Bello slogan per il Gran Prix di Pubblicità Italia.
Infatti ci si vede la lunedì

Monthly archives for May, 2008
Io ci sono
Buttati 15 milioni di Euro per il portale Borsa Lavoro Lombardia.
Il Corriere di sabato, edizione di Milano, titolava “Sito del lavoro? Inutile, buttati 15 milioni“. Si tratta di un articolo di Rita Querzè in cui si denuncia l’inadeguatezza del sito Borsa Lavoro Lombardia.
(versione leggibile)
La giornalista evidenzia che le news sono aggiornate al 2007 e ricorda la storia del sito, inaugurato il 24 marzo del 2005 da Maroni e Formigoni, ma poi gestito dal centro-sinistra dal 2006.
Intervista poi Gianpaolo Montaletti, responsabile are amercato del lavoro di Arifil, l’agenzia che ha in carico la progettazione, il coordinamento e la gestione.Montaletti Enzo Mattina, vicepresidente esecutivo di Quanta dice di aver tirato un sospiro di sollevo quando la Regione ha smesso di contattare Arifil per le procedure di conferimento dei curricula…
Perché? Cosa significa?
Rita Querzè continua il pezzo citando Carlo Spreafico, consigliere regionale PD che da la colpa a una carenza nel disegno organico per la raccolta dati, e conclude ricordando che il sito sta “cambiando pelle” e che purtroppo a pagare saranno sempre i cittadini…
Perché “cambiare pelle”? Che pelle?
Non mi convince.
Faccio un giro nel sito e vedo che, seppur con qualche difetto, le funzionalità principali sembra che siano state realizzate correttamente e sembrano funzionare regolarmente. La procedura di iscrizione è poco usabile, non fa un check in AJAX dei campi per evitare mille back per correggere il modulo, inoltre non manda link di conferma per validare la registrazione, ma alla fine in fondo va…
I curricula ci sono, le aziende pure. e dalle statistiche emerge un rapporto 1:2 anche se il report è aggiornato al 31 maggio 2007!
Incomincio quindi a nutrire il dubbio che stiano confondendo gli aspetti legati alla tecnologia e alle funzionalità, con quelli legati all’integrazione e alla promozione del sito nei giusti contesti.
Montaletti afferma “certo è che la Borsa Lavoro non è mai stata pubblicizzata”, e sin qui sembra emergere un barlume di consapevolezza. Poi però continua: “la pubblicità serve a poco visto che a inserire i profili di chi cerca lavoro sono gli operatori del settore”.
Una dichiarazione che evidenzia uno degli aspetti tipici del divario culturale nel 2008 degli operatori del settore. Un carenza che porta spesso ad associare il concetto di pubblicità ai mezzi di comunicazione generalista.
Montaletti in sostanza afferma che è inutile che la “gente” sia informata sull’esistenza del sito quando invece è rivolto a un pubblico “professional”.
Pare che i nostri amministratori non abbiano la più pallida idea di cosa sia la comunicazione digitale attraverso il web, e i risultati lo dimostrano.
Si fa confusione tra tecnologia e comunicazione. Perciò quando si assegna una commessa come per un sito di questo genere, ci si rivolge a soggetti “tecnici”, realizzatori di piatttaforme mediamente capaci di non far entrare i cracker nel sito, di far star su i server, di collegare un database a un form. Anche se a volte perdono qualche pezzo…
Ci si dimentica o si ignora che il web è prima di tutto comunicazione; la tecnologia è spesso una commodity, che deve funzionare non solo tecnicamente, ma anche ai fini e a supporto della comunicazione.
Sul web i due mondi spesso di incontrano ed è quindi sempre necessaria una gestione di progetto che conosca a fondo gli strumenti del Nuovo Web e ne sappia progettare le integrazioni con i nuovi meccanismi della comunicazione, che non sono solo pià lo “spot” o il manifesto. Per esempio bisogna sapere quando l’uso di un API di un certo servizio web può essere vantaggiosa intermini di diffusione dei contenuti nel web partecipativo, e solo in seconda istanza bisogna anche saperla implementare.
La maggior parte di chi oggi gestisce i siti web della pubblica amministrazione è fermo alle modalità realizzative di dieci anni fa, prima che ci fosse Google, Facebook, Twitter, i blog, e il web partecipativo in genere.
Si assegnano budget milionari per la creazione delle infrastrutture, ma non si destina quasi nulla ai contenuti, alle procedure, alla promozione e agli aggiornamenti. Il web non è la TV, non è un volantino, non è uno SPOT.
E’ un po’ come se in un programma televisivo si pensasse solo allo studio, alle telecamere, le luci, gli impanti elettrici, la messa in onda; e si delegasse al primo che passa la parte autoriale, la regia, la promozione, la conduzione e i contenuti.
E’ quindi probabile che questo sito non si debba rifare, a parte un’aggiornatina alle funzionalità e alcune aggiunte che lo rendano più moderno: dai widgets all’integrazione coi principali social networks.
Da evitare il termine restyling perché evoca rifacimenti grafici di cui non frega molto a nessuno, escluse le Direzioni e le Presidenze che invece approvano e giudicano i siti solo dalla grafica della homepage.
Sarà forse bene che si ripensi al marketing del sito, a partire da come è stato promosso presso gli attori che dovranno inserire le offerte, migliorare le procedure di inserimento, facilitandole, etc… Sarà forse necessario occuparsi degli aspetti legati al SEO , per raggiungere i giusti target, incentivare l’uso del mezzo, etc…
Che non si debbano spendere altri 15 milioni di Euro per rifare un altro sito sostanzialmente identico e che la causa dell’insuccesso sia prevalentemente da imputare al marketing risulta evidente quando si leggono i documenti relativi al progetto:
Ho letto il ppt di presentazione di Arifil e non c’è traccia di borsalavorolombardia.net
Anche nell’intervista al Direttore Generale Francesca Pasquini non si cita mai borsalavorolombardia.net
Nella delibera n.VIII/004524 del 18 aprile 2007 sul piano attività 2007-2009 non si nomina nemmeno Internet.
Eppure il povero Prof. Marco Martini, ideatore del progetto, nel suo sito, in homepage affermava: “l’ostacolo più grave al progresso tecnico e alla sua rapida diffusione nel mondo è la mancanza di motivazione e di cultura dell’azione“
Cari Amministratori dell’Arilf, noi siamo qui. Conosciamo bene il Web, le sue dinamiche e sappiamo far funzionare la “comunicazione sociale”, con prezzi molto inferiori a 15 mila Euro…
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P.S. UPDATE SU EXPO 2015:
Ci sono novità, entro luglio dovrei riuscire ad aggiornarvi con qualcosa di concreto…
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Digital divide in USA
Anche in USA sembra che non se la passino benissimo.
Secondo una ricerca Parks Associates, 20 milioni di famiglie non hanno accesso ad internet, ovvero circa il 18%.
Una famiglia su tre non ha mai usato un computer per scrivere un documento.
Un quinto dei capofamiglia non ha mai usato una email.
Questo il link alla ricerca.
Arrestato laureato a Catania
Claudiacice segnala una notizia davvero singolare che sottolinea il modo becero con cui certi giornalisti lasciano trasparire la loro convinzione di scrivere per una massa di deficienti.
Evidentemente il giornalista ritiene rilevante il fatto che il tenutario fosse laureato.
E’ questo genere di articoli che evidenzia il basso livello della maggior parte dei giornalisti che lavorano per i mainstream media.
Le pepite di Paola
Paola fa due conti e chiarisce, a suon di pepite e “quoziente”, un tema tanto attuale quanto importante…
La libertà
Per chi si fosse dimenticato cosa significa libertà, riporto qui sotto cosa mi ha risposto dieci minuti fa un amico cinese quando gli ho proposto di diventare country manager in Cina per LivePetitions.
Marco,
I’m not interested and I don’t think many other people will be either.
I’m pretty sure involvement in something like this would result in my expulsion from China… or at least visa troubles.
Best,
Michael
.
[img source]
Luigi Einaudi
Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli.
È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno.
Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.
Luigi Einaudi
La consapevolezza dell’esploratore
Dieci anni fa ho intrapreso un percorso, che ha unito indelebilmente la mia vita con la mia professione. All’inizio era pura dicotomia: da una parte la tecnologia e dall’altra la comunicazione. Facevo da una parte il creativo che scriveva, parlava alla radio, presentava alla TV e dall’altra l’esperto di tecnologia e il programmatore. Un destino che risale al 1980 quando con il mio primo personal computer esprimevo la mia creatività.
Poi dal 1996 ho potuto parlare di Internet alla Radio e alla TV. Da allora le strade si sono unite e contemporaneamente i media si sono moltiplicati.
Il mio sito personale erogava una newsletter periodica che un migliaio di lettori ricevevano via email. Era la newsletter di Uno Puntozero, il mio nick name che per anni ha sostituito Marco anche nella vita reale al di fuori della Rete. Ancora adesso ho amici che non riescono a non chiamarmi Uno.
E’ li che sono cominciate le mie battaglie. Da allora ad oggi ho intrapreso un percorso di maturazione “mediatica” attraverso varie fasi. All’inizio ero molto spigoloso, ridido e intransigente. Mi sembrava tutto molto chiaro e come tutti quelli che non avevano capito niente pensavo di aver capito tutto.
Oggi mi sembra di aver capito sino in fondo poche cose e a questo punto sono piuttosto preoccupato, non tanto per quanto devo ancora comprendere, ma a causa di quel po’ di presunzione rimasta nel pensare di aver capito qualcosa…
E’ con questa consapevolezza che sto intraprendendo il mio percorso e le mie battaglie contro chi resiste all’avanzare del digitale, frenando l’innovazione, più o meno coscientemente.
Inoltre cerco di tenere conto del medium da cui comunico e il ruolo che ho deciso di avere all’interno di ogni canale e contesto.
Sul mio blog per esempio c’è il mio nome e la mia faccia e ogni sasso che lancio parte dalla mia mano. Non c’è un avatar ne un nick name. Se sbaglio sbaglio io e non ho un ricambio. Il mio territorio è la Rete e quindi il mondo, non si può scappare, ne migrare.
Ci vuole coraggio credetemi. E non sono l’unico. Qui dentro c’è un bell’elenco di coraggiosi che con nomi e cognomi, che siano nel titolo o solo nelle firme, più o meno cosapevolmente stanno anche loro avanzando a petto nudo, bendati, verso una trincea invisibile dove tutti sono in grado di vedere la più piccola goccia di sudore e tu invece con fatica riesci appena a renderti conto che la fuori c’è qualcuno…
Perché scrivo sul blog? E’ un po’ come chiedere agli scrittori perché scrivono i libri! Dipende dall’autore, dal contenuto del libro, dal percorso, dal tipo di pubblicazione, etc. etc…
Io amo esplorare i nuovi linguaggi e le nuove dinamiche relazionali che possono generare valore.
Spesso questo porta a essere critico, specie nell’area in cui sono tribuno, ovvero il digitale, la sua diffusione e le sue libertà.
Perdonate la banalità ma quando vedo muovere critiche o sono io a esporne alcune, mi rendo conto di essere di fronte solo a una visione parziale delle cose.
Solo l’oggetto della critica conosce a fondo tutte quelle dinamiche che lo hanno portato a operare quelle scelte. Ai giudizi esterni manca sempre qualcosa per essere davvero completi.
Portando il concetto agli estremi, ognuno di noi giustifica quasi sempre se stesso e il proprio operato. Anche gli errori noi sappiamo che sono frutto di debolezze, che a nostra volta giustifichiamo perché ne conosciamo le radici e così via.
Chi ci è più vicino ci giustifica spesso perché vive con noi un rapporto intimo speciale. Poi più ci si allontana più si è giudicati con freddezza e razionalità, sino a quelli che tendono a vedere solo gli aspetti negativi di ogni nostra azione.
Quando critico i convegni, i relatori, le aziende, i prodotti, le persone, le categorie, i bit e gli atomi in genere, ho sempre la profonda consapevolezza di non saperne in fondo nulla. So bene di cosa sto parlando, e sono naturalmente convinto delle mie ragioni. So anche però, che se entrassi nelle “braghe” del mio bersaglio, probabilmente avrei ragioni da sostenere ben più corpose delle mie critiche.
Non sono stato colpito dalla sindrome del buon samaritano, ma ho sentito il bisogno di condividere con i miei amici lettori questo pensiero, che però gioco forza, mediato dal blog, non può che apparire come una sorta di manifesto che non è. Forse l’ho fatto un po’ troppo seriamente?
Oggi a un convegno un relatore alla fine del mio intervento di apertura mi ha detto incredulo: “Ma sei simpatico! Dal tuo blog non emergeva!”. Ho deglutito e riflettuto…
Ma a quanto pare non ne ho tratto nulla, con questo post “trombonico” ho paura di aver peggiorato la situazione…
Hasta pronto
Demagogia digitale

O zitelle digitali? Chi non ha peccato scagli il primo iPhone!
Credo che i Cittadini Digitali, blogger, o chiamateli come volete, debbano controllare, partecipare e criticare attivamente l’operato del Governo sui temi legati al digitale…
Ma prendersela con l’iPhone crakkato è pura demagogia!





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