Sillogismi sull’analfabetismo digitale
A fine marzo scrissi il post Analfabetismo digitale vs. linguistico con cui ho suscitato il disappunto di chi considerava pessimistica la mia visione sulla grave arretratezza culturale dell’Italia.
Come molti sanno oggi è stato il giorno della verità. Quello in cui è stato pubblicato il rapporto dell’osservatorio europeo Eurostat da cui si evince che il 59% degli italiani NON HA nozioni informatiche di base.
Se non riuscite bene a rendervi conto del significato di questa percentuale, riflettete sul fatto che il campione intervistato aveva dei compiti da svolgere, tra cui quello di lanciare un programma usando il mouse. Ebbene, il 59% degli italiani non è stato capace di farlo!
Sempre oggi è stato pubblicato il Rapporto Assinform 2006, da cui si evince che l’Italia non si sviluppa, la sua economia non cresce perché non innova e, in particolare, non investe in Information Technology.
Anche in questo caso provate a pensare al Mali, uno stato africano che ha un tasso di analfabetismo (illetterati) tra gli uomini del 59% . Rilettete su quanto questo handicap lo renda debole e alla mercè degli stati sviluppati.
Adesso per un istante provate a credere che i due tipi di analfabetismo siano equamente gravi. Bene, avete appena guardato in faccia il futuro del vostro paese!
Queste erano la “maggiore” e la “minore” del sillogismo annuciato in oggetto.
L’illazione invece è tanto semplice quanto evidente: siamo analfabeti e quindi non sappiamo produrre ricchezza!
Se vi parlassi dal palco di un teatro ora farei almeno 15 secondi di silenzio guardando una per una negli occhi le persone in platea.
E aggiungerei: ho detto analfabeti, non ignoranti nelle conoscenze informatiche di base.
In Italia infatti, accade spesso che ad alcuni la definizione un po’ piaccia e con il vezzo che ho più volte descritto su queste pagine, se ne vanti anche un po’.
Ho espresso più volte quì le mie preoccupazioni sull’analfabetismo digitale che è profondamente radicato anche tra gli addetti ai lavori. Oggi purtroppo si scopre invece che avevo ragione.
Come mai però prima del Rapporto Eurosat la situazione non appariva così grave?
Perché a mio parere anche in questo campo l’italia è divisa in due: una metà che non sa nemmeno di cosa stiamo parlando, un’altra metà che lo sa ma non se ne preoccupa e una piccola nicchia -noi- che ha spesso a che fare solo con se stessa e quindi non ha la percezione di come sia davvero il mondo la fuori.
Sembra inoltre che il ritardo non sia così facile da colmare. Dovremo aspettare che i bimbi di oggi diventino gli adulti di domani. Sempre che il tessuto culturale glielo permetta e che l’italia nel frattempo non sia diventato un paese di serie C.
Noi però possiamo fare qualcosa “nel nostro piccolo” come direbbe un ambientalista compassato. Siamo noi alfabetizzati che possiamo provare a trasferire un po’ di cultura a chi abbiamo vicino. Cercando per esempio di far passare con parenti, conoscenti e amici un po’ più coriacei l’equazione: analfabeta digitale = analfabeta linguistico (illetterato). Oppure quando vedete qualcuno con un’agenda di carta cercare di spiegargli i vantaggi produttivi del digitale o spiegare bene le differenze a chi confonde un indirizzo email con un indirizzo web.
Fate quel che vi pare, ma fate qualcosa se volete che i vostri figli possano essere felici di vivere in Italia.




Ho commentato la medesima notizia ieri e sono rimasto sufficientemente esterefatto della percentuale emersa.
Quel su cui, tuttavia, dissento é il fatto che sia al 100% una colpa imputabile al paese e alle persone: il divario culturale non dipende direttamente da una scelta, ma dalla mancanza di penetrazione delle tecnologie nella vita di ogni giorni; magari anche dalla mancanza di predisposizione e dalla necessità di attendere del tempo.