officina meccanica 76… Per non dire degli uffici che occorre contattare: 20 per aprire una trattoria, 18 per una gioielleria, 19 per un negozio di estetista, 22 per un laboratorio fotografico. Quanto alle scadenze fiscali e amministrative [..] in un anno sono 233”

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