Oggi sono andato con famiglia al Mazda Palace perché c’era uno spettacolo della Disney con Winny The Pooh e altri beniamini di mio figlio di quasi 3 anni.
C’erano 4000 mila bambini con relativi genitori. Tutti in fila alle 5 biglietterie. Quando è arrvato il mio turno ho scoperto che non accettavano nessun metodo si pagamento elettronico.
Niente carta di credito e niente bancomat!
Io non avevo contanti. Il bancomat più vicino era a una fermata di metropolitana -e avevo posteggiato l’automobile nel silos adiacente dopo mezzora di fila tra piccoli piloti geni che con lo sguardo a pingpong cercavano posto tra le file dei piani che erano invce chiaramente indicati come pieni-.
Tornando alle carte, ogni tanto qualcuno si lamentava ma gli omini dietro le gabbiette sollevavano le spalle come se la richiesta di pagare elettronicamente fosse in fondo un po’ esosa.
E’ una modalità prevalentemente italiana. Non mi è mai successo all’estero di non veder prendere le carte di credito, specie in attrazioni di quelle dimensioni, e specie se lontano dai centri abitati.
Mentre il resto del mondo cobatte sul filo del customer care, della comunicazione di forntiera e dei servizi personalizzati per ogni singolo utente, da noi se non hai il sacchettino coi Fiorini, torni a casa.
Ho fatto fatica a spiegarlo a mio figlio. Per lui entrare era un diritto e non capiva come mai saremmo dovuti tornare a casa mentre tutti sventolavano felici i loro dannati foglietti di carta pieni di microbi. Non avevamo i foglietti con gli stli architettonici, ma nemmeno i microbi… Fortunatamente non ero l’unico. Molti inveivano sventolando i loro inutili rettangolini di plastica…
Divagazioni a parte e riflettenoci bene, ha comunque ragione l’inconsapevole saggezza di un bimbo di tre anni. Cioè che dovremmo avere sempre il diritto di pagare con denaro elettronico.
Non basta la legge della domanda e dell’offerta a obbligare gli esercizi aperti al pubblico ad adottare i nuovi metodi di pagamento, perché in casi come quello di oggi, le logiche economiche che passano da un’azienda che organizza l’evento, un palazzetto “white label” e una Disney che non si sente in dovere di ripercorrere la catena per verificare se gli utenti sono soddisfatti a partire dal metodo di pagamento. E’ lo Stato che dovrebbe obbligare tutti gli esercenti a offrire metodi di pagamento elettronici, pena sanzioni e multe.
La mancanza di una visione orientata al cittadino è ancora più evidente dopo una legge finanziaria che introduce nuovi obblighi nei meccanismi di pagamento: dai professionisti che non possono più essere pagati in contanti, sino agli F24 che possono essere pagati solo in banca. Bastava una piccola estensione per innescare un meccanismo che avrebbe contribuito alla crescita del nostro paese.
I conti però li ho dovuti fare con mio figlio che è voluto tornare allo replica successiva.
Una chicca:
nessun controllo antiterrosismo all’ingresso. C’era solo il signore che strappa i biglietti, non un poliziotto, non una guardia giurata, ne dentro ne fuori.
Eppure li dentro c’erano 9000 persone, di cui 4000 bambini. Uno spettacolo della Disney, una delle aziende che più rappresentano l’America, che aveva come spettatori gli uomini del futuro, quelli che vivono e rappresentano una tra le più importanti città dell’occidente.
A posteriori vi posso dire che ho percepito un nuovo aspetto della strategia del terrore: dove non c’è terrore non c’è strategia. Ovvero sarebbe sufficiente non aver più paura per debellare in un istante qualunque forma di estremismo islamico.
Un’altra chicca:
L’altra forma di inciviltà che hanno dimostrato gli organizzatori è stata quando una bimba sulla sedia a rotelle non è potuta entrare perché non c’era un’alternativa alle scale. I genitori l’hanno dovuta trasportare in braccio sino al posto che gli hanno assegnato.



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Ciao Marco
..m’e’ successo qlc di analogo, non per i pagamenti ma per non esser riusciti a entrare a teatro con mia figlia, quindi, andando un bel po’ o.t., ma per puro spiriro di solidarieta’ , ti accodo 2 righe con cui volevo protestare attraverso la stampa locale qui di Pordenone.
Ciao,Stefano
7.1.07 dalle 15:30 al Teatro Verdi manifestazione per bimbi: che pacco!
Che bello, ci portero’ mia figlia,pensavo..e’ anke gratis.. Arriviamo alle 15:15, in anticipo..non si sa’ mai.. Ma e’ ancora chiuso..e fuori, ci son na cinquantina, intirizziti, tra bimbi e genitori in attesa..
Dopo mezz’ora, finalmente, aprono le porte,anzi una sola porta,pure piccolina, entrano in 30 poi richiudono.. e cosi’ via ogni 10 minuti..Boh..code per divertirsi..? no per carita’..mi allontano..si smaltira’ penso..intanto fuori e’ piu’ chi arriva di chi entra scaglionato (.. o sco..?) Indugiamo a far 2 passi li’ intorno , un po’ alla vicina giostra, un po’ un caffe’ al Bar Posta anche per scaldarci un po’…
Smaronati, alla fine, non smaltendosi ancora l’ambaradan, decidiamo alle 16 di accodarci anche noi ai 70 in attesa: entrano alcuni, si chiude la porta. Ad altri rimasti fuori per un pelo, che se ne vanno innervositi chiedo cosa stia succedendo e mi dicono che se ne vanno seccati perche’ riapriran la porta solo tra mezz’ora..
Andiamo via anche noi, mentre m’invento qualcosa per risollevar mia figlia ovviamente delusa da sta (mia?) presa in giro.. (..l’avevo promesso da 15gg….).
Ma se l’organizzatore dell’evento avesse spiegato anche modalita’ e strategia d’ingresso a teatro, uno almeno valutava… e soprattutto non faceva promesse..