Molti di voi sanno che un bzaarcamp è un meta evento organizzato wikiamente in cui tutti (o quasi) i partecipanti contribuiscono condividendo il sapere, attraverso presentazioni e discussioni con gli altri partecipanti.
Vorrei però farvi capire perché, a mio parere, si tratta di qualcosa di veramente rivoluzionario anche in ambiti che apparentemente non lo riguardano.
Sono i nuovi salotti culturali del rinascimento.
Innanzitutto la spontaneità con cui viene organizzato. Lo strumento con cui è organizzato, il wiki, è già una barriera all’ingresso. intendiamoci, non una barriera snobistica, ma una barriera per unire chi si sa unire. Il wiki è trasparente, ma selettivo per natura.
Ecco che le logiche da convegno che in questi ultimi anni stanno aggregando chi fa finta di sapere e allontanando chi davvero sa, vengono stravolte completamente.
Come sapete il mondo dei convegni in Italia funziona più o meno così: c’è un’azienda che organizza, cerca sponsor che paghino l’evento, cerca relatori non pagati, in quanto autopromotori di se stessi o dei propri prodotti, li cerca appartenenti a qualche importante azienda che quindi decide poi chi davvero mandare a quel convegno.
I chairman li scelgono tra quelli col miglior rapporto fuffa/dollari. Ovvero moderatori da non pagare, ma che allo stesso tempo risultino il più autorevole possibili. Va da se che il risultato è sempre lo stesso: si attirano come mosche i finti autorevoli mentre quelli veri rifuggono da tutto il baraccone.
Poi, alla fine, come bravi pasticceri, condiscono il tutto con una sede pregevole e soprattutto un titolo altisonante. Spesso dai toni accademici, ovviamente ben lontani dalle marchette che poi si consumeranno in quella sede.
Infine si aprono le porte ai gatti e alle volpi, che mischiandosi agli sponsor veri, quelli che pagano non in natura, patrocinano come se fossero la Presidenza della Repubblica. Il gioco perverso è che chi patrocina lo fa per darsi visibilità (ovviamente sono esclusi i veri autorevoli) alle spalle dell’evento e questo aggiunge qualche stelletta-attira-sponsor-veri, sulle brochure preliminari.
In ultimo l’evento vero e proprio che quando funziona si riempie di “cercolavoro” che si azzannano sia per la tartina, sia per il loro turno per la chiacchiera fintorilassata col bramatissimo manager della importantissima azienda.
Da quando ho condotto DigiTalk mi hanno chiamato a fare il relatore a decine di convegni, ma ho rifiutato quasi sempre. Quando vado è perché si tratta di una cosa seria. Esclusa l’ultima trappola in cui sono caduto – link. Devo dire che non solo l’unico. Ogni tanto vedo colleghi di grande valore e che stimo molto, ma che a volte vedo cadere anche loro nelle braccia delle sirene organizzafinticonvegni.
Chi organizza eventi ora mi odierà. Ma chi organizza eventi seri, invece, sono certo che mi starà amando profondamente.
Ecco, i bzaarcamp sono eventi seri. Molto seri. Perché non hanno nulla in comune con quanto appena descritto.
Sono organizzati da chi poi vi parteciperà davvero, quindi spesso gente che “ne sa”. Persone che nella maggior parte dei casi non parlano della Rete, ma ci vivono dentro.
Nella maggior parte dei casi si tratta di autori di contenuti o prodotti su cui quelli delle finteconferenze ci fanno un intero intervento. Scrivono libri, articoli o blog su cui studiano i fintirelatori, imparano qualcosa a memoria e poi lo vanno a ripetere alla platea di cercolavoro.
Io il primo bzaarcamp di milano (foto) l’ho seguito via internet perché quel giorno avevo un impegno inderogabile. Ne ho seguito una parte grazie a Marlenek che ha spontaneamente aperto una cam con Stickam, senza dover convincere analogici organizzatori. E sempre senza dover spiegare che cos’è a qualcuno, al prossimo bzaarcamp credo che qualcuno utilizzera qualche programma di condivisione live del desktop o delle slides.
E’ stata la fiera dei contenuti, senza le premesse e le banalità tipicamente dovute alle platee che hanno agendine di carta sulle ginocchia e l’unico passaggio al digitale che hanno fatto in vita loro è stato dal Rolex al Nike quando è arrivata l’età di sentirsi più giovani.
Sto seguendo una discussione tra chi si sta occupando del prossimo bzaarcamp a Torino del 2 dicembre ed è incredibile quanto i rappresentanti dei vecchi paradigmi convegnistici siano stati “rimbalzati” a occhi chiusi. Riconosciuti quasi olfattivamente grazie a una specie di nuovo istinto digitale atavico.
Nelle discussioni online, qualcuno ha azzardato proporre un no alle cravatte, per chiarire ancor meglio lo spirito informale dell’evento, ma fortunatamente è stato brutalmente cassato. Certo, lo capisco, forse lui non ce l’aveva con le cravatte, ma con chi oggi spesso rappresentano. Ovvero, frequentemente, luddisti travestiti da digitali.
Purtroppo per lui io andrò al prosimo bzaarcam con la cravatta perché da qualche anno mi sento a disagio senza, probabilmente a causa di un lento imborghesimento che mi fa passare al massimo alla polo della domenica; forse dovuto inconsciamente alla nuova condizione di padre. Chissà. Tuttavia la mia cravatta non nasconde ignoranza digitale e non è uno scudo per non famri interrogare. Lavoro per la Rete dal 1995, quando avevo i capelli lunghi e la cravatta la mettevo solo ai matrimoni, e sono connesso da 25 anni, coi primi accoppiatori telefonici.
Credo quindi che sia nei bzaarcamp la vera rinascita digitale nel nostro analogico stivalone mediterraneo, dove ci sono quelli che fanno, sanno e danno.
Almeno sino a quando non vedremo promuovere un finto convegno a cui vedremo dare il nome di bzaarcamp biz-meeting!





ottimo, veramente un post interessante…
ero scettico su querti “camp”s, li ritenevo un incrocio tra un “linux day” e una cena tra amici, non riuscendo a capire il motivo esatto per cui io dovessi andarci.
Mi sono reso conto leggendo qua e là che in effetti è qualcosa di molto interessante se uno vuole lavorarci con il Web 2.0