Droga, web, droga, web, droga, dipendenza, cocaina, ecstasy, marijuana, alcool
Il titolo del Corriere della Sera sembra scritto apposta per piacere a un motore di ricerca che lo leggerebbe come il titolo di questo post.
Il vero obiettivo però sembra la “Signora Pina” e l’elaborazione delle sue sinapsi che leggendo quel titolo dovrebbe produrre una sorta di anticorpo verso il web per lei e per la sua famiglia.
Siccome quando il livello si fa basso, la Signora Pina fa fatica a comprendere di quali rischi esattamente si parli, allora ecco che una bella analogia con lo spauracchio degli spauracchi funziona sempre.
Se non si fossero prodigati con un sottotitolo da oscar della disinformazione, sembrerebbe un normale pezzo luddista conservatore anti-nuovo.
Invece la pruderia è andata oltre, si parla di “dosi” e si citano tutte le droghe. come dire “se non avevate capito bene ve lo ripetiamo con parole ad effetto”.
Si titola con quell’enfasi ma poi ovviamente nel pezzo non si può che scrivere: «Sui rischi per la salute derivanti dall’uso di queste cyber-droghe non ci sono evidenze».
Andando oltre l’effetto in termini di comunicazione, che come al solito è l’aspetto che mi interessa di più per gli effetti che genera tra gli analfabeti digitali, mi pare di capire che il principio su cui si basa tutto il pezzo è che quei suoni aumentano la produzione di dopamina (ormone naturale del piacere) e quindi questo è male!
Non sono un neurologo ma se la musica produce piacere e il piacere produce dopamina, allora anche io sono un drogato all’ultimo stadio.




“…Sulle bancarelle dei bazar cittadini si vendono audio-cassette con canzoni talebane (ma senza musica: per loro è vietata)…”
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=6&ida=&idt=&idart=133