L’azienda full-digital… Ma non ci resta che piangere.
Dopo le giornatine di primavera sono arivate quelle autunnali.
E dire che in mezzo sembra che l’estate non ci sia mai stata. Ero always on pure dalla spiaggia…
E’ un periodo molto positivo, di grande crescita. Ma la crescita comporta sempre grandi cambiamenti, nuove strutture da creare, nuovi collaboratori, nuovi viaggi e nuovi problemi.
Sto sperimentando da tempo anche l’azienda full-digital dove lavorano tutti in remoto. Non è facile, bisogna usare gli strumenti giusti per coordinare le attività, cambiare i criteri con cui si scelgono le persone; perché l’empatia personale quando sei via chat o via email non fa effetto. Serve gente capace, ma come riconoscerla? La fortuna è importante ma a mio parere qui serve meno. Serve preparazione anche in chi sceglie. Un CV dice molto, ma un CV coi link dice di più. Come riconoscere un buon programmatore se non si hanno nozioni di programmazione? Come fanno nelle aziende in cui il recrutatore è uno pseudo-psicologo che fa solo quello?
Le attitudini e le specializzazioni sono fondamentali. “Conosco perfettamente PHP e MYSQL” non vuol dire nulla. Mentre “scrivo codice a mano senza editor” vuol dire molto.
L’azienda full-digital funziona bene, purché tutti facciano la loro parte. Da noi nessuno ti conta i caffè o a che ora ti svegli, ma la relazione di fine giornata è invece fondamentale.
L’affidabilità e la precisione nei tempi di consegna sono le due qualità fondamentali, perché una rete intera di persone di muove e opera senza sapere esattamente cosa stanno facendo gli altri. Basta un solo mattoncino fuori posto e tutto si ferma.
D’altra parte però i lati positivi sono una grande velocità operativa in assoluto. La possibilità di offrire ampie competenze perché se è difficile trovare un esperto di XYZ a Milano, lo è meno se lo si può introdurre a pieno ritmo nel team di lavoro anche se vive in UK o in Ukraina.
Gli strumenti sono al centro di tutto. E’ necessario un sistema che gestisca task, messaggi, files, priorità, links e molti altri apsetti. Non abbiamo ancora trovato quello che fa completamente al caso nostro perché a seconda del progetto e su aree diverse si arriva a collaborare “virtualmente” anche in 20 persone. Ma stiamo sperimentando quelli giusti…
Che sia una produzione video, piuttosto che la creazione di una nuova piattaforma software è necessario che dal più informatizzato, sino all’autore di cultura più umanistica, usino tutti correttamente lo strumento centralizzato di gestione e cordinamento. Questo è un chiaro segno del nuovo.
La struttura piramidale però rimane, quella sembra essere fondamentale. E’ anche più o meno sostenibile, a parte il fatto che io purtroppo sono in cima e che mi tocca vivere davanti a un display che sia di un laptop o di un cellulare poco importa. Purché sia connesso a internet e mi consenta di dare una risposta ai vari problemi che in periodi come questi si presentano con un ritmo di uno ogni 10 minuti.
Basta una riunione di un’ora senza PC davanti (a volte ho a che fare con uomini troppo analogici per sopportare l’interlocutore davanti a un display), per generare 5 domande in attesa di risposta o peggio di soluzione, oltre a decine di email che fortunatamente non richiedono risposte operative.
Per i viaggi cerco di evitare aereo e automobile il più possibile per poter stare connesso e recuperare preziose ore di lavoro.
Questo è il prezzo da pagare per la sperimentazione.
A volte mi sento come Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere. Vivo alternandomi tra mondoveloce e mondolento…
Mi sento così quando vedo compilare un modulo a mano, quando non accettano la carta di credito, quando vedo gli spot TV, quando a scuola i PC sono spenti, quando mi dicono “Si, ok, ma il CEO vuole prima conoscerla di persona…”, quando mi chiedono di mandare un FAX, quando ricevo un FAX, quando il bollettino postale è l’unica forma di pagamento accettata, quando la wifi c’è ma costa € 5 all’ora, quando durante la prenotazione dell’eurostar non ci è dato sapere se le carrozze sono quelle con le prese elettriche oppure no, quando i manager dicono “si ma deve capire che noi siamo un’azienda tradizionale… Formale…” ma in realtà pensano “Noi non giochiamo coi computerini come lei, noi facciamo cose serie!”.




Fantastico post! Più o meno è quel che accade anche a me e la mia meraviglia è capire che c’è gente che non capisce…! In bocca al lupo!