Monthly Archives March 2007

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Carta e penna 2.0

By Marco Camisani Calzolari   /     Mar 30, 2007  /     z_Post  /     9 Comments

Convegni sulla Rete collaborativa, sul web 2.0, sul digitale, sui nuovi device… Dove rigorosamente tutti usano carta e penna per prendere appunti.

Oggi ero al Politecnico a un convegno sul web 2.0. Molta gente che ne parla. Pochissima quella che lo frequenta davvero.

Una sala gremita, solo 3 computer aperti. Centinaia di penne. E quello era il popolo del web 2.0 fisico.

Quelli del web 2.0 vero stavano condividendo migliaia di informazioni in più, usando i mezzi specifici, di condivisione, di partecipazione.

Nei convegni, oltre ai filosofi che non si sporcano le mani – perché in fondo quella è roba per tecnici o per ragazzini – ci sono anche i praticoni. Una nuova specie di relatore che, avendo scarsa cultura e dovendo adeguarsi ai tempi, decide di prendere la strada del “punto di vista pratico dell’utente che in fondo cerca solo il porno”. Che insieme ai “commerciali” sono i più perniciosi per la diffusione della cultura digitale.

I primi perché abbassano il livello in un momento in cui invece bisognerebbe acculturare invece che accondiscendere all’ignoranza diffusa. I secondi perché devono vendere i solo prodotti “finto web 2.0″, che spesso consistono in accrocchi web 0.5 che la platea (li per capire) assume come prodotti di alto livello, specie se l’organizzatore è autorevole.
Stavo per aggiungere “o il patrocinatore” ma ultimamente basta dire di avere un’associazione per farsi accettare come patrocinante. Non c’è più religione direbbe mia nonna. Ma per scegliere bene bisogna conoscere bene. Quanti sono in Italia oggi quelli che “conoscono” bene?

Solo una categoria: gli users!

Grazie a loro fortunatamente il web 2.0 esiste davvero e la sua vera forza sarà quella di spazzare via tutta la fuffa. dalla migliore alla peggiore. Già, perché in Italia è il paese in cui c’è anche buona fuffa. Alcuni la chiamano meno-peggio. Di solito è la più blasonata. Quella che magari ne sa poco, ma almeno parla italiano, non fa grevi commenti sulle signore presenti appena si è solo tra uomini e ha una sua vera professione. Una volta chi non l’aveva e giracchiava per convegni di vario genere a trovare business aveva un nome e si chiamava faccendiere.

Ebbene, dicevo che il web 2.0 spazzerà via la fuffa perché non c’è spazio per chiacchiere e cellulosa. Non c’è il tempo mentale per descrivere o misurare quello che si fa. Si fa e basta. Una volta si diceva “chi non sa fare insegna”. Bei tempi. Ora non è più così, ora “chi non sa fare, fa finta di fare”.

Il vento del mondo 2.0 è un vento veloce. Nei suoi turbinii porta con se nuovi stili di vita e di lavoro in cui l’uno si confonde con l’altro. Oggi ho sentito misurare il tempo libero e il lavoro. secondo il relatore ognuno di noi ha 50 ore alla settimana di tempo libero (escluse le ore di sonno). Io non so quanti dei miei lettori che lavorano (implicito nel concetto di tempo libero, altrimenti genererebbe una contraddizione) hanno veramente 50 ore di tempo libero. Se poi fai il libero professionista o l’imprenditore (che poi oggi è la stessa cosa) succede che, come me, in un giorno io ho 16 ore di tempo libero, 16 ore di lavoro e 8 ore di sonno. Ecco come comprimere il tempo.

Alcuni signori pensano che la nuova risorsa, il nuovo valore sia il tempo libero, o il tempo in genere. Ma non è così. non come lo percepiscono loro almeno.
Loro sentono la pressione del tempo perché il mondo che vive 2.0 gliela fa sentire. C’è chi va ad altre velocità. Ma con leggerezza. Conosce bene i nuovi strumenti e li guida come un pilota di inizio secolo che superava le carrozze trainate dai cavalli. Per alcuni erano affascinanti e irrinunciabili. Quegli strani tecnologi che li superavano erano in fondo dei fissati della meccanica, che muovevano strane leve per far avanzare quelle poco aggraziate carrozze senza futuro.

Io ai convegni apro il PC, prendo appunti con mindmanager (o Freemind). Alla fine ho una mappa strutturata di quel che è stato detto, non un foglio di carta non indicizzabile che si perderà tra le scartoffie della mia scrivania. Poi lo condivido coi miei amici e colleghi. Prende vita, magari diventa un pezzo di un’altra mappa, di un’altra ricerca, di un libro.

Oggi Luca Conti ha pubblicato una foto scattata presso Yahoo in una riunione sul web 2.0. guardate bene cosa c’è sulle scrivanie… Credo che lui non l’abbia scattata notando quello, ma io è quello che ho notato.

La WiFi non la mettono mai o è chiusa, tanto a che serve? E poi crea problemi di security dice il resp. dei sist. informativ. digital. avanzat. centralizzat.

Comprate una linea ADSL separata dalla vostra supersicura rete interna , spendete 20 euro al mese e fornite un degno servizio ai vostri ospiti, dico io!

Poi con la modica cifra di 1 triliardo di euro a KB (gli operatori fatturano così in un paese dove nessuno capisce cosa sia un KB), col PC guardo le email, chatto coi coders (ah, da un po’ lavoro anche coi vientamiti per la felicità di chi si scandalizza). Quando sono fortunato lo faccio con altri amici presenti. In Italia è impossibile, se non in alcuni barcamp, chattare sui tempi del convegno. Alcuni relatori la vedrebbero come una forma di maleducazione.

La settimana scorsa ero a un convegno sull’innovazione in cui un relatore, giuro, si è presentato con le slide di carta. Stampate. che leggeva da se mentre parlava. Erano slides contenenti grafici e percentuali. Assolutamente incomprensibili dall’audience. Ma lui proseguiva imperterrito coi suoi lucidi. Ah già perché ho notato che un’altra forma di snobismo è quella di chiamare lucidi le slides. Un po’ per italianizzare, un po’ per creare l’effetto 24 ore rovinata del medico decano.

Viviamo in un momento in cui si parla di innovazione perché è di moda parlare di innovazione.

Oggi un relatore “web 2.0″ ha descritto i Wiki come delle enciclopedie condivise online! Siccome è anche quello, non si poteva contraddire, ma i miei lettori non avranno difficoltà ad andare oltre e cogliere la superficialità che sta dietro.

Come ai tempi della new economy (N.d.A. argh i case dei notebook non li fanno più di ferro!) tutti si stanno buttando qui dentro. Agenzie che vendono per web 2.0 pure le email.

Signò, la vulisse una emaille duepuntozzero? La nostra agenzia è un’agenzia web 2.0, a presente second life?
Ecco, noi facciamo sponsorship li. Ma signò, il 2.0 non è solo questo, eh no! Ci sono anche il cellulari, eh già, che al costo di un SMS ti mandano una suoneria personalizzata, condivisa e partecipativa!
Ci mandi una email a info chiocciolina studiodisoluzioniavanzatedigitali.it il sito è in costruzione, ma signò, sa com’è no? il calzolaio ha le scarpe rotte, si sa… ah signò, un ultima cosa, lo vulisse un blog?

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Ubi IBM, Ritalia blogger cessat

By Marco Camisani Calzolari   /     Mar 28, 2007  /     z_Post  /     18 Comments

Sono il nono in ordine di adesione a Ritalia.it, è quindi evidente che il progetto mi piaccia.

Lo trovo straordinario perché è da parecchio che mi auspicavo qualcosa di concreto dalla blogosfera. Sino a poco dopo il barcamp di Roma sembrava che i blogger non fossero in grado di mettere insieme qualcosa di concerto.
Nei miei interventi “cittadini digitali” sollecitavo un atteggiamento più costruttivo, di gruppo, e Ritalia ha dimostrato che è possibile.

Anche il mio “Quintarelli for president” lanciato al Barcamp romano vedo che ha avuto qualche seguito, anche se probabilmente ignorando la fonte.

Da quel primo giorno in cui eravamo in nove è successo che Ritalia si è fatto notare, è uscito sui mainstream media e in particolare ha allarmato non poco chi sa far di conto meglio dei blogger e ha avuto a che fare con quei 45 milioni di euro circa.

Dall’indignazione si è passati in un solo istante alla meraviglia. All’orgasmo del blogger. Al parossismo del piacere: essere considerati dal mondo che conta! Un punto debole che se unito al fatto che la maggior parte dei partecipanti sono ragazzi giovani e con poca esperienza (rispetto ai vecchi lupi navigati dell’italia.it senza R), genera una bomba. Un bomba di carta che fa male ma non troppo. Dalla Norimberga della Rete e dello spreco pubblico, Ritalia credo che corra il rischio di mostrare invece il peggio del modello barcamp. L’apertura incondizionata. Quella per cui “siamo tutti fratelli”. Quella da centro sociale per cui tutti sono amici di tutti. Almeno in apparenza.

In sostanza una preghiera esaudita per i principali attori del più grande appalto digitale italiano. Nessuna gogna, nessun vero interrogatorio.

Il primo a farsi avanti è stato Marco Ottolini, che è stato accolto come il primattore di uno spettacolo di successo.
Poi è arrivata IBM che coi buoni propositi e gli occhi sgranati di chi maneggia una bomba a mano senza sicura, che incredula si trova al posto d’onore senza bisogno di dover implorare pietà.
(Mi consola che qualcuno la pensi come me)

Il dialogo è una bella cosa, ma le premesse a mio parere richiedono invece una rigidità che non colgo. Non biasimo nessuno, capisco che per alcuni sia un’occasione per toccare chi fa denaro dal digitale. Poche settimane fa, a Bologna ho visto dal vivo il fascino che suscita chi ha “fatto i soldi” con Internet (chi c’era sa di cosa parlo) e tempo addietro avevo già esposto il mio pensiero sull’atteggiamento diffuso verso l’establishment della comunicazione tradizionale.

Però i partecipanti a Ritalia non sono tutti uguali. C’è chi come Goetz rappresenta la ricerca nel marketing turistico ed è corretto che veda bene l’apertura. Aprire, nel suo caso significa generare un’occasione unica per approfondire un tema di così grande importanza come il rapporto tra Internet e il turismo. Così come i blogger scrivono per motivi diversi, questo vale anche i “campers”. Tanto quanto servirà qualcuno che faccia le domande scomode, senza compiacere ne ammiccare. 

Ritalia è anche la più grande rubrica italiana per chi è alla ricerca di programmatori ed esperti del digitale in genere. Un aggregato fantastico. Assumerei quasi tutti senza chiedere i curricula. La passione dimostrata e il concentrato di skills fa di quel wiki il vero who’s who digitaliano. 

Non mi sono quindi trasformato da sostenitore a detrattore, ma mi chiedo se saremo cittadini digitali sino in fondo e se sapremo difendere la verità.

Senza subire il fascino di nessuno ma facendo subire il nostro.

Senza diventare lo strumento di nessuno, ma offrendo i nostri.

Senza lasciare che il Ritalia camp diventi l’antidoto per qualcuno, bensì creando i presupposti per cui non si ripeta mai più un altro ‘affare’ italia.it

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Le imprese italiane, i francobolli e il digitale

By Marco Camisani Calzolari   /     Mar 27, 2007  /     z_Post  /     4 Comments

Settimana scrorsa a Pisa sono intervenuto al convegno nazionale delle Camere di Commercio, organizzato da Retecamere.
Come richiesto, nel mio intervento ho raccontato la situazione attuale delle imprese italiane, di quanto poco innovano, di quanto poco usano correttamente il digitale e di come dovrebbero introdurre i nuovi strumenti del web 2.0 nelle varie funzioni aziendali. Il mio solito intervento che scuote gli animi assopiti di chi conosce solo il “digitale” terrestre.
Dopo di me ha parlato il dott. Barbolla, segretario generale della Camera di Commercio di Firenze e il suo intervento mi ha lasciato senza possibilità di replica.
In sostanza ha detto più o meno questo:
- Le aziende italiane iscritte alla camera di commercio hanno un computer nel 30% dei casi e solo il 5% si colega ad internet.
- Di questo 5% solo il 3% legge la posta elettronica e lo 0.7 è entrato nel portale della propria Camera di Commercio.
- Quindi non vede la necessità di investire altri denari nel digitale.
- Quindi continueranno a spendere più di 3 milioni di Euro all’anno solo per i francobolli.
E’ tanto disarmante quanto vero.

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Quando un sogno informatico finisce in metalmeccanica

By Marco Camisani Calzolari   /     Mar 26, 2007  /     z_Post  /     1 Comment

Realtebo (alias Tebaldi Mirko) è un blogger di primissima qualità. A quanto dice un ottimo programmatore (e lo dice in un modo che chi ha esperienza non stenterà a crederci). Un esperto di Vista. Un generatore di altri esperti grazie al suo blog.
Non può più permettersi di lavorare nell’informatica ne di bloggare.
“Non ce la farà davvero a proseguire il lavoro qui sul blog, spiacente. davvero, anche perché non mi aspettavo in 8 mesi di arrivare a oltre 4 mila pagine viste al giorno. Ci credo in questa cosa e avevo altri progetti, come un eBene, da lunedì prossimo, realtebo e i suoi 15 anni di esperienza nella programmazione se ne andranno in metalmeccanica a lavorare. 930 €/mese. Ma sicuri.
Non ce la farà davvero a proseguire il lavoro qui sul blog, spiacente. davvero, anche perché non mi aspettavo in 8 mesi di arrivare a oltre 4 mila pagine viste al giorno. Ci credo in questa cosa e avevo altri progetti, come un enorme database di FAQ e un bel forum monotematico suddiviso per aree di utilizzo di Windows Vista. Tutto finito.
Ho famiglia, capitemi, nella mia zona, provincia di Ferrara, non c’è più nulla da fare. Sto facendo, per altri due giorni, vendite di materiale edile via internet. vi rendete conto? Beh, andava bene, almeno ero davanti ad un pc, e ero felice.
Amen, grazie comunque di tutto ciò che avete fatto per seguirmi, commentare, etc.
Se voi o qualcuno di vostra conoscenza cerca un giovane programmatore, o per lo meno per un lavoro, più o meno nell’informatica, beh. Eccomi qui. Mal che vada, ci salutiamo qui. Grazie mille a tutti voi per il sostegno…”

Io non lo conosco e non gli ho mai parlato. Tuttavia sono rimasto molto colpito dal suo post.
Mi darò da fare il più possibile perché l’informatica non perda uno come lui. Permettere che ciò accada sarebbe un fallimento per tutti coloro che amano il digitale.
Penso che anche i blogger possano fare qualcosa subito.
Magari un semplice post, e/o una mailing alle aziende che conoscete.

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Giovedì IPTV forum

By Marco Camisani Calzolari   /     Mar 24, 2007  /     z_Post  /     0 Comment

Giovedì prossimo, 29 marzo 2007 a Milano si svolgerà un convegno sull’IPTV di cui sarò il chairman nelle due tavole rotonde del pomeriggio.

Ecco i titoli:
– 12.45 Tavola Rotonda: Le reali opportunità di crescita del mercato dell’Entertainment: i primi risultati
* la diffusione e l’interoperabilità dei nuovi devices
* i nuovi comportamenti di fruizione nella “dieta multimediale” dell’utente: dal “where you want it” al “where you want it from”
* i fattori di successo dell’Home Entertainment
* come i contenuti Internet entrano nel Televisore: i nuovi modelli di business
Chairman : Marco Camisani Calzolari, Presidente, Speakage
Antonio Converti, Direttore Marketing, Libero
Relatore da definire, Yahoo Italia
Relatore da definire, Sony Computer Entertainment Italia
Davide Rossi, Presidente, Univideo
Giancarlo Vergori, Responsabile portale Alice, Matrix

– 15.30 Tavola Rotonda: Le opportunità dell’Advertising interattivo per il raggiungimento e il coinvolgimento di un pubblico sempre più esigente e consapevole
* i nuovi formati della pubblicità interattiva
* le aspettative dell’utente sulla qualità dei servizi forniti
* la gestione del conflitto tra pubblicità e contenuti
* i modelli di business
* la misurazione dell’efficacia
Chairman : Marco Camisani Calzolari, Presidente, Speakage
Pieranna Calvi, Responsabile Marketing Pubblicità Interattiva, Sipra
Maurizio Goetz, Consulente di Marketing Digitale e Comunicazione Interattiva,
Maurizio Sala, Presidente, Art Directors Club Italiano

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Put Your Money Where Your Mouth Is

By Marco Camisani Calzolari   /     Mar 21, 2007  /     z_Post  /     1 Comment

Un bel pezzo dei Jet dal titolo “Put Your Money Where Your Mouth Is”.
Un invito per tutti a credere di più in quello che si fa e nelle proprie idee. Se credete in qualcosa e ci credete veramente, metteteci i vostri soldi. Altrimenti significa che non ne vale la pena.
Incontro spesso gente che mi dice “Io farei questo, io farei altro, io lo farei così, io lo farei cosà”. Altrettanto spesso rispondo, se ci credi veramente, mettici i tuoi soldi e inizia a farlo tu!
Una videodedica a tutti quelli che, nel paese che ha più CT della nazionale di qualunque altro paese, non mettono i soldi dove batte la lingua.

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