L’apertura offerta dalle nuove logiche partecipative e di condivisione possono a volte essere precepite negativamente da parte delle aziende che muovono le prime esperienze nell’aprirsi alla conversazione.
I nuovi spazi non sono ancora percepiti nel modo corretto. Le peculiarità di ogni singola piattaforma/modalità non sono ancora riconosciute.
L’azienda che apre al nuovo rischia di essere sommersa dai messaggi di quei detrattori mossi dalle motivazioni più disparate: invidia, concorrenza, antipatia per il marchio, etc. Sino addirittura attrarre quel nuovo tipo di spam per cui si scrivono messaggi contro una specifica persona che lavora in azienda utilizzando gli spazi del blog aziendale.
Il mittente è spesso anonimo. L’azienda non cancella il messaggio perché gli hanno spiegato che altrimenti è censura e la censura ai cittadini digitali non piace. L’azienda percepisce quel messaggio come segnale dal mondo digitale e non per quello che è: l’espressione di odio di un singolo che trova sfogo in uno spazio che non richiede molta articolazione culturale per essere sfruttato. L’anonimo ottiene il suo risultato. L’azienda ha sempre più paura. Il destinatario della delazione ne subisce le conseguenze.
Uno scenario da non sottovalutare in un mondo in continua trasformazione che vede le proprie dinamica cambiare giorno dopo giorno.
Le nuove contaminazioni tra azienda, privato, prodotto e filantropia sono sempre più strette e richiedono grande esperienza nella gestione.
Una volta dicevo che bastava avere un blog per essere abilitati a consigliarne l’apertura alle aziende. Ora aggiungo che è necessario aver sperimentato anche la parte oscura della conversazione: le critiche, il livore ingiustificato di chi magari non hai mai conosciuto te o la tua azienda, saper trattare gli anonimi, i lamers, gestire un flame, e misurare l’umano che al di la del digitale è sempre fatto di carne, chimica e miserie.
Monthly archives for May, 2007
Detrattori 2.0
Milano città depressa
Milano non è più una città ne da bere ne da sognare.
E’ in forte decadenza e non è più la terra promessa per chi vuole imprendere e lavorare. Di certo non lo è più come lo era sino a qualche anno fa.
L’arte, le nuove imprese, il business di frontiera non abitano più qui.
E’ una città in crisi a cui sono rimasti solo i difetti.
Chi vuole soffrire ma fare i danè è bene che vada altrove.
Le poche aree vivibili sono ora infrequentabili. Provate a fare un giro in Piazza Duomo, al Parco Sempione, al Castello Sforzesco o all’idroscalo una domenica pomeriggio…
Torino ha riscattato Milano, e oggi, dopo molti anni depressi, l’ha superata brillantemente.
I brillanti manager degli anni ottanta, che oltre allo Yuppismo avevano creato nuove imprese e rinnovato i vecchi paradigmi dell’imprenditoria, oggi sono quasi tutti appassiti, incapaci di innovare e di innovarsi. Schiacciati da una città grigia che non appartiene più a nessuno.
Io qui ci sono nato, qui è nato mio figlio, e vorrei che la madonnina mi desse un motivo per non andare via…





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