Sono felice di entrare a far parte del Crazy Marketing Network.
Come direbbe Vittorio Pasteris, il bloggante è felice di essere entrato a far parte del network CMN.
Come direbbe Maurizio Goetz, comunicare in modo non convenzionale significa entrare a far parte del network CMN.
Come direbbe Massimo Mantellini, con il mio amico (citare uno a caso tra i soliti 5 che si citano sempre tra di loro) che ho incontrato a (citare uno a caso tra eventi sociali radical chic) abiamo discusso del fatto di essere entrato a far parte del network CMN.
Come direbbe Lele Dainesi, una notte ero sul mio cavallo d’acciaio e mentre la luna mi baciava sono entrato a far parte del network CMN.
Come direbbe Stefano Vitta, sono entrato a far parte di un network.
Come direbbe Andrea Beggi, sono entrato a far parte di un iniseme di client interconnessi via TCP/IP che utilizzano http in modalità non protetta denominato network CMN.
Come direbbe Beppe Grillo, mi hanno chiesto di far parte del network CMN ma io non ho risposto indignato.
Come direbbe Massimo Moruzzi, sono entrato a far parte del network che non è collegato ne a Berlusconi ne alla Chiesa. CMN, che però gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…
Come direbbe Marco Zamperini, sono sempre più figo, il vostro numero uno adesso fa parte del network CMN.
Come direbbe Jtheo, mi chiama Alex per entrare a far parte del network CMN e…
Come direbbe Luca De Biase, l’economia della felicità è anche far parte del network CMN.
Come direbbe Macchianera, [parolaccia] [parolaccia] [parolaccia] [parolaccia] entrato a far parte del network CMN.
Come direbbe Roberto Dadda, mi chiedo come mai Marco Camisani Calzolari Cittadino Digitale sia entrato a far parte del network CMN. Traete voi le conclusioni e poi ditemi se vi sembra coerente.
Come direbbe Sara Taricani, sono entrata a far parte del network CMN.
Come direbbe Stefano Hesse, sono entrato a far parte del network CMN. (disclaimer: lavoro per Google).
Come direbbe Tommaso Tessarolo, sono entrato a far parte dei un network non televisivo: CMN.
Come direbbe Costantino della Gherardesca, sono entrato a far parte di un network radical chic: CMN.
Come direbbe Edoardo Passarella, il mio viaggio sulla via dell’acqua in giro per il mondo passa anche da CMN.
Come direbbe Edoardo Colombo, sono entrato in CMN acronimo di Chiudiamo Malgoverno Neocomunista.
Come direbbe Stefano Quintarelli, grazie al fatto che la rete è ancora neutrale sono entrato a far parte del network CMN.
Come direbbe Maxime, sono entrato a far parte del network CMN.
Come direbbe Marco Cattaneo, personalmente sono molto contento di far parte di CMN.
Monthly archives for January, 2008
CMN – Crazy Marketing Network
Cercasi
- Sistemista Linux. Esperto Debian. Per setup o gestione gestione saltuaria di server esistenti.
- Programmatore PHP, MYSQL, di elevate capacità.
- Esperto Asterisk.
- Esperto WordPress e modifica templates.
- Montatore video. Non “mondo” AVID, ma “mondo” Sony Vegas, Premiere, etc.
In tutti i casi si tratta di lavori a progetto, gestibili da casa propria.
Cerchiamo persone dotate di: disponibilità, proattività, precisione.
Inviare email di presentazione a cv@camisani.com. (Chi ha già mandato il CV precedentemente per annunci in posizioni simili, è pregato di inviarlo nuovamente perché abbiamo perso la cartella che li conteneva).
Non si spedisce in Africa e in Italia!
Chi ha ordinato un libro su Amazon ed è dovuto andare a ritirarlo a Milano Cordusio sa di cosa sto parlando.
Cestoni pieni di pacchetti ammucchiati, con impiegati che ci frugano dentro a caso. Gli impiegati ti chiedono annoiati cosa vuoi, quando gli consegni il tuo cedolino, si girano e a piccoli passi annoiati raggiungono un tavolino dove c’è un librone con dentro annotati a mano tutti i pacchetti che giacciono nei cestoni infernali.
Incominciano a sfogliare, piano piano, con l’indice tengono il segno, riga per riga, poi una leccata al polpastrello e via una nuova pagina… e ancora… e ancora… Poi lo chiudono, il loro volto non lascia trapelare nulla. L’avrà identificato o no? Impossibile da scorgere. Altri piccoli passi lenti e sparisce dietro un muro. Ti sposti di lato da dietro il vetro e lo vedi che cerca di salire su un pacco per terra per raggiungere la sommità di un cestone. Poi incomincia a frugare, frugare, frugare… Prende un pacchetto, legge lentamente cosa c’è scirtto sopra, poi lo ributta dentro. Prende un altro pacchetto, legge lentamente cosa c’è scirtto sopra, poi lo ributta dentro. Poi un altro ancora. Ogni volta preghi che sia il tuo, ma non lo è…
Dopo quindici minuti torna a mani vuote. Ti guarda. Capisci che non lo ha trovato e ti dice “Mi spiace, deve tornare tra qualche giorno”. Tu non ci credi, gli chiedi come mai e lui si giustifica “forse il correire non l’ha ancora riportato”. Gli spieghi che hai la portineria, che forse il pacchetto non ce l’hai mai avuto il portiere, e così via… Nulla. Il suo sguardo annoiato è già sul “cliente” successivo che gli porge un cedolino come il mio…
Chiedo di una responsabile, mi dicono di andare allo sportello numero 10. Ci vado, c’è uno che ha una faccia mostruosa, ma poi si dimostra gentile. Mi suggerisce, con l’occhiolino, di andare a parlare con una certa signora xxxxx.
Parto, mi armo di sorriso; la vedo, è bruttissima, urla stridula e tratta male i suoi sottoposti. Kafka in confronto scriveva di efficienza.
Ma io sono disposto a tutto, voglio il mio pacchetto!
Nel frattempo rifletto su quanto la mia dignità di cittadino sia arrivata in basso, mi rendo conto che sono Italiano e che sono nato con la consapevolezza che per ottenere i propri diritti devi armarti di sorriso e fare il simpatico/gentile con una specie di mostro statalizzato. Non puoi pretendere i tuoi diritti con fermezza. Il muro di gomma ti rimbalzerebbe molto lontano dal tuo pacchetto.
Le spieghi la situazione. L’hai convinta! Lei telefona a un numero che estrae da una rubrica di carta consunta. Preghi che trovi l’altro italiano aumma-aumma-io-faccio-un-favore-a-te-e-tu-lo-fai-a-me. Lo trova, si scambiano due battute, si raccontano dei figli e delle vacanze, ma non puoi protestare perché ti sta facendo un favore. Si gira, ti schiaccia l’occhio e tu le sorridi.
Razionalmente ti senti una schifezza di essere umano, senza dignità, ma ti accorgi che atavicamente consideri tutto ciò normale. Sono atteggiamenti che avrai visto mille volte da piccolo mentre accompagnavi la nonna in posta. Tu stavi scoprendo il mondo e tuto per te era formazione. In quel momento hai chiara la differenza che passa tra te e un inglese. Non in teoria, ma lo senti e lo vedi in modo cristallino…
Interrompe i tuoi pensieri come uno spot durante un film “Deve andare in Via xxxxx dal corriere yyyy, il pacchetto è la!”. Riprendi fuoco, ce l’hai davanti, le risorridi, la ringrazi molto per la sua infinita gentilezza e te ne vai.
Sali in macchina, strappi la multa, zigzaghi nel traffico, raggiungi la periferia, entri dal corriere. Stessa scena. Stesso impiegato, che però questa volta lavora per un’impresa privata. Ma non una come le altre. Una che ha preso un appalto dal pubblico e quindi i ritmi sono sempre quelli. Un reggae non udibile segna il ritmo di chiunque. Avanti e indietro a ritmo… Lento… Lentissimo… Scompare come l’altro. Uno, due, cinque, dieci minuti. Poi torna, con un pacco in mano! E’ il mio. Mi dice che devo pagare. Chissenefrega, pago tutto quel che vuole, voglio il mio pacco. Non ha il resto. Gli lascio il resto.
Esco correndo, sembro un atleta che ha appena vinto la medaglia d’oro.
Corro in macchina, butto il pacco sul sedile del passeggero, guardo per aria e faccio un respiro profondo…
Il risultato è che sono sempre di più i venditori internazionali, specie quelli cinesi che si rifiutano di spedire in Italia.
Il motivo è dovuto alla grande confusione che regna nel nostro sistema postale, specie con i pacchi provenienti dall’estero.
Come si fa a sviluppare l’economia in un Paese in cui la logistica non funziona? In cui ci sono i libroni di carta? In cui non si possono licenziare impiegati perniciosi per la società come quelli?
Se Grillo smettesse di fare il politico che fa finta di fare il comico e tornasse a fare il comico che fa finta di fare il politico potrebbe fare un “Te la do io l’Italia.it!” per lenire le fatiche di una giornata a fare lo slalom tra le inefficienze del bel Paese.
Immaginiamocelo:
Belin, io non ci credo. Roba da pazzi belin. Guardate le inserzioni qui sotto. Hanno tutti smesso di spedire in Italia! Ma che figura ci facciamo dico io. Me lo vedo già, un cinese che con quegli occhi a mandorla ci guarda e dice… Fermi! Fermi… Non ridete!. Ci guarda… Aspetta, fammi finire… Ci guarda e dice, “se volele noi spedile pel voi, basta chiedele. tu vendele poste a noi? Noi legalale anche poltale Intelnet Italia.it glatis nel plezzo!” Ma io ci divento pazzo io. Belin. FERMI! FERMI!

Link alla pagina originale dell’inserzione per chi non ci crede.

Link alla pagina originale dell’inserzione per chi non ci crede.
L’ultima rivoluzione.

Avevo 11 anni, ero un ragazzino che da 4 anni veniva spedito ongi anno a primavera per tre mesi in Inghilterra nei college estivi a imparare l’inglese. Era il 1980 e in Oxford Street a Londra è apparso in vetrina quello che dopo una collect call di autorizzazione a casa sarebbe diventato il mio primo Commodore Vic 20. L’anno dopo sono riuscito a farmelo aggiornare con il Commodore 64 e pochi mesi dopo ho ottenuto anche l’accoppiatore telefonico a 300 baud.
Da allora, sono ormai 27 anni che mi collego a tutto quel che posso. Cribbio quanto sono vecchio…
Ho assistito a molte rivoluzioni, e per certi aspetti che ne sono tre che sono state tra le più rappresentative:
- La prima è stata quella delle BBS: si potevano ricevere contenuti digitali a distanza seduti a casa propria digitando su una tastiera!
- La seconda è stata quella del web e dei motori di ricerca: si poteva cercare quel che si voleva e si ricevevano contenuti più o meno pertinenti facendo qualche click con il mouse!
- La terza è quella del nuovo mobile: Mentre si fa altro si può avere accesso a qualsiasi contenuto multimediali, ovunque, premendo qualche bottone con il pollice!
Niente a che vedere con i wallet garden offerti dagli operatori telefonici. Le applicazioni che funzionano sono quelle che permettono un accesso libero e incondizionato a tutta la Rete, senza vincoli di tempo o di bit.
Che si potesse accedere a YouTube con un cellulare dotato di browser e capace di riprodurre filmati in Flash non è cosa nuova. Ma le vere novità nel mondo mobile non arrivano dalle grandi softwarehouse ma dalle piccole, o dai piccoli programmatori. Samir per esempio è un coder di grande talento, un vero hacker (nel senso proprio del termine) che ha sviluppato RotateMe. Un’applicazione capace di cambiare automaticamente l’orientamento del display nei cellulari dotati di acelerometro, come per esempio il Nokia N95. Giri il cellulare, si gira lo schermo. Nokia non ci aveva pensato, lui si! E lo ha saputo realizzare…
Oppure Sebastian Jedruszkiewicz, che ha scritto in C un’applicazione a dir poco rivoluzionaria. A prima vista non sembra nulla di straordinario, ma quando ce l’hai in tasca e la usi davvero, ti rendi conto che rappresenta un enorme cambiamento nella comunicazione.
Ti permette di avere nel tuo cellulare un applicativo free, dotato di un’interfaccia usabile col pollice, senza dover quindi navigare via browser, che da accesso immediato a qualsiasi contenuto video su YouTube e quindi più o meno disponibile sul pianeta, in 5 secondi.
Non l’ho percepita come rivoluzione sino alla prima volta che, a cena con amici, qualcuno parla della Corrida e delle sue mille sfumature, io impugno il cellulare, apro emTube, cerco per “corrida”, via HSDPA in 3 secondi arrivano i risultati, altri 3 e partono i video sulle corride nel mondo.
E’ un cambiamento a mio parere di grandissima portata. Uno di quelli che si comprende solo quando si prova in prima persona. Avere qualsi qualsiasi contenuto video a 6 secondi di distanza dal pensiero è a mio parere qualcosa di rivoluzionario.
Se avete un cellulare Symbian compatibile scaricate e installate emTube. E’ gratuito.
Sesso 2.0

Il 12 aprile 2008 ad Atlanta qualcuno organizza un meeting sul sesso 2.0
E’ un segnale che l’iperbole dell’uso a sproposito di quel termine ha raggiunto il parossismo.
Speriamo che almeno sia sesso “partecipativo” per davvero…
Deliri di incompetenza di un imprenditore a inizio 2008

Ho la sensazione che l’Italia soffra di convulsioni e deliri dovuti ad una profonda e diffusa incompetenza della classe dirigente. Girano pochi soldi, quei pochi li gestiscono in pochissimi e quei pochissimi sono mediamente impreparati.
Pensavo che questa percezione fosse dovuta al fatto che, siccome l’argomento che mi ruota intorno è sempre il digitale, la maggior parte dei nostri top manager 40-60enni non ne sa nulla. Pensavo che la mia visione secondo cui non sapere nulla di digitale significa non poter guidare un’azienda verso il futuro fosse influenzata dalla mia cultura e dall’ambiente che frequento. Il pressapochismo che emerge dai prodotti generati da questi individui è lapalissiano, ma anche qui pensavo che fosse solo legato al web e al loro approccio coi prodotti digitali in genere.
Poi mi guardo in giro e vedo che sono tante le cose fatte male.
Chiedo a taxisti come mai alla Stazione Centrale di Milano c’è una confusione bankokkiana nelle cinque corsie sotto le nuovissime pensiline. Mi rispondono che solo degli incompetenti avrebbero potuto progettare una cosa così inusabile e che nessuno dell’amministrazione ha mai chiesto ai taxisti o ai loro rappresentanti come, secondo la loro esperienza, avrebbero progettato la nuova stazione taxi.
Atterro a Malpensa e scopro che anche li la situazione è indiana con urla, aggrappamenti alle portiere e cofani schivati al volo.
Poi vedo Alitalia che perde miliardi al giorno perché non può licenziare personale che non serve più e che scopro essere assunto tutto a Roma con quindi tutti tecnicamente in trasferta continua. Le macchinette distribuisci biglietti inusabili, gli ecopass poco eco e molto pass, i marketing manager e responsabili web delle aziende che fanno fatica a capire cos’è SpeakageLine perché (giuro) lo confondono con YouTube e quindi non capiscono dov’è la novità, altri marketing manager (oltre agli immancabili anche i responsabili web che a volte sembrano essere finiti li per punizione dovuta a grave incompetenza generale nelle altre mansioni che coprivano prima, e che erano lontano anni luce dall’attuale incarico, ma siccome sapevano usare bene il PC, perché non metterli alla gestione del sito? eh certo!) che chiedono un catalogo cartaceo su SpeakageLine (che ovviamente non abbiamo perché la carta non può riprodurre suoni!) ma non fanno la telefonata di prova per capire come funziona. Consulenti di web partecipativo che ritrovo ai miei seminari al posto di trovare i loro account su FaceBook. Ispettori della magistratura che non sanno così un indirizzo IP e mi chiedono i log coi numeri di telefono dei navigatori che entrano sulle mie piattaforme.
Avvocati che mi chiedono di riportare su “tutto il sito” (mio) che quello non è il loro sito. L’azienda che produce e distribuisce il mio notebook non riesce a trovare una batteria di scorta nemmeno fornendogli il numero di serie; per loro la mia batteria non è mai esistita. Le Poste che accumulano centinaia di pacchetti dentro grandi cestoni e quando vai a chiedere del tuo pacco iniziano a frugare come pazzi, ma soprattutto come se fosse la cosa più normale al mondo. Gli albeghi che hanno firmato contratti in esclusiva con Swisscomm e sono obbligati a fornire la Wifi a 20 euro al giorno in camera e non si rendono conto che è come se facessero pagare acqua e aria a clienti che spendono circa 200 euro a notte. Concessionari che considerano normale darti appuntamento tra 15 giorni per aggiustarti la macchina, in garanzia, che non funziona per un difetto loro. Il mio homebanking non mi da lo storico dei bonifici effettuati per più di 30 giorni! In banca gli impiegati non sanno cosa dirmi… C’è grande confusione, non si capisce “da che parte si guardano” le cose, dov’è il centro, così come in questo post. E’ difficile lavorare in mezzo a tutto questo delirio.
Aziende che pagano altre aziende a 120 giorni come se fosse normale e se cerchi di negoziare (io ho smesso da un po), ti guardano sospetti come se fosse una prova per verificare le “spalle grosse” del fornitore. Nel frattempo tu continui a pagare istantaneamente chi lavora per te e negli anni ti sei creato un polmone di liquidità da far invidia ai Rothschild per garantire il suppoprto a flussi di cassa pantagruelici. A volte ho il sospetto di essere nato nell’epoca sbagliata e di essere quindi dentro scatole sbagliate in cui mi trovo sempre dalla parte sbagliata.
Faccio l’imprenditore da quando non c’è più nessuno che difende i piccoli imprenditori dalle mille difficoltà che si trovano ad affrontare nel perseguire i propri obiettivi di questi tempi. Tasse che di fatto superano il 50% del reddito imponibile. Se svolgi un’attività digitale non puoi scaricare quasi nulla perché non rientri nei canoni conosciuti. I migliori collaboratori fai fatica a tenerli perché sono attratti da aziende con più di 15 dipendenti (art. 18 non si può licenziare, scusa, ma preferisco andare a lavorare la…). Duro da digerire ma comprensibile. Venture capitalist che iniziano ora a investire sull’email marketing, quindi per il nuovo web ci vorranno decenni.
Certe cose in Italia non si possono dire, si è impopolari. Io ho scelto di dire la verità e di essere impopolare da un bel pezzo. Per andare avanti bene devi spendere le energie di un bulldozer per fare cose che in altri tempi richiedevano quelle di un motorino. Nessun funerale di stato per chi in mezzo a tutto questo ci lascia le penne, in Italia se abiti in centro non si commuove nessuno…
Qual è l’ignorante?
Leggevo un vecchio articolo sul Corriere del 20 Dicembre 2007 (pagina 6) che denuncia la grande ignoranza degli studenti Italiani. Il Ministro Fioroni interviene sostendo l’esigenza di un piano straordinario.
Poi guardo meglio i test condotti dall’OCSE-PISA riportati nella foto che riproduce una lavagna, e nel secondo paragrafo della terza domanda vedo scritto “Qual’è” con l’apostrofo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Il colpevole è il giornalista del Corriere che ha scritto il pezzo? Il Ministero? Il grafico che ha riportato il testo sulla lavagna?
L’unica certezza è la gravità di quell’errore in quel contesto.
Questo l’ingradimento dell’errore:
L’Informatica e l’Innovazione Forense
Devo ancora rientrare dalle vacanze, ma nei giorni scorsi mi avevano già raggiunto notizie di questioni legali legate alle mie piattaforme. In particolare LivePetitions.com si è dovuta digerire una squadra di calcio che a seguito di una petizione sgradita ci ha intimato di scrivere “su tutto il sito:” (testuale) “Questo non è il sito della xxxxxx Calcio Spa”.
Ieri è arrivata una comunicazione della Magistratura chidendoci, a seguito di una denuncia, di fornire i log col “numero di utenza telefonica” di un petizioniere. Gli abbiamo spiegato che, ammesso che il soggetto si sia collegato via telefono PSTN, il numero di telefono lo conosce solo il provider.
E’ dura lavorare in Italia… Come si fa a imprendere quando l’impianto legale sembra aver difficioltà a tutelare i diritti degli imprenditori nel settore digitale.
Ma stasera torno a Milano, e serviva qualche notizia positiva.
E’ arrivata dall’Avvocato Francesco Celentano.
Nasce il Centro per l’Informatica e l’Innovazione Forense
Il neo Presidente Francesco Celentano illustrera’ le linee programmatiche in occasione dell’incontro con l’On. Maurizio Gasparri.
Il Consiglio direttivo, quale primo atto conseguente al suo insediamento, ha nominato Presidente l’Avv. Francesco Celentano: 42 anni, e’ docente universitario, autore di varie pubblicazioni scientifiche, e ricopre diversi incarichi istituzionali forensi, anche a livello europeo. ”Mi trovo oggi a prendere in mano un organismo forte, grazie al lavoro gia’ svolto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Foggia, e di fronte a sfide decisive per il futuro dell’Avvocatura nel Paese” – ha sottolineato Celentano.
Il neo Presidente illustrera’ le linee programmatiche del Centro per l’Informatica e l’Innovazione Forense in occasione dell’incontro con l’On.
Maurizio Gasparri nel corso del seminario ”Il web quale strumento di sviluppo e convergenza della conoscenza”. L’incontro, che segue quelli tenutisi con Marco Camisani Calzolari e la Sen. Franca Rame, avverra’ il prossimo 18 gennaio presso l’Aula Magna della Facolta’ di Economia dell’Universita’ degli Studi di Foggia.
Qui il link.






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