la “Questione digitale”: quando la tua vita dipende da Google

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August 16th
Marco Camisani Calzolari
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Robin Good vive di Google. Ha un magazine online di grande successo e i suoi guadagni provengono dagli annunci pubblicitari, prevalentemente quelli di Google adsense.
Google ha deciso di escludere i suoi articoli dai risultati delle ricerche e Robin ora è in grabde difficoltà.

I dettagli di quanto è accaduto a Robin sono nel suo articolo, io invece vorrei evidenziare quanto sia importante tutelare i cittadini digitali tanto quelli analogici.

Robin è un cittadino digitale perché passa gran parte del suo tempo online, guadagna e spende online. Questo fa riflettere anche su considerazioni correlate ai principi di residenza per cui è centrale il luogo in cui passi la maggior parte del tuo tempo ai fini delle tassazioni, della cittadinanza, etc.

Se un Robin analogico con rapporti analoghi, ma fisici avesse avuto un problema simile, ci sarebbe stata la possibilità di rivolgersi a qualche forma di legge, norma, ente, o associazione per difendere i propri diritti e comunque per tutelare un cittadino/imprenditore vessato da possibili ingiustizie.

Nel digitale non c’è nulla di simile.

Il cittadino che si rapporta con la società tradizionale, fisica, è tutelato dal buon senso comune quando mancano le leggi. Mentre il cittadino che vive nel digitale non può andare dalla Polizia o in tribunale e dire che Google lo ha eliminato dai risultati della ricerca, anche se questo potrebbe compromettere il sostentamento di una famiglia.

Credo che i governi dovranno darsi da fare per tutelare anche i diritti digitali, altrimenti la crescità sarà lenta e faticosa.

In Congo potete aprire un’azienda in 10 minuti e non dovete pagare tasse a nessuno. Purtroppo però correte il rischio di essere assaliti dalle milizie in ogni istante, senza che il governo faccia nulla a vostra difesa.

E’ ovvio che le aziende non investiranno mai in Congo sino a quando non saranno tutelate adeguatamente.

Lo stesso principio vale per la Rete. Sino a quando non saranno tutelati i diritti dei cittadini digitali, delle aziende, dei piccoli imprenditori che con la coda lunga sono destinati a crescere sempre di più, non si vedrà la vera crescita.

Robin è un esempio di grande coraggio. E’ l’unico italiano a vivere solo ed esclusivamente di web senza avere rapporti economici offline. Guadagna solo dalla pubblicità, dalla donazioni, e da tutto quel che providene da circuiti di affiliazione esclusivamente online. E’ un pioniere che rappresenta un mondo che da qui a qualche anno sarà parte di molti.
Oggi è successo che il suo modello sta tremando a causa del web ancora troppo giovane per tutelare i suoi diritti.
Non c’è uno stato che per esempio impone a Google, in un caso come il suo, di fornire spiegazioni esaustive entro 24 ore in quanto l’imprenditore Robin Good ha il diritto di conoscerne i motivi.

Non c’è un antitrust che verifichi le reali posizioni dominanti di un azienda nel mercato. Fa fatica quando si tratta di aspetti misurabili, come per esempio il fatturato, potete immaginare quanto siamo lontani da un ente che dica “Google ha una posizione dominante nel mondo partecipativo. La centralità del suo motore di ricerca nella nostra società rischia di generare un percorso senza ritorno in cui a breve non sarà nemmeno possibile scriverne in quanto qualunque messaggio potrebbe essere censurato (banalmente non indicizzato) dal motore di ricerca a cui la maggior parte dei cittadini fa riferimento per costruirsi un’opinione”.

Il nemico non è Google, ma stati e governi incapaci di “vedere” prospetticamente cosa sta accadendo nel mondo, che è sempre più digitale o connesso a doppio filo con esso.

Forse Robin ha torto e Google ha ragione, oppure Google ha torto ma ha il diritto di fare ciò che vuole perché nessuno gli impedisce di normare a piacere i prodotti che eroga. Forse è giusto così o forse no.

Una cosa è certa, è necessario che i governi si occupino al più presto della “Questione digitale”.

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