Tempo digitale
Incontro gente che dice di odiare la tecnologia perché, oltre a non saperla usare, si accorge che questa li obbliga a tenere un ritmo troppo veloce. Incontro professionisti che si lamentano perché una volta il cliente non pretendeva di ricevere subito una risposta o un parere su qualche documento. Adesso invece con la email si sentono sotto pressione e forzati a un ritmo imposto dagli “altri”.
Nella maggior parte sono noti professionisti di successo che hanno il vezzo di chiamare la segretaria per fare click sull’icona della stampante.
La mia vita si divide tra questo tipo di frequentazioni e la parte prevalentemente online, in cui, come potete immaginare vivo e produco con ritmi elevatissimi, grazie alla potenza del digitale.
Ogni giorno il tempo risparmiato grazie alla Rete lo reinvesto subito in altro tempo produttivo. Dirotto riunioni fisiche in riunioni online con desktop sharing. Al mattino gestisco il lavoro dei programmatori indiani e alla sera quello dei brasiliani. Entrambi producono come gli italiani, lavorano in orari per me vataggiosi e costano un decimo degli europei, se non meno.
Per chi vede dietro questa descrizione un poveruomo, iperstressato e vittima di perversi meccanismi capitalistici deve invece sapere che io amo il mio lavoro. Provo piacere nel far funzionare a pieno regime la tecnologia, anche se poi il risultato è quello di creare tempo nuovo da spendere in Rete o via Rete.
Faccio l’imprenditore, il ricercatore, il conduttore TV, il programmatore, l’autore, il docente, il giornalista, il consulente, il produttore televisivo e il papà. E sono innamorato di tutto quel che faccio; non potrei farne a meno.
Senza l’aiuto del computer, con l’uso puntuale degli strumenti giusti, e senza la Rete potrei fare solo una o massimo due di questi mestieri con mia grandissima frustrazione.
Poi però, proprio mentre mi sento una specie di fenomeno, quantomeno perché non mi faccio cliccare “print” dalla segretaria, vedo che c’è chi riesce a fare ancora di più.
Luca Conti per esempio riesce a fare alcuni dei mestieri che faccio io. Però straordinariamente riesce ad andare oltre: scrive quotidianamente cose interessanti su parecchi blog, stila una classifica dei migliori links, crea nuovi progetti, scrive libri, e credo faccia una marea di mestieri offline come , credo, l’assessore al suo Comune.
Tiziano Fogliata è un altro della stessa specie. Un nuovo mostro anche lui. Credo abbia sei mani e due cervelli coi drivers sempre aggiornati.
E con loro molti altri…
Sono loro / siete voi, che quindi voglio ringraziare. Perché, ecco, mi fate sentire normale; anzi, come direbbe Mike Bongiorno, “Subnormale”.
Siete il mio alibi quando in casa si interrogano se è normale o meno che io viva sempre con qualche cosa di collegato alla Rete.
Siete parte della mia vita, forse più di quanto lo siano persone che mi frequentano di persona.
Che li abbia conosciuti prima “in carne” o meno, gli amici più vicini sono comunque quelli che sono anche online. Sapete bene la differenza tra il rapporto che avete con un vecchio amico e un vecchio amico che è anche nel vostro messenger. Entrambi li conscete da anni, ma con quelli in messenger, anche solo per un saluto, avete un rapporto molto stretto. Sapete che sono così vicini chebasta un click per “sentirli”.
Che dire ancora… Anche oggi sono riuscito a chiudere la giornata fatta di pezzettini di tempo dei vari mestieri, con un post sul blog.
Già, forse io, Luca, Tiziano, e tutti voi siete degli irriducibili pazzi capaci di creare ottimi alibi professionali per poter continuare impuniti a praticare compulsività digitale estrema!




Il Camisani ha scritto un articolo così bello e così perfettamente vero per le persone che, come noi, vivono di fronte a un computer tutto il giorno e ne riescono a sfruttare le potenzialità, che non potevo non citarlo e dedicargli queste due righe.
E così l’ho fatto.