Questa mattina mi chiedevo perché un post come quello di Stefano sia stato ignorato dalla blogosfera.
Twitter ha totalizzato 226 post, i sogni della generazione digitale, zero.
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http://it.wikipedia.org/wiki/Sensibilit%C3%A0
Tutti hanno dei sogni, molti dei progetti, pochi dei fatti.
Presto porteremo in piazza 5 milioni di persone ehehe..
Forse ha avuto poco rilievo perché è un bel sogno privo di fondamento: la diffusione della rete non potrà che avvicinarla sempre più alla immagine del mondo reale, nel bene e nel male.
bob
A volte i sogni si realizzano, basta rileggere la storia. Il grosso passaggio è dal sogno al progetto.
Io di utopie che si sono realizzate nella storia ne ho viste poche. I sogni che si realizzano hanno sempre una base logica e soprattutto sono realizzato da chi li razionalizza elaborando piani realizzabili.
Io il meccanismo con il quale un mondo di gente che si scanna dalla mattina alla sera possa diventare improvvisamente un paradiso solo perché ha trovato unnuovo canale di comunicazione proprio non me lo riesco ad immaginare.
bob
OT:
Perdona il disturbo.
Ho appena aperto il feedburner dei post.
Si scarica una immagine
che pesa 1.182.846
grande 1352×1536
MarcoCamisaniCalzolari.jpg
E’ uno scherzo?
In realtà se razionalizzi non puoi creare qualcosa di nuovo, per il semplice fatto che la razionalità, in sé, è semplicemente un metodo per ricavare delle verità da verità di partenza.
Neanche le scoperte scientifiche sono fatte in modo scientifico (quando uno scienziato ipotizza una nuova teoria, ovviamente non può basarsi solo sulla scienza esistente, altrimenti non produrrebbe niente), ma solo verificate scientificamente, poiché il processo creativo non è razionalizzabile.
Tutto parte da un sogno, il quale ovviamente deve diventare un progetto e quindi dei fatti, ma la base non è razionale.
Thumbria hai una visione molto romantica, ma poco reale della ricerca.
La scienza evolve razionalizzando quanto si conosce e cercando di interpretare i fenomeni con modelli che sappiano mediare in modo rigorosamente razionale quello che sappiamo, quello che si scopre ed i comportamenti sperimentali: si chiama metodo galileiano. La creatività serve a trovare le strade per farlo e va applicata tenendo ben presente cosa sai (al limite per confutarlo).
La tecnologia, perché qui di tecnologia parliamo e non di scienza, prende per buone le regole scientifiche, analizza bisogni espressi o inespressi ed elabora nuove applicazioni.
Anche qui un 1% di creatività ed un 99% di razionalissimo sudore.
bob
L’immaginazione è più importante della conoscenza (Albert Einstein)
Io intendevo dire che non esiste un metodo razionale e scientifico per creare una teoria scientifica, ma solo per testarla.
Lo stesso dicasi per le produzioni tecnologiche, al limite la ragione ne può curare la forma in modo razionale, ma non la creazione.
Del resto un esempio dell’arbitrarietà della creazione di una spiegazione scientifica ci viene dall’evoluzione delle varie teorie, la spiegazione della relatività galileiana è diversa da quella della relatività ristretta, nonostante questo, se parliamo di “basse” velocità, sono tutte e due considerate vere.
Sceglierne una, in certi contesti e con certe precisioni richieste, è arbitrario perché i risultati coincidono. Un contesto che genera una situazione in cui non esiste la possibilità di fare una scelta razionale non può essere costruito su di una scelta razionale (a meno che si voglia dire che la razionalità è arbitraria, cioè creativa).
Pertanto, anche se la creatività fosse l’1% della ricerca scientifica sarebbe l’1% decisivo.
Se voi sapeste quanto mi risollevate l’animo nel leggere questo tipo di commenti. Analitici, intelligenti e che denunciano ampie basi culturali.
Mi ero disarmato pensando che fosse impossibile affrontare certi temi sul blog…
Thumbria ti ricordo da dove siamo partiti.
Tu dici: “In realtà se razionalizzi non puoi creare qualcosa di nuovo”, io ritengo che la cosa non sia corretta, ritengo invece che la razionalizzazione sia indispensabile per poter giungere alle intuizioni che portano idee nuove.
Vedi tu citi un autore che ha fatto della razionalizzazione dei fonomeni fisici la sua ragione di vita. Einstein si è trovato di fronte alla visione galileiana della meccanica che non si applicava e un oggetto particolare, la luce (è una estrema sovrasemplificazione, stiamo saltando a piè pari colossi come Newton o Maxwell…).
A quel punto ha lavorato per esprimere una teoria (che è poi l’estrema frontiera del razionale) che riuscisse a spiegare i comportamenti apparentemente diversi degli oggetti e della luce).
Galileo stesso intuì qualche cosa e sperimentò a lungo per cercare di misurare la velocità della luce, ma non aveva gli strumenti adatti: un chiaro caso di intuizione che non ha portato a nulla per mancanza degli strumenti per la razionalizzazione.
Quell’uno per cento di intuizione è quello che ha portato il processo di razionalizzazione nella direzione giusta.
Per la stessa classe di fenomeni esistono diverse possibili teorie che possono abbracciare ambiti e situazioni diverse, la scelta è in questo caso arbitraria, ma certamente non irrazionale!
In altre parole se sto progettando un aggeggio meccanico posso benissimo usare le teorie della cinematica classica che prescindono dal comportamento della luce, mentre se progetto un interferometro no, ma non c’e’ nulla di arbitrario, è una scelta razionale fatta sulla base della conoscenza delle condizioni di lavoro della macchina e dei limiti delle varie teorie disponibili.
Il metodo scientifico (o Galileiano) è un’altra cosa ancora: qui non si tratta di razionalizzare o spiegare nulla, si tratta di partire da una spiegazione e confermarla con esperimenti ripetibili, la bomba atomica è una conferma sperimentale delle teorie di Einstein.
Secondo il significato della frase citata da Maurizio è che tutto il lavoro di razionalizzazione vale poco se non è accompagnato da quel guizzo di intuizione che ti fa trovare la strada giusta, ma accomuna e non contrapporre processi razionali e creativi. E’ vero che si tratta spesso del passo decisivo, ma senza tutto il resto non porterebbe a nulla!
bob
PS non riesco a capire come mai ti riferisci alla ristretta e non alla generale, c’è un motivo particolare che mi sfugge?
Roberto Dadda afferma: «Per la stessa classe di fenomeni esistono diverse possibili teorie che possono abbracciare ambiti e situazioni diverse, la scelta è in questo caso arbitraria, ma certamente non irrazionale!
In altre parole se sto progettando un aggeggio meccanico posso benissimo usare le teorie della cinematica classica che prescindono dal comportamento della luce, mentre se progetto un interferometro no, ma non c’e’ nulla di arbitrario, è una scelta razionale fatta sulla base della conoscenza delle condizioni di lavoro della macchina e dei limiti delle varie teorie disponibili».
Il mio esempio parlava di medesimi contesti che possono essere completamente spiegati e verificati sperimentalmente (almeno al livello di precisione che ci interessa) da due teorie differenti. Per fare un altro esempio, la Terra è rotonda, ma se devo misurare quanto è lungo il mio giardino non mi metto a prendere in considerazione la curvatura della Terra, perché non è significativa.
Quando si verificano simili casi per problemi al limite della conoscenza scientifica, ovvero per quelli che attualmente impegnano gli scienziati e per cui quindi in assoluto non si può scegliere una soluzione corretta, che cosa, se non l’intuizione, fa scegliere ad uno scienziato di difendere una teoria piuttosto che un’altra ?
La scienza, la razionalità in genere, è un ottimo modo per accertare la realtà e sviluppare le scoperte, ma non può “crearle”. Così come la nostra Costituzione “riconosce” e “garantisce” i diritti, ma non li crea (altrimenti potrebbe anche distruggerli), potremo dire che la razionalità “riconosce” e “garantisce”, ma non crea, l’avanzamento della tecnologia e della scienza. (Del resto uno dei principi fondanti della scienza è: «nulla si crea, nulla si distrugge, etc.»)
Non mi sembra che le nostre due posizioni siano così diverse, è, probabilmente, più che altro una differenza di prospettiva. Non sto certo negando l’importanza della scienza e della razionalità, ma sostengo che solo la creatività può, in definitiva, far scegliere dove questi ottimi strumenti saranno impiegati.
P.S. Ho fatto l’esempio della relatività ristretta – galileiana perché solitamente vengono accennati al liceo (almeno così accadde nel mio) insieme, quindi è più facile che venga ricordata anche la spiegazione del perché si continui a studiare la meccanica classica, pur essendo questa fondamentalmente scorretta.
per me l’esistenza di twitter e tutto l’entusiasmo che sta causando é uno degli ennesimi indizi che siamo una specie condannata all’autoestinzione…