Naviga italiano!



Vorrei lanciare una sorta di campagna di sensibilizzazione per stimolare l’utilizzo di servizi web, siti e prodotti digitali italiani.
E’ evidente che l’idea è nata a seguito dei pensieri che ho fatto su TuoVideo e agli altri prodotti web 2.0 che sto realizzando. Tuttavia oltre all’interesse personale c’è dell’altro. Credo che sia comunque una buona cosa che può far bene all’economia digitale italiana, e quindi a tutti noi, anche quelli che ancora non hanno un’impresa nel web 2.0 e che però troverebbero più spazio in un mercato ricco.
Per esempio farebbe bene utilizzare pitattaforme di blog italiane (chiarisco che invece li non ho interessi) e non americane! Non solo i servizi che devono giocoforza essere italiani in quanto geolocalizzati, ma anche quelli omologhi di altri più famosi. Dal social networking ai servizi VoIP, navighiamo italiano!
Non ho ancora attivato nulla, ma se trovo il sostegno di chi lavora in Italia nel digitale, vorrei fare delle azioni. Banalmente a partire da un Wiki con le adesioni, sino a un bannerino da mettere sui siti e sui blog. Magari anche qualche azione concreta di sensibilizzazione. Farne parlare un po’ la stampa, etc.
Faziosità a parte, credo che sia davvero una campagna che può far bene a tutti.
Chi mi aiuta concretamente?

Reader Comments

Mi spiace dirlo, ma i prodotti italiani spesso non sono all’altezza. E nessuno, a meno che non abbia tendenze masochiste, si affiderebbe a tali soluzioni.
L’unico paese che, a mio parere, può competere con le web company statunitensi, almeno per il momento, è la Francia.

L’idea e’ mossa da una nobile causa, ma secondo me ha un errore concettuale di fondo.

Facendo come tu suggerisci, e’ vero che si fa girare l’economia web italiana, ma e’ anche vero che si perde quel concetto di mercato libero e universale che e’ il web… invece di finanziare compagnie web italiane (spesso scadenti), cerchiamo di creare un prodotto concorrenziale che possa essere utilizzato dal resto del mondo.

DaKaron

L’iniziativa è ottima, certo ci vorrà un pochino per farla decollare.

L’idea non è affatto male. Iniziamo a fare una lista dei siti italiani che offrono un determinato tipo di servizi 2.0?

Oltre a Tuovideo.it suggerisco Duespaghi.it

Calzolari colpisce ancora ! E siamo al protezionismo. Per cercare di compiacere quattro persone e farle così navigare su tuovideo, sei pronto al nazionalismo e alla guerra. Inutile forse spiegarti che una barriera alla navigazione c’è già e si chiama lingua.
Calzolà, che devi fà ? (Checco Zalone ne farà una canzone, ne sono sicuro)

Buzz
ma ogni giorno vieni qui a dirne una contro marco? cosa ti viene in tasca?
mi dai sui nervi

Io sono d’accordo, stamattina per caso sono finito su http://segnalo.alice.it/ che e’ la versione italiana di delicious. Adesso mi trovo questo, piccoli segnali…

Un conto è scegliere e “spingere” un servizio perché di buona qualità e con il plus dell’essere italiano.

Scegliere un servizio solo perché italiano a prescindere dalla qualità/utilità significa andare incontro a pessime figure.

Facciamo un esempio pratico: difendiamo il portale italia.it solo perché è italiano? ;-)

x andrea
è il mio secondo intervento su mcc…
inoltre, se l’ho nel mio feed significa che seguo marco, ma da un pò (in particolare da poco prima del barcamp di roma) straparla, ieri e oggi si è superato, forse troppi progetti, un pò di stress ecc. mi sembra giusto intervenire e dirglielo, direttamente.

x (eventualmente) adhunger
se ti riferisci a me, mai stato su segnalo; un altro buzz ?

un commento come questo è apprezzato
negli interventi precedenti sei stato più sgarbato, tutto qui.
E cmq a maggior ragione se lo segui da poco dovresti moderarti nei modi forse, io non sono nessuno per dirti cosa devi o non devi fare, dico solo che siccome sei a casa sua potresti dirgli le stesse cose ma con un tono diverso.
Critiche anche negative non fanno mai male se sincere.
ciao

[...] considerare la campagna di sensibilizzazione di MCC sui prodotti web2.0 italiani?Di cosa stiamo parlando esattamente, di prodotti localizzati secondo [...]

Se posso contribuire con idee e codice sono disponibile, se si tratta di grafica sono assolutamente negato.

Creare e dare la possibilità di emergere ai prodotti italiani mi sembra necessario sia per coinvolgere le “persone comuni” sia perché le applicazioni internazionali escludono o limitano fortemente, per forza di cose, tutto ciò che non è inglese.

Un esempio, Da Concept BlogItaliani
«Un italiano puo’ anche scrivere un articolo illuminante sui prossimi sviluppi di Google ad esempio, ma su digg non se lo filerebbe nessuno, finche’ la notizia non fosse riportata pari pari in inglese da qualcuno di più sgamato. Ok, l’inglese è oramai la lingua standard di internet. Ma rispondete a questa semplice domanda: quante persone conosco che tengono un blog bi-tri-lingue costantemente aggiornato? Io NESSUNO».

il post è stato ripreso da edit, il blog di html.it, http://blog.html.it/archivi/2007/03/09/soloit.php,
lì c’è un certo Luigi Muzii che in un passaggio in modo spettacolare dice: “Nazionalismo linguistico e tecnologico fanno rima con autarchia, autarchia con chiusura e chiusura con paranoia e revanscismo. Già vedo schiere di armadi di server viaggiare da un capo all’altro della penisola per impressionare il capo del governo.” Contorcente, anche dopo 10 minuti che l’ho letto.
si ha ragione se si pensa che mcc non ha bisogno di villani

Posto che di norma sono sempre molto dubbioso quando si fà del nazionalismo, devo dire che se la direzione che si vuole prendere è quella di costruire qualcosa che possa funzionare anche su scala mondiale, ma localizzato in italiano (oltre all’inglese) e che oltre alla qualità ponga sul piatto del potenziale utente italiano l’incentivo del coinvolgimento nazionale, ci sto.
Io stesso avevo proposto a Ludo (di qix.it e blogbabel), in risposta a un suo articolo riguardante la possibilità di realizzare una piattaforma di blogging hostata, l’idea di spingere sul marketing ed in particolare sul “prodotto italiano”…

Sono disponibile a collaborare, anche se non saprei in che modo (a parte le idee ed eventuale codice), dato che (ancora) non lavoro nel digitale.

Trovo sia importante creare/far emergere realtà italiane sopratutto per permettere a chi non è esperto del settore di potervi accedere.
Credo che la levata di scudi di molti per il “protezionismo” sia dovuta ad una cattiva comprensione dei contesti in cui si opera e della realtà italiana, in un Paese a bassa alfabetizzazione digitale e con poca fiducia (per i vari motivi, legali e sociali che tutti conosciamo) verso tutto ciò che non direttamente controllabile è chiaro che la presenza unicamente di sistemi stranieri limita pesantemente la possibilità di accesso di molte “persone comuni”.
Un semplice esempio: la carta di credito è poco diffusa in Italia, quindi i pagamenti elettronici sono spesso visti come qualcosa di non-normale, pertanto è difficile che qualcuno non esperto spenda soldi su siti internet, perché non si fida e non saprebbe con chi protestare in caso di problemi (mancanza di diritti digitali). Se invece avesse a che fare con un’azienda italiana magari proverebbe.

Altra questione, di tipo concettuale, riguarda l’ “ambiente” in cui opera un servizio, ad esempio, da http://groups.google.it/group/blogitaliani/browse_thread/thread/792bcd1708d9cb9a/64c0ff46def5d949?lnk=st&q=blogitaliani.it
«Un’italiano puo’ anche scrivere un articolo illuminante sui prossimi sviluppi di Google ad esempio, ma su digg non se lo filerebbe nessuno, finche’ la notizia non fosse riportata pari pari in inglese da qualcuno di più sgamato. Ok, l’inglese è oramai la lingua standard di internet. Ma rispondete a questa semplice domanda: quante persone conosco che tengono un blog bi-tri-lingue costantemente aggiornato? Io NESSUNO. »

Non si tratta di negare i meriti dei servizi stranieri, ma di dare la possibilità agli italiani di creare altrettanto, di creare un mercato italiano.
É bello difendere la qualità e dichiararsi liberali, ma bisognerebbe anche ragionare come tali, cercare di costruire le premesse per una realtà liberale dove non c’è, e capire, cercando di smettere di essere autoreferenziali anche quando si pensa, che cosa c’è nella testa delle altre persone che non sono geek o aspiranti tali.
L’investimento è la base del capitalismo, in questo caso di tratterebbe di limitare temporaneamente i vantaggi derivanti dall’uso di servizi stranieri già maturi per ottenere un ritorno in termini di aumento della base di utenza italiana.

Non sono sicuro che MCC abbia inteso questa iniziativa in tal senso, ma penso che per queste ragioni sia da appoggiare.

Per le piattaforme cms italiane segnalo l’ottimo dblog.it

Marco, purtroppo credo che l’invito non funzioni da un punto di vista proprio economico: uso un servizio/prodotto dove trovo un valore aggiunto che non c’e’ altrove. A volte puo’ essere linguisitico o geografico, come nel caso di tuovideo, ma in altri casi il ragionamento non regge. Blogger funziona meglio, (tra le altre cose lo trovo anche in Italiano) perche’ uno dovrebbe cambiare, uguale per un motore di ricerca (il valore e’ nei risultati che offre) o di un’aggregatore per feed ecc….

L’autocrazia economica non funziona nel mondo reale, figuriamoci nel global digitale dove le dinamiche economiche son differenti e’ la generazione di valore e’ dato dall’unicita’ e dall’innovazione.

Credo che il rapporto costo/qualità delle infrastrutture informatiche italiane non sia ancora all’altezza di quelle estere (americane ma anche nord-europee, inglesi e olandesi in testa). La banda di qualità (se esiste) in italia è in mano solo ai grossi provider che la vendono a caro prezzo. Il sito di OKNOtizie che secondo me rappresante un ottimo esempio di prodotto italiano e che ha saputo sfruttare la necessita’ di un aggregatore di qualita’ era inizialmente ospitato su server americani, prima che fosse acquistato da Alice. D’altra parte la qualita’ spesso pessima dello streaming dei video di Libero.it dimostra che anche per i grossi provider italiani è difficile mantenere un’offerta realmente competitiva. Purtroppo nell’ambito tecnologico, il talento non e’ l’unica cosa che conta.

è stato portato come esempio “segnalo.alice.it”. Ora io dico, come pensate di lanciare prodotti e servizi italiani, se già li autolimitate alla lingua italiana? Non è che i maggiori prodotti sono in inglese perchè vengono prodotti in inghilterra o america, ma perchè è la lingua più diffusa, e quindi permette a tutte le persone del mondo di contribuire o solo utilizzare il prodotto. Immaginate un youtube solo italiano, ovvio che sarà molto limitato e non potrà mai essere a livello del vero youtube, almeno che non venga prodotto e rilanciato per un pubblico internazionale. L’idea di cercare di puntare a creare community italiane per creare nuovi progetti di firma “italiana” è un’idea nobile, ma l’importante è che siano pensati per essere distribuiti in tutto il mondo. moo.fx è una libreria javascript di discreto successo, ed è italiana. Se fosse stata distribuita solo in lingua italiana, secondo voi avrebbe avuto lo stesso successo?

Per semplificare e togliere ogni dubbio:
-la lingua non c’entra. Meglio se i servizi sono multilingua o estremizzando anche in inglese.
-le basi dell’economia dicono che è importante esportare i prodotti del proprio paese per far crescere l’economia.
-siamo molto lontani dall’autarchia. Magari ci fosse il problema. Per ora ci sono pochissimi prodotti italiani e questo,c he piaccia o meno, non fa bene all’economia del nostro paese.

A me dispiace vedere tutti i principali servizi web 2.0 e portali tradotti in francese, tedesco e spagnolo e quasi mai in italiano e penso che una “nicchia” di 60 milioni di persone potrebbe consentire di realizzare progetti in italiano (tradotti anche nelle altre lingue) con buone possibilità di successo. Personalmente uso l’ottimo dBlog e credo che sia dello stesso livello, se non superiore, alle piattaforme di blog internazionali!

Ciao Marco,
condivido quello che dici, anche alla luce del tuo ultimo commento, chiarificatore. Mi chiedo però perchè spingere allora su applicazioni clone in italiano piuttosto che puntare su nuove applicazioni, in inglese magari, ma con un approccio tipicamente italiano, o addirittura finalizzata a promuovere l’italian way of life. Non si può esportare tuovideo.it…
Insomma, se il tuo ultimo commento fa testo, nelle tue parole leggo un’enorme volontà, una forza positiva che poi si traduce in lavori importanti ma che, in qualche modo e per qualche ragione, rimane espressa a metà.
In ogni caso concordo ma… bisogna prendere il prossimo treno, per primi. Questo, credi a me… è passato da mò. Ciao!

Ho riletto un paio di volte questo post ed i commenti e francamente sono un poco stupito.
Innalzarsi sulle folle come artefice della cittadinanza digitale a ogni costo e nello stesso tempo proporre posizioni di protezionismo nazionale non mi sembrano atteggiamenti congruenti.
La rete dovrebbe averci da tempo fatto superare barriere di questo genere: usiamo le idee ed i servizi migliori, da dove arrivano è una cosa del tutto irrilevante.

bob

PS Marco vedo che hai una strategia precisa; se qualcuno dice qualche cosa di diverso da quello che tu proponi ti limiti a non rispondere più, emblematico il post dove hai dimostrato di non sapere leggere le statistiche. Davvero quando parli di cittadino digitale pensi ad atteggiamenti del genere? Bizzarra cosa…

@Marco nel mio piccolo … sono pronto a darti una mano non hai che da chiedere !
Sono sempre favorevole ad un rilancio del prodotto made in italy … vista la natura informativa e “distorsiva” della blogosfera che merita precise riflessioni … ben vengano idee innovative !

Scusa allora perchè tu usi Worpress e in Inglese?

Negator,
non ho mai detto che non mi piaccino i prodotti inglesi o la lingua inglese. Sul mio PC ogni software a parteire dal sistema operativo è in inglese!
Ho scritto un’altra cosa, leggi bene.

[...] roboante appello dell’inossidabile MCC mi dà l’occasione per riflettere un po’ sulla [...]

Ciao Marco, Internet e’ bella perche’ e’ universale. Al massimo, navighiamo piu’ spagnolo, russo o greco, ma non chiudiamoci nel nostro cortile. Ciao, –marco

@terronista
La tua ricerca finirebbe lì.

I servizi sul web sono globali, per la natura stessa del web. Localizzare è un po’ un controsenso.
Qui non parliamo di “pecorino” o di “barolo”. Qui parliamo di oggetti digitali che nascono per essere usati dal mondo.
Iniziamo con farci venire delle idee veramente originali. I cloni devono essere meglio dell’originale per avere un senso. Se no si rischia solo di raschiare il fondo del barile, e la coda lunga non c’entra nulla.

[...] Marco Camisani Calzolari - Naviga italiano! No, no, no (tags: blog italy blogger opinion web2.0 business) Tag: [...]

Nell’era dei prodotti globali, un appello per premiare un prodotto solo perché italiano non ha alcun senso.
Ha ragione chi dice: se vuoi invitare le persone a usare Tuovideo solo perché ha il logo con il tricolore, forse dovresti iniziare a mettere il tuo blog su un provider italiano invece di usare GoDaddy (vedi: http://www.dnsstuff.com/tools/whois.ch?ip=68.178.232.56) oppure evitare di usare FeedBurner per la gestione degli Rss.
Ti seguo sempre con divertito interesse :-)
Ciao. Nicola

Nicola, io li uso perché i servizi italiani omologhi non offrono la stessa cosa. Inoltre io preferisco la lingua inglese (sistema operativo e altro ce l’ho in inglese da semrpe).
tuttavia io non sostengo che non si debbano usare servizi stranieri (autarchia) ma che si debba stimolare l’uso di quelli italiani. Che è diverso! :)

Perfetto.
E se i servizi italiani (ammesso che esistono) funzionano peggio di quelli finlandesi, inglesi, lapponi?
Non è la localizzazione che conta, ma la specializzazione. Io uso quello che funziona, non quello che è fatto in Italia per partito preso.

[...] ed il contenuto “locale” sono un modo per favorire e valorizzare un territorio. Sento cose assurde echeggiare nella rete in questi giorni, si parla di usare servizi e sistemi “italiani” [...]

E se si incominciasse anche solo col tradurre in italiano quanti più servizi possibili? Questa iniziativa può essere benissimo bollata di nazionalismo, ma è anche un modo di andare incontro a persone che non sempre padroneggiano adeguatamente la lingua inglese\francese\finlandese\lappone …

Per quanto riguarda il fatto di riproporre versioni italiane di servizi “noti” temo che si rischia di reinventare la ruota ogni volta .. un lavoraccio magari non troppo utile!

Già… piattaforme di blog italiane ;)

[...] Scrive Marco Camisani Calzolari: Vorrei lanciare una sorta di campagna di sensibilizzazione per stimolare [...]

x (eventualmente) adunger
se ti riferisci a me, mai stato su segnalo; un altro buzz ?

non fraintendermi buzz, con “sono d’accordo” mi riferisco al “naviga italiano”
io non mi ritengo “nazionalista” e/o boicotto prodotti stranieri, prima valuto se sono validi.
Pero’ quante persone utilizzano google group solo perche’ e’ google, prendendolo a “scatola chiusa per buono”.
A me sinceramente non piace, non e’ chiaro e ben strutturato, in giro c’e’ di meglio, basta cercare.
Se questo meglio poi e’ italiano, faccio un sorriso in piu’…

[...] seguito la (ennesima) polemica nella “blogosfera italiana” riguardante l’idea di Navigare Italiano, da alcuni tacciata di «autarchia». Seguo da poco questo ambiente, per cui le meccaniche forse [...]

[...] Naviga italiano! vs. Fare l’imprenditore nel web 2.0; [...]

E se per stimolare e promuovere il web 2.0 italiano in modo concreto si usassero strumenti d’oltreoceano? Sarebbe un combattere il sistema dall’interno…

:)

http://socialnetworking.ning.com

@Pez Concordo con te!
I francesi, ad esempio, sono molto creativi per quanto riguarda il web 2.0 , ma appena vedono che la cosa può funzionare, spostano baracca e burattini negli USA, dove c’è chi ha il coraggio di finanziare la loro startup. Io sto giungendo alla convinzione che non possiamo competere con gli USA senza disporre degli stessi mezzi finanziari!

@Pez (ho dovuto riavviare il PC)
…Intendo dire, ok collaborare esattamente come dici tu, possiamo immaginare progetti 2.0 incredibili visto che il talento non ci manca, ma poi ci fermiamo se non cambiamo atteggiamento! Quello che non abbiamo mai avuto sono i capitali, per avere qualche possibilità di reggere il confronto.

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