Il blog dell’onorevole Antonio Palmieri

mcc_ 180
June 30th
Marco Camisani Calzolari
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Ho collaborato fornendo qualche piccolo consiglio e fornendo la piattaforma SpeakageLine, ma questo non mi impedisce di fare i miei più sinceri complimenti all’onorevole Palmieri per come è migrato da un sito a un blog e per come lo ha interpretato.
Benvenuto tra i blogger onorevole, so che non lo ha fatto per “moda” e che userà lo strumento per le sue reali potenzialità.

Su web insegnavano costruire bombe

mcc_ 180
June 29th
Marco Camisani Calzolari
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bombe
Mi chiedo perché all’alba del luglio 2007 si continui a parlare di web solo in termini sensazionalistici. E’ una vergogna nazionale. Un atteggiamento pernicioso che fa male alla cultura popolare.
Ignoranza digitale radicata nella maggior parte dei giornalisti che continua a fare vittime tra chi si informa ancora solo attraverso i vecchi media. Una sorta di delitto contro la popolazione, che contribuisce a lasciare nel buio e nel pregiudizio chi suo malgrado non conosce le vere trasformazioni in corso. Articoli scritti al solo mero scopo di solleticare l’indignazione latente nei confronti del “nuovo” da parte di chi non lo conosce e quindi ne ha paura per il vecchio principio omonimo.
La vera denuncia deve essere sollevata a chi perpetra e reitera informazione fuorviante e induce all’ignoranza una popolazione che invece ha un gran bisogno di evolvere verso la cultura digitale.

Rubatemi il cellulare!

mcc_ 180
June 28th
Marco Camisani Calzolari
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Se vi rubano il cellulare sarà sufficiente compilare un modulo, inviarlo al vostro provider di telefonia e il vostro apparecchio, quello fisico, non sarà più utilizzabile. Quindi il ladro non se ne farà nulla.

Il sistema si basa sul codice IMEI che è fisicamente “stampato” in ogni cellulare e che non è modificabile in nessun modo. Se tutti denunciassimo il furto utilizzando il codice IMEI, nell’arco di poco tempo i ladri desisterebbero così come hanno fatto con le autoradio che ora, facendo parte dell’automobile, non ha più senso rubarle.

Mentre state leggendo questo post, prendete il vostro cellulare, digitate il seguente numero/codice *#06# e sul display apparirà il vostro codice IMEI. Scrivetelo sul notebook, mandatevi una email o usate carta e penna.
Se poi vi dovessero rubare il telefono, andate qui: http://www.anuit.it/imei.htm dove trovere le istruzioni per far bloccare il vostro apparecchio attraverso il vostro provider. In alcuni casi è possibile recuperare il codice IMEI se non l’avete fatto prima.

Ho voluto ricordare questa possibilità sia ai miei amici lettori meno tecnologici (e so di averne alcuni), sia perché ritengo che sia un vero passo avanti verso il futuro. Oltre che una pratica che alimenta l’educazione digitale, ovvero un insieme di regole che dovrebbero essere adottate per vivere serenamente un buon rapporto con la tecnologia.

Sto lavorando su questo tema perché credo che si debba diffondere una cultura digitale condivisa per migliorare il rapporto degli italiani con le tecnologie.

Chiacchierata con Edoardo Colombo su SALVAGENTE2007

mcc_ 180
June 26th
Marco Camisani Calzolari
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Milano Che Conta

mcc_ 180
June 25th
Marco Camisani Calzolari
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Se vedete in giro delle magliette con scritto MCC sappiate che io non c’entro nulla!
Nemmeno con queste.
Mi dissocio! :)

La televisione del futuro – Parte 2

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June 21st
Marco Camisani Calzolari
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Chiacchierata con Tommaso Tessarolo sul futuro della TV

La televisione del futuro – Parte 1

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June 21st
Marco Camisani Calzolari
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Chiacchierata con Tommaso Tessarolo sul futuro della TV

Lo YouTube italiano

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June 20th
Marco Camisani Calzolari
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Mi hanno chiesto cosa penso di TuoVideo adesso che è uscita la versione localizzata di YouTube in italiano. anzi, per l’esattezza mi hanno chiesto come farò ora, vista la sua superiorità…

-YouTube ha dei server che ultimamente sono lentissimi. TuoVideo no. E’ velocissimo sia in upload sia in visualizzazione.
-YouTube ha dei server mediamente lenti per le pagine web, mentre li ha lentissimi per il contenuto video del flash. Sapete tutti bene quanto sia difficile riuscire a vedere un video per intero senza che si fermi in attesa di buffering. TuoVideo no, è velocissimo.
-Basta provare a caricare un video su TuoVideo o su YouTube per verificare l’enorme differenza. In alternativa si può provare con un ping, vedrete una differenza enorme, anche se starete pingando solo la parte relativa alle pagine web, perché come dicevo i video sono ancora più lenti.
-I contenuti di TuoVideo sono puliti. La nostra scelta editoriale prevede l’eliminazione di qualunque contenuto sex, hard, violence, bullismi, e schifezze in genere. Su YouTube non trovate l’hard, ma tutto il resto si.
-TuoVideo cresce piano ma cresce. Tra i contenuti mancano le schifezze di cui sopra, ne paghiamo quindi il prezzo, ma era previsto sin dall’inizio.
-TuoVideo è italiano. Fa bene all’Italia. YouTube è californiano, fa bene agli USA. Anche se su questo punto ho molti detrattori, sembra che invece per altri sia un punto a favore.
-TuoVideo ha un modello di business lontanissimo da quello di YouTube (italiano). Noi distribuiamo contenuti a terzi. Stiamo creando progetti speciali sul territorio (fisici) e abbiamo utili dalla pubblicità “tabellare”.

Siamo in guerra

mcc_ 180
June 18th
Marco Camisani Calzolari
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Oggi uno studente vicino alla laurea mi ha chiesto di dargli una visione realistica del mondo digitale in cui vorrebbe andare a lavorare.

Ebbene la mia verità è che siamo in guerra.

Siamo nel delirio collettivo. L’ignoranza digitale è così diffusa da creare allucinazioni altrettanto diffuse.
Le notizie volano da un quotidiano generalista a un blog di settore come una sorta di girone nauseabondo in cui i primi condizionano i secondi.

La professionalità è merce rara e di quei pochi individui che la praticano, solo alcuni sono riconosciuti. Anche se spesso sono uno di quei fortunati, soffro comunque la frustrazione di dover combattere pregiudizi forniti dagli altri. The others li chiamerebbero in Lost. Quei parassiti che navigano sul web solo una volta al mese per prenotare l’aereo, per cercare su eBay o per controllare l’email, sentendosi così dei paticipator anche loro, e quindi con il diritto di docere.

La guerra è con parte di quella fauna composta per lo più da dipendenti di lusso. Ovvero gente che non sa cosa sia il “prodotto” in quanto per professione deve invece seguire pedissequamente quanto gli viene imposto dalla presidenza, tuttavia occupano sedie importanti. Sono quindi uomini corteggiati dai convegnisti (categoria che in alcuni casi sta sostituendo i magliari e i ricottari dall’immaginario collettivo di alcuni) perché timbrano il cartellino nella rinomata azienda ma che hanno il PC senza Skype perché usa un protocollo fuori dalla pollicy aziendale. Tuttavia sono loro il nuovo web 2.0, quando va bene e non dicono che è una bufala poco distante dalle cartoline digitali del web 1.0.

Sono il riferimento e il punto di arrivo per molti.

Al mio giovane amico ho consigliato di stare lontano da tutto questo. Di cambiare modelli. Di lavorare duro e di lavorare per se. Di non farsi abbagliare da certe mostrine. Di usare tutto. Di avere un account su tutto. Di mettere sotto stress tutto. Di affondare le mani sino alla nausea. Di usare bene il tempo e usare bene strumenti che lo gestiscano al meglio. In sostanza di attrezzarsi al meglio per andare al fronte.

Campi di battaglia di una guerra che vede a confronto il nuovo contro il vecchio. Nuovi modelli di vita e di impresa, contro quelli del secolo scorso.

Nuovi microimprenditori contro i lunghi palazzi dell’establishment. Nuovi depositari della conoscenza condivisa contro vecchi portatori di polvere, carta e inchiostro.

Gli ho suggerito di chiudere gli occhi e cercare di “vedere”, di ascoltare poco di quel che gli dicono gli uomini di “successo” e fare invece molto di quel che gli suggerisce la user experience.
Di crearsi un piccolo modello di sostenibilità fatto di lavoretti, adsense, e olio di polpastrelli. Lontano dal modello tempo/cartellino.

Presto riaprirà gli occhi e il mondo sarà cambiato. Avrà vinto il mondo veloce. Quello lento sarà una casta chiusa in se stessa e fuori dalle dinamiche economiche mondiali.

Il futuro è oggi, si tratta solo di tapparsi il naso per un po’, aspettando che l’odore di bruciato si diradi e lasci entrare la luce del nuovo. Quella della democrazia digitale diretta, del telelavoro, della quantificazione in base alla qualità del lavoro e non al tempo timbrato.

Luce e tempi che vedranno presto emergere la forza del digitale partecipativo, e che saranno seguiti dal vento che spazzerà via la fuffa dei finti convegni, delle finte associazioni, dei finti incontri sociali con scambio biglietto da visita, dei finti siti, dei finti manager, delle finte aziende.

Il crollo di un mondo cartonato che con un po’ di fortuna il mio amico neo-laureato vedrà presto.

Pensieri molto sparsi…

mcc_ 180
June 18th
Marco Camisani Calzolari
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