Siamo in guerra



Oggi uno studente vicino alla laurea mi ha chiesto di dargli una visione realistica del mondo digitale in cui vorrebbe andare a lavorare.

Ebbene la mia verità è che siamo in guerra.

Siamo nel delirio collettivo. L’ignoranza digitale è così diffusa da creare allucinazioni altrettanto diffuse.
Le notizie volano da un quotidiano generalista a un blog di settore come una sorta di girone nauseabondo in cui i primi condizionano i secondi.

La professionalità è merce rara e di quei pochi individui che la praticano, solo alcuni sono riconosciuti. Anche se spesso sono uno di quei fortunati, soffro comunque la frustrazione di dover combattere pregiudizi forniti dagli altri. The others li chiamerebbero in Lost. Quei parassiti che navigano sul web solo una volta al mese per prenotare l’aereo, per cercare su eBay o per controllare l’email, sentendosi così dei paticipator anche loro, e quindi con il diritto di docere.

La guerra è con parte di quella fauna composta per lo più da dipendenti di lusso. Ovvero gente che non sa cosa sia il “prodotto” in quanto per professione deve invece seguire pedissequamente quanto gli viene imposto dalla presidenza, tuttavia occupano sedie importanti. Sono quindi uomini corteggiati dai convegnisti (categoria che in alcuni casi sta sostituendo i magliari e i ricottari dall’immaginario collettivo di alcuni) perché timbrano il cartellino nella rinomata azienda ma che hanno il PC senza Skype perché usa un protocollo fuori dalla pollicy aziendale. Tuttavia sono loro il nuovo web 2.0, quando va bene e non dicono che è una bufala poco distante dalle cartoline digitali del web 1.0.

Sono il riferimento e il punto di arrivo per molti.

Al mio giovane amico ho consigliato di stare lontano da tutto questo. Di cambiare modelli. Di lavorare duro e di lavorare per se. Di non farsi abbagliare da certe mostrine. Di usare tutto. Di avere un account su tutto. Di mettere sotto stress tutto. Di affondare le mani sino alla nausea. Di usare bene il tempo e usare bene strumenti che lo gestiscano al meglio. In sostanza di attrezzarsi al meglio per andare al fronte.

Campi di battaglia di una guerra che vede a confronto il nuovo contro il vecchio. Nuovi modelli di vita e di impresa, contro quelli del secolo scorso.

Nuovi microimprenditori contro i lunghi palazzi dell’establishment. Nuovi depositari della conoscenza condivisa contro vecchi portatori di polvere, carta e inchiostro.

Gli ho suggerito di chiudere gli occhi e cercare di “vedere”, di ascoltare poco di quel che gli dicono gli uomini di “successo” e fare invece molto di quel che gli suggerisce la user experience.
Di crearsi un piccolo modello di sostenibilità fatto di lavoretti, adsense, e olio di polpastrelli. Lontano dal modello tempo/cartellino.

Presto riaprirà gli occhi e il mondo sarà cambiato. Avrà vinto il mondo veloce. Quello lento sarà una casta chiusa in se stessa e fuori dalle dinamiche economiche mondiali.

Il futuro è oggi, si tratta solo di tapparsi il naso per un po’, aspettando che l’odore di bruciato si diradi e lasci entrare la luce del nuovo. Quella della democrazia digitale diretta, del telelavoro, della quantificazione in base alla qualità del lavoro e non al tempo timbrato.

Luce e tempi che vedranno presto emergere la forza del digitale partecipativo, e che saranno seguiti dal vento che spazzerà via la fuffa dei finti convegni, delle finte associazioni, dei finti incontri sociali con scambio biglietto da visita, dei finti siti, dei finti manager, delle finte aziende.

Il crollo di un mondo cartonato che con un po’ di fortuna il mio amico neo-laureato vedrà presto.

Reader Comments

Quindi gli hai fatto installare skype?

No, perché dalle presidenze l’ordine è: “via tutti gli istant messenger perché la gente deve lavorare! Mica giocare! Già passano tutto il giorno davanti al computer a fare non si sa cosa… Quindi via gli IM e via anche il web. No, quello no, c’è la mia foto in homepage”

Veramente un’ottima lezione… Sopratutto per chi come me dovrebbe iniziare…

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Grazie del bel post. Lo riprendo nel mio blog, dove ho aperto un piccolo filone di consigli inutili (l’inutile è un giocoso disclaimer, della serie: se poi non funzionano io non c’entro ve l’avevo detto che erano inutili…)

Ciao ohmymarketing,
grazie mille. Ho letto il tuo post sui consigli inutili. http://ohmymarketing.wordpress.com/2007/05/12/consigli-inutili-per-giovani-creativi/
Molto bello! Grazie a te per il commento.

Marco, da micro-imprenditore del web capisco benissimo la frustrazione e lo sfogo per un mondo paludato che non è in grado di rinnovarsi, se non molto lentamente.
Ma non penso sia una guerra.
Penso che il cambiamento sia più lento di quanto vorremmo. Penso che il cambiamento, soprattutto in Italia, debba nascere dal basso, dalle piccole e medie imprese che con un po’ di pazienza è più facile coinvolgere e convincere. Penso che sia un lavoraccio fetente e ti porti ad ingoiare migliaia di rospi.
Ma credo che sia una battaglia di logoramento da combattere con meticolosità dall’interno, una lenta partita a scacchi dove ogni mossa, ogni pezzo conquistato è un risultato.
Le grandi aziende hanno inerzie mostruose, in Italia abbiamo management spesso vetusti: ci vuole molta, molta pazienza. E soprattutto, bisogna crederci sempre.

Grazie per il bel post. Spero che, soprattutto nella parte finale, tu sia stato ispirato dal divino e abbia fatto una profezia che si avveri prima possibile. Comunque, se non si avvera, c’è sempre la possibilità di fuga dei cervelli…

siamo in guerra, è vero.
questo discorso suona lacaric perle truppe.
mi ha fatto molto ridere il pezzo sui magliari e i ricottari. complimenti

[...] in: facts & politix, newmakting, pubblicità, new media, advertising, stories, facts Dal blog di Marco Camisani Calzolari ecco un post molto [...]

Bello, per carità, tutto bello.
Solo che il povero giovane dovrà confrontarsi con la vita reale, quella in cui adsense e account dappertutto non gli danno da mangiare e skype può costare una ramanzina, ma anche il posto di lavoro.
Si perché per ora il mondo lento paga lo stipendio, mentre pochi sono gli eletti che riescono anche a lavorare nel mondo 2.0, per tutti gli altri resta da vivere una vita a due velocità: quella del cartellino per 8 ore e l’altra, se uno sa organizzarsi.

Per quello che mi riguarda tappo il naso e vado avanti, al meglio delle mie possibilità.
Ma la puzza che sentirei lasciando le narici aperte non è di bruciato.

sono uno di quelli che “sta per…”

Si, sono fiero di me, ma NON per laurea triennale o quasi magistrale (-2 esami) a 23 anni. Non sono il primo né sarò l’ultimo a laurearmi in tempo.

Sono fiero di me per la passione che ho per le tecnologie e la curiosità ho per questo mondo. Sono una digital victim e ne vado fiero.

Mi dispiace solo che molte persone non abbiano occhi per guardare e cervello per capire. Ma è comprensibile, è facile vivere nella routine! Garantisce meno problemi della “distruzione creatrice”. Il “vecchio” Schumpeter è molto più attuale di quanto si possa immaginare!

Ottimo. “Chiudere gli occhi e sentire invece di farsi distrarre dal rumore”

Bravo Marco.

si, siamo in guerra, e non solo nel web… ma anche nel senzo più stretto del termine… e ance su diversi fronti!

Da ciò per quanto comnque condivida in parte ed anche apprezzi alcune sfumature del discorso… non posso che ricordare prima di tuto a me stesso che attraverso la calma, e la tranquillità si può ottenere molto di più…

un po’ come dire anche se tutti corrono io mi ricorderò sempre che chi va piano va sano e va lontano…

.. non ci resta che aspettare .. fiduciosi ..
- da una neo-laureata, che si sta dedicando alla sperimentazione -

Fa pensare come su questi argomento si collezionano tanti comments… Segnale evidente che ognuno di noi sul tema ha qualcosa da dire, che la tecnologia oggi è un tema maturo, sempre meno pionieristico, sempre più centrale rispetto alle nostre giornate, al nostro lavoro, alle nostre passioni.
Io molto drasticamente al tuo studente, a “lui che può”, consiglierei un periodo di lavoro lontano di qui: magari USA, magari paesi scandinavi: l’Italia NON investe in ricerca.
Ciao!
Fede

@Federico - Fiordimela

Non sono completamente d’accordo. In Italia si fa tantissima ricerca, ma nella maggior parte dei casi è sotterranea… soprattutto nelle piccole e medie imprese.
In Italia le aziende di piccole dimensioni vedono spesso il titolare buttarsi a fare direttamente ricerca e sviluppo, a volte coinvolgendo i propri collaboratori.
Questi dati non emergono perché, a causa della bassissima capitalizzazione delle PMI, se venissero rese evidenti in bilancio le immobilizzazioni per la ricerca… bhe, la maggior parte delle aziende ne rimarrebbe schiantata. Anche lavorare con le Università su progetti di ricerca è costoso.
Detto questo, l’Italia non è un paradiso della ricerca.
Infatti gli italiani sembrano non avere una particolare attitudine per le innovazioni dei modelli di business, ma sono fortissimi nell’innovazione del prodotto e della produzione.

ma del nuovo Youtube in italiano non ci dici niente?
che ne sarà di Tuovideo?

Federico,
lo sapevamo e lo aspettavamo. Niente che cambi il nostro modello di business che è basato sull’advertising, sulla vendita di contenuti a terzi e sulle iniziative speciali.

Sì certo, ma un modello di business basato sulla pubblicità necessita ovviamente di molti visitatori, oltre che di contenuti in crescita. Mi chiedevo, ora che c’è youtube in italiano, cosa pensate che possa spingere gli utenti a preferire voi (Tuovideo) a loro, tutto qui, anche tenendo conto del gap qualitativo che vi separa (senza offesa, eh).
Scusa se sono andato fuori tema rispetto al post iniziale, ciao.

Federico, ti riferisci al gap qualitativo che youtube ha nei nostri confronti? Hai provato a fare un ping su it.youtube.com e su tuovideo.it? noi siamo dieci volte piu veloci. Inoltre i server che youtube usa per le pagine web non sono gli stessi che usa per i contenuti video. Quelli sono ancora piu lenti.
Su tuovideo i video vanno in play subito e scaricano tutto il buffer velocemente. Su youtube se non metti in pausa ultimamente è quasi impossibile vedere un video.

(scusate il fuoritema)

MARCO c’hai proprio ragione… youtube sta diventando un disastro ultimamente! E’ praticamente impossibile guardare un video senza che si “punti”. Ho una 4 mega (anche se a test fatti non vado nemmeno alla metà)

Cmq la vera differenza è semplicemente nei contenuti (e di conseguenza gli utenti)…

@ FedeR
Sono d’accordo con te, la Ricerca da noi è affidata alla “buona volontà” dei piccoli e medi impreditori (più del 95% del totale imprese italiane). Intendevo dire con “non investe in ricerca” che è il sistema-Italia che non lo fa.
Ho reperito i dati sull’Europa (R&S / PIL) vs altre economie mondiali qui: http://www.sestopotere.com/index.ihtml?step=2&rifcat=230&Rid=126228
Non trovo il dettaglio sulla situazione italiana ma purtroppo forse sono pessimista ma non credo che siamo un paese sopra la media in Europa in investimenti R&S. Ciao!

[...] a parte, forse il “mondo veloce” (come lo chiama il mio amico Camisani) non ha bisogno di venire trattato con tanta stupidità. Non [...]

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