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	<title>Comments on: Google e il paradosso della libertà</title>
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	<description>CEO di Speakage - Professore a contratto di linguaggi digitali - IULM</description>
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		<title>By: Master New Media, escluso da google &#171; La Scatola di Pandora</title>
		<link>http://www.camisanicalzolari.com/2007/08/google-e-il-paradosso-della-liberta.html/comment-page-1#comment-18022</link>
		<dc:creator>Master New Media, escluso da google &#171; La Scatola di Pandora</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 22:32:54 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Lo spunto di riflessione di cui parlo è dovuto anche alla lettura di un post molto interessante di Marco Camisani Calzolari di cui consiglio la [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Lo spunto di riflessione di cui parlo è dovuto anche alla lettura di un post molto interessante di Marco Camisani Calzolari di cui consiglio la [...]</p>
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		<title>By: Gino</title>
		<link>http://www.camisanicalzolari.com/2007/08/google-e-il-paradosso-della-liberta.html/comment-page-1#comment-18017</link>
		<dc:creator>Gino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 21:07:43 +0000</pubDate>
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		<description>Apprezzo sempre la franchezza oltre che il buon senso. Ho sempre pensato che la liberta&#039; di tutti richiede sempre qualche regola, altrimenti il piu&#039; forte troverebbe il modo per privarla agli altri.
Certo, e&#039; un gioco di equilibri. Hanno ragione anche coloro che sospettano dei regolatori, e che questi possano sottrarsi al volere della maggioranza (democrazia). Direi che la semplicita&#039; e la trasparenza sono quindi cruciali.
Ma il cerchio, si sa, si chiude su se&#039; stesso: la maggioranza (la massa, come dici tu) non e&#039; garanzia sempre di &quot;verita&#039;&quot;, di &quot;equita&#039;&quot;, ma talvolta e&#039; proprio espressione di &quot;ottusita&#039;&quot; (gregge), di &quot;superficialita&#039;&quot; (furor di popolo). Molte minoranze ne sanno qualcosa. Qui diventa cruciale il confronto, la capacita&#039; di ascolto, la possibilita&#039; di contestare. 
Temo che internet non ha inventato nulla che la storia non ci abbia gia&#039; dato modo di conoscere, pero&#039; &quot;reloaded&quot;. Larry Page, Eric Schmidt, il board di Google hanno da deliberare su temi che il senato romano o Adriano avevano gia&#039; affrontato ? Il paragone e&#039; paradossale, ma credo che anche qui non e&#039; la &quot;formula di governo&quot; ma l&#039;&quot;uomo&quot; a cui si chiede di governare. Non perche&#039; la formula sia irrilevante, ma perche&#039; l&#039;uomo che la applica puo&#039; stravolgela per quanto valida essa sia. Con buona pace di chi sogna l&#039;anarchia piu&#039; totale, oppure l&#039;abolizione delle meravigliose espressioni della civilta&#039; umana (come internet quale oggi noi la conosciamo, google compresa).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Apprezzo sempre la franchezza oltre che il buon senso. Ho sempre pensato che la liberta&#8217; di tutti richiede sempre qualche regola, altrimenti il piu&#8217; forte troverebbe il modo per privarla agli altri.<br />
Certo, e&#8217; un gioco di equilibri. Hanno ragione anche coloro che sospettano dei regolatori, e che questi possano sottrarsi al volere della maggioranza (democrazia). Direi che la semplicita&#8217; e la trasparenza sono quindi cruciali.<br />
Ma il cerchio, si sa, si chiude su se&#8217; stesso: la maggioranza (la massa, come dici tu) non e&#8217; garanzia sempre di &#8220;verita&#8217;&#8221;, di &#8220;equita&#8217;&#8221;, ma talvolta e&#8217; proprio espressione di &#8220;ottusita&#8217;&#8221; (gregge), di &#8220;superficialita&#8217;&#8221; (furor di popolo). Molte minoranze ne sanno qualcosa. Qui diventa cruciale il confronto, la capacita&#8217; di ascolto, la possibilita&#8217; di contestare.<br />
Temo che internet non ha inventato nulla che la storia non ci abbia gia&#8217; dato modo di conoscere, pero&#8217; &#8220;reloaded&#8221;. Larry Page, Eric Schmidt, il board di Google hanno da deliberare su temi che il senato romano o Adriano avevano gia&#8217; affrontato ? Il paragone e&#8217; paradossale, ma credo che anche qui non e&#8217; la &#8220;formula di governo&#8221; ma l&#8217;&#8221;uomo&#8221; a cui si chiede di governare. Non perche&#8217; la formula sia irrilevante, ma perche&#8217; l&#8217;uomo che la applica puo&#8217; stravolgela per quanto valida essa sia. Con buona pace di chi sogna l&#8217;anarchia piu&#8217; totale, oppure l&#8217;abolizione delle meravigliose espressioni della civilta&#8217; umana (come internet quale oggi noi la conosciamo, google compresa).</p>
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	<item>
		<title>By: 4Lb3Rt0</title>
		<link>http://www.camisanicalzolari.com/2007/08/google-e-il-paradosso-della-liberta.html/comment-page-1#comment-17972</link>
		<dc:creator>4Lb3Rt0</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 12:23:44 +0000</pubDate>
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		<description>“In buona sostanza sono per mantenere libera la Rete ma non le aziende che la fanno. Così come si è liberi di circolare per le strade ma col dovere di rispettare le norme che ne definiscono i limiti di velocità.”
Non è proprio uguale il paragone secondo me. Imporre a Google di indicizzare tutti i siti è come dire &quot;tutti sono liberi di circolare per le strade e la guida michelin deve contenere tutti i bar a gestione familiare del nicaragua&quot;.
A mio avviso poi il problema non si pone nemmeno perchè se google decide di escludere dei siti semplicemente fallisce come motore di ricerca e porge il fianco alla nascita di altri motori. E&#039; sempre avvenuto così su internet, ad esempio con napster.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“In buona sostanza sono per mantenere libera la Rete ma non le aziende che la fanno. Così come si è liberi di circolare per le strade ma col dovere di rispettare le norme che ne definiscono i limiti di velocità.”<br />
Non è proprio uguale il paragone secondo me. Imporre a Google di indicizzare tutti i siti è come dire &#8220;tutti sono liberi di circolare per le strade e la guida michelin deve contenere tutti i bar a gestione familiare del nicaragua&#8221;.<br />
A mio avviso poi il problema non si pone nemmeno perchè se google decide di escludere dei siti semplicemente fallisce come motore di ricerca e porge il fianco alla nascita di altri motori. E&#8217; sempre avvenuto così su internet, ad esempio con napster.</p>
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	<item>
		<title>By: gluca</title>
		<link>http://www.camisanicalzolari.com/2007/08/google-e-il-paradosso-della-liberta.html/comment-page-1#comment-17952</link>
		<dc:creator>gluca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 09:01:32 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Quando arriva il fenomeno di massa che aggrega le nicchie allora viene stimolata la percezione di gruppo e di appartenenza. La conseguenza però è di nuovo la centralizzazione e la convergenza presso una sola azienda o un solo prodotto.&quot;
Io credo che alla base di questa convergenza ci sia oltre alla percezione di appartenenza, un passaparola dovuto si&#039; alla bonta&#039; del prodotto (che &quot;google sia migliore di MSN&quot;, per esempio) ma anche e soprattutto per le &quot;economie di apprendimento&quot; (&quot;io uso quel prodotto perche&#039; tanti lo usano e quindi è facile avere suggerimenti o consigli o qls cosa in caso di necessità&quot;. Pensa al TomTom per esempio).
ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quando arriva il fenomeno di massa che aggrega le nicchie allora viene stimolata la percezione di gruppo e di appartenenza. La conseguenza però è di nuovo la centralizzazione e la convergenza presso una sola azienda o un solo prodotto.&#8221;<br />
Io credo che alla base di questa convergenza ci sia oltre alla percezione di appartenenza, un passaparola dovuto si&#8217; alla bonta&#8217; del prodotto (che &#8220;google sia migliore di MSN&#8221;, per esempio) ma anche e soprattutto per le &#8220;economie di apprendimento&#8221; (&#8221;io uso quel prodotto perche&#8217; tanti lo usano e quindi è facile avere suggerimenti o consigli o qls cosa in caso di necessità&#8221;. Pensa al TomTom per esempio).<br />
ciao</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Fabrizio Bellavista</title>
		<link>http://www.camisanicalzolari.com/2007/08/google-e-il-paradosso-della-liberta.html/comment-page-1#comment-17904</link>
		<dc:creator>Fabrizio Bellavista</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 19:58:20 +0000</pubDate>
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		<description>La tua analisi mi sembra molto lucida, come al solito, ma vorrei andare più in là. Riflessione: la old economy (che brutto termine!) aveva tutta una serie di caratterizzazioni che hanno contrassegnato un epoca: mentalità verticistica, difesa del copyright, comunicazione one to many, propensione insita nel suo stesso dna, appena fosse stato possibile, a fare trust. Ne ho dette solo alcune ma già sufficienti a delineare un certo modo di fare business, di essere azienda.

Da pochi anni siamo approdati sulle spiagge di una nuova &#039;visione&#039; che ha insita in se stessa una &#039;promessa&#039; ormai abbastanza delineata: mentalità orrizzontale e condivisa, no copyright, comunicazione one to one, no trust....

Ecco la domanda. Cosa centra Big G, cioè Google e con essa molte altri colossi della new economy (che parola orribile!) con questa visione? 
Google ha nella genialità dei suoi due fondatori il modello di azienda che è fortemente connotata alla vecchia maniera con un di più che risulta devastante per ogni nuova idea che vuole farsi largo in coerenza con lo spirito prima espresso, nella rete: una forte tendenza a far trust. Ci ricordardiamo che Google possiede pure Doubble Click (concessionaria), Blogger (blog), Youtube (videosharing) per dirne solo alcune? 
Direi quindi che il problema di Robin Good è assolutamente (pur risultando terribilmente condizionante per la sua impresa e la sua visione - bella! - di business) marginale nei confronti di una più attenta analisi delle nuove aziende. 

Forse è il caso di chiedersi se Google riuscirà a captare il &#039;VERAMENTE NUOVO&#039; che si nasconde (ma non poi tanto) tra le pieghe delle opportunità di questi anni e si immetta nel grande e pacifico fiume della visione condivisa dello sviluppo, dell&#039;open source, del CC, ecc... 
O forse toccherà a noi, non seguendo uno spirito moraleggiante ma in  nome di una visione che vede un nuovo tipo di far business legato ad un nuovo tipo di azienda, batterci (come è sempre accaduto, d&#039;altronde nella storia) perchè il nuovo (la Big G è già vecchia?) possa continuare a svilupparsi nella direzione di una &#039;promessa&#039; (e del mantenimento di essa) che tutti ci ha così entusiasticamente coinvolti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La tua analisi mi sembra molto lucida, come al solito, ma vorrei andare più in là. Riflessione: la old economy (che brutto termine!) aveva tutta una serie di caratterizzazioni che hanno contrassegnato un epoca: mentalità verticistica, difesa del copyright, comunicazione one to many, propensione insita nel suo stesso dna, appena fosse stato possibile, a fare trust. Ne ho dette solo alcune ma già sufficienti a delineare un certo modo di fare business, di essere azienda.</p>
<p>Da pochi anni siamo approdati sulle spiagge di una nuova &#8216;visione&#8217; che ha insita in se stessa una &#8216;promessa&#8217; ormai abbastanza delineata: mentalità orrizzontale e condivisa, no copyright, comunicazione one to one, no trust&#8230;.</p>
<p>Ecco la domanda. Cosa centra Big G, cioè Google e con essa molte altri colossi della new economy (che parola orribile!) con questa visione?<br />
Google ha nella genialità dei suoi due fondatori il modello di azienda che è fortemente connotata alla vecchia maniera con un di più che risulta devastante per ogni nuova idea che vuole farsi largo in coerenza con lo spirito prima espresso, nella rete: una forte tendenza a far trust. Ci ricordardiamo che Google possiede pure Doubble Click (concessionaria), Blogger (blog), Youtube (videosharing) per dirne solo alcune?<br />
Direi quindi che il problema di Robin Good è assolutamente (pur risultando terribilmente condizionante per la sua impresa e la sua visione &#8211; bella! &#8211; di business) marginale nei confronti di una più attenta analisi delle nuove aziende. </p>
<p>Forse è il caso di chiedersi se Google riuscirà a captare il &#8216;VERAMENTE NUOVO&#8217; che si nasconde (ma non poi tanto) tra le pieghe delle opportunità di questi anni e si immetta nel grande e pacifico fiume della visione condivisa dello sviluppo, dell&#8217;open source, del CC, ecc&#8230;<br />
O forse toccherà a noi, non seguendo uno spirito moraleggiante ma in  nome di una visione che vede un nuovo tipo di far business legato ad un nuovo tipo di azienda, batterci (come è sempre accaduto, d&#8217;altronde nella storia) perchè il nuovo (la Big G è già vecchia?) possa continuare a svilupparsi nella direzione di una &#8216;promessa&#8217; (e del mantenimento di essa) che tutti ci ha così entusiasticamente coinvolti</p>
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	<item>
		<title>By: Nereo</title>
		<link>http://www.camisanicalzolari.com/2007/08/google-e-il-paradosso-della-liberta.html/comment-page-1#comment-17887</link>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 15:13:29 +0000</pubDate>
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		<description>Innanzitutto grazie per i complimenti e per la citazione.

In effetti la rete sta crescendo molto velocemente, specie nella sua capacità di influenzare &quot;le masse&quot; perché fenomeno oramai di massa, come evidenzi bene.

Sulla responsabilità sociale sarebbe magari auspicabile un&#039;intervento dal basso piuttosto che dall&#039;alto (e poi dove può essere questo &quot;alto&quot; non si sa neanche) oppure da parte di Google stessa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzitutto grazie per i complimenti e per la citazione.</p>
<p>In effetti la rete sta crescendo molto velocemente, specie nella sua capacità di influenzare &#8220;le masse&#8221; perché fenomeno oramai di massa, come evidenzi bene.</p>
<p>Sulla responsabilità sociale sarebbe magari auspicabile un&#8217;intervento dal basso piuttosto che dall&#8217;alto (e poi dove può essere questo &#8220;alto&#8221; non si sa neanche) oppure da parte di Google stessa.</p>
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		<title>By: Alberto Kndo</title>
		<link>http://www.camisanicalzolari.com/2007/08/google-e-il-paradosso-della-liberta.html/comment-page-1#comment-17883</link>
		<dc:creator>Alberto Kndo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 14:40:39 +0000</pubDate>
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		<description>Per me è un paradosso, un catch 22 se vogliamo, chi regola i &quot;regolatori&quot; (che poi si suppone vengano eletti, come i politici...) e il loro potere di decidere quali sono le regole e a chi applicarle? Alla fine si finirebbe in una sorta di politica, dovè l&#039;&quot;autorità&quot; che regola internet finirebbe per dettare legge...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per me è un paradosso, un catch 22 se vogliamo, chi regola i &#8220;regolatori&#8221; (che poi si suppone vengano eletti, come i politici&#8230;) e il loro potere di decidere quali sono le regole e a chi applicarle? Alla fine si finirebbe in una sorta di politica, dovè l&#8217;&#8221;autorità&#8221; che regola internet finirebbe per dettare legge&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Marco</title>
		<link>http://www.camisanicalzolari.com/2007/08/google-e-il-paradosso-della-liberta.html/comment-page-1#comment-17874</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 11:27:52 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che l&#039;hai azzeccata: &quot;In buona sostanza sono per mantenere libera la Rete ma non le aziende che la fanno.&quot;
Bisognerebbe riuscire a imporre protocolli aperti e liberi, in modo che non ci sia nulla di centralizzato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che l&#8217;hai azzeccata: &#8220;In buona sostanza sono per mantenere libera la Rete ma non le aziende che la fanno.&#8221;<br />
Bisognerebbe riuscire a imporre protocolli aperti e liberi, in modo che non ci sia nulla di centralizzato.</p>
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