Se tu fossi il Ministro per l’innovazione quali sarebbero i principali punti del tuo programma?
Ho raccolto le prime opinioni da alcuni amici e sono emersi più o meno questi punti:
-Libertà di espressione
-Net neutrality
-Internet come materia scolastica
-Democrazia digitale diretta
-Digital divide
-Software libero nelle scuole
-Wifi free comunali
-Meno tasse sui prodotti digitali
-Download libero
Quale sarebbe il tuo programma da Ministro?





Sicuramente questi sarebbero i miei punti cardini …
- Libertà di espressione
- Net neutrality
- Internet come materia scolastica
Viste le recenti dichiarazioni di Fioroni (Ministro della Pubblica Istruzione), aggiungerei anche:
“Delega al Ministero per l’Innovazione per la definizione dei programmi di insegnamento dell’informatica nelle scuole”
la questione e’ piuttosto complessa, cerco di essere breve
Internet come materia scolastica non e’ secondo me sufficiente, manca una cultura anche sull’informatica di base, che sarebbe necessaria prima di passare ad Internet nello specifico.
Si potrebbe fare quindi “informatica di base” alle elementari, spiegando come usare un computer a livello “basic” e poi alle medie o sul finire delle elementari passare ad Internet (anche con “norme comportamentali”, quali netiquette, fare attenzione agli sconosciuti e via discorrendo).
La questione del download libero invece meriterebbe un post a se stante, secondo me vanno difesi anche i diritti degli autori
Sul resto in linea di massima sono d’accordo, anche se alla fine bisognerebbe vedere come sono espansi ed applicati i diversi punti
La libertà di espressione è un diritto costituzionale e il solo pensiero che qualche ministro debba inserire la sua salvaguardia nel proprio programma mi agghiaccia.
La riforma “alla irlandese” del sistema scolastico e universitario dovrebbe entrare nel programma del successore di Fioroni (chiunque esso sia credo farà di meglio rispetto a quanto ho visto con le tabelline).
C’è poi una cosa che ti suggerirei di aggiungere: si potrebbe occupare di un progetto di innovazione della PA, no?
Personalmente:
- Maggiori finanziamenti ed incentivi alla ricerca industriale
- Premi economici e supporto infrastrutturale alle startup innovative
- Agevolazioni sulla burocrazia per le startup ed i centri di ricerca
il resto viene da se
Tre punti:
- forti incentivi alla diffusione della banda larga;
- informatica e internet come materie scolastiche già dalle elementari;
- net neutrality e separazione del trasporto dai contenuti.
Innovazione non è solo internet, ovviamente. Più in generale, concentrerei lo sforzo sull’educazione primaria: asili, elementari e medie.
E’ simpatico e attuale mettere la libertà di espressione nei progetti innovativi.
La Net neutrality, invece, deve essere gestita da un garante delle telecomunicazioni.
Penso che al posto di fare una lista di cose ne scriverei una sola, e cercherei di farla bene.
INTERNET NELLE SCUOLE
Non come sarebbe inteso da un professore, intendiamoci, vorrei fosse insegnata come la insegnerebbe un utente di internet. Eviterei quindi una lezione sulla storia del primo pc che sarebbe magari anche interessante ma totalmente inutile, e insegnerei UN METODO con cui approcciarsi ad internet, per riuscire ad utilizzarne a pieno le incredibili potenzialità. Naturalmente, parlando a ragazzi, dovrebbe parlare anche del lato oscuro e dei pericoli della rete, informandoli sui rischi e sulle conseguenze.
Il sistema dei Forum, la Condivisione delle informazioni, l’open-source. Anche il semplice fatto di avere un myspace o un flog, che per un ragazzino puo sembrare un gioco, è in realtà molto formativo, perchè ti avvicina alla rete e contemporaneamente fa in modo che il web sia per te una cosa familiare.
Se la rete è uno strumento, la scuola dovrebbe insegnarti a come utilizzarlo al meglio.
Il software libero nella pubblica amministrazione, dove possibile, sarebbe un bel passo sia dal punto di vista dell’innovazione tecnologica che da quello del risparmio per i contribuenti. Dovremmo essere noi contribuenti ad imporne l’utilizzo.
Naturalmente, per rafforzare il tutto, l’inglese dovrebbe essere insegnato dalla scuola elementare (non ho capito se era già stato messo e poi è stato tolto o cosa). L’inglese non è più un optional e lingue come spagnolo, francese o tedesco possono solo essere affiancate all’inglese, non possono più sostituirlo.
Il wifi è una cosa troppo avanti per un burocrate. Viene data ancora troppo importanza al collegamento per renderlo gratuito e libero… anche se nelle bibiotece dovrebbe esserci per legge (ma molte lo avranno già spero).
Fa ridere che in una fiera come la Smau non ci fosse una rete aperta a cui potersi connettere (c’e’ vodafone, ma dovevi essere cliente – naturalamente)… anche se fosse una sola zona del centro coperta, magari con un paio di panchine e una ciabatta per potersi collegare, sarebbe davvero un grosso passo avanti… non per la cosa in se, ma proprio per l’apertura mentale che ti genera vedere uno con il suo pc che lavora o naviga.
Farei invece degli spot tipo pubblicità progresso che invitano gli utenti a lasciare aperte le proprie reti, magari limitando un pò la banda per evitare le scrocconerie p2p… sarebbe bello che chi non puo permettersi di navigare riesca comunque a connettersi al web ed è per questo che quando non sono a casa lascio la mia rete aperta.
1) Liberta’ di espressione *effettiva*: le aziende e i politici che querelano privati cittadini/blogger siano obbligati in caso di sconfitta in tribunale al risarcimento morale e a tutte le spese sostenute per difendersi, compreso il tempo, oppure al pagamento della cifra chiesta come risarcimento.
2) Divisione societaria Telecom
3) WIMAX: no a società mobili o Telco, licenze su basi locali, rilasciate dalle regioni/provincie/comuni
4) obbligo dell’utilizzo di internet per tutte le comunicazioni al cittadino che lo richiede (io continuo a ricevere convocazioni di assemblee scolastiche con il francobollo e il ciclostile!)
5) flat tax sulle connessioni come tassa siae sul p2p non commerciale (cioè non svolto tramite flussi monetari)
ciao
gluca
Marco, conosci la mia predilezione per l’argomento. Inserirei sicuramente l’educazione e l’incentivo alla produzione di sistemi di comunicazione/informazione/intrattenimento indipendenti.
Lo stato oggi, nella sua attività normativa, agevola e appoggia testate giornalistiche ed emittenti della vecchia guardia, sostenendo attività di fatto oligopolistiche. Questo poteva essere accettabile quando l’unico mezzo di comunicazione era una risorsa limitata come l’etere analogico.
Oggi abbiamo nella rete un veicolo di diffusione che non è limitato, chiunque può fare la notizia, divulgare cultura o fare intrattenimento… continuare ad appoggiare i vecchi “emettitori” equivale al comportamento dei signori del feudo che vietavano ai contadini di costruirsi un forno in casa e li obbligavano a cuocere la propria farina nel forno del castello pagando una salata tassa per produrre il proprio pane.
Alcuni aspetti, secondo me importanti:

- Servizi digitali reali per cittadini e imprese con conseguente snellimento dei procedimenti amministrativi.
- Dematerializzazione delle comunicazioni e degli atti istituzionali mediante una “vera” gestione documentale.
- Servizi di comunicazione telematica tra PA/PAL e cittadinanza: utilizzo di sistemi di firma digitale e smart card al posto di comunicazioni epistolari.
- Utilizzo dei vecchi e dei nuovi canali di comunicazione telematica (email, VOIP, etc).
- Sviluppo e garanzia (con costi contenuti) all’accesso alla banda larga su tutto il territorio nazionale, anche mediante il WIMAX.
- Formazione obbligatoria (o ricambio generazionale) dei funzionari pubblici della PA/PAL “all’utilizzo reale” delle nuove tecnologie.
- Se poi fossi Ministro all’Innovazione Tecnologia, mi farei almeno 3 mesi in Norvegia e Svezia: http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=9972114.
Ciao a tutti, Luigi.
Dovrei essere molto più di un semplice ministro, ma se mi fosse data la possibilità di suggerire alcuni cambiamenti fondamentali, questi sarebbero i primi 10 ai quali penserei se volessi portare grande innovazione e crescita:
1) Reddito di cittadinanza – vedi: http://tinyurl.com/2tucq6
2) Media Literacy ed Inglese come materie primarie dai 9 anni in su – vedi: http://tinyurl.com/2y6m6c
3) Beni culturali Italiani nel public domain – possibilità di dare seguito al progetto “Scarichiamoli” – vedi: http://tinyurl.com/26veg4
4) Investimenti ingentissimi nel portare Broadband ovunque – senza cablare – WiMax per tutti gratis
5) Democrazia diretta a livello locale – e se promettente a livello regionale – insomma più potere al locale
6) Un laptop in leasing a tutti gli studenti dalla 1a media in poi a 10eu mese – rimpiazzabile ogni anno
7) Software open e open standards nelle scuole e nell’amministrazione
9) Open-access WiFi Municipale in tutti i comuni Italiani
10) Liberalizzazione dei piccoli media
purtroppo penso che molti punti siano in mano al ministro delle telecomunicazioni e dell’istruzione.
E che sia necessario un “inizio duro” per potersi poi muovere a regime con il minimo sforzo.
Quindi se fossi ministro dell’innovazione come prima cosa aprirei un dialogo con quello delle telecomunicazioni e renderei statali o cmq di una azienda indipendente da telecom, e che rispetta determinati canoni, tutte le infrastrutture relative alla banda larga, wifi, wimax, etc.
Ogni regione inoltre dovrebbe poter garantire i servizi minimi ai propri “utenti”, wifi gratuita almeno per l’accesso alla rete civica, ed ovviamente una rete civica.
poi con quello dell’istruzione aggiornerei un pochino come le scuole vivono l’informatica, internet come materia è un discorso senza senso. Bisogna fare in modo che ci sia più alfabetizzazione, ad esempio che uno studente sappia usare un wordprocessor a prescidere dal produttore (oss/commerciale) e dal prodotto (online/offline). Internet è solo una conseguenza. Bisogna (dando dei fondi) aggiornare e tenere aggiornati docenti e aule informatiche, i primi formandoli sulle tipologie dei prodotti (anche e soprattutto OSS) attualmente sul mercato (online/ offline), i secondi mettendo aule efficienti ed allo stesso momento di facile gestione.
Sempre con il ministro dell’istruzione rivedrei anche le università, incrementando i fondi per la ricerca universitaria e contemporaneamente obbligando i docenti a corsi di aggiornamento e test di verifica.
Negherei fondi a facoltà scientifiche che non hanno in programma di fare innovazione (al fine da averne di più per chi opera in tale settore). Inoltre imporrei tasse (o negherei fondi, o cmq renderei la vita difficile) a quegli istituti scolastici che si ostinano a modificare i programmi statali riducendo argomenti “scomodi” come evoluzionismo e scienze naturali.
Cercherei di aiutare le startup soprattutto quelle che operano nel campo dell’innovazione (che non significa solo internet, ma anche robotica, biotecnologie, tessile, etc), riducendo la burocrazia, dando sconti e riduzioni sulle tasse e garantendo rimborsi (o anticipi a tasso 0 con % a fondo perduto) su progetti di ricerca.
Obbligherei le PA a muoversi nell’OSS, dove possibile, e a continui aggiornamenti del personale. Se non sai usare il software utile al tuo lavoro, o impari o trovi un altro lavoro. Inoltre le PA dovrebbero offrire tutti i servizi da “sportello” anche in formato telematico (vedi rete civica). Sempre le PA dovrebbero far si che le tecnologie usate siano accessibili a chiunque, con qualsiasi OS o device.
Darei maggiori sostentamenti a chi opera nel “sociale” (licenze OSS x il software o CC per il resto).
E per contrappasso toglierei fondi alle aziende che una volta raggiunta una situazione di privilegio chiudono i loro prodotti con chip, controlli, licenze.
Rimuoverei i bolli e i canoni imposti dalla siae a tutto il mercato del digitale ed obbligherei i produttori a rimuovere ogni forma di supporto a tecnologie di DRM.
Chiuderei ogni forma di dialogo con istituti religiosi che danneggiano direttamente o non innovazione. (Che per inciso è a-morale, cioè senza una moralità imposta da credi).
Farei obbligherei tutti i ministri a me correlati in qualche modo ad aggiornarsi professionalmente, in modo che capiscano le cazzate che sparano quotidianamente.
e per finire farei una root escalation e diventerei il padrone del mondo….
Quelli che mi hanno preceduto hanno espresso dei punti che condivido, quindi non vorrei ripetere cose già dette.
Credo che prima di puntare sull’innovazione occorre lavorare sulla cultura dell’innovazione investendo molto sulla scuola e sull’università che deve avere più risorse tecnologiche, ma che deve rivalutare il ruolo dei docenti offrendo loro motivazioni professionali ed economiche all’aggiornamento e alla tensione all’innovazione. Se fossi ministero dell’innovazione lavorerei a stretto contatto con il ministero dell’istruzione. Avere la disponibilità di tecnologie e non avere la cultura per usarle produttivamente, non serve a nulla.
io firmerei la lista proposta
D’accordissimo con Maurizio (#13).
Sottoscrivo in pieno.
Serve un lavoro di squadra che comprenda scuola/università/ricerca + innovazione e al quale vorrei aggiungere le finanze perché un po’ di defiscalizzazione selettiva è fondamentale (in questo quoto Luca).
Nel breve credo non sia (più) possibile innovare la PA o il tessuto sociale italiano senza partire con calma dalle basi (per tutti, anche per i politici e gli amministratori della cosa pubblica).
Proporrei che ogni azienda e ogni partita IVA in una prima fase ma anche ogni singolo cittadino potesse disporre di un proprio webspace istituzionale in cui avere la disponibilita’ di tutte le informazioni di cui la Pubblica Amministrazione dispone.
In caso di richiesta di certificazioni sarebbe facile poter inviare una mail con la serie dei link alla propria personale page senza dover raccogliere la documentazione peregrinando per uffici.
Avete detto già quasi tutto…mi ha incuriosito la proposta riguardo il p2p che non dico legalizzerei ma considererei e riconoscerei ufficialmente: la “flat tax sulle connessioni come tassa siae sul p2p non commerciale” proposta da Gianluca stuzzicherebbe tanti dibattiti.
Grazie Marco per avermi inserita nel blogroll.
A presto Francesca.
software libero nelle scuole e nelle amministrazioni pubbliche
navigazione gratuita nelle biblioteche comunali
accesso online di ogni cittadino alle pratiche che lo riguardano ed alle gazzette ufficiali
Per prima cosa, farei in modo che i “comunisti” non vadano più al governo e questa sarebbe la più grande innovazione che si possa introdurre in Italia.
Seconda cosa: una vera e partecipata democrazia, non camuffata da sinistri e da cattosinistri.
E’ ovvio che poi vengono da se tutte le più importanti innovazioni già peraltro dette dai partecipanti al blog.
Julius
Qualche idea sparsa:
1) A costo di indebitarmi come Governo manderei in prepensionamento forzoso, ma ben retribuito, tutti i docenti universitari che a fronte di criteri chiari e trasparenti non hanno ottenuto risultati minimi di ricerca e di divulgazione. OK sarebbe una ingiustizia premiare dei soggetti vergognosi, ma prima ce li togliamo dalle scatole e prima iniziamo a ripartire seriamente.
2) Istiruirei ben diversi criteri di meritocrszia per i finanziammenti alla ricerca
3) svilupperei al massimo la nascita di nuove aziende da tutti i settori della ricerca applicata
4) Ridurrei in ogni modo al minimo il digital divide
5) appoggio a campagne di massiccio wi-fi urbano
6) creazioni di centri d’eccellenza sotto la pianificazione pubblica con parametri meritocratici
aggiungerei:
- chiara regolamentazione settore e-commerce
- agevolazioni/diverso pricing per i corrieri che supportano attività di tipo e-commerce
Ciao
Riccardo
Un Ministro dell’Innovazione in Italia non conta molto.
Se fossi Montezemolo e fossi Premier nel prossimo Governo, avrei qualche speranza in più.
Ciao
Dar
Beh, oltre ai punti citati svecchierei i siti delle pubbliche amministrazioni, e cercherei di estirpare quei vecchi pachidermi hw/sw che oramai dominano da secoli gli appalti pubblici…
IBM su tutti
La materia è molto complessa.
Sicuramente elencare dei punti di sintesi è utile per non perdere la rotta ma poi subentrano problematiche di applicabilità.
Lavorando nella PA noto con dispiacere come molti progetti che, a livello di sintesi sono chiarissimi, si schiantano nell’inapplicabilità a causa del disrdine istituzionale.
Per farla breve, non siamo uno stato centralista come la Francia. Non siamo nemmeno uno stato federalista come Spagna o Germania, per ci è rimasto, finora, da percorrere solo quella specie di accordo fra le parti detto APQ (accordi di programma quadro) dove lo Stato mette il capitale e l’idea di sintesi e il resto delle istituzioni (Regioni, Provincie, Comuni, Asl, Comunità, ecc.) fanno il resto.
In mezzo ci sono quelli che devono vivere (multinazionali, consulenti, piccole e medie aziende……start-up pochissime).
Poi c’è il problema che, attualmente, le deleghe del ministro Nicolais e della minisra Lanzillotta si equivalgono con uno stato di stallo e di pareggio.
Alla fine di questo prolisso monologo un paio di consigli a questo ipotetico…….:
A) Un ministro solo per la materia
B) Suddivisione CERTA delle competenze (es. l’alfabetizzazione alle scuole, il digital divide alle regioni, il wimax ai comuni ecc.)
C) Invece di gare europee a cui possono partecipare (e spartirsi gli utili) solo le multinazionali, aggregazioni di aziende locali incubate dai Consorzi Creditizi o dalle Regioni stesse.
Ciao
Introdurrei sicuramente come prima il sistema operativo Linux nelle scuole superiori per dimostrare che open source e gratuito non vuol dire che sia spazzatura… anzi che in questi casi sia sicuramente migliore di ciò che è a pagamento (vedi Windows per esempio).
Inoltre invece di insegnare ad usare Word insegnerei prima agli alunni a proteggersi in rete piuttosto che impostare il colore di un titolo, che per fare ciò basta solamente un pò di logica e guardare gli strumenti messi a disposizione da Word o da qualsiasi altro programma di videoscrittura.
Considerata l’evidente inefficienza della Pubblica Amministrazione e vista la carenza organizzativa complessiva, suggerirei di creare un programma specifico per la modernizzazione della PA, la revisione e riorganizzazione dei flussi informativi e la definizione di nuovi processi operativi con l’obiettivo di:
1) eliminare i processi duplicati
2) accorpare i processi simili
3) accorciare la catena dei processi in cascata (ove possibile)
Inoltre mettere a fattor comune delle PPAA le informazioni possedute sia a livello centrale che a livello periferico
Net neutrality, one network e banda larga per tutti.
ciao
z
Sottoscrivo tutti i punti da te elencati e aggiungerei qualche approfondimento:
1. Insegnare a condividere….condividendo. E’ necessario allenarsi nella capacità di condivisione: ho fatto un corso di bioenergetica di anno (e 2/3 altri corsi in cui c’era un concetto di condivisione all’interno di varie metodologie) e queste esperienze mi hanno certamente aiutato a ‘tirar fuori’ e saper meglio esprimere (e forse gestire – che brutta parola!) il metodo (aridaie, che brutto termine!)
2. Creare una rete a banda larga nelle zone ‘povere’ d’italia e convogliare nelle stesse i nuovi laptop da 150 dollari: la basilicata ha bisogno di rete e noi abbiamo bisogno della basilicata in rete.
3. Creazione di un data base locale o nazionale con inserimento di un profilo di tutte le attività svolte in rete da indipendenti
4. Creare difficoltà… perchè solo nelle difficoltà l’ingegno si accuisce e il talento si manifesta
1) NetNeutrality e DORSALE PUBBLICA. Se non c’è questo presupposto crolla l’infrastruttura di base su cui -invece- dovrebbe essere edificata l’italica innovazione.
2) Bando WIMAX vietato alle Telco. Detrazioni fiscali -gestite da Enti Locali- per favorire la diffusione della 802.11 nei locali pubblici, ed un fondo per connettere le principali Piazze.
3) Intero catalogo video della RAI disponibile per tutti in licenza CC. Uso di questo catalogo come cavallo di Troia per portare le tecnologie digitali nella Scuola.
4) Email -dalla nascita- per ogni cittadino italiano (es. codfis@statoitaliano.it ma gestita tipo gmail) che verrà usata dalle istituzioni per tutte le comunicazioni.
5) Istituzione di una elenco ufficiale dei venture capital, business angel, fondi etc. Nonchè creazione di modelli e procedure che facilitino la ricerca dei fondi e tutelino le idee proposte. (scommetto che comincerebbero ad arrivare finanziamenti anche alle Università)
6) AMPIA detraibilità dalle tasse di una percentuale delle donazioni per la ricerca Scientifica, così come per il reinvestimento in innovazione da parte delle aziende.
7) Introduzione nella scuola secondaria superiore di indirizzi di taglio tecnolgico, come fa la scuola per programmatori di videogames con sede a Grugliasco
9) Riduzioni fiscali NOTEVOLI per le startup in ambito tecnologico che assumono
10) Adeguamento della Pubblica Amministrazione, con ampi scivoli adeguati per il personale che non riesce ad adeguarsi ai nuovi strumenti ed ai rinnovati obiettivi di produttività. Di contro, premi economici per chi -invece- fa funzionare la PA con efficacia e TRASPARENZA. Tutelata la privacy e garantiti gli adeguati criteri di accesso, TUTTO deve andare sul web ed essere ricercabile in modo semplice.
11) Potenziamento della polizia postale e delle altre istituzioni di controllo e garanzia.
12) Sana opposizione ai vincoli posti dai DRM ed altre diavolerie che limitano l’espressione personale o l’uso -entro certi limiti- di materiale coperto da copyright.
DA NON FARE MAI, invece…
a) investimenti hardware a pioggia tipo “Un computer per tutti”
b) super-centri di ricerca o di eccellenza e poi il deserto attorno
c) obbligo all’uso di questo o quell’altro tipo di APPLICAZIONE o OS. Gli obblighi sono -semmai- a livello di FORMATO del DOCUMENTO, disponibilità in rete, accessibilità, etc. OS X, WINDOZE o altro, è invece una scelta che va fatta secondo paramentri economici e legali.
ma l’elenco delle cappellate possibili è infinito. Qui volevo solo indicare le più “gettonate”.
Sono un po’ basito, francamente. Chiaramente non ho il tempo materiale di leggere tutti gli altri interventi quindi mi scuso se qualcuno avrà già replicato nel mio stesso modo oppure se ha già fatto notare la mancanza di cui sto per parlare.
Ma qualcosa per limitare lo strapotere dell’attuale monopolista…proprio ci fa schifo eh?
Hanno da un paio di mesi iniziato a riscuotere (i provider) i canoni per le adsl naked voluto fortemente da Telecom rendendo in un colpo solo del tutto inutili le suddette linee azzerandone il risparmio e costringendo i provider a cercare di tappare i buchi dai quali i clienti stanno scappando per tornare da “mamma Telecom”. In tutto questo, noi siamo qui a proporre la “net neutrality”. L’80% degli internauti non ha idea di cosa vogliano dire le due parole in questione, figuriamoci il concetto che vi sta dietro.
Non voglio dire che non sia un punto importante.
Lo è. Eccome. Così come il contrasto al digital divide.
Ma attualmente una ADSL 2 Mega che non stia su infrastruttura indipendente (praticamente NESSUNA) in questo paese schifoso costa 40 Euro.
Vogliamo rendercene conto? E poi uno dice che gli fa schifo la politica e che non ne vuol più sapere nulla e lo si prende per un bamboccetto che vuol fare l’antipolitica. Chi ha autorizzato questa MAFIATA?
Non è difficile, non è un latitante. Ha anche un link: http://www.agcom.it
io sono totalmente d’accordo con leeander in quanto a cose da fare, ma come cosa da fare subito ed in primo ordine è quella di snellire ed innovare tutta la PA ed il settore delle telecomunicazioni in generale.
non si può innovare uno stato senza innovare le sue istituzioni e la sua pubblica amministrazione.
qui sono due i ministeri che dovrebbero intervenire in maniera veloce e loro si dovranno occupare, a mio avviso delle seguenti questioni fondamentali:
1. ministero delle telecomunicazioni che a mio avviso dovra:
a. eliminare complettamente tutte le trasmissioni analogiche esistenti come tv e radio e passare completamente alla trasmissione pcm/pam. e questa è la priorità da fare entro un anno o due a mio avviso per portare quantità e qualità.
b. inserire la banda larga come necessità primaria dei cittadini => richiedere la copertura del 100% del territorio nazionale entro 4 o massimo 5 anni (cosa fattibile se si ha voglia di farlo).
c. assegnare le licenze wimax entro 3-4 mesi e senza pagamento delle licenze => assegnazione gratuita, vietando l’assegnazione alle telco e l’obbligo di inizio dei lavori entro 3 mesi dall’assegnazione della licenza e quello di coprire le zone del digital divide entro 6 mesi dall’inizio dei lavori.
d. vietare con una legge i filtri del traffico internet che i provider introdurranno a breve per cercare di filtrare il traffico non generato dai loro servizi (esempio – telecom potrebbe filtrare le voip di skype a favore del suo traffico).
2. intanto il ministero dell’innovazione si occuperà di:
a. portare a passo con i tempi e le tecnologie tutta la PA e la struttura statale.
b. inserire l’uso del pc (c’è gente a corsi di programmazione informatica che non sa digitare sulla tastiera e non sa accendere il pc, e su questo non sto scherzando purtroppo) come ora obbligatoria alle elementari.
c. sensibilizzare il pubblico sulle nuove tecnologie in tv ma con l’aiuto di esperti e non come i servizi vari che si sono visti finora che più che aiutare facevano del male a chi non è pratico di pc ed internet.
d. dare ad esperti esterni la stesura di esami e dei programmi di informatica e telecomunicazioni delle scuole. per cui il ministero sceglierà uno-due consulenti tra gli esperti italiani, affermati a livello internazionale per la stesura di questi programmi/esami che poi il ministero utilizzerà.
e. istituire una commissione che si occupi di tenere aggiornato il ministero sulle nuove innovazioni e scoperte in ambito scientifico.
f. adeguare la PA alle normative europee in materia di utilizzo software.
a mio avviso queste cose potrebbero essere portate a termine in un tempo da 5 a 10 anni.
Io parlerei anche un po’ di Mac OS , visto che con sta storia dell’open source e compagnia si parla sempre e solo di Windows e Linux!!!
L’innovazione ha bisogno di persone che la pensano, progettano, producono, finanziano, comprano, gestiscono. Queste persone in Italia ci sono, ma vivono separatamente. Dovrebbero vivere nello stesso habitat, nello stesso liquido amniotico, conversare insieme, comunicare (communis agere: fare insieme) collaborare, intendersi nel medesimo linguaggio come unico ordine simbolico della loro realtà. Dovrebbero avvertire affinità e corrispondenze logiche e psicologiche che le mettano in condizione di elaborare un discorso-progetto comune. Nel nostro paese non c’è un progetto di sistema per costruire socialità imprenditoriale. Noi italiani sembriamo rassegnati ai due Gulliver: la mercatizzazione dello spazio (globalizzazione) e la mercatizzazione del tempo (indebitamento). Ma l’Italia ha pochissimi lillipuziani – che per di più vivono separatamente – in grado di effettuare la mercatizzazione della conoscenza (innovazione) che, come sai, è una questione di mentalità, cultura, ordine politico (che non deve essere paralizzante). Bisognerebbe educare le nuove generazioni ad avere – come direbbe Borges – una mente ospitale.