Leggevo un vecchio articolo sul Corriere del 20 Dicembre 2007 (pagina 6) che denuncia la grande ignoranza degli studenti Italiani. Il Ministro Fioroni interviene sostendo l’esigenza di un piano straordinario.
Poi guardo meglio i test condotti dall’OCSE-PISA riportati nella foto che riproduce una lavagna, e nel secondo paragrafo della terza domanda vedo scritto “Qual’è” con l’apostrofo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Il colpevole è il giornalista del Corriere che ha scritto il pezzo? Il Ministero? Il grafico che ha riportato il testo sulla lavagna?
L’unica certezza è la gravità di quell’errore in quel contesto.
Questo l’ingradimento dell’errore:






Bravo marco che anche questa volta, con grande impegno, hai trovato l’ago nel pagliaio. O forse è una pagliuzza nell’occhio? boh…
Quella dell’apostrofo o meno fra “qual” e “è” mi è sempre sembrata meno che una finezza. Ai tempi delle scuole elementari, una 20ina d’anni fa, la maestra mi insegnò a metterci l’apostrofo: oggi sembra il peggiore degli errori.
Avessero usato la cappa al posto della cu, sarei stato completamente d’accordo con te.
Come giustamente sottolineato da Matteo la questione in oggetto e’ un po’ piu’ “sottile” di quanto, in effetti, possa apparire al buon Camisani. Nel suggerire un approfondimento sul tema propongo di valutare la scuola di pensiero del noto Franco Fochi che, di certo, su questo argomento offre parecchi spunti!
Filippo
P.S.: cmq grazie a Marco e (ed) all’ottimo lavoro svolto sin’ora (sino ad ora). Troncamento o elisione, questo e’ il dilemma! “
Secondo me il problema si trova nel grafico che ha riportato la scritta nella lavagna… Ma successivamente dovrebbe essere stato controllato da qualcuno il testo… E quindi le persone ignoranti sono state 2!
Oppure sarà stato una svista? Chi lo può sapere… Sta di fatto che in questo contesto viene proprio da ridere (se non da piangere)
Avendo fatto parte del gruppo di lavoro PISA, posso assicurare che nel testo originale della prova l’apostrofo NON c’era.
Quindi l’errore è del grafico che ha “trascritto” il testo sulla lavagna (e del correttore di bozze che non ha corretto!)