400.000 euro di risarcimento per un post.



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Il 18 marzo 2008 Sergio Sarnari scrive un post in cui racconta la propria vicenda. In sostanza compra i mobili per la nuova casa da un’azienda che si dimostra tutt’altro che seria. Sbaglia mobili e consegne.

Nel suo post riporta tutti i dettagli. Nei numerosi commenti al post, sono parecchi quelli che confermano la sua versione in quanto hanno avuto a che fare anche loro con la stessa azienda..

Ieri Sergio riceve un commento (l’ultimo in fondo) da parte del mobilificio che sostiene di averlo querelato, oltre ad aver presentato…

un ricorso d’urgenza finalizzato alla richiesta di risarcimento danni per un importo non inferiore a 400.000 Euro

e ad aver già ottenuto la data dell’udienza fissata!

In questa fase delicata per Sergio non aggiungo commenti sulla serietà di un’azienda che ancor prima della notifica scrive al querelato attraverso i commenti del suo blog.

Tuttavia se Sergio ha scritto la verità (non ne dubito, ma è una premessa funzionale), allora la questione credo non appartenga più solo a Sergio, ma in primis a tutta la blogosfera e in secundis a tutti i cittadini digitali, ovvero chiunque usi la rete oltre a guardare l’email e navigare nei siti dei quotidiani cartacei.

Ritengo che si debba supportare Sergio in modo molto più proattivo di un semplice sostegno morale. Credo che ci si debba mettere a sua disposizione per offrigli il nostro aiuto così come faremmo se il problema fosse nostro.

Ogni giorno scriviamo opinioni e le opinioni, per definizione possono non piacere all’oggetto della critica. Che come nel caso di Sergio, potrebbe provare a definirle diffamatorie.

Per questo dovremmo dedicare le prime pagine dei nostri blog a questa vicenda. Permettetemi di dire che altrimenti, io per primo, useremmo per le nostre solite “inutili chiacchiere” quotidiane.

Qui non rischia solo Sergio, ma la libertà di espressione di tutti noi.

Sino a ieri per ricevere una denuncia del genere dovevi essere un editore, oggi chiunque è in sostanza un micro editore dei propri contenuti, ed è facilmente attaccabile a differenza degli editori tradizionali che sono strutturati e con le spalle mediamente ben coperte.

A un singolo individuo, anche se è dalla parte della ragione, le denunce fanno molta paura. Specie in un sistema giudiziario in cui le cause durano anni e bisogna quindi dedicare molto tempo e denaro per poter dimostrare le proprie ragioni.
 
Vorrei che usassimo la Rete per fa siche certi atteggiamenti facciano paura anche a chi li perpreta, in quanto i motori di ricerca non perdonano. Se ti sei comportato male, anche a distanza di anni, chi cerca il tuo nome sul web, trova la verità diffusa, quella che non si può far chiudere con una querela.

Sergio, se il tuo avvocato ritiene che abbia senso, sappi che io sono disponibile a riportare per intero il post sotto accusa, così da iniziare l’operazione “denuncia anche me!” e dimostrare che le opinioni in Rete non possono essere fermate con una querela e un ricorso d’urgenza a un singolo individuo che ha voluto denunciare un sopruso.

Reader Comments

Confermo quanto accaduto e quanto ho scritto, ed ovviamente corrisponde tutto a verità.
Faccio notare che ho provveduto a registrare tutte le bolle di accompagnamento che confermano quanto da me scritto nell’articolo incriminato.

Speriamo bene! }; )

[...] parlano (per ora) anche MCC, Cristian Conti e Dema. Sarebbe bello, nel giro di qualche giorno, trovare un bel po’ di [...]

Mi dispiace per la vicenda di Sergio, ma mi chiedevo come fosse possibile che un’udienza sia fissata dopo neanche due settimane… Mi pare un po’ difficile, o al tribunale di Ancona sono efficientissimi… :-)
Nessun pezzo di carta arrivato a casa? Il 18 vai in tribunale Sergio? E sulla base di che?
Magari poi mi sbaglio (anzi sicuramente), ma non mi fiderei di uno che scrive un commento così!

Io la penso come Betta…
A me sembra più una intimidazione che una vera azione legale.

Neanche per spaccio di droga si fissano udienze così tempestive…

Io non sono un avvocato, ma so che i provvedimenti d’urgenza, ex art. 700 c.p.c. sono velocissimi.
E’ vero che quel messaggio rasenta il ridicolo, tuttavia i tempi sembrano plausibili visto che dicono di aver presentato il ricorso il 14 maggio 2008.

Veramente esiste il 700 che è un provvedimento d’urgenza in cui vai in tribunale in 10 giorni! per cortesia quando le situazioni sono delicate bisogna informarsi bene prima di far sorgere dubbi inutili.

Beh, io ho avuto un’esperienza simile con un altro venditore e ne ho fatto un post.
Mi hanno combinato un casino e ti dico solo che sono stato costretto a farmi 140km di strada con sei sedie imballate nella mia piccola Fiesta…

Ho preteso di lasciare “carta scritta” con richiesta di indennizzo per il disservizio, firmata da me e controfirmata dal venditore.
Ho inviato una email al servizio clienti.
Sono stato contattato la vettore moroso che alle mie proteste ha solo riattaccato senza mai farsi risentire…

Rischio qualcosa?

Le aziende devono capire che il tanto decantato “passa parola” può essere un boomerang. Ma lo è SOLO ed esclusivamente a causa loro che questo può succedere.
E poi, perchè nessuno querela ciao.it?

Le aziende pensano di fare marketing querelando i clienti scontenti invece di risarcirli? Siamo all’arraffo più totale…

Io non ne sono in grado. Ma perchè non facciamo uno sticker carino da mettere nelle sidebar dei nostri blog fino a che non si conclude questa infausta vicenda?
qualcosa come “Sergio siamo con te! Per la libertà di espressione”

Permettetemi una nota polemica. Io sono il primo a credere nell’utilizzo del blog per “costringere” certe imprese a considerare il cliente e credo che denunciare i propri clienti sia veramente il segno della disperazione di chi ha la mentalità “da bottegaio” e non da vero imprenditore. Ho più volte denunciato sul mio blog disservizi, scarso orientamento al cliente, ma mi chiedo ora se tutto ciò serva veramente a qualcosa. Sono un po’ sfiduciato, perchè è il nostro atteggiamento di clienti che non cambia. Continuiamo a lamentarci, ma spesso persistiamo per pigrizia, per paura di cambiare nei nostri comportamenti d’acquisto.
Non sarà che è importante fare una campagna di educazione anche tra i clienti stessi? Non sarà che spesso abbiamo i fornitori che ci meritiamo?

@simone,
si assolutamente. Vai con lo Sticker.
Chi lo prepara?

Per aiutare Sergio, tanto per cominciare, scriviamo tutti un bell’articolo linkando quello di Sergio con delle keyword a caso, per esempio “mosaico”, “arredamenti”, “mobili”…

Il bello è che questi credono anche di avere ragione… e se pagheranno abbastanza magari la otterranno pure. :/

E però! Cercate anche di vedere le cose dall’altro punto di vista. Si continua a dire di quanto i blog stiano diventando importanti nel panorama informativo e poi si fa finta di non sapere che uno strumento, quando diventa potente, può essere usato anche in maniera molto dannosa.
Se io sono titolare di un’azienda e qualcuno su un blog influente (altroché “piccoli editori”) mi sputtana, rischio di ricevere una mazzata magari insostenibile. E quindi voglio pure essere in grado di dissuadere chiunque dal farlo in maniera scorretta, e lo strumento per farlo è proprio la denuncia per diffamazione.
Ovvio poi che devo avere ragione e che quella deve essere reale diffamazione, altrimenti è chiaro chiaro che si tratta di prepotenza.
Ma in linea di principio, tirare fuori la solita storia della “libertà di espressione” quando un’azienda cerca di fare valere i propri sacrosanti diritti, mi sembra fuori luogo.
E tutto questo, ripeto, al di là del fatto che poi Sergio possa avere tutte le ragioni. Ma, nonostante quello che si dice, le udienze in tribunale servono proprio a capire dove sta la ragione.

Tanta solidarietà per Sergio…
Ma alla fine magari ti hanno fatto pure un piacere a citarti, così ti fai rimborsare per il disservizio che ti hanno dato!

Io sono due anni che ho problemi con la mia alfa 159 2.4 JTDm
L’unica cosa certa è che sto spargendo il più possibile la voce per i disservizi che mi stanno causando e per i problemi che non sono in grado da risolvere da due anni.

W i blog! e abbasso chi li cita per danni…
(non comprerò mai da queste aziende e da quelle che fanno la pubblicità durante la motoGP :D )

D’accordissimo, non so esattamente in termini legali cosa può essere chiesto o richiesto, se si può considerare diffamazione o non so cosa, ma questo riguarda tutti i blogger

Peppe

Ho letto e riletto il post di Sergio e noto che nella prima parte del post c’è un elencazione oggettiva di fatti, mentre nella parte finale un commento che è forse l’oggetto della denuncia.
Premesso che non sono un esperto giurista, posso solo dire che se ci fosse un chiarimento con relativo ritiro della denuncia l’azienda ci farebbe una bella figura.
Si è tentata una conciliazione?

[...] e da Marco Camisani Calzolari [...]

I procedimenti d’urgenza esistono, ma qualora vi sia presunzione di pericolo immediato o di reiterazione del reato ( che nello specifico non esiste ), ed in ogni caso vi è la convocazione delle parti in causa fronte il giudice per l’udienza.
Sull’entità del risarcimento si pronuncia il giudice e pertanto possono anche chiedere un fantastiliardo di euro, ma non vedersi riconosciuti neanche 2 cent.
Anzi la parte soccombente, che può essere anche quella che ha promosso la causa in giudizio, rischia di pagare tutte le spese processuali qualora sia riconosciuta l’infondatezza delle richieste.
Se Sergio Sarnani può documentare a comprova quanto ha scritto sul suo blog, la Mosaico rischia di soccombere nel promuovere una causa ed i suoi amministratori rischiano personalmente civilmente e penalmente ( ove ravvisabile ) qualora ci siano gli estremi.
Sul piano strettamente comunicativo la Mosaico se la poteva cavare scrivendo:

Ci dispiace per l’accaduto, ce ne faremo una ragione e lavoreremo per migliorare.
Consci che non ci è possibile soddisfare le aspettative di tutti e che non siamo esenti da possibili problemi nel servizio ai Clienti.

Sposo le ultime domande di Maurizio, se si giustifica il comportamento palesemente sbagliato dei fornitori si rischia di ingenerare la falsa convinzione che le lamentele sono per problemi inesistenti.
Bisogna reagire in funzione della perdita di valore o danno che ne consegue, anche cambiando fornitori ( su questo bisogna avere sempre alternative per non essere “ricattabili” dai fornitori ).
La tensione deve essere sempre alta, le norme sulla qualità prevedono quello che si chiama “miglioramento continuo”; che prima di tutto risiede nella testa delle persone e sulla loro propensione di essere al servizio del Cliente.
Chi promuove una causa, per futili motivi, da solo si fa autogol.

[...] Da MCC: 400.000 euro di risarcimento per un post [...]

[...] Sergio Sarnari – Società il Mosaico, seguendo i suggerimenti nati nella discussione sul blog di Marco Camisani Calzolari ho preparato un ribbon che chiunque può mettere sul proprio blog, cosi da mettere in evidenza la [...]

Tener duro. Mi son letto la querelle. Fossi in Sergio manterrei una certa fiducia. Se ciò che sostiene corrisponde a verità, non immagino un giudice che possa dargli torto. E finisce che qualche quattrino glielo spilla lui ai mobilieri. Per quanto, anche io dubito che a tale minaccia faccia seguito dell’altro. Ovviamente mi schiero con Sergio.

[...] Da MCC: 400.000 euro di risarcimento per un post [...]

[...] Sergio. Con la libertà di espressione. 10Giu08 Vengo a sapere tramite il blog di Marco Camisani Calzolari della triste vicenda di [...]

Mi dispiace per Sergio, purtroppo qualcosa ne so – non a proposito della ditta in questione, ma di minacce di denuncia per diffamazione. Da poco più di un mese mi sono separata dal padre delle mie figlie, e qualche mese fa avevo scritto dei post sul mio blog circa le mie vicende. Non ero completamente oggettiva, lo so, ma la maggior parte di ciò che scrivevo si limitava a raccontare fatti e nient’altro. Fatti anche ridicoli (appunto non riuscivo a credere che si potesse litigare, anche di brutto, per dei motivi così futili, un piatto non lavato o cose del genere). Non citavo il suo nome, ma chiunque ci conoscesse avrebbe capito, visto che il mio nome sì c’era. Dopo una lettera ricevuta dalla sua legale ho preferito semplificarmi la vita e cancellare tutto.
Il mio caso era complicato e spinoso, certo, ma ero al corrente della legislazione sulla diffamazione già molto prima – è proprio per questo che ho cancellato tutto di corsa. Faccio la traduttrice (tra le altre cose) e in una mailing list del settore ci siamo chiesti più volte se non fosse possibile fare il nome di qualche agenzia di traduzioni da evitare – quelle che non pagano, per dirne una, giusto per fare in modo che altri colleghi non cascassero nella trappola. Senza dare opinioni, semplicemente esponendo fatti veritieri, tipo “l’agenzia X non mi paga da 6 mesi” oppure “l’agenzia Y ha pagato dopo 18 mesi e dietro lunghe trattative”. In teoria non dovrebbe esserci niente di diffamatorio in queste parole, vero? Invece sì. Non secondo me, ma secondo la legislazione italiana. Se dici qualcosa di negativo su una persona o ditta puoi essere denunciato per diffamazione, per il semplice fatto che ne dai un’immagine negativa. Anche se dici la verità. L’unico modo per avere le spalle coperte consiste nell’avviare *prima* una denuncia/processo giudiziario. Scusate se lo spiego in un modo così semplice e sbrigativo, appena mi libero di lavoro vi trovo il link per saperne di più (una lunga discussione con pareri di avvocati esperti).
Quindi, ahimè, il rischio c’è eccome. Ovviamente le aziende che agiscono così, con denunce anziché con il dialogo, sono decisamente arretrate e ottuse, non hanno capito affatto che si danno la zappa sui piedi…

concordo con goetz. Si dovrebbe cercare una conciliazione, facendo capire all’azienda in questione che se insiste nella denuncia viene sputtanata in rete, come del resto sta già accadendo. Una cosa simile era accaduta qualche tempo fa mi pare per una stamperia, che però reagi’ aprendo un blog a sua volta per “dialogare” meglio con la blogosfera e i clienti, una mossa molto intelligente.

La rete di blog può avere una grande forza, se usata come rete appunto, nel caso specifico per far sapere che l’azienda “X” è da evitare. Nei casi più gravi, come in palesi intimidazioni o tentativi di censura, preventiva o no, si può sostenere il blogger anche con una raccolta fondi per pagare l’avvocato

hahahahahah una denuncia per una diffamazione su di un blog! Che azienda obsoleta!! Vi prego ditemi chi era che non ci vado mai più? Ma questi hanno mai sentito parlare di prosumer? Gli utenti valutano e condividono le proprie opinioni sui prodotti! Questo è il futuro, che si diano una mossa ad aggiornare le loro organizzazoine e il loro modo di pensare il cliente, altrimenti verranno spazzate vie dal mercato, altro che libertà di espressione.

[...] parlano Marco, Maxime, Luca,  Punto-Informatico, Cristian, Tommaso, Catepol, Matteo, Folletto, Alberto, [...]

No, ma aspetta!!! Non perdetevi il sito dell’azienda in questione!! Sito orrendo, musichetta fastidiosissima, nonchè zona contatti senza uno stralcio di email. fantastico, fantastico.

[...] è bella perchè il povero Sergio rischia di doverci pure rimettere qualcosa, economicamente parlando, a causa del solo fatto di aver “denunciato pubblicamente” il [...]

[...] Alessandro Ghezzer, Giovanni Francesco Solone, Antonio Tombolini, Adriano Gasparri, Maurizio Goetz, Giuseppe Iannello, Massimo Marino, Nicola Mattina, Massimo Moruzzi, Sara Taricani, Stefano Vitta, Seguono altre firme [...]

[...] Alessandro Ghezzer, Giovanni Francesco Solone, Antonio Tombolini, Adriano Gasparri, Maurizio Goetz, Giuseppe Iannello, Massimo Marino, Nicola Mattina, Massimo Moruzzi, Stefano Vitta, Seguono altre firme nei commenti. [...]

Ringrazio in anticipo Mariela se riesce a trovare documentazione legale in merito alla questione che ha sollevato, perché mi interessa particolarmente. :)

Solidarietà

[...] 400.000 euro di risarcimento per un post di Marco Camisani Calzolari [...]

[...] 400.000 di risarcimento per un post di Marco Camisani [...]

[...] ora mi taccio perchè la paura è tanta. A [...]

[...] Anche Me 1 01 1970 Con data di ieri, il blog di Robin Good segue a ruita quello di Marco Camisani Calzolari, e pubblica la vicenda di Sergio Sarnari, o meglio la sua disavventura: Compra un mobile da una [...]

[...] sono state le reazioni dalla blogosfera, a partire da Marco Camisani Calzolari, ma altre si trovano qui e anche [...]

[...] 400000-euro-di-risarcimento-per-un-post [...]

Ne ho scritto anche io, chiedendo di firmare la lettera anche perchè qualcosa di simile, anche se per ora è solo una minaccia sta capitando a me per aver scritto che in un parco acquatico di Roma, Hydromania, si fa selezione razziale all’ingresso come ha denunciato una lettrice del quotidiano Repubblica.

[...] di 400.000 Euro a un blogger che aveva descritto la sua esperienza negativa in un post. Il post di denuncia di Marco ha giustamente innescato un passaparola online su moltissimi blog e diverse prese di posizione (per [...]

[...] 400.000 euro di risarcimento per un post. [...]

Caro Sergio,
come sicuramente Le avrà fatto notare il suo avvocato, e sempre se le cose siano andate come riportate dalle fonti a disposizione, sono stati commessi alcuni errori procedurali: in primis, mi sembra estremamente difficoltoso per un avvocato riuscire a reperire nome, cognome e dati anagrafici di quanti scrivono su di un blog (anche perchè prima dovrebbe venire lo stesso oscurato dalla polizia, chè unica e sola è legittimata a compiere gli eventuali accertamenti!) a meno chè, sempre l’avvocato in discorso, non voglia infrangere la normativa sulla privacy e mettersi in guai molto seri; d’altra parte, rilevo anche una bizzarria nel modus operandi dell’avvocato di questa azienda che con fare intimidatorio a posto in essere una vera e propria minaccia erga omnes; insomma non vorrei dilungarmi, ma Lei dovrebbe certamente aspettare una notificazione prima di andare in tribunale, altrimenti mi sembra surreale che un giudice possa ammettere una tale astrusità comportamentale: il codice di procedura civile è molto severo sui punti in oggetto.
In questo caso, ed in eventuali altri simili, Le consiglio di mettersi comunque nelle mani di un buon avvocato e di consultare l’associazione dei consumatori per proporre una class action e, per il tramite della stessa, “annerire” la sbruffonaggine di un avvocato e di un’azienda che, anche e soprattutto per l’atto intimidatorio, si sono particolarmente esposti esercitando a dir poco delle pressioni psicologiche.
Suo
Marco Montella

Mi dilungo. Ho letto il commento di una certa Mariela. Cara Mariela, mi spiace della Sua disavventura, ma ogni caso e a se stante. La Sua è stata una violazione degli artt. 143 e ss. c.c. (libro I°, Titolo VI°, Capo VI° del codice civile): Lei ha raccontato vicende personali che rientrano in quello che in dottrina è chiamato matrimonio-rapporto e dunque i casi sono differenti. Circa poi il suo dubbio sull’indicabilità delle agenzie da evitare, è possibile, ma è questione di forma. Ancora una volta uno di quei sottili frammenti di realtà in bilico tra il legale e l’illegale: (sempre che la mailing list in parola si occupi di queste cose!) non è possibile dire che un’agenzia sia da evitare, ma si può raccontare la vicenda che la riguarda senza esprimere commenti e giudizi, purchè poi si abbia a disposizione una documentazione certa ed affidabile (possibilmente cartacea e pubblica!) da poter ribattere in caso di temerari tentativi processuali. Infine, vorrei sottolineare un’ultima cosa: la richiesta di risarcimento danni dell’agenzia deve essere supportata da idonea prova del fatto che dal blog sia derivato un danno, in mancanza di prove che siano certe e direttamente riconducibili all’agire del Sergio, non si possono richiedere risarcimenti per danni che non si sono verificati. Secondo il nostro ordinamento, non ha certezza giuridica ciò che si è verificato e non si ottiene giustizia sulla base degli eventi effettivamente concretatisi a meno che non lo si possa dimostrare con prove certe, precise e concordanti. Tutto il resto sono fumo e parole.
Ancora cordiali saluti
Marco Montella

Un ultimo commento. Sparirò dalla circolazione lo prometto, ma ho letto un’altra roba strana tra i commenti. l’art. 700 c.p.c. letteralmente dispone: “Fuori dei casi regolati nelle precedenti sezioni di questo capo, chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere con ricorso al giudice i provvedimenti di urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito”. Questo articolo si trova installato nel titolo relativo i procedimenti sommari=non esiste assolutamente una applicabilità nel caso del signor Sergio. Altra peculiarità interessante si ha andando a consultare l’articolo 163 bis cpc che si occupa invece dei termini per comparire: si parla di non meno di 90 gg abbreviabili fino a 45 in casi particolari che richiedono pronta spedizione. Dunque: o manca qualcosa al racconto del Sergio o l’avvocato dell’azienda è dotato di poteri magici.
Rinnovo i miei saluti
M.M.

[...] non finisce qui! Via Marco Camisani Calzolari apprendo della vicenda di altro blogger che in post aveva raccontato la sua esperienza, non [...]

[...] aziende con le orecchie che danno ascolto agli utenti, aziende che al minimo commento lanciano querele ai blogger, blogger che firmano lettere di solidarietà, persone che ringraziano perché così si [...]

[...] in cui se ti lamenti con le aziende non si sa mai come va a finire, a volte ti puoi beccare una denuncia e a volte vieni trattato con una tale eleganza da sentirti quasi in imbarazzo per esserti [...]

[...] contrario di altri casi l’azienda ha avuto il decoro, sicuramente anche dovuto ai riflettori accesi dalla vicenda, di [...]

[...] contrario di altri casi l’azienda ha avuto il decoro, sicuramente anche dovuto ai riflettori accesi dalla vicenda, di [...]

Contando che siano apprezzati i necessari complimenti, lascio qui un modesto commento per attestare il mio apprezzamento per il magnifico vostro lavoro. Buona giornata!

[...] via Marco Camisani [...]

Scusate ma non condivido l’impostazione.
Intanto perchè avete sfiducia nei magistrati, ce ne sono anche di seri e non ideologizzati.
In secondo luogo se i rilievi si fossero mossi nella continenza e nella stretta riproduzione dei fatti non potrebbe esservi alcun margine per azioni giudiziarie (a meno che non siano azioni temerarie, ma in questo caso chi le ha messe in atto paga il doppio).
Il mio dubbio, non conoscendo la vicenda e non vedo alcuno che la riassuma, è che come al solito si sia dato sfogo alla solita gogna e si sia passati dalla ragione al torto.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra diceva Nostro Signore, ma in tanti blog vedo solo incredibili depositari di verità.
Chi scrive è stato fatto oggetto di diffamazione aggravata e continuata per anni da due o tre delinquenti.
Uno di loro, tale Salvo, è stato arrestato dalle forze dell’ordine.
Ma quella diffamazione è sempre li.
Salutoni.

Ciao,
oltre al problema di Sergio ha senso riflettere su un altro problema che è quello legato al ddl appena approvato al senato sempre riferito al problema della libertà di informazione.

Anche l√¨ sono previste sanzioni pecunarie che scoraggiano molti dal poter tenere un blog…

L’aria che tira in Italia non mi piace e la storia di Sergio (a cui va tutta la mia solidariet√†) mi pare sia solo uno dei tanti problemi si mancanza di garanzie ai cittadini/consumatori che rimangono vittime del potere economico e politico.

Vedremo cosa accadrà.

aiutooo!!
allora vorra’ dire che avendo scritto la mia esperienza con un fornitore sul sito http://www.dejavoice.it/2007/03/22/denunciare-una-truffa-on-line/comment-page-2/#comment-717
dovro’ oltre la beffa aspettarmi il danno….
ma xche’ i piu’deboli devono sempre rimetterci…e pensare che viene sempre publicizzato con ogni mezzo la possibilita e il dovere di fare denuncia delle proprie ingiustizie …ora uno non puo’ piu’ nemmeno scrivere la propria esperienza…
che vergogna

Penso sia assolutamente da evitare, scrivere posts facendo riferimenti dirette ad Aziende poco serie o opache nei loro rapporti con la clientela.
Si rischia la querela per diffamazione e, in caso di condanna, il pagamento di tasca propria. Meglio lasciar perdere.

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