Non chiederti cosa può fare un blog per te ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo blog.
Da un mio pezzo su Il Sole 24 Ore - Nova
Corporate blog
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Non chiederti cosa può fare un blog per te ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo blog.
La parafrasi della famosa esortazione di J.F. Kennedy aiuta a capire quel è l’atteggiamento corretto da tenere nei confronti del proprio blog, specie se il blog è aziendale. La forte analogia risiede nel fatto che un blog, se interpretato correttamente, è capace di restituire molto di più di quello che gli si è dedicato.
Ma la grande facilità con cui è possibile aprire un blog è anche il peggior nemico del suo futuro sucesso.
Bloggers.com, bloggers.it, wordpress.com e moltealtre piattaforme danno la possibilità a chiunque di aprire un blog in 5 minuti e questo fa pensare che sia tutto molto semplice. Ma non è così. Avere la piattaforma funzionante è solo un piccolo passo tecnico, il resto del lavoro richiede molto impegno ed energie. A peggiorare la percezione contribuiscono alcune agency ‘specializzate in corporate blogs’ che tendono a vendere le piattaforme e non la ocnoscenza necessaria per una buona gestione. E’ è ancora molto diffusa la percezione per cui l’acquisto di una piattaforma sia una sorta di asset non paragonabile alla ‘semplice’ acquisizione di conoscenza. In Italia si fa fatica a valorizzare adeguatamente la consulenza e anche in questo caso non si fa eccezione. Se chiedete ad altri esperti cos’è secondo loro un blog, ognuno vi risponderà in modo diverso. Tuttavia si possono definire i principaly layers: i contenuti, la tecnologia abilitante e le relazioni che ne conseguono.
Per un’azienda è importante conoscere prima questi aspetti al fine di decidere coscientemente quale tipo di blog è più adatto a se
Poi la scelta si dovrà articolare principalmente tra un blog fatto internamente o fatto fare esternamente. Per creare un buon blog è anche necessario saper scrivere bene, avere tempo per farlo e conoscere a fondo l’azienda e i suoi prodotti. Se le prime due risorse sono esternabili, la terza non lo è, ed è anche la più importante.
Ecco perché è fortemente consigliata la creazione, ma soprattutto la gestione del blog aziendale dall’interno. I contenuti, i continui aggiornamenti e la semplicità di consultazione sono elementi fondamentali per ottenere il successo del vostro blog.
Dovrete poi scegliere chi sarà l’autore dei contenuti: un “CEO blog2 sarà tenuto dal Presidente o dall’Amministratore Delegato, mentre un “Company blog”, sarà scritto a più mani –a più post- dai vari manager e impiegati dell’azienda. Un’altra possibilità è lì aprire un blog tenuto da un esperto del settore dell’azienda o di un prodotto specifico.
Consigliare in poche righe non è facile, tuttavia se un’azienda ha per sua natura parecchie informazioni riservate, il CEO blog potrebbe essere la soluzione migliore, se invece i suoi prodotti sono molto amati dagli stakeholders, forse un blog dedicato ad di essi potrebbe essere l’ideale.
La frequenza di aggiornamento consigliata cambia molto in funzione di che tipo di blog vorrete realizzare e a seconda di chi è lo scrivente. Se è il CEO sarà tollerato anche un post a settimana, se invece è un blog di prodotto sarà necessario un post quotidiano. si tratta comunque di frequenze puramente indicative. Chiedetevi con quale frequenza aggiornereste il vostro partner in business e forse avrete la risposta.
Ma se come suggerito a inizio articolo, voi darete così tanto al vostro blog, cosa vi restituirà lui?
Un buon punto di partenza è quello di concentrarsi sul “Perché dovrei aprire un blog?”. Una risposta è ”perché siete comunque sul web, che lo vogliate o meno” e un blog è invece una presenza “consapevole”. Altre motivazioni devono essere trovate in funzione dei singoli obiettivi, che si possono definire in tre aree: comunicazione interna, comunicazione di marketing o pubbliche relazioni.
La scelta di una o più aree dovrebbe essere dettata da un reale e consapevole confronto sui mezzi alternativi adottati abituale. Dalla gestione dalla reputazione, alla comunicazione sui prodotti, sino all’ottimizzazione sui motori di ricerca, confrontate i costi delle alternative e vedrete che a partià di efficacia, la scelta del blog si dimostra economicamente molto competitiva.
I recenti dati auditel hanno evidenziato che la maggior parte dei top blogger genera numeri superiori a quelli della maggior parte dei canali satellitari, dove invece cgli ivestimenti sono di qualche ordine di grandezza in più rispetto a quelli destinati al web. In ultimo, se avete ancora qualche dubbio e state aspettando che internet cresca e i 20 mila utenti unici al giorno che conta il vostro blog vi sembrano pochi, incominciate a riflettete sull’importanza dell nicche e sul concetto di coda lunga. Nel nostro paese ci sono circa 20 milioni di potenziali navigatori in Rete, nell’iperbolica ipotesi in cui dovessero navigare improvvisamente tutti i 60 milioni di cittadini, il vostro blog passerebbe da 20mila a 60 mila utenti. Rivedere i paradigmi della comunicazione e del marketing è la strada per interpretare il camnbiamento in modo corretto.




è dai tempi del metamondo che ti leggo, e da allora hai sempre parlato di blog aziendali. La mia è una domanda da profano (non di blog, ma di aziende): in un blog si suppone ci siano aggiornamenti e commenti. Che i primi siano news aziendali o opinioni più o meno a nome del gruppo non mi fa una grande differenza, l’importante è che ci siano aggiornamenti (un blog non può vivere con un post ogni sei mesi). I commenti vanno comunque controllati. La mia domanda è: cosa piffero scrivere in un blog aziendale? Se io ho una fattoria e col latte delle mucche ci faccio il formaggio, e me lo vendo, sul blog ci metto le date di inizio stagionatura? Se vendo scarpe? Nuovo tipo di suole? E se sono un’azienda che si occupa di telemarketing? Trucchi di motivazione per i venditori? Insomma, come si tiene un blog aziendale?
E scusa se la domanda è banale.