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Credo abbiano ripreso d qui http://www.theatlantic.com/doc/200807/google
Non che condivida, ma oramai google è internet (come il Rimmel è il mascara e la Bic è la penna).
Quanti clienti mi dicono “Apro google con l’icona della e azzura (…)!
Al di la di tutto, sono convinto che google (e non internet, proprio lui) abbia cambiato i nostri schemi mentali: ricerche facili, informazioni veloci. Poco approfondimento.
E’ tutta colpa dell’overload di informazioni che Google ci mette a disposizione?
Non lo so, ma da quando lo uso anche io ho notato dei cambiamenti che un po’ mi spaventano!
Io non sarei così spaventato.
Sono un ragazzo e non ho affatto difficoltà a leggere per intero un libro. ![]()
Penso che internet sia un’estensione della conoscenza e non uno strumento che la superficializza. Del resto, la facilità di trovare informazioni sulla rete può condurre a conclusioni errate. Quello che conta di più oggi forse, non è la quantità di conoscenze che si hanno, ma la capacità di ragionamento in ognuno che permette di usare queste conoscenze.
Proprio oggi, parlando con un mio professore (di economia) di argomenti simili, mi veniva sottolineato come la gran parte dei laureati (anche specialistici) di oggi non sappiano “scrivere” (un articolo, un post, una tesi), perchè si scopiazza qua e la dal web. E’ più facile, più veloce e meno faticoso.
Lo strumento Internet è a disposizione, certo, ma dipende come questo viene usato. Una persona con una capacità di ragionamento di un certo livello utilizzerà Internet per ampliare le proprie vedute, e immagazzinare informazioni più velocemente e con più facilità di quanto potrebbe fare se si trovasse di fronte alle decine di volumi dell’enciclopedia britannica.
A scuola e nelle università dovrebbero insegnare prima di tutto a ragionare e non a imparare a memoria libri di 1000 pagine. E’ questa forse la conoscenza approfondita che si desidera da noi studenti/giovani? ;o)
Io sono un “ragazzo” nato nel 1969 e quindi sono stato giovane negli anni ottanta. La mia percezione è che allora i giovani vivevano di sola televisione, mediamente leggevano poco e niente, e non c’era Internet a suplire. Oggi invece il web ha reso “scriventi” e “leggenti” molti giovani che prima erano quasi analfabeti. Che poi la qualità sia bassa e che la produzione si concentri in SMS piene di K non significa che mediamente invece la situazione sia migliorata grazie al web. Se Dante leggesse la maggior parte dei libri scritti in un perfetto italiano oggi in circolazione, li considererebbe alla stessa stregua di un SMS pieno di K.
Una doverosa precisazione sul linguaggio “kappesko” di cui si parla negli sms.
Nasce dall’utilizzo dei “messaggini” per risparmiare tutti i caratteri che per i più giovani sono ORO
nella scrittura degli sms.
Usare le K, le abbreviazioni, i segni matematici (+ - x), fa risparmiare spazio per scrivere nello spazio di un sms più parole e comunicare di più.
Il budget è limitato e in qualche modo bisogna saperlo ottimizzare
.
Penso che tra 5 anni (tempo assolutamente esemplificativo di medio periodo) il problema del linguaggio K non si porrà più.
Con lo sviluppo dell’IM via mobile le comunicazioni tra amici si sposteranno dal più costoso sms (15 cent per ogni messaggio? E diretto ad una sola persona per di più?) al più economico programma di IM installato sul cellulare da fruire in aree con wifi o tramite umts (a costi comunque minori).
E senza problemi di spazio e di costi legati ad ogni singolo messaggio inviato, non ci sarà ragione per i nuovi teenager e giovani di utilizzare linguaggi abbreviati e a volte incomprensibili.
La paura delle K va sfatata, almeno per ciò che penso e ciò che vedo (sperando, per la lingua italiana, di non sbagliarmi!).
Sono invece d’accordo che internet da solo non migliori la situazione generale. Strumento è e tale rimane: bisogna saperlo usare. ![]()
Leggere certe cose capita a chi legge i giornali sbagliati
E comunque ci arrivano tardi: questa notizia è uscita giorni e giorni fa se non ricordo male
@Nicola,
ehehhe ![]()
ci arrivano tardi si, è per questo che ho titolato “(di nuovo)”.
In effetti l’articolo è scopiazzato da quello di Nicholas Carr riportato da Internazionale quasi tre settimane fa. Viva la stampa italiana.
[...] da un post di Marco in cui pubblica, basito, un articolo di giornale in cui il titolo afferma che Google rende più stupidi, almeno secondo alcuni scienziati inglesi. Marco ha fatto un po’ sua questa crociata di [...]
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Interessante come il giornale abbia considerato Google come “Internet”, cioè, Internet è Google. Quando mi pare che Google sia citato quasi esclusivamente in corrispondenza del titolo, visto che poi si parla di “navigare oltre un’ora al giorno”. Curioso.