Apologia dei ‘riottosi’ con la ‘coda lunga’



Leggo i post di Vittorio e Lele e mi rendo conto che non siamo ancora pronti per essere i protagonisti dell’informazione.

Nulla contro Lele o Vittorio, e nulla contro quanto hanno scritto, ma ogni volta che leggo citare personaggi noti del “mondo lento” con le speranze che questi entrino nel ‘nostro mondo’ mi parte sempre un piccolo brivido dal fondo della schiena. Per questo la questione Riotta era solo la goccia di un mio vaso quasi colmo che ora devo rovesciare in un post.

I volti del TG, i personaggi noti della TV, quelli del giornalismo, etc suscitano ancora un grande fascino in tutti. Blogger compresi. Una sorta di fansismo, ma ingiustificato.

Professiamo il verbo della coda lunga, delle nicchie, che nel totale superano il mainstream, del giornalismo partecipativo, di quello diffuso e del mesh-up, ma poi appena un personaggio del mondo lento ci rivolge lo sguardo -non la parola, degnandosi di usare il nostro linguaggio-,  ho la sensazione che buona parte di ‘noi’ crollino in una sorta di trans da ubi maior minor cessat.

Appena i ‘lenti’ vengono in tour tra le nostre baraccopoli, o inviano qualche emissario, noi cediamo sotto il peso del grande medium.

Che i giornali e la televisione affascinano ancora molto mi è chiaro.  El g’ha ancora la forza del leun e dal punto di vista psicologico, tra le masse, è il mezzo principe, e questo è certamente un principio ineluttabile.

E’ a partire da qui che, a mio parere, ‘dobbiamo’ fare molta attenzione a come curiamo questo aspetto. Da uomini di comunicazione -qualunque blogger lo è per definizione- dobbiamo prendere atto di quel principio in modo consapevole. Senza esserne vittime a nostra volta. Ma gestendo e ‘maneggiando’ quella forza a nostro favore, o quantomeno non a sfavore.

Invensare un giornalista televisivo, offrendogli di vestirlo da blogger, e consegnagli lo scettro, non ritengo sia una buona mossa ‘politica’.

Dobbiamo prima far emergere le ‘nostre’ voci, quelle di pensatori, scrittori, giornalisti, attivisti, ed eccellenze che non hanno un editore che li manda in primo piano sui televisori di 10 milioni di telespettatori, ma che tuttavia eroga contenuti di grande valore.

Forse, in fondo, non crediamo di averne la forza. E io penso che sia proprio così. Raramente siamo capaci di dar forza a idee, movimenti, anche le più piccole. Mi costa dirlo, ma la maggior parte dei nostri post contiene temi lanciati dai mainstream media. Raramente parte da noi, specie da noi italiani, una campagna pro o contro qualcosa, in cui tutti ci diamo da fare per farci sentire. Siamo sempre un po’ riottosi (N.d.A e qui ci stava proprio :) nell’accogliere le iniziative che partono dal basso. Spendiamo sempre molto tempo a fargli le pulci, mentre per estremizzare, dovremmo invece sostenerle tutte, purché partano dal basso, dai ‘veloci’ e diano forza alla Rete nel far sentire la sua grande voce. 

Passiamo il tempo a professare che dai bloggers che partono dal basso provengono spesso contenuti di grande valore, spesso superiori a quelli dei media istituzionali. Però al posto di scoprire un nuovo blogger di valore ogni giorno, e aiutarlo ad avere la giusta visibilità, tendiamo ad essere vittime di quel fenomeno ‘fansistico’ per cui facciamo a gomitate per aiutare il primo ‘lento’ che si affaccia, covinti che questa sia la strada per il cambiamento e per l’alfabetizzazione. 

La parola d’ordine dovrebbe essere: riottosi coi ‘lenti’, disponibili coi ‘veloci’.

Reader Comments

Non potevo scrivere un post migliore. Dovremmo uscire, portare fuori i talenti che ci sono nella blogosfera, contribuire alla società civile, ma la risposta è sempre armiamoci e partite. Per questo credo che questi discorsi siano tempo perso, non tornerò più sull’argomento i tempi non sono maturi. Quello che possiamo fare è portare fuori, ciò che c’è di buono della cultura della rete, organizzando eventi e occasioni di divulgazione.

” Non potevo scrivere un post migliore. Dovremmo uscire, portare fuori i talenti che ci sono nella blogosfera, contribuire alla società civile, ma la risposta è sempre armiamoci e partite”

Penso che ci voglia il realismo di pensare che avere “alleati” visibili al mondo esteso degli italiani, perchè questo è il mnondo a cui ci rivolgiamo, non potrebbe che essere utile … se non continuiamo a farci del male …

Mmm ciò che disegnate corrisponde a questa domanda: ma la blogosfera italiana rappresenta il paese o è solo una nicchia di geek e ambiziosi freelance e professionisti ? I Tg rappresentano secondo voi il Paese ? I talenti sono anche fuori dai blog,se non emergono è per una serie molto ampia di motivi: la divisione tra lenti e veloci va bene per un linguaggio televisivo (alla Celentano magari).
Nessuno vieta ad un direttore di una testata editoriale di dotarsi di blog e comunicare; può essere interessante trascinare figure carismatiche nel contesto dei posts ma non si deve scadere nel concetto di blog-star. Insomma se volete trasformare Bruno Vespa o Mike Buongiorno in “bloggers” non vi considero folli ma quasi. :)

Dario,
scusa la nota, ma capirai il mio piccolo risentimento quando hai scritto di Celentano… Giustamente non puoi sapere che io uso i termini “Mondo Lento” e “Mondo Veloce” dal 1995. Celentano ovviamente -con la forza del leun- ci ha messo qualche secondo a seppellire me e la mia definizione nelle sinapsi altrui.
Ho trovato una mia newsletter (allora avevo quella al posto del Blog) che risale circa al 1999 o forse prima.
E’ firmata UnoPuntozero che è stato il mio nick -anche nella vita reale- per tanti anni: http://www.virusilgiornaleonline.com/giornali_10.htm
Anche allora difendevo i blogger prima che si chiamassero così :)

Sono d’accordo che ci sono talenti anche al di fuori del mondo dei blogger, ma quello che mi dispiace è partecipare ai BarCamp dove circolano così tante idee e poi queste rimangono confinate in ambiti chiusi. Se la blogosfera è rappresentata da geek e ambiziosi freelance siamo rovinati, se invece riesce a coagulare un pensiero fresco e collaborativo avremmo fatto un passo avanti. Si tratta di portare avanti le idee migliori indipendentemente da chi le ha proposte.

Nessuno vieta ad un direttore di una testata editoriale di dotarsi di blog e comunicare.

Credo che tutti noi e altre persone TUTTI potremmo solo beneficiare di una discussione allargata con persone che hanno COMUNQUE milioni di km di esperienza più di tutti noi (scusate la penso così)

Se Riotta vorrà aprire un blog -cosa che credo improbabile e non penso sia Vittorio Pasteris a doverglielo suggerire per convincerlo- lo faccia. Ognuno è libero di fare come crede, trovo alcuni passaggi dei commenti letti da Maurizio davvero poco poco chiari …

Tutto questo “noi” e “loro” mi spaventa. Mi spaventa sentire un livore verso chi ha successo/è conosciuto presso i “lenti”. Ma cosa è invidia, frustrazione? Dato che il mondo dei “lenti” non riconosce il vostro talendo allora pensate sia bene crearvi un vostro mondo e guai a chi pensa di entrare senza il vostro ok. Ma che razza di mondo sarebbe? Se si è veramente uomini di comunicazione, la prima regola dovrebbe essere tentare di arrivare al maggior numero di persone ed anche, scusate l’accenno lievemente pedagogico, aiutare i lenti a recuperare un po’ di velocità per entrare in un mondo più ampio.
Se non cambia questa mentalità di continua contrapposizione e non si lavora per l’integrazione, non si andrà molto lontano.

Lele,
perdonami ma io ho scritto un’altra cosa.
Ovviamente non siamo tutti uguali e non tutti abbiamo la stessa esperienza. Nella top100 di Blogbabel c’è un po’ di tutto, da direttori di giornali a chi cerca lavoro e vive ancora con la mamma, sino ai famosi televisivi. Apprezzo la tua modestia nel sostenere che ci siano tutte queste persone con “milioni di km” di esperienza più di te (’di tutti noi’ mi sembra un po’ allargato), tuttavia, provo a dirlo con altre parole, sono i giovani che qui dentro hanno molta più esperienza dei vecchi. Per quanto ti affascini, e questo ti sembri immodesto, di come si comunica online ti assicuro che ne sai molto di più tu di Riotta.
Ed è questo che intendo, però esteso a tutti. Qui dentro ci sono giovani di grande valore e di grande esperienza nell’online, che molto spesso è largamente maggiore di quella che hanno i modelli di riferimento dei giovani stessi. L’esperienza in altri campi è altra cosa. Io qui parlo solo di comunicazione digitale.

Ma che significa “comunicazione digitale”. Ne facciamo una nuova specializzazione? Comunicare è proprio saper utilizzare tante modalità diverse. Il mondo ha tanti specialisti. Io ogni tanto vorrei qualche saggio!

Roberta, io sono anni che faccio quanto mi è possibile (e a volte molto di più) per alfabetizzare, evangelizzare, guidare, chi vive nel mondo lento (perdonami ma “i lenti” è veramente di Celentano, io invece lo chiamo “mondo lento”).
Inoltre, perdonami ma non ho mai scritto, ne inteso che non si riconosce il talento dei giovani della Rete (perdonami se mi tiro fuori, ma ne l’età ne il curriculum me lo consente). Io dico qualcosa che assomiglia al contrario, ovvero che la ‘ragione’ sta nel ‘mondo veloce’. Il futuro (ormai molto presente) è qui. Chi vive solo nel mondo lento ha vita breve. Chi non si saprà adeguare il proprio modo di comunicare, agire, operare, scegliere, pensare, imparare, etc, è destinato a fallire. Dalle aziende alle persone non c’è futuro per il ‘vecchio’. Il mondo è cambiato e il digitale è pervasivo più di quanto si pensi.
Roberta, in ultimo permettimi di sottolineare che quello che hai letto è solo il mio pensiero, non quello degli altri bloggers e tantomeno quello di tutta la Rete italiana.
Anzi, come puoi leggere dal commento di Lele, molti ripongono invece grandissima stima di quelli a cui ti riferisci tu. Che, devo sottolineare tu chiami “chi ha avuto successo”, invece io mi riferisco solo agli analogici. Ci sono molti digitali che hanno molto successo…

Roberta, mentre scrivevo hai lasciato il tuo ultimo commento e quindi posso leggere solo ora.
Devi sapere che la comunicazione digitale è molto più di una nuova specializzazione. E’ un corso di Laurea: http://www.unimi.it/indice_analitico/8439.htm
E’ qualcosa che sta cambiando il mondo: http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/scienza_e_tecnologia/time-persona-2006/time-persona-2006/time-persona-2006.html
del business: http://www.mytech.it/internet/articolo/idA028001066385.art
della televisione: http://www.businessonline.it/2/TecnologieeReti/1123/Come_cambia_la_Tv_digitale_con_TiVo_ed_Internet__I_primi_esempi_dagli_Usa.html
etc…

parto dal tuo ultimo post: esttamente la comunicazione digitale è molte altre cose non facciamone una specie di trincea. Sono d’accordo completamente sul fatto che il mondo sarà solo di chi saprà cambiare velocità, ma a parte i nativi, tutti gli altri sono immigranti. Qualcuno non ce la farà mai qualche altro arriverà con un pò di ritardo. Oggi mi domandavo se Fabrizio Gatti ha un blog. forse no e non mi pare si occupi in modo specifico di comunicazione digitale ma quello che ha messo on line secondo te cosa è?

@Marco: Marco non mi riferivo alla paternità del “termine” ma ironizzavo sul linguaggio che a me,anche in Tv,non piace molto: sarà perchè in fondo non seguo molto questo media e quindi non capisco a volte il suo modo di comunicare.
Son d’accordo in parte con quanto affermi nel post,soltanto questo scindere tra “people” più o meno autorevoli o famosi (perchè in fin dei conti è questo di cui si parla) fa parte proprio di quella dimensione di hit parade che i blogs stanno assumendo,forse anche grazie agli altri media. Maurizio parla di ambiente collaborativo: è quello che dovrebbe accadere nei BarCamp e non limitarsi solamente a questa conference ma andare oltre. Giornalmente leggiamo e scriviamo posts e proprio come in questa occasione tra trackback ed altre idee i pensieri si integrano ed allargano: basterebbe solo raccogliere questi spunti. Per comunicare poi non è strettamente necessario avere un blog,ognuno lo fa come meglio crede (sà fare). Magari quando i feed Rss sbarcheranno in Tv questo post potrà servire da meme.

[...] Ringrazio Marco perchè attraverso questo suo post mi ha suggerito la domanda: ma la blogosfera (italiana e non) è realmente collaborativa ? Tra poco più di una settimana ci sarà il RomeCamp, la conference che raccoglie ormai idee interessanti che spesso però non trovano il giusto seguito: perchè non riusciamo a integrare e completare gli studi, i pensieri, i progetti di tutti, per migliorare il contesto in cui viviamo ? Non sarebbe più utile ed intelligente soffermarsi più che sulle hit parade sui contenuti e sulla qualità ? I talenti che ci sono vanno incoraggiati a spingersi oltre l’orizzone della fantasia e proporre iniziative tese non solo a corteggiare un nuovo modello di business ma anche solo in una dimensione piccola ad innovare: a Shangai (forse perchè possono permetterselo) se sbagliano un progetto invece che ardimentarsi nel sistemarlo lo buttano via e lo costruiscono da capo. La distinzione di Marco tra “mondo lento” e “mondo veloce” può rappresentare per certi versi la dicotomia tra il mondo reale e quello virtuale; è questo però a mio avviso l’errore da evitare, separare e distinguere completamente due aspetti della vita quotidiana che sempre più spesso invece si fondono. Quando i Feed Rss raggiungeranno il media televisivo forse sarà più chiaro anche al “nazional popolare” cosa vuol dire comunicare nella nuova era (digitale) senza dover necessariamente aprire un blog per comprenderlo o usare termini come “giornalismo integrato”, “citizen journalism”, “giornalismo collaborativo”. La blofosera non è (solo) un club di geek, aspiranti ed ambiziosi freelance e professionisti che si leggono, linkano, collegano tra blogroll, trackback e via discorrendo, ma dovrebbe rappresentare (ed in fin dei conti lo fa già) lo specchio del Paese, nel bene e nel male. Nonostante tutti i network ed i “2.0″ forse intellettualmente non siamo ancora abbastanza “social” da sostenere in maniera concreta questo modo di ragionare. Non solo reportage ma probabilmente anche progetti di questo genere andrebbero supportati in qualche modo proprio da quella blogosfera che di questo passo non potremmo definire poi così tanto “influente”. Tags: blog, blogosfera collaborativa, Pamphlet, Voice over Net Web 2.0Technorati:   blog, blogosfera collaborativa, Pamphlet, Voice over Net, Web 2.0Share and Enjoy on - Condividi su:These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages. [...]

Dario ha compreso bene il mio pensiero. Non mi interessano le polemiche sterili tra il noi contro voi, contro loro. Per chi ha letto wisdowm of the crowds, l’intelligenza collettiva e connettiva e contribuisce tutti i giorni a tanti dibattiti davvero interessanti in rete nei rispettivi blog e poi partecipa ai BarCamp potrebbe fare se lo desidera di più e contribuire a portare fuori alcuni valori, competenze, intuizioni che io ho visto in rete e che sarebbero utili nel mondo fisico. Parlo così perchè ancora esiste una separazione, che non ha ragione di esistere. Se solo volessimo potremmo contribuire in tanti modi. Come dice Marco i temi della Net Neutrality, dell’apertura del sistema televisivo, dell’informazione riguardano tutti. Lele dice che non capisce il mio pensiero. Cercherò di essere più chiaro. Lui è un giornalista e ha un ruolo più importante di quello che crede, ha organizzato anche importanti convegni (che ritengo fondamentale), pensate se in rete partissero iniziative importanti a 360 gradi, iniziative popolari, raccolte di firme,campagne di sensibilizzazione e di questo di cui sto parlando. Ma ora non aspettatevi che io parta, non sono un capotribuno. Le cose devono nascere perchè c’è una sensibilità comune. Ovviamente parteciperà chi lo desidera e ne sente la necessità.

Permettetimi di aggiungere che ritengo personalmente il BarCamp di Roma un momento di grande importanza. Ci sono tutti i segnali. Sta emergendo dalla blogosfera una nuova intellighenzia, che ha bisogno di trovare i suoi spazi anche fuori. E’ questo che sto dicendo.
Io non ci sarò a Roma, ma seguirò con grande interesse e se potrò contribuire in qualsiasi modo lo farò volentieri.

Marco ti leggo da tempo con piacere sia qui sia nel mondo della carta stampata (che tu definisci lento, ma al quale non mi sembra tu ti neghi) e mi piace il tuo entusiasmo, ma qualche volta veramente mi sembri un po’ troppo integralista.
Vedi il concetto della testa e della coda non è nato con la rete: ci sono sempre stati per esempio giornali ad altissima diffusione e giornali, spesso estremamente influenti, in una nicchia specializzata che se ne stanno belli belli sulla coda, lo stesso vale per le radio e per le televisioni.
Il Jurnal of dialysis and transplantation è certamente nella coda, ma se ti occupi di trapianti è per te molto più importante del Corriere della sera!
In altre parole non c’e’ un valore intrinseco nell’essere nella coda o nella testa.
Il blog unisce la facilità di pubblicazione alla rintracciabilità data dai motori di ricerca: non ha inventato nulla, ha solo reso la coda più cicciona!
Blog come quello di Grillo sono di fatto nella testa, i nostri blog “concettuosi” non sono che una minoranza nella coda, il mondo dei blog è fatto di ragazzini che parlano della festa della scuola, del modello di mutandine di Madonna, di collezionisti di strani oggetti… LORO sono il mondo dei blog.
Tu sembri vedere un mondo dove lenti e veloci sono nettamente divisi, ma non è così: il fenomeno si può vedere da diverse angolazioni ed è estremamente sfumato credimi.
Tu sembri pensare che la ragione sia tutta da una parte ed i torto sia tutto dall’altra, ma non è così ci sono ragioni e torti da entrambe le parti credimi.
Affermare che tutto quello che viene dal basso vada sostenuto solo perché viene dal basso non mi sembra abbia un gran senso. Tra l’altro confesso che non mi è sempre del tutto chiaro dove stia questo basso.
Vedi temo che ragionando con la contrapposizione si rischi una autoghettizzazione.
L’essere riottosi con chi non capisce non credo sia la politica giusta per fare valere e per diffondere le nostre idee, dovremmo fare esattamente il contrario: essere disponibili proprio con chi non capisce e non condivide e cercare di spiegare e di dimostrare loro quanto di buono ci sia nelle nostre idee soprattutto se vengono miscelate con le loro.
Quando, ahimè molti anni fa, nella banca nella quale lavoravo e in tutti i convegni di bancari andavo sostenendo che sarebbe stata una cosa logica e utile mettere in piedi sistemi di Home Banking basati sulla rete mi prendevano per pazzo (lo può testimoniare Lele Dainesi che da studente mi era spesso accanto con quell’invidiabile entusiasmo che non ha mai perso).
Non arroccarmi nel mondo di quelli che avevano capito, ma cercare di spiegare mi ha permesso di realizzare il primo home banking italiano: se non avessi continuato a spiegare avrebbero continuato a darmi del pazzo e non avrei avuto la fortuna di dirigere quell’entusiasmante progetto.
Marco diamo per detto che io sono il solito che non è mai d’accordo e magari cerchiamo di parlare della sostanza di quanto ci stiamo dicendo ;-) .
bob
PS Trovo molto articolati e molto condivisibili gli interventi di Roberta.

Non si può fare a meno dell’esperienza dei “lenti”.. Il giorno in cui decideranno di condividerla e di farsi influenzare dalle conversazioni dei “veloci” potremo parlare di vero cambiamento.

Condivido in parte il tuo raggionamento. Sono un cosiddetto giornalista “lento” del cosiddetto Servizio publico. Da sempre ho cercato, nel mio piccolo di aprire la pratica della profesione al coddetto mondo civile, quello ero, nelle sue diverse accezioni e diversificazioni. Ho seguito da giornalista tutta la fase delle etichette musicali indipendenti e di come alla fine poi queste tendessero a scimmiottare le cosiddette majors. Questo non è bene ma non è detto chje debba accadere sempre. Sono fermamente convinto, e sono disponibile a qualsiasi confornto e collaborazione, che solo da un “colloquio” serio e serrato con questi due mondi, si possano trarre gli elementi per riscrivere il paradigma del nostro mestiere e credo anche del ruolo del servizio pubblico.

Stefano,
non ho mai detto che voglio fare a meno dell’esperienza dei ‘lenti’. Io sono anche lento, e condivido coi ‘lenti’ molte delle mie attività.

Roberto Mastroianni,
è sicuramente un piacere condividere con te una discussione sul tema.

Roberto Dadda,
ovviamente condivido quanto dici sulla coda lunga e sulle nicchie.
PEr il resto forse non mi sono spiegato bene.
Io faccio parte del mondo lento tanto quanto di quello veloce.
Ho rapporti stretti con esponenti di punta di quel mondo. Mi meraviglia che non sia chiaro questo aspetto a chi mi conosce.
Io vivo in entrambi i mondi e sono dieci anni che lavoro per aiutare chi vive nel M.L. a comprendere il M.V.
Sono innumerevoli le azioni che ho perseguito in questo senso. Ho traghettato online molti degli attuali mainstream media e spesso ho avuto gli stessi tuoi problemi quando ho portato online MTV la RAi, Radio 105, Radio Montecarlo, etc. tutte aziende per cui ho progettato i primi siti, la prima presenza online, e come puoi immaginare non è stato facile. Ma è la mia missione, e più passano gli anni più riesco a metterla davanti ad altro.
Sono certo che hai la sensibilità e la ‘cultura’ per comprendere il mio post per il suo reale messaggio, che non è quello del “teniamoli fuori”, ma del “facciamoli entrare nel rispetto e nel rigore delle nostre regole”, senza cedere al ‘fansismo’ del ‘personaggio televisivo’. Chi scrive, come sai, come sapete, vive da vicino la Tv tradizionale, il giornalismo tradizionale, l’imprenditoria tradizionale e forse anche per una quesitone anagrafica o di frequentazioni, fa ovviamnete più fatica a subire il fascino dei nomi o volti più famosi. Per questo vorrei che non lo subissero anche i più giovani ma capissero invece quanto sia imporante il loro ruolo e la loro cultura.
In buona sostanza dico loro di non svendersi per l’equivalente di una cartolina autografata.
Il tema è molto complesso. Per questo sto organizzando un momento di incontro tra uomini di grande valore e cultura per confrontarci sui temi legati alla comunicazione digitale. Per ora non posso dirvi molto di più ma non passeranno 15 giorni senza sapere di cosa si tratta. Credo che sarà anche un momento per capire ancora meglio cosa intendo per condividere conoscenza e traferirla da un mondo all’altro (M.L. / M.V.).
Inoltre, Roberto, non è come dici, non penso che la ragione sia tutta da una parte, dico una cosa più articolata, che però non saprei riassumere qui meglio di quanto ho fatto nel post.
Forse sbaglio quando dico “noi”, a volte dovrei dire “voi” o “loro”, ma far parte di entrambi i mondi a volte genera molta confusione.

Non capisco perchè ogni discorso debba essere sezionato sulle singole parole. Per Roberto che forse non ha seguito il discorso dall’inizio il termine “riottoso” era un gioco di parole sottile per legarsi al post di Lele su Riotta. Alla fine sembra che nessuno sia d’accordo con nessuno invece leggendo attentamente tutte le posizioni c’è maggiore accordo di quanto possa sembrare solo che ognuno si sta esprimendo su piani differenti. Siamo d’accordo che le contrapposizioni sono sterili? Siamo d’accordo che in rete c’è una vitalita tanti dibattiti davvero interessanti che meriterebbero una maggiore visibilità? Siamo d’accordo che in rete, (come fuori d’altronde) ci sono dei talennti con idee che meritano di essere ascoltate? Siamo d’accordo che iniziative come i BarCamp siano meritevoli perchè fanno circolare tante idee fresche? La mia domanda è quindi sempre la stessa. Possiamo portare queste energie fuori dalla rete? Vale la pena? Se si come?

Grazie Maurizio,
era esattamente quello che speravo ma evidentemente il mio gioco di parole non ha funzionato… :)
Grazie di averlo sottolineato, del mio post sembra che alcuni abbiano letto una riga si e una riga no… :)

Mi stupisco di tutta questa confusione. Secondo me Marco ha scritto un post molto chiaro; mi trovo d’accordo con lui su tutto e non comprendo come tutti i commenti cerchino di “fargli cambiare visione” quando quello da lui esposto è solo una oggettiva analisi dell’Italia di oggi e di tutti quelli che detengono il potere in Italia. Ogni giorno per lavoro incontro persone famose e potenti che prendono decisioni che non fanno altro che rendere sempre più ampio il divario culturale tra noi e gli altri paesi. Ormai e purtroppo l’Italia fa parte del mondo lento e questo sicuramente non aiuta la nostra economia. Marco che da sempre si prodiga per alfabetizzare i potenti (l’ho conosciuto quando è stato consulente alla comunicazione del Ministro Lunardi e conosco bene tutto il suo CV per cui non capisco alcune allusioni a possibili invidie: Marco è una delle persone di successo in tutti i due mondi) vorrebbe solo che tutti i dirigenti si svegliassero e che decidessero di informarsi e alfabetizzarsi o altrimenti che smettessero di decidere del futuro del nostro paese, se continueranno così finiremo molto male. Ed è per questo che il suo messaggio è: non fatevi fregare, non buttate via il vostro valore, solo perchè un nome si avvicina a un mondo che nenache conosce. Penso che come al solito alcuni riversino qui le proprie frustrazioni e così si schierino subito contro, senza neanche aver bene capito il senso del discorso. Ciao Marco, se passi da Roma passa a trovarmi, stiamo avviando progetti interessanti in cui sarebbe un onore coinvolgerti ;)

Ciao Simona,
che piacere trovarti.
Grazie per le belle parole.
Vedo dalla mancanza del link che non hai ancora un blog! :)
Ti chiamo nei prossimi giorni.
Ciao
Marco

Amici io sarò anche un animo semplice, ma questa conversazione mi lascia un poco stranito.
Il testo iniziale e il commento 20 letti, credetemi, con molta attenzione da una persona di media intelligenza e con una basilare conoscenza della lingua italiana sembrano sostenere due posizioni piuttosto diverse.
Leggendo i vari messaggi sembra di essere in un salotto di amici dove si è intrufolato qualcuno che non era stato invitato e che infastidisce gli amici non essendo d’accordo con quello che si scrive.
Dire a qualcuno che scrive come se avesse letto una riga si e una riga no è come dargli del cretino, certo dare del cretino a chi non la pensa come me è una possibile soluzione a un contraddittorio, ma l’ultima volta che mi è sembrato un atteggamento costruttiva ero alle elementari.
L’idea poi di citare il curriculum di qualcuno per confermarne la autorevolezza non è da veb 1.0, è una cosa da prima repubblica che qui da trent’anni non vale: qui vale quello che si scrive, titoli nobiliari, accademici e sportivi non contano.
Sarebbe facile per me dire che nei primi anni settanta quando io ero in rete molti qui non erano ancora nati, ma farei solo la figura dell’imbecille.
Vedi Simona se parlando del messaggio iniziale dici “quando quello da lui esposto è solo una oggettiva analisi dell’Italia di oggi” forse vale la pena che tu lo rilegga. Il messaggio è una chiara call for action con precise indicazioni su una strategia da seguire e con la censura del comportamento di altri blogger che adottano una diversa strategia.
Dire “Penso che come al solito alcuni riversino qui le proprie frustrazioni e così si schierino subito contro, senza neanche aver bene capito il senso del discorso.” è un altro puerile modo per cercare di chiudere la bocca a chi non è d’accordo, ma qui le cose non funzionano così, per fortuna.
Se poi questo è un blog del Rotary Club dove per poter dire la propria bisogna presentare il proprio curriculum ed essere ammessi dalla commissione dei probiviri ditelo.

bob

Gentile Roberto (mi permetto di chiamarla per nome e spero non me ne voglia), rileggendo i vari commenti (non i suoi nello specifico) la sensazione che ho è quella che ho descritto nel mio commento precedente e cioè che alcuni hanno letto distrattamente, capita, non capisco perchè si inalberi così tanto a questa affermazione e si senta in dovere di difendere tutte le persone che hanno commentato. Per quanto riguarda che in rete “sei solo il tuo pensiero” è un concetto con cui sono pienamente d’accordo,anzi era il senso profondo di questo post di Marco, la mia era semplicemente una risposta a chi nei commenti faceva accenno alla gelosia verso chi ha successo professionalmente, che è una affermazione fastidiosa, soprattutto in un commento a un post in cui qualcuno espone la propria opinione…E’ dalle elementari che non sentivo dire quando qualcuno dice “non mi piace l’uva” “è solo perchè non riesci a prenderla”! Fortunatamente mi capita più spesso di farmi spiegare il perchè.. troppo dolce, ha tutti i semini fastidiosi che s’infilano nei denti etc. Inoltre anche lei ha scritto nel suo commento dove e come ha conosciuto il sig. Lele Dainesi e cosa è riuscito a fare per primo nella banca in cui ha lavorato.
A me però non è venuto in mente di pensare che fosse un modo per vantarsi dei suoi meriti, sarà che in me non c’è malizia, ne quando sono d’accordo ne quando non lo sono. Lo esprimo e questo mi basta per esserne felice.Spero di poter vedere pubblicate sul suo blog alcune delle foto del suo ultimo viaggio :) Buonasera.

Divertente la metafora del tour nelle baraccopoli :)

A mio modesto parere contribuire a velocizzare i grandi media, quando c’è qualche esponente del “mondo lento” che vuole migliorare, è cosa buona giusta. Ciò non significa che ci vuole deferenza e inchino, niente affatto. E’ sufficiente il rispetto reciproco.

Ciò può andare di pari passo con il generare una agenda nuova e alternativa rispetto a quella dei grandi media. Campagne di opinione e di sensibilizzazione. Pur incitando alla mobilitazione di massa del mondo veloce per sensibilizzare il mondo lento, terrei sempre presente che il mondo veloce o la blogosfera non è un esercito compatto o una corporazione in quanto tale. Va da sé quindi che, come nel mondo lento, non basta lanciare una buona idea per vedere masse oceaniche accoglierla. I blogger sono cittadini, con la stessa sensibilità dei cittadini del mondo lento. Non credo essi siano né una elite, né altro.

Ciò non toglie che il nostro potere di influenza, dentro e fuori la rete, grazie anche ai grandi media sensibili, sia maggiore di ciò che crediamo. Convogliare questa energia positiva è più che auspicabile e su questo sfondi una porta aperta con me. Personalmente colgo qualsiasi occasione utile, online e offline, per non dare nulla per scontato e cercare di alzare, passo dopo passo, il livello di velocità complessivo.

Il BarCamp non deve essere la panacea di tutti i mali. E’ un momento utile di confronto e non deve essere l’unico. Cercherei quindi, non parlo di te Marco, di non osannarlo, né di denigrarlo, ma soltanto di coglierne gli aspetti positivi e di allargare, giorno dopo giorno, la tavola.

Chiedo scusa per la lunghezza :)

Ciao Luca,
bel commento.
Felice di sapere che hai compreso il senso del post: aprire all’ingresso ma senza deferenza.
Questo è un tema di grande importanza, che nel 2007 sentiremo molto presente.
Sarà un anno in cui cambieranno molte cose e in cui il mondo veloce dovrà dare prova di maturità, o almeno alcuni dei suoi rappresentanti saranno chiamati a farlo. Il mio post auspicava questo e sono sicuro che per molti, anche se non hanno partecipato alla discussione nei commenti, sia chiara l’importanza del messaggio.
Dai più polemici e autoreferenziali, ai più aperti e costruttivi, ringrazio tutti per l’importante partecipazione su questo tema.

Io avevo posto dei quesiti mi sarebbe piaciuto confrontarmi su quei temi.

Maurizio,
hai proprio ragione! Anche io ho iniziato a seguire la discussione e le varie tesi/antitesi ma poi i troppo polemici hanno fatto passare la voglia di approfondire il tema centrale purtroppo.
Ciao

Cristina, io mica mi faccio scoraggiare se a qualcuno interessano i temi sollevati. Altrimenti se mi si dice che sono fuori di ogni interesse è anche questa una risposta.

Francamente anch’io dopo la posizione esposta nel messaggio 17 mi aspettavo qualche cosina di più, di fatto mi sono sentito dire che non ho letto bene e che sfogo qui le mie frustrazioni.
Peccato…

bob

Veramente intendevo proprio te Roberto, tutti gli altri erano concentrati sul contenuto, tu invece hai iniziato a polemizzare in modo sarcastico.

io sono d’accordo con goetz, ma mi spingerei ancora piu in là: cioè mettere in comuncazione internet e carta stampata ad esempio. Fare “la rete” tra mezzi diversi.

La contaminazione insomma tra due medium diversi giova ad entrambi. Si può scegliere se rimanere nicchia o apririsi al mondo, contaminando e contaminadosi.

Per esempio: un “blog cartaceo” col meglio del meglio.
Quanta gente che non usa internet potrebbe essere interessata a leggere quello che si scrive sui blog?

Aghost, il tuo rilancio è davvero interessante. Ti sarei grato se si potesse andare avanti in quella direzione. Sto proprio facendo in questi giorni delle riflessioni su quanto tu scrivi, ma sono ancora allo stato embrionale. Sarei lieto di sentire un tuo pensiero sull’argomento.

goetz la mia idea è semplice: sul blog ci sono tanti argomenti interessanti, ma sono letti e dibattuti solo “tra di noi”.

Quindi ho pensato a un “blog cartaceo” che proponga di volta in volta (diciamo settimanalmente) gli argomenti migliori, una specie di “internazionale” (la rivista che raccoglie i migliori editoriali).

Veniamo al secondo problema, la distribuzione: c’è quella tradizionale, onerosa, oppure si possono studiare canali alternativi. Uno è la rivista gratis distribuita presso le edicole oppure, azzardo, quella stampata da noi stessi.

Come? Be’, creando una rete di “stampatori” indipendenti. Io ad esempio abito in un condominio di 16 famiglie: potrei stampare il blog cartaceo e infilarlo nella cassetta delle lettere di ogni famiglia, al bar sottocasa o in altri luoghi di aggregazione. Se la stessa cosa facessero migliaia di blogger sparsi per l’italia il blog cartaceo potrebbe avere una diffusione interessante.

Questo è l’abbozzo dell’idea, ovviamente andrebbe studiata nei particolari. La rivista sarebbe gratis, gli inserzionisti andrebbero raccolti on line e in parte anche a livello locale.

Avremmo insomma una rivista alternativa del tutto nuova: anche perché gli autori non sarebbero sempre gli stessi, come nei giornali, ma cambierebbero di volta in volta.

Chiaramente a monte ci dovrebbe essere una specie di direzione editoriale che decide cosa pubblicare. Gli autori e gli stampatori casalinghi andrebbero retribuiti.

Che dici, si potrebbe fare? :)
Materiale interessante da quel che leggo in giro ce ne sarebbe una marea…

In occasione di un breve seminario sulla rete come strumento di comunicazione e condivisione (con un accento sul “web da scrivere”), rivolto a persone di varie età e diversa “alfabetizzazione”, una signora mi si avvicina e mi dice più o meno: “certo, voi avete delle cose da dire e da condividere in rete, ma anche noi che non siamo sulla rete avremmo cose interessanti da dire”, e proponeva di scrivermi in modo che io potessi pubblicare in rete i suoi testi. Poi purtroppo non se ne fece nulla, anche perché come si sarebbe dato un feedback a chi scrive da fuori rete? L’idea della signora è un po’ il duale dell’idea di aghost, ma forse ne è anche il complemento.

Ho seguito fin dall’inizio questa discussione e devo ammettere che dopo ogni commento letto mi prudevano le mani, poi rinunciavo sempre all’intervento perchè mi sembrava troppo astratta. Sarà che al liceo ho sempre odiato le speculazioni letterarie sul singolo verso di Dante, e in questa discussione rivedevo un po’ quei saggi che si basano sul “nulla”.
Mi spiego: quando leggo una poesia la leggo per ciò che è e non per analizzarla a fondo. O meglio: la analizzo interiormente, poi spesso se voglio scriverci su, rischio di essere frainteso..
La stessa cosa avviene coi blog, quando leggo un blog lo faccio per il gusto di leggerlo, perchè dopo qualche giorno che è inserito nel mio aggregatore ho capito che mi può offrire qualcosa, per formarmi, per aggiornarmi, per capire e scoprire.
Non sono intervenuto prima perchè parlare della blogosfera e delle sue relazioni col “mondo lento” mi fa lo stesso effetto di una “analisi della poesia”. Datemi del qualunquista, ma io la vedo così. Sono consapevole che ci sono cose che la blogosfera non può darmi, per sua natura. Se voglio essere informato “in generale” mi serve un quotidiano (o in alternativa un giorno di tempo per scoprire tutte le notizie dai blog), se voglio cercare degli approfondimenti sulla comunicazione digitale o sul web 2.0 apro il mio aggregatore: tutto qui. La “competenza distintiva” della blogosfera è la sua varietà, quella di un quotidiano (che non sia il resto del carlino) è la sua professionalità (intesa come la capacità di produrre una mole notevole di servizi e articoli costruiti con criterio).
Ora intervengo perchè la discussione sembra spostarsi verso una direzione più concreta: ovvero l’idea del blog-giornale. Già diverse volte ho pensato a questa cosa, e fa piacere sapere che c’è altra gente con le stesse proposte. Ora la voglio allargare..
Quando pensavo all’idea di trasportare fuori dai blog ciò che si scrive sui blog ho sempre pensato alla carta, ma dopo poco capivo che è un sistema troppo dispendioso, soprattutto se i costi sono sostenuti dagli “stampatori” indipendenti che suggerisce aghost. In più la carta nella cassetta delle lettere è sempre più mal vista, sia dai miei condimini che dai vicini. Il Cd invece ha qualcosa in più, primo perchè lo si potrebbe distribuire nelle biblioteche o nelle università (dove il target è sicuramente più adeguato), secondo perchè se pensiamo a quanti dati possono stare su un cd rispetto a 10 pagine capiamo subito che i costi sono decisamente ridotti..
Ma pure questa è un’idea bruta, e la butto li solo perchè in fondo in fondo mi piace crederci.

l’idea degli “stampatori” diffusi può reggere solo se essi hanno un tornaconto. Infatti perché dovrebbero sbattersi a stampare il blog cartaceo?
Bisognerebbe quindi ipotizzare una qualche forma di remunerazione. Che fa nascere però il problema del controllo: chi garantisce che io abbia stampato e distribuito le mie 16 copie? Qui tra l’altro c’e’ anche un problema accessorio, quello dell’impaginazione in un formato “rilegabile” o comunque realizzabile da un utente casalingo.

L’idea del cd invece mi vede assai dubbioso: perché implica che il destinatario abbia un pc e lo sappia usare, il che non è detto. Il blog cartaceo che avevo in mente è rivolto a tutti, anche a chi non traffica in internet, in questo senso la carta è meno discriminante e più versatile.

L’idea di Davide si potrebbe fare, cioè permettere a chi sta fuori internet di scriverci comunque. Lo stampatore condominiale può fare da tramite.

Ripeto, tutti i soggetti comunque devono avere un pur minimo tornaconto, altrimenti il gioco non regge. Penso ad esempio, all’ipotesi che lo stampatore di quartiere possa raccogliere inserzionisti locali.

Ecco che allora la cosa potrebbe reggere e forse creare anche posti di lavoro. Auto-Giornalisti diffusi sul territorio. Il volontariato è una gran bella cosa ma, lo dico per eseperienza, alla lunga mostra la corda.

Tenete anche conto che il blog cartaceo potrebbe essere diviso tra una parte generale e una locale. Un po’ come i quotidiani nazionali che hanno l’inserto regionale.

Potrebbe essere insomma un quotidiano diffuso capillarmente, e soprattutto già aggregato :)

Ora dite la vostra… :)

PS: qualche esperto potrebbe fare una stima approssimativa della distribuzione presso edicole o bar, come giornale gratuito in raccoglitori?

Un’altra idea sulla quale si potrebbe lavorare è l’ipotesi di remunerare i migliori articoli dei blogger. Potrebbe essere un sistema basato su una moneta reale o anche virtuale.

Come? Sotto ad ogni post (oltre ai soliti bottoni) un nuovo bottone per donare una piccola somma, ad esempio 1 centesimo, 5, 10, 50 1 euro eccetera, tramite Pay Pal o sistema similare. Si potrebbe fare un esperimento anche con una moneta virtuale, giusto per evitare le solite truffe e per vedere come funzionerebbe.

Ciascuno potrebbe avere un capitale di partenza da spendere, uguale per tutti, per premiare gli articoli altrui più interessanti.

Una piccola parte di queste donazioni potrebbe andare sul conto stesso del donatore, in modo da spingerlo a premiare gli altri e nello stesso tempo accumulare un piccolo capitale.

Per fare cosa? Per rimpolpare il capitale stesso (far girare l’economia virtuale) e magari spenderlo in un “monte premi” messo a disposizione da sponsor. Corro troppo? :)

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