Il Sole 24 Ore – Nova

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August 30th
Marco Camisani Calzolari
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A pagina 13 di Nova un mio pezzo in cui attacco duramente chi tratta il web 2.0 come una moda e appiccica il suffisso ovunque per rinnovarsi. In particolare descrivo questo atteggiamento come dannoso per lo sviluppo della Rete, specie in Italia dove il divario culturale è enorme.
Per ovvi motivi non posso riportare qui il testo ma so che la maggior parte dei miei lettori sono Esploratori digitali che leggono Nova.

Nasce il gruppo degli Esploratori digitali

mcc_ 180
August 26th
Marco Camisani Calzolari
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E’ nato su Facebook il gruppo “Esporatori digitali”.

Il gruppo di chi esplora il digitale in tutti i suoi aspetti: prova le nuove applicazioni, si interessa di comunicazione e marketing digitale, sperimenta i vari devices, partecipa attivamente alla conversazione in Rete, si occupa di divulgare la conoscenza anche agli analogici e vive parte della propria vita online.

Chi è già un Esploratore digitale richieda l’iscrizione qui http://www.facebook.com/group.php?gid=7870485140

Per dare i primi segnali di vita al gruppo ho comunicato nel forum, in anteprima, la data e la manifestazione internazionale all’interno della quale si svolgerà il prossimo MarketingCamp-3 di ottobre che questa volta avrà probabilmente tre sale e un’otttantina di partecipanti. Saranno riservati una decina di posti ai soli Esploratori digitali.

La sperimentazione continua…

Net Neutrality. Comcast ha chiuso i rubinetti di Bittorrent!

mcc_ 180
August 25th
Marco Camisani Calzolari
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Comcast, il più grande fornitore di connettività via cavo degli Stati Uniti ha chiuso l’accesso ai network di Bittorrent.
Gli utenti insorgono, ma ritengo che questo sia solo l’inizio di una lunga serie di azioni contro la Net Neutrality da parte di grandi networks.

La neutralità della Rete è un principio molto importante intorno a cui è nato e cresicuta Internet per come la conosciamo oggi.
Se non ne avete mai sentito parlare avete il dovere (Ndr ritengo sia un dovere digitale/civile) di informarvi. Leggete qui, o guardate questo video.

Invito tutti gli amici digitali a darsi da fare per evitare che ci si trovi tutti con collegamenti a Internet che rallentano o peggio chiudono l’accesso a contnuti esterni a quelli del proprio Internet provider o considerati inadatti dagli stessi.

Pensate ad Alice, Tiscali, Fastweb e Libero o altri importanti fornitori di accesso; potrebbero chiudere anche loro l’accesso a Bittorrent, o rallentare drasticamente la banda verso YouTube o chiudere l’accesso a Skype o a eMule.

Nessun governo centrale ha legiferato per obbligare i providers a mantenere neutrale la Rete.
La Federal Trade Commission se ne lava le mani, secondo la FTC deve essere il mercato a decidere per una rete neutrale.

Lo stesso Google sente molto da vicino il problema perché a parte la copertura WIFI di San Francisco, i suoi servizi dipendono dagli Internet Provider mondiali che in qualsiasi momento potrebbero legalmente impedire l’accesso ad alcuni di essi.

Sino ad oggi i casi di non neutralità non sono molti, anche se in Italia alcuni providers hanno già introdotti filtri sul P2P. Questo fa pensare che in fondo ci sia un equilibrio tra le esigenze dei providers e quelle delgi utenti.

Tuttavia dovete pensare che la maggior parte dei fornitori di accesso ha propri servizi in netta concorrenza con gli omologhi di altre aziende nel web che però non offrono connettività. Inoltre tutto ciò che è video e audio pesa parecchio nel bilancio del consumo di banda e questo agli operatori da parecchio fastidio. Infine alcuni di questi sono anche carrier telefonici, e l’uso del VoIP attraverso Skype, Gizmo o altri servizi basati sul protocollo SIP non sono certamente amati dagli Internet providers.

Per ora tutto sembrava stare in equilibrio ma dopo che Comcast ha chiuso a Bittorent, la valanga rischia di staccarsi. Tim Berners Lee, l’inventore del web ha recentemente scritto un post in cui spiega le sue preoccupazioni in merito e in cui ritiene la net Neutrality fondamentale per il futuro della Rete.

Amici digitali, facciamo qualcosa, diffondiamo almeno un po’ di cultura sull’argomento.

Un piccolo post per voi, un grande passo per l’umanità digitale ;)

Non vorremo passare alla storia come “la generazione che si è ‘venduta’ la Rete”, vero?

iPhone sbloccato che funziona con la SIM di TIM.

mcc_ 180
August 25th
Marco Camisani Calzolari
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Uno dei due acquirenti a cui ho venduto gli iPhone che avevo, mi ha scritto che è riuscito a sbloccare la SIM utilizzando il sistema “Turbo SIM” descitto qui e ora lo sta utilizzando con TIM.
Mentre qui si annuncia un’imminente software che semplifica ancora di più le operazioni di sblocco.

Out of topic: Corona a Garlasco a caccia delle cuginette!

cuginette
August 23rd
Marco Camisani Calzolari
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coronacuginette
Corona è andato a Garlasco perché interessato “mediaticamente” alle due cuginette occhialate della povera ragazza uccisa e diventata suo malgrado il fenomeno dell’estate popolina.

Chi sottoscriverebbe una petizione per vietare la libertà di espressione e circolazione a Fabrizio Corona in quanto soggetto molto pericoloso per il corretto sviluppo intellettuale e morale dei giovani italiani?
Dovrebbe essere vietato ai minori come fanno per i film XXX in quanto rappresentante supremo dell’amoralità più laida.

UPDATE QUIZ: “pieno di immagini inquietanti, orgiastiche, nudi e abuso di sostanze stupefacenti non è certo adatto ad un pubblico di minori”.
a chi si riferisce il Movimento dei Genitori?
………….
A Corona?
Sbagliato! Si riferiscono a Kubrik! Questa è l’Italia del 2007 amici…


UPDATE 2: Stiamo parlando di questo uomo: (video 1 & 2). Un’intervista da non perdere per farsi un’idea su come siamo conciati in Italia.

UPDATE 3: E Corona propone alle gemelle “Diecimila euro per posare da veline”

Skebby e il cultural divide

mcc_ 180
August 21st
Marco Camisani Calzolari
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Ho già scritto decine di post su altri episodi simili a quello di Skebby in cui si citava qualche altra scoperta rivoluzionaria che poi non era tale.

Non credo che Davide Marrone sia un genio delle piattaforme ma di sicuro lo è della comunicazione, o quanto meno involontariamente.

Mio suocero che è notoriamente lontano dalle tecnologie, questa sera a tavola mi ha detto: “Hai sentito di quel genio che ha creato un sistema per inviare gli SMS a 1 centesimo?”.

E’ pazzesco quanto la stampa tradizionale sia ancora tanto potente quanto approssimativa. Basta un comunicato con un bel titolo e un contenuto che possa piacere al popolino. Il resto viene da se. Non una ricerca, una consulenza da un esperto, un search su Google. La corrispondenza al vero della notizia non è il prodotto, il vero prodotto è una notizia che si venda e che piaccia. Tanto noi geek che ci scandalizziamo non siamo “clienti” e mio suocero invece si stupisce e non cambia canale.

E’ un mondo diviso in due. Da una parte chi sa chi è Amanda Congdon e non saprebbe riconoscere un partecipante al Grande Fratello, dall’altra l’esatto opposto.

Tecnicamente il ragazzo definito dalla stessa stampa addirittura il Bill gates italiano, non ha inventato niente. di seguito alcuni servizi che fanno in sostanza la stessa cosa:

http://www.mobileblog.it/post/1425/inviare-messaggi-sms-gratis

http://www.raxle.it/
http://www.miccar.org/doctormms/index.php
http://www.jacksms.it/
http://www.subitosms.it/

Immagino che avranno le budella attorcigliate visto che sono anni che investono su quel tipo di servizi ma non hanno mai avuto l’opportunità di gabbare la stampa consenziente.

Ma la questione è ancora più articolata. Siamo nel paese dei Corona e dei Ricucci, in cui andare in galera è un onore e ti fornisce quella notorietà che da noi si trasforma in stima secondo un’equazione di tale bassezza che non ha riscontri altrove nel mondo.

Skebby, la piattaforma pubblicizzata, nella sua versione gratuita, in realtà “scrocca” SMS a piattaforme che offrono l’invio gratuito per altri fini: promozionali o di marketing collegati al brand o a qualche servizio.
E’ ovvio che la “scoperta” degli SMS a basso prezzo non sia una soluzione scientifica in quanto i prezzi a cui li vendono gli operatori sono dettati da scelte di marketing. Non è la natura che impediva prezzi più bassi e Marrone non è il Fleming che ha inventato la pennicilina. Piuttosto ci saranno n aziende poco felici dell’applicativo perché sfrutta le singole debolezze per inviare SMS a carico di qualcun altro.

Non utlimo, la “rivoluzione” prevede che si debba utilizzare una connessione dati, che in italia ha costi intorno agli 8 euro al MB! (sembra che solo 3 non fatturi micro-traffici come quelli che probabilmente genera l’applicativo).

Tutto questo genera altro digital cultural divide perché la mancanza di informazione è meglio delle informazioni sbagliate. La prima è solo da colmare, la seconda invece deve prima eradicare pregiudizi sbagliati formati dalla stampa irresponsabile.

Google e il paradosso della libertà

mcc_ 180
August 20th
Marco Camisani Calzolari
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La vicenda di Robin Good ha suscitato discussioni e polemiche di ogni genere.
Totale.it scrive un bel post in cui ricorda quando Google sia il socio di maggioranza di qualunque business website e aggiunge il concetto di responsabilità sociale.

La libertà che ci offre il mondo partecipativo decentralizzato è in realtà effimera perché sembra dipendere dai paradigmi imposti da Google e non da quelli imposti dalla Rete.

Se Google decidesse di censurare qualsiasi campagna contro la posizione dominante di Google, il paradosso vuole che la campagna è come se non fosse mai esistita.

La causa credo derivi dall’umana predisposizione nell’emulare e seguire quel che fanno la maggior parte degli individui.

Prendete Skype. Sono dieci anni che è possibile parlare online senza il telefono tradizionale e senza spendere denaro. Ci sono sempre stati decine di applicativi che permettevano questo, tuttavia il fenomeno non era considerato rilevante poiché la natura umana sembra avere una sorta di ipotalamo che filtra le “code lunghe”, ovvero tutto ciò che non è percepito come di massa.

Quando arriva il fenomeno di massa che aggrega le nicchie allora viene stimolata la percezione di gruppo e di appartenenza.

La conseguenza però è di nuovo la centralizzazione e la convergenza presso una sola azienda o un solo prodotto.

Il risultato è che si perdono le caratteristiche originarie della Rete che la rendono libera, incontrollabile e appartenente a nessuno, trasfromandosi così in una semplice infrastruttura tecnologica che permette l’accesso a quel determinato appplicativo.

Infatti le recenti partnership tra YouTube e MSN coi principali operatori di telefonia che permettono l’accesso “flat” solo a quelle piattaforme con un piccolo costo mensile evidenziano quanto quello non sia Internet, ma singole applicazioni quasi estranee alla Rete.

In anni di grandi trasformazioni come questi non è facile avere un’opinione decisa su quel che si dovrebbe fare, ammesso che qualcosa si debba fare, perché tutto cambia come i Quanti: mentre li osservi sono già cambiati.

Credo però che si possa provare a fare uno sforzo immaginando l’iperbole o se volete il parossismo del problema.

Il mio pensiero politico si è formato con nonni borghesi ma monarchici da parte di madre, Marchesi di primogenia da parte di padre, mentre mio padre e mia madre erano fortemente liberali e sono riusciti a trasferirmi quei princìpi. Lo statalismo quindi non mi appartiene, tuttavia credo che in questo caso si debba normare il comportamento di certe aziende, specie quando arrivano vicine a possedere la Rete intera.

In buona sostanza sono per mantenere libera la Rete ma non le aziende che la fanno. Così come si è liberi di circolare per le strade ma col dovere di rispettare le norme che ne definiscono i limiti di velocità.

I miei sono sono pensieri in libertà, senza alcuna presunzione di aver trovato il bandolo del nodo gordiano che attanaglia la giovanissima Internet che deve ancora capire bene chi è e dove sta andando, in mezzo alle contraddizioni e ai paradossi che la caratterizzano.

la “Questione digitale”: quando la tua vita dipende da Google

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August 16th
Marco Camisani Calzolari
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Robin Good vive di Google. Ha un magazine online di grande successo e i suoi guadagni provengono dagli annunci pubblicitari, prevalentemente quelli di Google adsense.
Google ha deciso di escludere i suoi articoli dai risultati delle ricerche e Robin ora è in grabde difficoltà.

I dettagli di quanto è accaduto a Robin sono nel suo articolo, io invece vorrei evidenziare quanto sia importante tutelare i cittadini digitali tanto quelli analogici.

Robin è un cittadino digitale perché passa gran parte del suo tempo online, guadagna e spende online. Questo fa riflettere anche su considerazioni correlate ai principi di residenza per cui è centrale il luogo in cui passi la maggior parte del tuo tempo ai fini delle tassazioni, della cittadinanza, etc.

Se un Robin analogico con rapporti analoghi, ma fisici avesse avuto un problema simile, ci sarebbe stata la possibilità di rivolgersi a qualche forma di legge, norma, ente, o associazione per difendere i propri diritti e comunque per tutelare un cittadino/imprenditore vessato da possibili ingiustizie.

Nel digitale non c’è nulla di simile.

Il cittadino che si rapporta con la società tradizionale, fisica, è tutelato dal buon senso comune quando mancano le leggi. Mentre il cittadino che vive nel digitale non può andare dalla Polizia o in tribunale e dire che Google lo ha eliminato dai risultati della ricerca, anche se questo potrebbe compromettere il sostentamento di una famiglia.

Credo che i governi dovranno darsi da fare per tutelare anche i diritti digitali, altrimenti la crescità sarà lenta e faticosa.

In Congo potete aprire un’azienda in 10 minuti e non dovete pagare tasse a nessuno. Purtroppo però correte il rischio di essere assaliti dalle milizie in ogni istante, senza che il governo faccia nulla a vostra difesa.

E’ ovvio che le aziende non investiranno mai in Congo sino a quando non saranno tutelate adeguatamente.

Lo stesso principio vale per la Rete. Sino a quando non saranno tutelati i diritti dei cittadini digitali, delle aziende, dei piccoli imprenditori che con la coda lunga sono destinati a crescere sempre di più, non si vedrà la vera crescita.

Robin è un esempio di grande coraggio. E’ l’unico italiano a vivere solo ed esclusivamente di web senza avere rapporti economici offline. Guadagna solo dalla pubblicità, dalla donazioni, e da tutto quel che providene da circuiti di affiliazione esclusivamente online. E’ un pioniere che rappresenta un mondo che da qui a qualche anno sarà parte di molti.
Oggi è successo che il suo modello sta tremando a causa del web ancora troppo giovane per tutelare i suoi diritti.
Non c’è uno stato che per esempio impone a Google, in un caso come il suo, di fornire spiegazioni esaustive entro 24 ore in quanto l’imprenditore Robin Good ha il diritto di conoscerne i motivi.

Non c’è un antitrust che verifichi le reali posizioni dominanti di un azienda nel mercato. Fa fatica quando si tratta di aspetti misurabili, come per esempio il fatturato, potete immaginare quanto siamo lontani da un ente che dica “Google ha una posizione dominante nel mondo partecipativo. La centralità del suo motore di ricerca nella nostra società rischia di generare un percorso senza ritorno in cui a breve non sarà nemmeno possibile scriverne in quanto qualunque messaggio potrebbe essere censurato (banalmente non indicizzato) dal motore di ricerca a cui la maggior parte dei cittadini fa riferimento per costruirsi un’opinione”.

Il nemico non è Google, ma stati e governi incapaci di “vedere” prospetticamente cosa sta accadendo nel mondo, che è sempre più digitale o connesso a doppio filo con esso.

Forse Robin ha torto e Google ha ragione, oppure Google ha torto ma ha il diritto di fare ciò che vuole perché nessuno gli impedisce di normare a piacere i prodotti che eroga. Forse è giusto così o forse no.

Una cosa è certa, è necessario che i governi si occupino al più presto della “Questione digitale”.

Ferragosto geek

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August 15th
Marco Camisani Calzolari
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Buon ferragosto a tutti gli amici che leggono questo post oggi.

Solo i “colleghi” più Internet addicted lo leggeranno oggi, ed è a loro che invio i miei più cari saluti.
Un digital hug a tutti gli amici geek, nerd e hacker, che sono la vera ragione per cui esiste questo spazio.

La mia polmonite è guarita e sono pronto per settembre. Al rientro infatti mi aspetta una nuova impresa, questa volta davvero impegnativa.
Devo creare uno staff di venti persone, esperte di piattaforme per il web 2.0. Programmatori PHP, SEO, animatori flash, fumettisti, smanettoni di piattaforme opensource, etc. E’ un progetto molto speciale e tutto è sotto la massima riservatezza perché il destinatario del lavoro è altrettanto speciale.

Metterò annunci specifici a fine mese sulle figure che servono. Vi anticipo che la sede sarà a Milano o interland e che coinvolgeremo principalmente chi ha veramente la passione per questo lavoro. In questi anni vedo sempre più spesso ragazzi giovani, che grazie alla loro curiosità hanno imparato a fare cose straordinarie. Ci sono persone che sono in grado di fare pressoché tutto in pochi secondi ma che magari non hanno una riga di curriculum presentabile perché hanno fatto pochi lavori pagati e il grosso dell’esperienza non è elencabile in un CV. Anni di esperienza mi permettono però di distinguere con poche domande chi ha veramente le caratteristiche che mi servono.
Contano le vere capacità, la voglia di arrivare a goal, di vincere sul PC, di finire i lavori, la predisposizione di arrivare in fondo alle cose, la precisione, la puntualità, il rigore.
Negli anni ne ho trovato qualcuno e vorrei che questo nuovo progetto desse la possibilità a tutti quelli che si riconoscono in quelle caratteristiche di avere una buona opportunità.

Quando potrò parlarne tra qualche mese saranno chiari i motivi dell’attuale riservatezza.

Poi sempre a settembre partirò con una nuova piattaforma partecipativa. Il nome e la funzione? E’ questione di pochi giorni, i primi di settembre potrò parlare anche di quello.

Come fare le cose male e rallentare lo sviluppo

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August 10th
Marco Camisani Calzolari
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ANSA: Sanremo: in spiaggia col computer
Arrivano pc card e collegamento Internet sotto l’ombrellone.
(ANSA) – SANREMO, 9 AGO – Alcuni stabilimenti balneari di Sanremo sono stati raggiunti dalla rete wi-fi, la tecnologia per connettersi a Internet senza fili. In queste aree, dunque, l’utente dotato degli strumenti adeguati potra’ accedere con la Internet Card del Comune di Sanremo in vendita presso la tesoreria della Banca Carige e negli stabilimenti balneari che partecipano all’iniziativa. Le Internet Card hanno un costo di 5 euro e danno la possibilita’ di accedere a internet per 2 ore e 30 minuti.
——
Chi ha promosso l’iniziativa sarà felicissimo. L’Ansa l’ha ripresa, si è parlato di SanRemo e l’immagine è innovativa.
La realtà come sapete è molto diversa. chi si è occupato dell’iniziativa probabilmente non è un vero utente di Internet.
E’ ovvio che saranno pochissimi quelli che spenderanno 5 euro per 2 ore e mezzo di Internet.
Un Internet addicted o chi ci lavora ha il suo abbonamento pseudo-flat. Chi invece lo usa poco non si sognerà nemmeno di spendere 5 Euro al giorno!
Il Comune di SanRemo penserà di aver finito il suo lavoro perché i giornali hanno parlato dell’iniziativa. L’insuccesso degli abbonamenti non meraviglierà nessuno perché nemmeno gli ideatori si aspettavano che ci fosse davvero qualche “pazzo” col PC in spiaggia (a parte per i 5 euro al giorno).
Rimarrà nella storia che la WiFi in spiaggia non funziona e ci si rivede tra 10 anni!

Il Comune o le singole spiagge avrebbero dovuto regalare la connessione.
Un abbonamento ADSL costa 30 euro al mese, un router WIFI ne costa altrettanti.
Potrebbero offrirla gratuitamente con grande soddisfazione degli stranieri (le connessioni fuori dal proprio paese via rete cellulare costano sempre molto) e di tutti i turisti di SanRemo.

Almeno ci hanno provato, direte voi. Io invece penso che in un momento così grave in cui l’Italia è così indietro nel digitale, ci sia bisogno di scelte corrette e non di goffi tentativi. I modelli funzionanti ci sono, non bisogna sperimentare, bisogna fare le cose fate bene. Pena altri anni di arretratezza.

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