Fare l’imprenditore nel web 2.0 non è facile. Specie in Italia.
Devi avere visione, conoscere i princìpi del marketing, della comunicazione, dell’usabilità, della programmazione. Perché i prodotti sono l’insieme di questi elementi.
Devi scegliere i giusti collaboratori, che nelle singole aree siano oltre che bravi, anche molto aggiornati. Perché non basta aver letto Kotler per definire le strategie di un website, così come saper sviluppare software non comprende sempre la conoscenza di Ajax.
Per la programmazione, come ho già scritto negli articoli precedenti, in Italia non sono molti a conoscere i nuovi linguaggi, per questo devo rivolgermi a coder all’estero, con tutti i problemi gestionali che ne conseguono.
La comunicazione può essere sviluppata solo online perché il concetto di nicchie in un mercato molto piccolo si taduce in un pubblico di poche migliaia di individui. Pensate ai lettori di un blog. Come sapete qualche migliaio di utenti unici via web per i top blogger sono la media. Se il prodotto non è un motore di ricerca o un portale di un Internet provider, in Italia i numeri sono molto piccoli ed è molto difficile comunicare a chi non usa la Rete.
Poi, si ‘litiga’ col commercialista perché ci sono difficoltà a giustificare come costii pagamenti dei coders, che avvengono via Paypal che a sua volta è ricaricato dalla carta di credito e la cui ricevuta è una email, mentre la fattura del coder è un file di word scritto in inglese/indiano. Chi ha una Srl sa a cosa mi riferisco.
Infine ci sono tutti quei piccoli e grandi problemi che ha un’impresa tradizionale, di ordinaria o straordinaria amministrazione.
Un imprenditore nel nuovo web deve saper navigare in mezzo a tutti questi aspetti, non ultimo quello di saper realizzare un buon prodotto finale e sostenerlo nel tempo.
Monthly archives for March, 2007
Fare l’imprenditore nel web 2.0
Mio figlio e il reboot
Mio figlio di quasi 3 anni ha un suo PC. I genitori degli altri bambini quando vengono a casa guardano divertiti il suo computer, poi dopo un po’ tutti più o meno fanno così: si fermano a guardare meglio il monitor, vedono il desktop con il logo di XP, si girano e granando gli occhi mi chiedono (a me o alla mamma) “Ma è un Pc vero??!!!”.
Lui non sa ancora leggere ma entra nel mio sito attraverso i bookmarks, ovviamente dopo aver lanciato Firefox col doppioclick dalla QuickLaunch bar.
Oggi il CD con un gioco di Mickey Mouse non funzionava, bloccava il PC e lui mi ha detto “Papaaaaaaaaa rebooootti?”.
La prima serata dei bloggers
Tanto quanto in prima serata TV va a finire il peggio, in termini di qualità assoluta e di livello culturale nella fattispecie, quando leggo blog (e post) come questo trovo delle analogie con i programmi di altissimo livello che nell’audience sono nelle ultime posizioni.
Per link in ingresso, secondo blogbabel, navigo dalla 15 alla 20sima posizione. E a questo punto tutto ciò mi preoccupa molto. Meno male che nella classifica aggregata sono al 78simo posto. (Ce lo dice Hillman secondo Blogbabel sta al 1022 posto e se vi mettete a leggere come scrive capirete meglio il senso del mio post)
Se in futuro dovessi salire in classifica, ricordatemi di riflettere sulla possibilità di entrare nella casa del grande fratello, condurre qualche programma generalista in TV, puntare al giornalismo online, o iniziare a incensare qualche VIP del giornalismo tradizionale o qualche top manager del digitale.
Fuso orario
Quanto è bella la globalizzazione… Un po’ meno il fuso orario. Ho programmatori in india (4,5 / 5 ore avanti) e altri in california (9 ore indietro). Al mattino presto faccio il punto con gli indiani e la sera tardi con i californiani. Le cose si complicano quando durante il giorno bisogna risolvere un problema in carico a un californiano perché sino a metà pomeriggio non si ‘vede’. Oppure quando si è nel bel mezzo del lavoro e l’indiano deve andare a dormire o peggio semplicemente a casa.
Se continuerò a sviluppare prodotti in questo modo credo che incomincerò a creare i turni 24/24 anche qui in Italia per chi deve gestire i relativi coders. In questo modo anche a Milano ci sarà chi arriverà in ufficio alle 18 e chi invece alle 4 del mattino.
Il processo di innovazione dovrà forse scontrarsi con Bertinotti, ma non desisto…
Saper comunicare
Bisogna saper comunicare, conoscere gli articolati meccanismi della comunicazione, specie quella digitale, prima di avventurarsi in battaglie delatorie, altrimenti il rischio è il contrappasso dantesco.
Le imprese provano a capire…
Venerdì sarò a Pisa presso Retecamere (Società delle Camere di Commercio per i progetti e i servizi integrati) all’incontro annuale per gli operatori delle Camere di Commercio, a parlare di innovazione digitale. E’ un mese che porto in tour (recentemente chi mi ha visto alle Stelline sa di cosa parlo) un’ora di full immersion su quanto sta accadendo nel mondo 2.0. Prevalentemente il pubblico è costituito da aziende che sono li per capire se e cosa devono innovare.
In un mese di chiacchiere post seminario ho evinto che:
-Il 50% capisce e si rendere conto che deve cambiare, il 50% definisce tutto molto inquietante e non capisce.
-I giovani e i meno giovani ne sanno poco, entrambi. I meno giovani pensano di essere gli unici e che sia solo un problema generazionale. I giovani invece sgranano gli occhi anche loro.
-I blogger confondono le idee. Mediamente ritengono i top bloggers ragazzi con poca esperienza e senza un lavoro vero, che fa quello perché non ha di meglio da fare e fondamentalmente perché spera così di trovare un lavoro vero. A volte semplicemente li considerano ragazzi con poca cultura generale. Tuttavia riconoscono che sono gli unici a conoscere le nuove forme e i nuovi strumenti della comunicazione digitale. Sino a un anno fa non era così, dicevano di non conoscere quel mondo. La nuova visione mi fa pensare e preoccupare (visto che ho un blog anche io…).
-Pochi sanno cosa sia un feed RSS, anche chi si occupa di fare la comunicazione per le aziende o all’interno delle aziende.
-La domanda ricorrente è: ma come si guadagna con Internet? tant’è che è diventata ricorrente (a sfottò) anche nelle mie slide.
-La WiFi non c’è quasi mai e nessuno ha un PC sulle ginocchia. Tutti prendono appunti su carta (che poi puntualmente saranno seppelliti tra le carte inutili) e nessuno sa cosa sia MindManager.
-Solo la metà capisce che faccio ricerca nella comunicazione digitale. L’altra metà continua a pensare che il mio campo sia la programmazione o qualcosa di tecnico del genere.
-Faccio vedere sempre alcuni video: il video su Google piace molto ma pensano che parli di futuro o fantascienza.
-Quello sulla coda lunga non lo capiscono sino in fondo.
-Quello sulla Net Neutrality pensano che non sia realistico, che debba per forza esserci una legge per evitare quelle pratiche.
-Leggono con piacere i miei pezzi su Il Sole 24 Ore – Nova, considerandoli però un po’ futuristici… (chi mi legge sa che gli strumenti del web 2.0 di cui scrivo sono invece attualissimi e soprattutto esistenti!)
-Leggono il mio blog (solo chi era venuto a un seminario precedente) e quando mi salutano lo fanno come se fossero vecchi amici e mi chiedono come sta Leonardo (perché hanno visto il video di lui al PC) e questo rimane ormai uno degli utlimi motivi per cui sto tenendo aperto il mio… Oddio incomincio ad avere qualche dubbio a chiamarlo ancora blog, visto quanto siano eterogenei oggi i blog e quanto poco ultimamente mi rappresentino alcuni degli altri membri. Da oggi provvisoriamente lo chiamerò deblog.
E’ un BarCamp questo?
Lo chiedo ai puristi esperti BarCampers che hanno offerto le loro digressioni critiche sul MarketingCamp nel post in cui ne parlavo o a chi aveva espresso dubbi sulla sua ‘purezza’ presso altri blog.
Le domande sono: questo è un BarCamp? La piattaforma si può usare a piacere anche per le conferenze? Il logo pure?

http://barcamp.org/venetocampexpo
le spammamicizie
Come cambiano al tempo dei blog? Qual è la morale e l’etica corretta?
Nel ‘mondo lento’ è facile. O quasi. In ogni caso ci sono pratiche riconosciute come corrette e altre come scorrette. Universalmente.
Le amicizie sono ‘lente’, sono coltivate. Si scambiano segnali di fiducia, di, appunto, amicizia. Se il tempo conferma le intenzioni l’amicizia di consolida. Ma non è sufficiente. Chi ha buoni amici e chi è un buon amico sa quanto sia indispensabile continuare a coltivare il rapporto rinnovando i segnali di stima e rispetto reciproco.
Ma cosa cambia quando le amicizie sono solo (o quasi) online?
La transizione dalla carta all’email ha velocizzato la forma al punto da creare lo spam. In altre parole con un click si invia a molti senza che ogni singolo messaggio comporti un costo, un impegno, dedicato. Con un click si può invedere lo spazio altrui. Nelle relazioni digitali sembra che stia succedendo qualcosa di simile. Un click e sparo amicizia a decine di persone. un altro click e sono scorretto con altrettante.
Il digitale sta affermando un nuovo tipo di amicizia, quella usa e getta, la spammamicizia.
Relazioni che si basano sui log e i referrer. Rapporti da pagerank in cui il search engine di technorati è la portinaia chiacchierona che sa tutto di tutti e dice tutto a tutti.
Tuttavia ogni essere digitale è prima un essere umano. Uomini e donne che a volte sono vittime della schizofrenia tra l’online e l’offline. Bipedi schiacciati nei tempi di un epoca di grandi trasformazioni a cui sono state insegnate regole del buon vivere analogico ma ancora prive di educazione digitale. I nostri nipoti, cresciuti dai nostri figli insegneranno l’etica dell’amicizia online. L’infamia e la delazione digitale saranno deprecate tanto quanto lo è riconosciuto oggi un amico che ti diffama subito dopo aver cenato con la tua famiglia.
OUTING
Coi tempi che corrono, prima che ricattino anche me, eccomi nel 2001 nella primissima La7 nel mio programma del sabato sera…
Era l’unico modo che mi avevano offerto per parlare di web in TV
Poi uscivo dallo studio e… rimettevo la cravatta
Bei tempi!





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