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Posted by on Oct 23, 2007 | 16 comments

Non potrò mai diventare…

Edoardo Bennato cantava “Non potrò mai diventare, direttore generale, delle poste o delle ferrovieee…” in Sono solo canzonette del 1980.
Mi chiedevo cosa non potrei mai diventare io:

- Top manager, per aziende altrui. Vedo strade che devo percorrere. Professionalmente non potrei mai seguire pedissequamente quanto deciso arbitrariamente da altri.
- Editorialista su Punto Informatico. Sollevo polemiche e suscito flames, non riesco a scrivere per piacere a tutti. C’è chi ci riesce. Io no.
- Comunista. Non conosco l’invidia. Ho voglia di lavorare e lo faccio per 16 ore al giorno.
- Coerente. “La coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione.” Oscar Wilde.
- Schiavo. Ho anche smesso di fumare.
- Vile. Vedi sopra.

Cosa non potreste mai diventare voi?

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16 Comments

  1. Beh, una definizione tutta tua dell’essere comunista…

    Bah!

    p.s. non sono comunista ;)

  2. - Comunista. Non conosco…

    Cattivissimo …tendente al perfido.

    Saluti

  3. non adoro particolarmente punto informatico però non trovo giusto buttarci fango solo perchè ti viene mossa una critica, dovevi farlo in un momento non sospetto, questo non era il caso :)

  4. E chi l’ha detto che i comunisti non hanno/avevano voglia di lavorare.

    Stachanov, nome diventato proverbiale come simbolo del lavoratore infaticabile, era un cittadino sovietico del 1935 :-)

    http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksej_Grigor'evi%C4%8D_Stachanov

    Come dici MCC? Forse restano al lavoro per terminare il cosciotto di bambino cucinato per pranzo?
    Ce lo dirà la storia :-)

  5. Incoerente: la coerenza serve a dar struttura all’immaginazione, ad unire i tratti che altrimenti rimarrebbero sprazzi in un mare di insensatezza.

    Conformato: non riesco a pensare ed agire che a modo mio, è più forte di me.

    Ideologizzato: l’intelligenza è come un fiume che scorrendo rivela la realtà, un pensiero fermo mi inquieta.

    Lavoratore fisso: la routine mi annoia, un lavoro fisso mi ucciderebbe. Fortunatamente vivo nel secolo a me congeniale.

  6. E vai con la poesia!
    Io invece ti dico cosa vorrei diventare (se mai me lo permettessero e, sopratutto, se mai ce la facessi):
    - Sindaco di un paesino emiliano dove ancora ci si ritrova nella piazzetta, si guardano le donne passare, si mangia genuino ma dove il digitale possa permettere un gemellaggio (vero, sentito, voluto, non imposto) con uno sperduto centro digitalizzato vicino a Gao in Mali.
    - Esperto di innovazione all’interno di una grande azienda seduto alla destra del filosofo Jullien (studioso del pensiero orientale afferma perentorio: ‘Qualè l’unica realtà? La trasformazione’) e alla sinistra del primo astronauta italiano, Franco Malerba
    - Incoerente
    - Il linguaggio è come una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l’altro. E’ come se avessi delle parole a mò di dita o delle dita sulla punta delle mie parole….”
    - e per finire “Voltaire ammoniva: il segreto per annoiare è dire tutto”.

  7. La cosa piu’ certa e’ il dubbio e quindi non potro’ mai diventare uno che sa cosa non potra’ mai diventare.
    Per non parlare di cosa vorrei diventare!

  8. Non ho capito. Secondo te i comunisti non hanno voglia di lavorare?
    Ma la conosci la Storia?

    D’accordo sul discorso flames. :)

  9. Frankie,
    Punto Informatico è uno dei magazine online più autorevoli d’Italia. Inoltre ritengo i suoi contenuti di grande valore.
    Infatti non farei mai l’editorialista su Punto Informatico perché sono un provocatore e scatenerei polemiche ogni volta, creando problemi alla direzione. A differenza di chi invece scrive regolarmente ed è bravissimo a non esondare come invece faccio io. Si potrebbe intendere che non amo il populismo di qualcuno che fa l’editorialista. Ma ci vuole malafede per pensare che intendessi screditare Punto Informatico. Per tua informazione ho chiacchierato cordialmente della faccenda Firmiamo con Paolo De Andreis al cellulare il pomeriggio prima della pubblicazione dell’articolo. Chi non capisce le sfumature dei miei post, qui ha vita difficile. Dopotutto è anche un modo per filtrare i lettori. Quelli che non capiscono, semplificano, fraintendono, mi odiano, e non tornano… ;)

    30330, Terronista e Roberto,
    la mia era una provocazione. “Sollevo polemiche e suscito flames” come scritto due righe sopra e la mia “installazione d’arte moderna” prevedeva un’esondazione che avrebbe suscitato polemiche. Perdonatemi, non vogliatemene, è il mio modo… Non sono trappolette per disattenti, è proprio il mio modo di esprimermi sul blog…

  10. Non potrei mai diventare una studentessa modello. Sai, di quelle che sanno a memoria la lezione, che studiano i libri assegnati anzichè leggere quel che vogliono e cercare di farsi una cultura propria, che riescono a non inserire il loro parere.

    Poi, be’, non potrei mai diventare una cuoca. Dio benedica l’inventore del micro-onde.

  11. Mai dire mai, nella vita si può cambiare.

  12. Persona che crede che ci siano dei limiti. Meglio sarebbe limitarsi però… lo so…

  13. con tutti quei cognomi e con la cravatta nell’header credo anch’io che tu non possa mai diventare comunista

  14. tanti cari saluti da una comunista che ogni mese ha 50 ore in più nella consuntivazione NON PAGATE

  15. Sicuramente non potrei mai diventare uno che usa due cognomi: quello di mio padre mi basta e mi avanza

    E non diventerò mai uno che dice pensieri un po’ troppo “in libertà”, tipo che i comunisti sono ipso facto invidiosi (tipica argomentazione anticomunista d’infimo valore, alla Filippo Facci) e scansafatiche

    E con buona pace di Oscar Wilde, che estetizzava tutto, la coerenza con l’immaginazione non c’entra un fico secco: è un valore morale, come l’onestà o l’amore per la tua famiglia, o ce l’hai o non ce l’hai, anche se è molto dura a costruirsi e a mantenersi: io l’ho fatto e me ne tengo tutte, ma proprio tutte, le conseguenze, però così riesco ancora a guardarmi allo specchio e a volermi bene.

  16. Carlo Asili,
    la tua ingenuità mi fa sorridere…
    Il secondo cognome non è di mia madre, ma parte del primo. In altre parole il mio cognome sulla carta di identità è “Camisani Calzolari”. In altre parole ancora un cognome unico con uno spazio in mezzo.
    Non saprei quale altro usare visto che mi chiamo così da quando sono nato. Mio padre altrettanto, e così sino almeno al 1100, ovvero sino a quando abbiamo traccia certa della nostra famiglia.
    Vogliti bene. Auguri di buona e lunga cultura.
    Marco

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