Quando sono passato a WordPress ho anche pensato di mettere un badge “Etica Blogger Trasparente” perché ritengo che sia un modo per dichiarare il proprio atteggiamento nei confronti di quanto si esprime in un blog.
E’ certamente un tema di grande attualità. Dal PayPerPost ai contro post negativi da parte della concorrenza ritengo che sia necessario trovare insieme una soluzione al ‘problema’, o almento provarci.
Dario Salvelli lo ha ripreso e se volete farvi un’idea completa, in quel post cita molti altri articoli collegati.
Il mio ‘badge’ in testa al sito è un esperimento. Certamente non è completo, ne facile da gestire, ne definitivo. Forse nemmeno troppo efficace…
Provo quindi a condividere con voi i miei pensieri (come se sul blog non succedesse mai…), per cercare insieme di trovare il bandolo della matassa, ammesso che ce ne sia uno.
Il badge forse lo gestirò così: li dentro ho messo e metterò le collaborazioni principali. Non in termini di importanza ma di diretta collaborazione e di ‘influenza’. La questione ovviamente si fa più complessa se pensate che ho un’azienda -Speakage- che ha clienti come Microsoft, Banca Sella, Telecom Italia, etc. Per non parlare di altre collaborazioni che sono terze rispetto a quelle citate nel badge ma non per questo meno ‘influenti’.
Ora che è chiaro quanto sia tutto sia poco chiaro
Devo però chiarire cosa intendo per ‘influenti’.
Io mi riferisco a quei soggetti che possano in qualche modo influenzare quello che scrivo, e che accada è fuor di dubbio. Consapevole o inconsapevole, è il come che fa la differenza.
Dire che Windows Vista è un prodotto fantastico senza citare la mia indiretta collaborazione con l’azienda non sarebbe corretto. Però come la mettiamo quando io penso davvero che Vista sia fenomenale a prescindere dal rapporto che ho con MS?
Dichiarare la mia collaborazione indiretta nel post edulcorerebbe il mio vero pensiero togliendogli il valore che invece avrebbe meritato. Non dichiararla farebbe pensare a una sorta di pubblicità occulta.
E così via con Telecom e altri clienti di Speakage.
Non sono da meno quelli già dichiarati nel badge. Con il Politecnico collaboro alla ricerca nel marketing digitale. Come sapete la ricerca in Italia è pagata raramente dallo stato e spesso dagli sponsor. Senza di loro fine ricerca, fine collaborazione con il Politecnico. Come la mettiamo con loro? Dovrei dichiararli? Sino a quale livello?
E i soci delle associazioni di cui faccio parte? Devono essere citati anche loro?
Non ci sono dubbi, la questione è complessa e lo è proporzionalmente alla personale rete di relazioni.
Empiricamente però vale sempre la regola della reputazione, che è meno razionalizzabile ma quando chi la considera un valore farà del suo meglio per prestare la massima attenzione a come si pone e alla propria trasparenza. Chi gode di una buona reputazione sa bene quanto questo costi caro in termini di attenzioni, fatica, lavoro e rinunce.





La trasparenza paga. Nel senso: se trovi che Windows Vista sia fantastico e, nel dirlo, menzioni la tua indiretta collaborazione con l’azienda, il tuo giudizio è arricchito dalla trasparenza, quindi dovrebbe mettere a tacere i “cattivi pensieri” a riguardo. Se qualcuno vuole farti le pulci può chiederti di argomentare meglio.
In generale chi lavora su questi temi si può rendere conto (in linea di massima) di quali di queste collaborazioni, sponsorizzazioni, contatti ecc sia rilevante esplicitare. Questo fermo restando il fatto che l’argomento può rivelarsi complesso…
Oppure, se lo ritieni, fai come Jeff Jarvis e fai una pagina completa di “disclosures”…
Svaroschi,
beh, fantastico http://www.buzzmachine.com/index.php/about-me/
Questa si che è trasparenza!
E’ un gran lavoro ma nel 2007 mi prometto di farlo!
Caro Marco,
permettimi di essere – come diceva qualcuno – completamente d’accordo in parte. Mi spiego: ha ragione svaroschi, quando dice che la trasparenza paga, e mi sembra molto “anglosassone” il disclosure di Jeff Jarvis, ma francamente non credo di dovermi sentire in dovere di dichiarare con chi lavoro, cosa faccio e chi vedo come “clausola di garanzia” di quello che scrivo. E’ vero, i miei contatti possono influenzare (ed influenzano senz’altro) quello che posso scrivere, ma è una condizione naturale, e imprescindibile. Allora che facciamo, dichiariamo anche il mestiere della nostra fidanzata/convivente/moglie e dei suoceri, degli zii e dei cugini, perchè anche questi influenzano quello che scriviamo? Se mia nonna lavora in Barilla che faccio, non parlo male dell’azienda nel blog per evitare “ritorsioni”? Forse.
Lavoro per Telecom Italia da una vita, ed è una vita che dico pubblicamente (all’università, sulle riviste, ecc…) che è un’azienda gestita con i piedi…
Il fatto che poi chi mi legge si fidi o meno …bhè… è un problema di chi mi legge. Il bello del blog è anche questo. Posso dire quello che voglio, senza vincoli nè dall’editore nè dal lettore.
Un’eccessiva attenzione verso una presunta “etica bloggher” rischia di assumere il tono di una correttezza un po’ “pelosa”. Se siamo in buona fede bene. Altrimenti on-line duriamo poco…
Un saluto!
Stefano, in realtà siamo completamente d’accordo. I tuoi dubbi e i tuoi esempi sono i sostanza gli stessi che ho espresso io.
Questo mi consola!
Ma guarda..nel box dell’etica trasparente ti trovo il link al MENSA.
Chissà perché me lo aspettavo avendoti un po’ conosciuto!
Antonio,
cioè?
non ho capito…
Forse è sbagliato l’Url del link al post Marco.
Era un complimento…
Spero faccia piacere a tutti se mi permetto di segnalare un iniziativa veramente interessante dedicata al mondo della Sicurezza sul Lavoro, della Tutela Ambientale, della Qualità, della Privacy e dell’Etica.
Visitate il sito http://www.si-web.it e fatemi sapere le vs. osservazioni.
Grazie
Gianluca