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A pag 17 di la Repubblica di oggi un articolo che evidenzia la cecità del nostro Paese quando si tratta di internet.
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Se rientra nell’ambito della funzione per cui sei pagato sono d’accordo Marco, non se l’uso è per scopi personali ( cazzeggio o utilizzo per altro non rientrante nella funzione che ricopri ).
Ma limitatamente agli orari di lavoro e non con contingentamento di 60 minuti.
Mi lascia perplesso il metodo quantitativo, l’unità di tempo non è un kpi per la misurazione produttività.
Conosco persone che in metà tempo rispetto ad altre portano a termine progetti ( con pari livello di qualità erogata ), ma si entra nel campo minato del quanti-qualitativo che necessiterebbe un treccablog ( treccani-blog ).
In questo momento scrivo sul blog di Marco.
Ma personalmente non sono misurato per il tempo dedicato al lavoro, ma su obiettivi e progetti chiusi ( qualsiasi attività anche dirigenziale può essere considerata un progetto ).
Ovviamente diverso se tu sei front end con il pubblico e ci sono orari di apertura ( se navighi in Internet per i cavoli tuoi anche a Marco se fosse allo sportello gli girerebbero i maroni a non essere cagato ).
@Rocco,
in parte mi scandalizza l’unità di misura.
In parte invece non ritengo sia così semplice distinguere cosa è una perdita di tempo da cosa non lo è. Per esempio conosco direttori marketing e comunicazione che non hanno accesso a youtube o ai principali social netowrks, così non possono sapere quel che si dice dell’azienda e dei suoi prodotti…
Poi chi l’ha detto che usare la chat è una perdita di tempo? Io senza chat non potrei gestire efficientemente i progetti con i collaboratori…
Marco i due esempi che hai fatto sono giusto seguito ai miei post ( attività che rientrano e rientrerebbero nell’ambito funzione ).
Fare la spesa o pagare le bollette di casa non sono attività che rientrano nella funzione ( per esempio del direttore marketing – non mi tirare fuori che rientrano in quanto starebbe testando un servizio che non è il vero fine ).
Se estensivamente invece l’organizzazzione consentisse in deroga di poter utilizzare il tempo pausa o rimanente ( sempre se chiusi tutti i progetti previsti ) per fare attività extra-funzione, è un altro discorso e sono d’accordo.
Da imprenditore avevo dato libertà ai miei dipendenti non misurandoli quantitativamente sulle ore lavorate, ma sui progetti chiusi ( ovvero se in 4 ore producevi quanto in 8, a parità di livello qualitativo le altre – nei limiti – potevi anche uscire prima o dedicarti alle tue priorità ).
Libertà estensiva del poter avere rapporti diretti con fornitori e clienti, tranne per le decisioni strategiche rilevanti per le quali mi interpellavano.
Pur mantenendo inalterato il salario.
Morale produttività e redittività notevolmente aumentata.
Come? E’ un segreto imprenditoriale, chi non ci crede sono problemi suoi.
@Rocco, ci credo eccome! Ho un’azienda che non solo paga a progetto, ma ha tutti i collaboratori che lavorano da casa loro.
Conosco gente che lavora per $ipernoteaziendedimarketing e non ha accesso a youtube, quotidiani online, numerosi network di nanopublisching.
Hanno accesso solo ad una extranet che filtra via proxy qualsiasi tipo di contenuto.
Ti giuro che non capisco come facciano a fare il loro lavoro…
Come fai a fare un piano di marketing privandoti di indicatori tanto utili per lo studio delle tendenze di mercato?
Tempo fa mi chiesero anche una consulenza, ma udite udite, la volevano gratis perchè mi sarei potuto pregiare di mettere in curriculum di aver lavorato per loro…
Un vero esperto di marketing avrebbe capito il mio pernacchione in risposta
Ci sono Aziende che hanno come strategia non formalizzata risorse umane per limitare la crescita professionale delle persone ( learning continuus, job enlargement e job rotation non esiste ).
Sarà stupido ma sottende a:
Mantenere basso il monte stipendi
Mantenere bassa “l’appetibilità”
Mantenere alta la “ricattabilità”
Evitare di crearsi “concorrenti” in house al
proprio posto di responsabilità
Fate un bilancio di competenze e la sua spendibilità sul mercato ( non si può essere tutti liberi professionisti a partita Iva, il libero mercato è altra cosa e sottende alla concorrenza perfetta ).
Basta ragionarci oppure se qualcuno ( proprietà, resp. risorse umane ecc. ) in via ufficiosa si confida.
Consulenza gratis? E’ come i corsi di formazione a pagamento per accedere al posto di lavoro, gli stage gratuiti ecc.
Manipolazione del lavoro dove ti consento l’onore di lavorare con me, per una presunta spendibilità futura sul mercato.
Suona molto di raccoglitori di cotone, non vi suona sospetto come alcune Aziende al contrario hanno compreso il bisogno di lavorare e se ne approfittano? Guarda caso il costo della vita aumenta vertiginoso, coincidenze?
Quando si ha bisogno di solito si è più propensi ad accettare condizioni precarie e sottopagate.