Su web insegnavano costruire bombe



bombe
Mi chiedo perché all’alba del luglio 2007 si continui a parlare di web solo in termini sensazionalistici. E’ una vergogna nazionale. Un atteggiamento pernicioso che fa male alla cultura popolare.
Ignoranza digitale radicata nella maggior parte dei giornalisti che continua a fare vittime tra chi si informa ancora solo attraverso i vecchi media. Una sorta di delitto contro la popolazione, che contribuisce a lasciare nel buio e nel pregiudizio chi suo malgrado non conosce le vere trasformazioni in corso. Articoli scritti al solo mero scopo di solleticare l’indignazione latente nei confronti del “nuovo” da parte di chi non lo conosce e quindi ne ha paura per il vecchio principio omonimo.
La vera denuncia deve essere sollevata a chi perpetra e reitera informazione fuorviante e induce all’ignoranza una popolazione che invece ha un gran bisogno di evolvere verso la cultura digitale.

Reader Comments

è facile parlar male… a criticare sono buoni tutti

la vera differenza sta nel tipo di critica…
Una critica costruttiva è sempre ben accetta
una critica fatta giusto per ottenere qualche consenso è proprio da “piccoli”

è sempre facile parlar male di qualcosa a persone che non conoscono, che danno piena fiducia a mezzi “tradizionali” di comunicazione ma che ignorano che in Italia siamo intorno all’80esimo posto per quanto riguarda la libertà di stampa

E come darti torto.
Permettimi però un appunto: chi deve fare questo? Ok, i giornalisti (con le dovute eccezioni) per incompetenza o opportunismo non lo fanno; di questo ce ne siamo accorti qualche decennio fa (direi almeno 30 anni e la cosa è andata peggiorando fino ad oggi). E quindi? Lasciamo che l’opinione pubblica venga forgiata da loro e dai loro mandanti (editori, politica, etc)?

Lo chiedo perchè a me sembra troppo facile dire “così è meglio, colà è peggio, quello è un incompetente, quell’altro un opportunista” ma senza creare un’alternativa… senza cioè iniziare in prima persona a diffondere la cultura digitale, a mostrarla per permettere alle persone (che magari sono ignoranti in materia, ma non stupide) di vagliarla ed eventualmente abbracciarla. Non vuole essere un’accusa diretta a qualcuno in particolare; la mia è una domanda che pongo a tutti quelli che conoscono… che hanno cioè questa cultura digitale… e che quindi la possono diffondere. Chi conosce ha la responsabilità di diffonderla, o no? Chi già fa parte della Società dell’Informazione, non ha forse l’onere di farsene portavoce per non lasciare che a parlarne siano solo quei giornalisti che vanno a stimolare pulsioni pericolosissime degli uomini, senza però conoscere ciò di cui stanno parlando?

E non basta scrivere un blog; è già un punto di partenza ma non basta. Perchè i blog li leggono quelli che già fanno parte di questa nuova società; e questa nuova società non ha strettamente bisogno di un brainstorming continuo sull’edge dell’innovazione… per lo meno non tanto quanto ha invece bisogno di colmare il gap con chi oggi non è nemmeno connesso (la maggioranza) e questi blog ahimè non può leggerli. IMHO

MFP,
d’accordo con te. Infatti io faccio la mia parte scrivendo sulla carta. sul Nova-Il sole 24 ore scrivo per aiutare le aziende a entrare in questo mondo, per ADV scrivo per aiutare le agenzie di comunicazione e di pubblicità a cambiare il loro approccio. Vado nelle aziende a fare mentoring, sto scrivnedo un libro, di carta, che quindi leggono gli analogici…

Il problema è un po’ più esteso, la stampa parla di qualsiasi cosa SOLO in termini sensazionalistici.
Le edizioni sono un’orgia di POLEMICA, SCONTRO, ASSALTO ALLA DEMOCRAZIA, TERRORISMO, MASSACRO e non proseguo per non tediarvi.
L’unica strad aper cambiare è un atteggiamento più responsabile da parte di noi lettori.
Perché non organizziamo una protesta civile (odio la parola sciopero, scusate!) programmando una NON LETTURA di quotidiani online, offline e settimanali? Sono convinto ne avremmo la forza… AG

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