Visioni sabbatiche: babbioni e ricchi o colti e poveri?
Il divario culturale credo che oggi vada ben oltre quello digitale. Il mio mondo, il nostro, quello dei bit, è solo rappresentativo delle trasformazioni della nostra società così come lo è un campione del censis sulle zucchine per l’analisi dell’inflazione.
Parafrasando Antonio Albanese, è sabato, non faccio un c…o e penso… Anzi, nell’era dei guru, addirittura vedo.
Vedo manager ultrasettantenni biasimati per la loro vetustà di idee e responsabilizzati della scarsa innovazione.
Vedo la generazione successiva, i cosiddetti giovani, che in Italia hanno inspiegabilmente 50 anni, che non ha le basi culturali per innovare.
Vedo i figli dei figli, i cosidetti ragazzini della mia generazione, i quarantenni in Italia, che non sanno cosa sia il digitale, escludendo chi lavora nel settore, ma nemmeno tutti.
Vedo socialisti nauseati dalla moralità di Corona e dalla parlata nichilista-rauca di Briatore che lascia immaginare, fanstasticando, sui suoi princìpi morali.
Vedo liberali nauseati dalla moralità di Corona e dalla parlata nichilista-rauca di Briatore che lascia immaginare, fanstasticando, sui suoi princìpi morali…
Vedo una grande confusione.
Vedo ingegneri che si laureano pieni di 18 perché non hanno tempo di studiare. Gli esami o si preparano in tre giorni o si assegna un voto negativo nella casellina “interesse per la materia” che il Ministero ha argutamente inaugurato dando potere agli studenti nella valutazione dei Professori e dei loro corsi. Se va avanti così Analisi matematica 1 sarà valutato un corso poco interessante e quindi da eliminare dagli esami.
Vedo modelli televisivi che sembrano dimostrare ai nostri giovani che non serve prendere 30 ad Analisi matematica 1 perché con un 18 e un provino televisivo andato bene hai qualche probabilità di portare allo sportello della banca qualcosa di versabile. Nella distinta che ti danno allo sportello, si sa, non c’è la casellina 110 e lode, si/no.
Vedo che quando sottopongo la mia monarchica e iperbolica ipotesi per cui è meglio uno preparato che pensa per tutti piuttosto che tanti malpreparati che non pensano, non sono popolare ma altrettanto difficile da classificare.
Vedo che il mio vicino di spiaggia a Cannes misura l’umanità attraverso la cilindrata dell’automobile e dopo qualche anno mi rendo conto che la mia riscoperta scarsa passione per i motori, compresi quelle delle barche che non si può permettere, è largamente impopolare.
Vedo che l’appellativo “il Professore” di cui vedevo in fondo l’accezione più positiva, per la classe sociale dei dipendenti da credito al consumo è sinonimo di “povero babbione”.
Vedo pochi riferimenti culturali capaci di definire i nostri termpi.
Vedo pochi riferimenti politici capaci di interpretare i nostri tempi.
Vedo infondere stereotipi perniciosi non solo in quanto oggettivamente dannosi come Corona e cugini, ma profondamente destabilizzanti anche per i “pensanti”.
Vedo che mangiare il Chewing Gum con la bocca aperta è una pratica sia di destra sia di sinistra.
Vedo quanto difficile sia essere genitori oggi. Non filosoficamente ma nella pratica. Vivo a Milano e dovevo decidere dove mandare all’asilo mio figlio. Pubblico, così non ci sono i fighetti che me lo fuorviano. Poverino, lui che non vive in una casa con la TV al centro del salotto. Si ma a Milano negli asili pubblici c’è il peggio del peggio. Lui non ha la TV di flusso, ma gli ho insegnato a mangiare dritto, con i gomiti stretti e la bocca chiusa senza fare rumore con le posate. Non è puro classismo, ma ho avuto la sensazione che il falso buonismo abbia preso il sopravvento e che nelle strutture pubbliche se non mangi con le mani, rischi che ti prendano a male parole. Tra pochi giorni inizia l’asilo nella scuola bilingue dove al primo incontro coi genitori ho visto troppi vestitini firmati e troppi futuri compagni di classe tatadipendenti incapaci di frequentare la nuova scuola senza un inserimento di due settimane. La vera preoccupazione è che a occhio, anche se il reddito dei suoi futuri compagni di scuola sarà mediamente alto, temo che sarà comunque l’unico a cui hanno insegnato a mangiare con la bocca chiusa. E’ questo, a mio parere, uno degli aspetti pià rappresentativi del vero dilemma che caratterizza questi tempi.
Vedo che faccio incazzare sia quelli dei neo poveri di sinistra perché sono classista (non di denaro ma di cultura dico io, ma poco conta) sia quelli dei neo ricchi di destra perché non condivido gli stucchevoli eccessi derivati da tanti interessi attivi e poca cultura passiva.
Vedo famiglie che votano Prodi ma che sono quasi in bancarotta a causa delle rate per la mega TV con cui guardano Lucignolo.
Vedo famiglie che votano a destra ma poi si indignano quando Bossi si incazza.
Vedo un nugolo di monarchici con cui condividerei solo il club degli scacchi e tanti amici, fratelli digitali con cui condivido l’esistenza.
Vedo che ho scritto tropi “vedo” impopolari, ma che con buona probabilità consolideranno il mio posticino nel “parlamento” della coda lunga. Una rivoluzione che ne i “15 minuti” di Warhol ne la “patente” di Popper avevano previsto, ma che a me piace tanto!
Amo i miei simili come la natura umana impone. Quando ne trovo qualcuno gli offro correttezza, umanità e compassione (nel vero significato del termine). Sono odiato e amato, come tutti, ma nelle mie esplorazioni del mondo riesco a essere sempre meno indulgente verso i nichilisti che pensano poco e opinano molto.




Uau!