Dieci anni fa ho intrapreso un percorso, che ha unito indelebilmente la mia vita con la mia professione. All’inizio era pura dicotomia: da una parte la tecnologia e dall’altra la comunicazione. Facevo da una parte il creativo che scriveva, parlava alla radio, presentava alla TV e dall’altra l’esperto di tecnologia e il programmatore. Un destino che risale al 1980 quando con il mio primo personal computer esprimevo la mia creatività.
Poi dal 1996 ho potuto parlare di Internet alla Radio e alla TV. Da allora le strade si sono unite e contemporaneamente i media si sono moltiplicati.
Il mio sito personale erogava una newsletter periodica che un migliaio di lettori ricevevano via email. Era la newsletter di Uno Puntozero, il mio nick name che per anni ha sostituito Marco anche nella vita reale al di fuori della Rete. Ancora adesso ho amici che non riescono a non chiamarmi Uno.
E’ li che sono cominciate le mie battaglie. Da allora ad oggi ho intrapreso un percorso di maturazione “mediatica” attraverso varie fasi. All’inizio ero molto spigoloso, ridido e intransigente. Mi sembrava tutto molto chiaro e come tutti quelli che non avevano capito niente pensavo di aver capito tutto.
Oggi mi sembra di aver capito sino in fondo poche cose e a questo punto sono piuttosto preoccupato, non tanto per quanto devo ancora comprendere, ma a causa di quel po’ di presunzione rimasta nel pensare di aver capito qualcosa…
E’ con questa consapevolezza che sto intraprendendo il mio percorso e le mie battaglie contro chi resiste all’avanzare del digitale, frenando l’innovazione, più o meno coscientemente.
Inoltre cerco di tenere conto del medium da cui comunico e il ruolo che ho deciso di avere all’interno di ogni canale e contesto.
Sul mio blog per esempio c’è il mio nome e la mia faccia e ogni sasso che lancio parte dalla mia mano. Non c’è un avatar ne un nick name. Se sbaglio sbaglio io e non ho un ricambio. Il mio territorio è la Rete e quindi il mondo, non si può scappare, ne migrare.
Ci vuole coraggio credetemi. E non sono l’unico. Qui dentro c’è un bell’elenco di coraggiosi che con nomi e cognomi, che siano nel titolo o solo nelle firme, più o meno cosapevolmente stanno anche loro avanzando a petto nudo, bendati, verso una trincea invisibile dove tutti sono in grado di vedere la più piccola goccia di sudore e tu invece con fatica riesci appena a renderti conto che la fuori c’è qualcuno…
Perché scrivo sul blog? E’ un po’ come chiedere agli scrittori perché scrivono i libri! Dipende dall’autore, dal contenuto del libro, dal percorso, dal tipo di pubblicazione, etc. etc…
Io amo esplorare i nuovi linguaggi e le nuove dinamiche relazionali che possono generare valore.
Spesso questo porta a essere critico, specie nell’area in cui sono tribuno, ovvero il digitale, la sua diffusione e le sue libertà.
Perdonate la banalità ma quando vedo muovere critiche o sono io a esporne alcune, mi rendo conto di essere di fronte solo a una visione parziale delle cose.
Solo l’oggetto della critica conosce a fondo tutte quelle dinamiche che lo hanno portato a operare quelle scelte. Ai giudizi esterni manca sempre qualcosa per essere davvero completi.
Portando il concetto agli estremi, ognuno di noi giustifica quasi sempre se stesso e il proprio operato. Anche gli errori noi sappiamo che sono frutto di debolezze, che a nostra volta giustifichiamo perché ne conosciamo le radici e così via.
Chi ci è più vicino ci giustifica spesso perché vive con noi un rapporto intimo speciale. Poi più ci si allontana più si è giudicati con freddezza e razionalità, sino a quelli che tendono a vedere solo gli aspetti negativi di ogni nostra azione.
Quando critico i convegni, i relatori, le aziende, i prodotti, le persone, le categorie, i bit e gli atomi in genere, ho sempre la profonda consapevolezza di non saperne in fondo nulla. So bene di cosa sto parlando, e sono naturalmente convinto delle mie ragioni. So anche però, che se entrassi nelle “braghe” del mio bersaglio, probabilmente avrei ragioni da sostenere ben più corpose delle mie critiche.
Non sono stato colpito dalla sindrome del buon samaritano, ma ho sentito il bisogno di condividere con i miei amici lettori questo pensiero, che però gioco forza, mediato dal blog, non può che apparire come una sorta di manifesto che non è. Forse l’ho fatto un po’ troppo seriamente?
Oggi a un convegno un relatore alla fine del mio intervento di apertura mi ha detto incredulo: “Ma sei simpatico! Dal tuo blog non emergeva!”. Ho deglutito e riflettuto…
Ma a quanto pare non ne ho tratto nulla, con questo post “trombonico” ho paura di aver peggiorato la situazione…
Hasta pronto





“Ancora adesso ho amici che non riescono a non chiamarmi Uno.”
Oh ma lo sai che succede anche a me?
Dicono sempre…
“Quel Sartoni è proprio uno ….”
a proposito dell’intervento di ieri, complimentoni! Mi spiace di non aver potuto seguire tutta la sessione, ma comunque molto interessante.
@Sara, grazie molte!
ciao
sei interessato ad uno scambio link?
grazie
Sette Note
http://www.settenote.org
io ti seguo perchè apprezzo la tua serietà ed impegno con cui tratti argomenti che mi interessano, non ho avuto ancora il piacere di ascoltarti e quindi incontrarti nel tue tante conferenze, questo è il mio rammarico. Se ci sarà questa occasione apprezzerò anche la tua simpatia ma nel frattempo apprezzo la tua franchezza, condivido le tue critiche che se pur amare ritengo siano utili a spronare un sistema d’impresa troppo lento ad evolversi. Continua così Marco