Il ManageCamp e la frustrazione del blogger nostrano…



Mentre da noi ci si interroga sul suffisso Camp e su quanto questo possa o meno essere coerente con le regole dei BarCamp, negli USA fanno un ManageCamp addirittura a pagamento.

Maurizio Goetz evidenzia quanto le polemiche (peraltro cadute di livello a causa dei soliti troll dal linguaggio greve e dal pensiero grossolano), siano state contraddittorie allo spirito stesso dei Camp.

La questione posta da Maurizio è molto interessante, e va ben oltre il livore nei confronti del “nostro” Marketing che peraltro sta dimostrando la sua uniucità a partire dai nomi dei partecipanti, alcunei dei quali non si sarebbero mai iscritti a un BarCamp aperto a tutti (vedi http://marketingcamp.camisani.com ).

Il tema sul concetto di plagio e della sua evoluzione meriterebbe non solo un approfondimento, ma anche un contributo da parte degli “Esploratori” più attivi nel definire i controrni della nuova proprietà intellettuale.

Mi auguro che la discussione prosegua qui o sul blog di Maurizio, magari dagli stessi che hanno argomentato in modo più o meno colorito o più o meno colto, e soprattutto più o meno informato, per dare valore aggiunto a una discussione che purtroppo ha portato ad emergere i soliti detrattori che non se ne fanno sfuggire una, e a far passare in secondo piano i contenuti, che sono molto più difficili da esporre rispetto alla semplicità con cui invece si può storpiare un nome…

Reader Comments

tu comunque il nome cambialo, dai. ;)

Io credo che quella che mi appare una polemica un po’ sterile, potrebbe invece diventare un interessante terreno di confronto e lo dico serenamente perchè anche se ho partecipato a diversi MarktingCamp non ne sono l’organizzatore. La domanda che pongo è la seguente: è possibile utilizzare il suffisso camp per eventi che si discostano dalla formula BarCamp? Essendo tutto in divenire, credo che nulla sia immutabile. Non mi piacciono i processi alle intenzioni, se quindi questa discussione prendesse una nuova direzione sarebbe interessante sentire le opinioni a confronto. Il temine Camp è preesistente al BarCamp pertanto io credo che nuovi EventiCamp possano svilupparsi come variazioni sul tema.

No guarda, io i nomi non li storpio proprio. Io dico che se dal principio aveste detto che usavate camp perchè tirava, o perchè vi andava di farlo e basta, allora non ci sarebbero stati problemi. La gente lo sa e si regola di conseguenza. Ma il fatto è che vi siete pure voluti caricare di significati è proprio fastidiosa. La cosa che mi ha dato fastidio più di tutte è che non riuscite ad ammettere le vostre intenzioni. Ho sempre organizzato eventi e ogni volta ho passato giorni a scegliere il nome perchè da quello si potesse trarre l’idea di fondo. Voi usate camp perchè fa figo ma non volete ammetterlo. Mi rendo conto che sia più facile lamentarsi e sentirsi poverini, leccandovi le ferite a vicenda. Inoltre, continuate a guardare il dito, inerpicandovi sull’origine dei nomi. Qui l’origine conta poco. Conta il fatto che diversi gruppi autogestiti hanno organizzato eventi caricandoli di significati sociali e in italia hanno preso il suffisso camp. Poi c’è stata una evoluzione diversa da altri paesi. Ormai abbiamo preso una strada caratterizzata dalla nostra cultura. Adesso voi volete fare i puristi e riprendervi un significato che non è mai stato vostro (e neanche nostro) e volete pure fingere di interessarvi all’essenza o all’etimo.

Camisani, non fare la verginella e non parlare neanche di sporcarsi le mani. Qui si lavora tutti e si porta a casa il pane. Io e te compresi. La storia delle idee da una parte e dei fatti dall’altra non regge e ti rende più ingenuo di quanto tu non sia. Si può essere etici e corretti anche quando si lavora e soprattutto quando si comunica.

Poi tu fa un po’ come ti pare ma non pensare di essere l’unico che tira il carretto perchè questo lusso ideologico non te lo lascio.

Le polemiche non sono cadute di livello. Semplicemente ci si scontra con interessi divergenti.

In Italia i barcamp hanno assunto un significato ben preciso di cui tutti siamo a conoscenza (puoi continuare a fare lo gnorri, ma sono pochi quelli che non storcono il naso pensando a un barcamp i cui partecipanti sono selezionati da una giuria “di qualità” secondo parametri oscuri ai più).

Il tuo, Marco, non è un barcamp, bensì una conferenza in cui sei tu che decidi chi viene e chi parla. In ciò non si differenzia affatto da un festival di sanremo.

In risposta ai Livia Iaolare che fa ancora finta che non le abbia ripetuto decine di volte che il MarketingCamp non è un BarCamp (ne sulla sua piattaforma)
E a Luca Sartoni che maldestramnente prova a usare un linguaggio diverso da quello consueto in cui mi offende e titola in vari modi tra cui “reggipalle della blogosfera”. (vedi: http://www.lucasartoni.com/2007/09/21/cosa-succede-a-bombardare-le-bomboniere/ )
chiarisco che non ho intenzione, così come ho già fatto con Dadda, di ospitare oltremodo i commenti di chi sfrutta la libertà di espressione per intessere scientemente meccanismi diffamatori. cOsì come a chi finge cordialità in un commento per poi “sberleffare” nell’altro. A casa mia non lo permetto. La proprietà privata per alcuni è un furto, ma a casa mia la si pensa diversamente perciò, niente giochetti sfruttando i commenti del mio blog.

Per completezza di informazione ai lettori riporto un commento di Maxime (www.pensierineccesso.it) trovato oggi sul blog di Dadda, che riassume in modo molto chiaro la verità sulla “combriccola” e i giochetti che ha intessuto.

https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5649051612182365163&postID=6974283602246966063

“Caro Roberto, tu e la tua combriccola avete, con rispetto parlando, fracassato i miei poveri e sensibili zebedei. Vi siete coalizzati come nemmeno ai tempi delle scuole medie quando per fare a botte si andavano a chiamare prima gli amici più forti. State portando avanti da mesi una campagna denigratoria che nella blogosfera italiana non credo abbia precedenti. Sempre pronti a segnalarvi qualsiasi nuovo post pubblicato da MCC, che magari commentate malignamente tra di voi davanti ad una bella ciotola di pop corn, prima di lanciare i vostri attacchi scientifici (peccato che siano sempre stupidamente banali e provocatori). MCC è un amico, ma anche se non lo fosse reagirei allo stesso modo per un atteggiamento che ritengo ingiusto e scorretto da parte vostra perché probabilmente fondato su una ridicola invidia di fondo. Ma se non lo sopportate, che cazzo lo leggete a fare? Mi chiedo solo quando la smetterete, soprattutto in considerazione del fatto che tra di voi si nascondono aspiranti giornalisti che avrebbero fatto bene a mantenere un certo distacco rispetto a questa (penosa) situazione. E non scrivo che mi sei scaduto perché in realtà non ti ho mai nemmeno lontanamente considerato.”

Mi piace l’idea di Maurizio Goetz. Penso sia un modo costruttivo e civile di dibattere sul significato delle parole che usiamo..

Marco, io non intendo portare avanti una polemica sterile, tanto meno qui nel tuo blog, in casa tua. Non ti conosco personalmente e non mi permetto di giudicare quello che fai. Sto solo cercando di ragionare usando i tre neuroni che ho nel cervello.

Il suffisso -Camp è fuorviante per me, solo per questo io ne ho parlato sul mio blog e in altri luoghi della Rete. Dici che il tuo non è un BarCamp, ma poi nel tuo stesso post qui sopra affermi:

“[...]va ben oltre il livore nei confronti del “nostro” Marketing che peraltro sta dimostrando la sua uniucità a partire dai nomi dei partecipanti, alcunei dei quali non si sarebbero mai iscritti a un BarCamp aperto a tutti”.

In pratica ribadisci più o meno indirettamente che il tuo è un BarCamp: la differenza è che “non è aperto a tutti”.

E là che il mio cervello perde il filo :)

In ogni caso mi sono un po’ scocciata di questo argomento e spero di chiarimi le idee al più presto.

Buon proseguimento a tutti.

P.S. Ho letto il commento di Maxime e ne abbiamo anche discusso piacevolmente.

“[..] negli USA fanno un ManageCamp addirittura a pagamento.”

Ero piccolo e rubai una caramella, mio padre mi diede uno schiaffo. Io gli dissi: Ma papa’, i grandi ladri rubano molto piu’ di me e nessuno gli fa niente, perche’ ora tu mi picchi?
E lui mi disse: Perche’ un giorno tu possa non essere come loro!

“[...] alcuni dei quali non si sarebbero mai iscritti a un BarCamp aperto a tutti”

O peccano di superba o sono degli dei o hanno problemi psicologici legati al sociale?

Dal mio punto di vista non è un problema di plagio, ma di una scelta infelice per cavalcare l’onda di notorieta’ dei barCamp per fare un evento che poi in realta’ tanto Camp non è. E’ un evento con il nome simile, scelto con poco gusto e forte senso del marketing. Forse è qui la genialita’ della scelta che contraddistingue il camp del marketing, ed è forse per questo motivo che io preferisco non partecipare e criticare l’evento forse anche a priori.

I veri contenuti non hanno un nome da flame, ma un’ idea che li contraddistingue ed un nome creativo ed unico quindi che mette le basi per il futuro.

Questa discussione si sta incartando e allora cerchiamo di tirarne le fila e rilanciare.

1) il puro blogger non parteciperebbe mai ad un evento che non corrisponde ai requisiti di un BarCamp tipico
2) una persona esterna non andrebbe ad un BarCamp perchè ne sarebbe intimorito
3) Se è senz’altro legittimo organizzare qualsiasi tipo di evento e dargli la forma che si vuole è legittimo denominarlo xxxCamp utilizzando solo una parte della denominazione e spiegandone bene le differenze con i BarCamp (tradizionali) per attirare nuovi segmenti di persone?
4) Se a qualcuno non piace questo tipo di evento perchè lo contesta ed invece non si limita a non parteciparvi?
5) Vendere una borsa di Vitton è un falso, ma organizzare un Camp diverso dal BarCamp è veramente da considerarsi un falso o l’evoluzione del Camp stesso?

Ok sul fatto che la scelta è infelice siamo tutti d’accordo, vogliamo andare oltre?

Sartoni et al hanno alcuni problemi di logica, perché, in sintesi, Sartoni dice che non importa il fatto che il nome avesse un altro significato, loro lo hanno storpiato/rubato per primi e quindi non possono farlo altro di nuovo. Non ha senso.

Anche Livia: «In pratica ribadisci più o meno indirettamente che il tuo è un BarCamp: la differenza è che “non è aperto a tutti”», in realtà anche questo non è vero, BarCamp aperto a tutti potrebbero formare un’unica entità logica e non necessariamente due separate. Il che significa che BarCamp non è necessariamente implicitamente riferito a MarketingCamp.

A parte queste osservazioni vorrei far notare che il nostro è un contesto altamente dinamico, ci lamentiamo spesso che molti “analogici” non capiscono le novità di internet e poi alcuni di noi vogliono fare lo stesso e cristallizzare un concetto a proprio uso e consumo ?
Se vogliamo che anche altri comprendono il significato di questa rivoluzione, non possiamo imporre alcuni schemi. L’unione tra le logiche “business” e quelle *Camp porta sicuramente ad un risultato diverso di quello del “volontariato” + *Camp, ciò non significa che uno dei due sia meno *Camp dell’altro.
É innegabile che il MarketingCamp sia diverso da una normale conferenza, così come da una tipica non-conferenza, la domanda da porsì e se ha lo spirito di condivisione della conoscenza e delle logiche tipico dei *Camp, da quel che ho potuto vedere dai video del MarketingCamp 2, sì, in più copre meglio quel pubblico business che, come molti osservatori esterni sostengono, è escluso dai BarCamp.

Dunque, il marketingcamp è un po’ barcamp e un po’ no (lo è per natura degll’interazione, non lo è perche’ è un evento privato).
Il suffisso Camp fa figo solo se sei un blogger - nel resto del mondo reale nessuno sa cosa significhi - e i blogger non vi possono partecipare, se non invitati.
Quindi, tutto sommato, nessuno ci perde e nessuno ci guadagna, dal fatto che ci sia un “camp” in quel MarketingCamp.
Per il fatto che sia privato, è una scelta imho rispettabile. Si rinuncia a essere visibili nella blogosfera ed a interventi non programmati, ma ci si guadagna nel garantire a (paurosi?) professori o manager d’azienda platee piu’ “mansuete” e, per dirla tutta, anche l’assenza di fuffa sociale come partite a calcino o lazzi vari - che puo’ piacere o meno.
Sono scelte. Io non mi scandalizzo.

Ma io non avevo postato un commento qui? Che fine ha fatto? Boh..in ogni modo ho detto la mia da Maurizio. Se ci si focalizza sul suffisso “camp” e basta è la fine. Dei contenuti.

Dario, non è arrivato nessun tuo commento. Mi spiace. Se lo mandi lo pubblico, ovviamente.

[...] tempi di polemiche su cosa sia un barCamp e come e quando utilizzare il suffisso Camp, si tiene una non-conferenza con [...]

Permettimi una domanda Marco: convieni con me che il caso di Viareggio rappresenti una presa per i fondelli?

Sid, è divertente come in tutto questo polverone nessuno mi abbia fatto ancora questa domanda. :)
Si, era una presa in giro.

Sai com’ è, il meglio in questi polveroni arriva dopo i titoli di coda ;)

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