Depressione digitale



Mi sono un po’ stufato di condividere, conversare e partecipare…
E’ normale dite?
Forse è solo depressione digitale momentanea?
E’ l’equivalente di “Non voglio più vivere, addio mondo crudele?”
Saranno i ritmi elevati, le tante attività, la scrittura del libro che mi impegna, le ferie che si avvicinano…
Mah…

UPDATE: LA LETTERINA DI BABBO NATALE SCRITTA DA MARCO CATTANEO MI HA TIRATO SU! :)

Reader Comments

Nel digitale le possibilità sono due, o sei vivo o sei morto, non puoi scegliere una via di mezzo.
Il digitale è debressione costante. Lasci o prendi quello che ti serve e vattene. Se ci rimani incastrato ciao ciao…

Ti capisco, non si può essere sempre su di giri, specie magari quando le cose non vanno come vorresti e ci si mettono magari di mezzo imprevisti indipendenti dalla tua volontà. Mi sembra di aver imparato che, in questi momenti, avere una piccola visione aiuta e tu sicuramente ce l’hai. Pensa anche che tanti non ce l’hanno questa piccola visione, forse stanno anche meglio di te, ma il mondo non lo cambiano certo loro. Buon Natale

A me succede periodicamente..
Sarà che a volte mancano gli stimoli da e per la rete e vien voglia di distogliere lo sguardo dall’LCD? Saranno forse le interfacce ancora innaturali , che alla lunga, portano in questa direzione? Sarà una sorta di alienazione dalla propria identità fisica?!

Lorenzo,
la verità è che ho il timore che gli attori che dovrebbero e potrebbero rappresentare la Rete siano anche loro troppo impegnati a riportare le notizie dei mainstream piuttosto che occuparsi dei reali problemi del digitale. Se domani Republica dovesse riportare in prima pagina l’iniziativa Cittadini Digitali, vi parteciperebbero tutti “gli esperti”. Altrimenti non siamo capaci di essere autonomi nei contenuti e nell’agenda della Rete, ovvero nel definire cosa conta e cosa no.
L’incapacità diffusa è figlia di quell’ignoranza che vede il 66% degli italiani semianalfabeti o analfabeti di ritorno. I primi 7 canali continuano a influenzare le menti anche dei più illuminati e l’apparente capacità di scelta è in realtà condizionata dall’importanta percepita dei media tradizionali.
Cittadini Digitali è no brand, ovvero libero da nomi, compreso il mio. La partecipazione è stata bassa e questo significa che sono pochi quelli davvero capaci di affrontare direttamente quei temi, e anche questo mi demoralizza. Il resto degli apparenti pensatori sono in realtà dei riportatori di notizie, spesso nemmeno troppo commentate. Il mio aggregatore conta centiaia di fonti e ogni volta che un medium tradizionale lancia una notizia che ha a che fare con la Rete, viene ripresa da centinaia di bloggers, a volte con inutili copia/incolla.
Abbiamo una grande opportunità, la Rete, ma in Italia, il pressapochismo diffuso genera tanta fuffa… Quando poi si va a “vedere”, dietro c’è molto poco.
Ecco, forse, da dove deriva la mia depressione digitale….

[...] e Marco, ti dico la verità, siamo un po’ tristi e stanchi di giocare come vogliono mamma e papà, senza i nostri amichetti e senza che nessuno cerchi di [...]

Marco, devi cercare di staccare altrimenti ti stuferai della rete e della sua alienazione ben presto. Dopotutto le idee migliori vengono quando si è lontani dal computer.

Tanto rumore per nulla…ecco cosa c’è in rete. Quando c’è da criticare uno che sta antipatico allora si che la gente si muove…se fossimo intelligenti e autonomi non voteremmo sempre le stesse persone ma voteremmo e premieremmo chi lancia nuove iniziative anche quando chi le propone ci è antipatico. Ci lamentiamo ma non siamo in grado di cogliere, crere e portare avanti con impegno nuove iniziative. Diciamo pure che siamo un popolo pigro e lamentone e così ci piace. Ormai destra e sinistra sono due termini che non hanno senso visto che da entrambe le parti i nostri politici non fanno altro che scaldare poltrone , ma la maggior parte di noi è ancora ferma li e non si accorge che negli altri paesi di è passati anche in quello alla versione 2.0. Ma come al solito l’Italia non è capace di essere protagonista, guardiamo le grandi rivoluzioni, come quella pacifista di Ghandi, i grandi cambiamenti con ammirazione e un pizzico d’invidia perchè non siamo capaci di compierle, non ne abbiamo il coraggio.

Marco, non si può non essere depressi in un Paese dove avere idee e competenze è un handicap, dove fare è una colpa e parlare a vanvera di ciò che non si capisce è un vanto. E questo senza nemmeno sfiorare la questione morale, figuriamoci.
Questo è il tempo in cui ci è dato vivere. alla fine, conta solo quello che si fa, i risultati sono troppo nelle mani degli dei e del caso per poter avere reale importanza.
Tu dì quel che senti e fai quello in cui credi. Lo fai per te, per tua moglie e i tuoi figli, i pochi amici. Poi, chi ci vuole stare ci sta.
La condivisione in [Rr]ete è importante, ma le cose importanti non sono necessariamente accettate da tanti. La fama ha leggi che la cultura ha il dovere di ignorare.
Passa davvero buone feste. Sganciati e abbi buone idee.

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