Monthly Archives June 2006

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Il ritorno del portale… televisivo.

By mcc   /     Jun 28, 2006  /     z_Post  /     4 Comments

Ricordate quando gli imprenditori avevano scoperto Internet e ognuno apriva il proprio portale? Poi offrivano “presenza” e “spazio” alle altre aziende, con piglio da neo proprietari terrieri. All’inizio, nei loro piani c’erano modelli a pagamento, poi durante i lunghi lavori di “costruzione” del portale abbassavano il tiro e col sorriso da filantropi digitali offrivano spazio gratis.

Nell’arco di pochi mesi chiunque guidasse una Mercedes, potevate starne certi, aveva appena inaugurato il suo lampeggiante e animato portale.
I grossisti di frutta si trasformavano in venditori web che dimenticavano i bancali per occuparsi a tempo pieno di quella nuova attività che li faceva sentire imprenditori di serie A. Dagli imprenditori balneari, a quelli del bianco inseguivano tutti il sogno di diventare “capi di portale”.

Oggi è chiaro per tutti quanto, note di costume a parte, aprire un portale sia semplice, economico e soprattuto inutile. E poi quella parola… “portale”. Un neologismo nato brutto e finito in disgrazia, le cui finalità auspicate originariamente, sono oggi terreno per pochi, quei pochi che però non hanno bisogno di definirsi tali in quanto il blasone delle holding che li possiedono è ben più noto dell’ignobile termine.

Ebbene, come alcuni hanno avuto occasione di constatare, oggi stanno nascendo i nuovi aspiranti “capi di teleportale”, i nuovi “EDITORI TELEVISIVI SUL WEB”.

Una piattaforma da qualche decina di migliaia di Euro, un dominio acquistato presso Tuvalù (N.d.A. Isolette tropicali che gestiscono il dominio dal suffisso .TV http://www.tv ) e il gioco è fatto. Ora, pensano, si tratterà solo “offrire” gratuitamente spazio per nuovi programmi a chi ne ha bisogno.
“Sai, ho una TV sul web, se vuoi ti do lo spazio per un programma. Non hai un programma? Fa niente, prendi la tua webcam e via! Oppure se hai qualcosa di tuo, voilà! Domattina, grazie a noi è in onda!” … “Ma quale podcasting e vodcasting? Vuoi mettere la faccia del barista quando dirò di avere una Televisione!”.

Oggi si vedono TV presentate come se fossero le nuove Mediaset; come se non esistessero i modelli Youtube, Google Video o current.tv; come se i contenuti generati dagli utenti non avessero altra piattaforma su cui stare; come se la maggior parte di questi avessero una qualità degna di catturare l’attenzione già molto provata dei cittadini digitali di metà 2006.

Lo sboom del 2001 ha insegnato ai neo editori che non si doveva scegliere il web solo perché era meno costoso della carta; che gli investimenti dovevano essere fatti su basi ben più solide del solo sogno di diventare editori a basso costo; e soprattuto che non ci si poteva improvvisare.

A cinque anni di distanza, siamo nel centro di una nuova rivoluzione, e proprio come allora ho il presentimento che non sia cambiato nulla, perché ogni volta che passo da una conferenza c’è sempre qualcuno che presenta la sua nuova TV.

TV in ogni modo e modalità. Nell’era del podcasting e del my-time si vedono invece nascere TV generaliste di flusso, rigorosamente sul web. Si risentono definizioni che hanno il sapore di qualche anno fa: “la prima televisione generalista sul web” o “la prima IP-TV generotematica”, e altre definizioni esotiche simili.

A complicare le cose c’è invece la vera rivoluzione in atto, che per chi ne capisce poco, legittima la nascita di queste accozzaglie televisive e stimola il mercato a investire su di loro. Dico complicare perché prima che gli attori del settore, dai centri media alle agenzie di pubblicità; e gli investitori si renderanno conto che non è lì la rivoluzione, avremo fatto in tempo a vedere crollare tutto un’altra volta.

La rivoluzione digitale si sente quando inaspettatamente -per loro- consiglio a un’azienda di non spendere un Euro nelle piattaforme e nei processi di distribuzione dei loro contenuti video. Suggerisco invece di usare Youtube sia per la conversione del formato in Flash video, sia come piattaforma di hosting. All’obiezione sul branding di Youtube sui loro video, rispondo che comunque se vogliono che la gente li veda, la vetrina è Youtube, è li che faranno i grandi numeri, ed è li che campeggerà il logo Youtube.

La rivoluzione si sente quando senza doverci pensare, so che un sistema automatico (N.d.A il Podcasting) si occupa di trasferire sul mio PC e sul mio iPod (o telefonino) le ultime puntate dei contenuti video che m’interessano.

Quando quindi posso fruire di quel che voglio, quando voglio, dove voglio e sul device che voglio.

La rivoluzione si sente quando, stante quanto sopra, ci si interroga su quali contenuti, per quali tempi, per quali luoghi e per quali devices.

Per sentire la rivoluzione in Italia però sembra che si debba passare per questi vicoli Italiani, quelli dei neo editori che grazie al fascino del loro nuovo medium coltivano l’inconfessabile speranza di essere un giorno intercettati anche loro per gli stessi reati contestati al Principe.

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Sillogismi sull’analfabetismo digitale

By mcc   /     Jun 21, 2006  /     z_Post  /     7 Comments

A fine marzo scrissi il post Analfabetismo digitale vs. linguistico con cui ho suscitato il disappunto di chi considerava pessimistica la mia visione sulla grave arretratezza culturale dell’Italia.

Come molti sanno oggi è stato il giorno della verità. Quello in cui è stato pubblicato il rapporto dell’osservatorio europeo Eurostat da cui si evince che il 59% degli italiani NON HA nozioni informatiche di base.

Se non riuscite bene a rendervi conto del significato di questa percentuale, riflettete sul fatto che il campione intervistato aveva dei compiti da svolgere, tra cui quello di lanciare un programma usando il mouse. Ebbene, il 59% degli italiani non è stato capace di farlo!

Sempre oggi è stato pubblicato il Rapporto Assinform 2006, da cui si evince che l’Italia non si sviluppa, la sua economia non cresce perché non innova e, in particolare, non investe in Information Technology.

Anche in questo caso provate a pensare al Mali, uno stato africano che ha un tasso di analfabetismo (illetterati) tra gli uomini del 59% . Rilettete su quanto questo handicap lo renda debole e alla mercè degli stati sviluppati.

Adesso per un istante provate a credere che i due tipi di analfabetismo siano equamente gravi. Bene, avete appena guardato in faccia il futuro del vostro paese!

Queste erano la “maggiore” e la “minore” del sillogismo annuciato in oggetto.
L’illazione invece è tanto semplice quanto evidente: siamo analfabeti e quindi non sappiamo produrre ricchezza!

Se vi parlassi dal palco di un teatro ora farei almeno 15 secondi di silenzio guardando una per una negli occhi le persone in platea.

E aggiungerei: ho detto analfabeti, non ignoranti nelle conoscenze informatiche di base.

In Italia infatti, accade spesso che ad alcuni la definizione un po’ piaccia e con il vezzo che ho più volte descritto su queste pagine, se ne vanti anche un po’.

Ho espresso più volte quì le mie preoccupazioni sull’analfabetismo digitale che è profondamente radicato anche tra gli addetti ai lavori. Oggi purtroppo si scopre invece che avevo ragione.

Come mai però prima del Rapporto Eurosat la situazione non appariva così grave?
Perché a mio parere anche in questo campo l’italia è divisa in due: una metà che non sa nemmeno di cosa stiamo parlando, un’altra metà che lo sa ma non se ne preoccupa e una piccola nicchia -noi- che ha spesso a che fare solo con se stessa e quindi non ha la percezione di come sia davvero il mondo la fuori.

Sembra inoltre che il ritardo non sia così facile da colmare. Dovremo aspettare che i bimbi di oggi diventino gli adulti di domani. Sempre che il tessuto culturale glielo permetta e che l’italia nel frattempo non sia diventato un paese di serie C.

Noi però possiamo fare qualcosa “nel nostro piccolo” come direbbe un ambientalista compassato. Siamo noi alfabetizzati che possiamo provare a trasferire un po’ di cultura a chi abbiamo vicino. Cercando per esempio di far passare con parenti, conoscenti e amici un po’ più coriacei l’equazione: analfabeta digitale = analfabeta linguistico (illetterato). Oppure quando vedete qualcuno con un’agenda di carta cercare di spiegargli i vantaggi produttivi del digitale o spiegare bene le differenze a chi confonde un indirizzo email con un indirizzo web.

Fate quel che vi pare, ma fate qualcosa se volete che i vostri figli possano essere felici di vivere in Italia.

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Il progetto MAPPA del Politecnico di Milano

By mcc   /     Jun 21, 2006  /     z_Post  /     0 Comment

Dopo mesi di silenzioso lavoro di preparazione, posso informare partner e lettori che sto collaborando a un progetto di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano.

I cinque membri dello steering committee sono: il Prof. Franco Giacomazzi che è alla guida del progetto di ricerca, il Prof. Giuliano Noci, il Prof. Andrea Rangone, il dott. Maurizio Goetz ed io.

Il progetto si chiama M.A.P.P.A. che è l’acronimo di Marketing Advanced Presentation Positioning Architecture. Si tratta di una ricerca finalizzata alla “mappatura” dei più recenti mezzi digitali per la comunicazione di marketing e delle corrispondenti modalità di fruizione dei messaggi di Marketing e dei contenuti per il Marketing, dei reciproci collegamenti, della definizione dei fattori influenzanti (drivers) e dei modelli economici sostenibili, per sfruttare al meglio le opportunità del nuovo.

Per chi vuole partecipare in qualità di sponsor con la propria azienda, questo è il momento giusto in quanto il progetto è in fase di fund raising.
Scrivetemi presso marco.camisani@polimi.it per avere la documentazione informativa.

Di seguito un estratto dall’abstract del progetto:


IL PERCHE’ DEL PROGETTO

Stiamo vivendo un’epoca di forti rivoluzioni nel settore della comunicazione. Ogni giorno nuovi mezzi tecnologici fanno la loro comparsa creando da un lato nuove possibilità di comunicazione, e dall’altro imponendo nuovi approcci dovuti alla specificità del mezzo.

Anche la comunicazione di marketing non fa eccezione: investita a sua volta da questa esigenza, sta subendo grandi trasformazioni, sia dal punto di vista dell’offerta (creatore e diffusore del messaggio) sia della domanda, (chi riceve il messaggio).

All’interno di questa tendenza si può affermare che i primi mesi del 2006 sono stati quelli della sperimentazione, mentre la seconda parte del 2006 e il 2007 vedranno il lancio di nuovi prodotti che rimetteranno in discussione buona parte degli assetti consolidati.

Il tema che nasce si può quindi esprimere con la frase “quali contenuti per quali mezzi e quali utenti, oggi e domani.”. Ma non solo: i nuovi mezzi, oltre ai nuovi contenuti, in forma e sostanza, comportano anche l’adozione di nuovi modelli di business.

LE AREE DI RICERCA E LE SOLUZIONI

Abbiamo detto all’inizio che siamo alla vigilia di una rivoluzione nella comunicazione di Marketing. Come in tutte le fasi di forte evoluzione e transizione, c’è un po’ di disordine. Più strade vengono esplorate, con momenti di successi e insuccessi.

Manca tuttavia una rappresentazione complessiva di questo quadro tale da potere aiutare gli operatori nelle scelte che andranno a fare.

Le considerazioni sin qui svolte hanno suggerito l’idea di attivare un progetto innovativo di ricerca applicata, finalizzata alla rappresentazione sintetica ma di insieme (mappatura) dei più recenti mezzi digitali per la comunicazione di marketing e delle corrispondenti modalità di fruizione dei messaggi di Marketing e dei contenuti per il Marketing, dei reciproci collegamenti, della definizione dei fattori influenzanti (drivers) e dei modelli economici sostenibili, per sfruttare al meglio le opportunità del nuovo.

Saranno presi in considerazione gli aspetti legati alle tecnologie innovative ed ai modelli emergenti (2 anni nel passato e 6 mesi nel futuro).

Una seconda fase della ricerca tenderà a definire i cosiddetti drivers, i fattori di contesto collegabili alle categorie della mappa, in modo tale da creare una sorta di modello normativo che servirà alle imprese per individuare il miglior mix di comunicazione secondo i nuovi mezzi e nuovi criteri. Verrà suggerita inoltre l’adozione di certe forme di messaggio legate a determinate tecnologie di trasmissione, oltre ai relativi modelli economici sostenibili.

Il progetto ha una valenza sia scientifica sia pratica, tenuto conto dell’obiettivo di fornire strumenti utili nell’orientamento tra i modelli sostenibili.

Le soluzioni devono essere cercate nell’utilizzo delle nuove tecnologie (peraltro già disponibili), nelle nuove modalità di comunicazione del messaggio; nei nuovi contenuti, ma soprattutto nelle connessioni equilibrate e virtuose tra mezzi, e i relativi modelli di business.

L’elemento centrale é la ricerca di un modello sostenibile dove l’innovazione dei contenuti tenga conto delle peculiarità di ogni singolo mezzo e delle modalità di utilizzazione dello stesso.

Mentre appare proposto con forza lo slogan going digital, non si riscontrano tuttavia modelli di business specifici alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie emergenti, nonostante il going digital tenda a scardinare il sistema competitivo attraverso un mutamento della struttura dei costi.

“MAPPA” erogherà:

Un documento a stampa contenente:

· Un quadro sullo scenario dei mezzi multimodali e multicanale e dei cambiamenti nella comunicazione per il marketing.
· La relativa tavola sinottica aggiornata dei modelli di trasmissione e di fruizione dei contenuti di marketing.
· Un elenco ragionato delle tecnologie abilitanti per la produzione e distribuzione dei contenuti.
· I drivers per orientarsi nell’utilizzo dei mezzi.
· Una ricognizione sulle nuove metriche applicabili per la valutazione degli investimenti nella pianificazione e nella progettazione di contenuti per il marketing.

e un evento pubblico, ad inviti, di esposizione e discussione dei risultati del progetto.

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Lieto di poterVi servire

By mcc   /     Jun 18, 2006  /     z_Post  /     12 Comments

- Il 4 giugno 2006 ho scritto sul mio blog un post negativo a commento di un convegno sul Podcast che vedeva Gianluca Neri tra i relatori.
- Il 18 giugno 2006 Gianluca Neri sul suo blog replica al mio post di due settimane prima.

Ebbene, non ho parole per descrivervi il mio dispiacere nel leggere tutti quegli insulti personali, dalle storpiature al mio nome sino alla satira sulla casetta di marzapane.

E’ vero, io ho scritto un post molto duro, ma attaccavo i contenuti, quelli del professionista Gianluca Neri, non la persona. L’ho chiarito più volte nel mio post che ho scritto con lo spirito di chi era capitato per caso a un convegno a Riva del Garda dove passo spesso i week-end con la famiglia e dove sono rimasto colpito e felice nello scoprire un convegno su un tema a me vicino, con ospiti che apprezzavo.

Il punto è che mi aspettavo competenza e contenuti interessanti, mentre gli interventi di Neri mi hanno prima deluso e poi irritato in quanto perniciosi per un’Italia già spesso in difficoltà a capire le basi del digitale. Probabilmente apparirò esagerato per alcuni, ma dovete comprendere che c’è una cosa che non sono più disposto a sopportare: il pressapochismo all’italiana.

Premesso questo, chiarisco ai lettori -comprensibilmente già annoiati per l’inutile faida- che, seppur innegabilmente offeso per la diffamazione personale, cercherò di rendere costruttiva la mia replica con lo stesso spirito con cui ho scritto il primo post, LIETO DI POTERVI SERVIRE cercando di aiutare i lettori a fare chiarezza tra le ultime e nuovamente inesatte affermazioni sul digitale di Gianluca Neri.

Devo dire che mi sono già venuti in aiuto gli stessi lettori di Neri che nei commenti al suo post hanno inaspettatamente difeso le mie affermazioni sul suo pressapochismo.

Vi invito a leggere i vari commenti, tra cui quello di “Low Resolution” in cui ricorda che Tivo detiene circa il 10% del mercato televisivo Americano, a cui se si aggiungono PVR e altri HD recorder, il totale tocca e forse supera il 20%. Fatte le dovute proporzioni è un po’ come se in Italia fossero 10 milioni! Certo che su Tivo non si fonda la Costituzione Americana -come scrive Neri a sfottò e quando aggiunge “e mo’ stàmo a véde er sorpasso”… Mi ricorda quando Neri scrisse che avrebbe scommesso solo due cents sul Nanopublishing (che invece, come ricorda Teledicoio ora va a gonfie vele).
Oppure il commento di quel suo lettore che gli rimprovera di non aver fatto quella cosa che qualunque blogger attento alla propria reputazione avrebbe inserito: linkare il post oggetto del suo livore, per darne conto ai lettori.

Sono altresì dispiaciuto per la pantomima che mi vede rappresentato su un ipotetico palco in cui mi dipinge con un linguaggio sopra le righe: “I fruitori che hanno capito àlzino il device! Come sarebbe a dire che siccome siete studenti universitari non ve lo potete permettere, il device? E come fate ad automatizzare il download? E poi come sarebbe a dire ‘che cos’è il device?’ …”. Populismo a parte, confermo che i device sono centrali in quanto sono tra i primi creatori di nuovi bisogni, e quindi di nuove modalità di fruizione. Se non ci fossero i player mp3 portatili non esisterebbe il podcast e se non esistessero gli harddisk recorder non ci sarebbe il personal video recording per come lo concepiamo oggi.
A questo proposito, mi perdonino quanto segue i lettori che già mi conoscono, ma devo ricordare a Neri che la descrizione del blogger sfigato nella sua casettina di marzapane che vive all’ombra di qualche piccolo istante di fama non mi di addice. Gianluca, io modero molte conferenze e dibattiti, insegno a corsi e master universitari, conduco programmi radiofonici e televisivi; sino a qualche mese fa ho condotto un talkshow quodiano che come molti sanno era in onda su Sky e generava grandi ascolti sul web (specie in modalità vodcast), ho un blog con lettori di alto profilo e contrariamente a quanto affermi, quando vado a un convegno come ospite è per apprendere qualcosa di nuovo, non sono certamente invidioso e non sarei voluto essere al tuo posto al convegno a Riva del Garda che, come ricordi tu stesso, ha contato 50 partecipanti.

Cari amici lettori, credo che tra addetti ai lavori si debba imparare ad applicare il fair play ben noto tra i politici –quelli inglesi ne sono maestri- per cui si possa per esempio cenare cordialmente insieme in parlamento dopo aver fatto pesanti dichiarazioni sui contenuti dell’avversario. Era ovviamente solo un esempio, non ho motivi per ritenere Neri un avversario.

Da piccolo mi hanno insegnato di scegliermi sempre avversari molto importanti perché un uomo si misura anche dai suoi nemici.

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La tecnologia: una commodity.

By mcc   /     Jun 18, 2006  /     z_Post  /     0 Comment


La tecnologia oggi è una commodity, il valore sta prima nelle best practice e nella profonda conoscenza dei mezzi, poi nel sapere condiviso e diffuso, infine diventa “standard”.

Un esempio per tutti mi è stato segnalato da Renato Biolcati Rinaldi di Night Passage, che grazie ad una corretta alchimia tra strumenti e piattaforme free ha ottenuto un risultato che se fosse stato sottoposto a una web company tradizionale avrebbe generato un preventivo di spesa di parecchie migliaia di Euro in piattaforme e progammazione ad-hoc.

Presso questo LINK Renato spiega nei dettagli con quali procedure e con quali strumenti ha realizzato una “Radio” a costo zero per diffondere sia in diretta e sia on-demand i dibattiti che sul sito tengono ogni sera alle 23:00 sul sito spagnolo Podcastellano / Mundial

A supporto cito Nicholas G. Carr [tratto da ISTUD] ex direttore della prestigiosa Harvard Business Review sostiene che la tecnologia, nel suo processo di adozione, passa progressivamente da risorsa strategica a commodity. Il processo, secondo Carr, si distingue in tre fasi:

1-Si comincia da una fase iniziale in cui una tecnologia assume le caratteristiche tipiche di una risorsa proprietaria: ha un accesso ristretto che può derivare da cause diverse (ad es. barriere fisiche al suo utilizzo da parte di alcune aziende, elevati costi di acquisizione, leggi che ne tutelano l’esclusività, oppure la mancanza di standard condivisi). In questa fase le singole aziende che hanno la possibilità di utilizzare una determinata tecnologia col beneficio dell’esclusività possono approfittarne per acquisire un vantaggio competitivo difendibile sui propri rivali;

2-Successivamente, quando le possibilità di accesso alla tecnologia si estendono a un numero maggiore di aziende non è più possibile conseguire i vantaggi tipici che derivano dall’esclusività di utilizzo di una specifica risorsa. È, tuttavia ancora possibile per alcune aziende acquisire attraverso tali tecnologie un vantaggio sui propri competitor mediante la particolare modalità con cui tale risorsa viene utilizzata. Infatti, si è ancora in una fase in cui la tecnologia è “giovane”, quindi manca ancora un’esaustiva documentazione circa le best practice da imitare. Le aziende sono perciò ancora libere di sperimentare modalità differenti di utilizzo della tecnologia e quelle che sapranno individuare le modalità migliori saranno in grado di acquisire un vantaggio sulle altre, almeno fino a quando saranno in grado di mantenere il segreto;

3-Infine, quando aumenta la consapevolezza circa le diverse possibilità di utilizzo di una tecnologia ed emergono le informazioni circa le best practice (in questo processo il ruolo fondamentale di divulgatori è giocato dagli stessi vendor della tecnologia, dai consulenti e dalla letteratura specifica) fa sì che le pratiche individuate come “migliori” vengano copiate dagli altri in maniera diffusa. Questa nuova situazione fa sì che la tecnologia non costituisca più una risorsa proprietaria, ma diventi una risorsa infrastrutturale e che non sia più in grado di offrire un vantaggio di differenziazione alle aziende, ma consenta altri vantaggi frutto della condivisione di una stessa risorsa da parte di più operatori. La tecnologia diventa in questo modo uno standard.

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La risposta di Internet dopo la caduta dei Savoia

By mcc   /     Jun 17, 2006  /     z_Post  /     0 Comment


Dopo il conivolgimento dei Savoia in questioni poco edificanti, Internet risponde con un sito tra il serio e il goliardico: www.tuttialtrono.com
Rappresentativa l’homepage:
-Vi piacerebbe una monarchia costituzionale ma non con i Savoia?
-Vorreste allinearvi ad alcune dei paesi piu civili d’europa (Svezia, Norvegia, Danimarca, Inghilterra, Spagna, Paesi bassi)?
-Lo sapevate che potreste benissimo salire al trono?
-Lo sapevate che si può diventare Re “per grazia di Dio e volontà del popolo”?
-Se vi piace la democrazia ma anche la monarchia, che ne pensate di una demonarchia?
-Se sei più bravo di quelli che ti comandano, come mai hai qualcuno che ti comanda?
-Non c’è nulla che proibisca la costituzione di un partito monarchico, ma da nessuna parte sta scritto che i Re debbano essere i Savoia.
-La storia è piena di dinastie che cambiano, di Re deposti e sostituiti, quindi se volete un Ré potete averlo e forse potreste essere voi.

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Quando gli italiani inventano…

By mcc   /     Jun 15, 2006  /     z_Post  /     0 Comment

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Consapevolezza, responsabilità e diritti del Cittadino Digitale

By mcc   /     Jun 15, 2006  /     z_Post  /     3 Comments

Celentano, Un blog all’italiana.
Occhio alla data del primo e unico post.
Criticare il blog(?!??) di Celentano sarebbe come criticare un bimbo di due anni perché non parla bene la lingua. Tuttavia la desolazione che ho provato entrando in quel blog è emblematica del presente che stiamo vivendo. Un blog con un solo post rappresenta bene il deserto culturale che stiamo percorrendo. Un personaggio pubblico di cotanta fama che ritiene (evidentemente a ragione) di potersi permettere un’esposizione mediatica così autodiffamante senza rendersi minimamente conto di quante nicchie verranno a contatto con quel sito e quanti si faranno una cattiva opinione di lui.

Perché quel blog è in stato di abbandono e di pre-rottamazione? Per colpa di qualche consulente o venditore web col cappello da consulente che non ha voluto spiegare all’artista che la periodicità costa, e che pochi sono disposti a pagarne il prezzo ma è l’unica strada da intraprendere per un prodotto del genere.

Un prezzo però, attenti, che segue dinamiche simili a quelle delle tasse: se non lo pagano loro, lo paghiamo noi. Quindi pagare tutti per pagare meno.

Ergo, chi conosce i nuovi media digitali e le loro reali caratteristiche deve imparare a essere intransigente e denunciare a gran voce, senza paura, silenzi e sottintesi chi rallenta l’innovazione nel nostro paese. Da Grillo, il blogger populista che spaccava i computer e oggi fa il sedicente portavoce della Rete, ai Celentani che diffamano un mezzo altrimenti degno, sino ai finti esperti di Rete che evangelizzano disinformando.

Ci vuole un po’ di coraggio per pretendere una Rete libera, dove viga la net neutrality e l’indipendenza dei contenuti e dei contenitori.
Esorto tutti a un po’ di responsabilità, quella di cui ci chiederanno conto i nostri figli, che ci domanderanno dove eravamo quando si ponevano le basi per non poter più navigare se non all’interno della Rete di chi ci offre accesso.
Il popolo non è mediamente preparato per comprendere le scelte politiche che si stanno consumando in queste ore in tutto il mondo.

Mi permetto di chiedere questo impegno ai miei lettori che so essere prevalentemente manager o liberi professionisti del digitale. Quindi preparati per esprimere pubblicamente opinioni di valore. Quel valore che tra qualche anno tornerà nelle nostre tasche se avremo difeso bene le libertà e i diritti del nuovo Cittadino Digitale.

In alternativa iniziamo ad abituarci alle disattivazioni arbitrarie delle nostre linee Internet, telefoniche o televisive senza che le nostre grida possano andare oltre alle orecchie dell’operatrice del call center.

Questo non è il futuro, è già il presente. La nostra vita è in mano ai nostri provider che per un errore burocratico possono chiudere in pochi istanti la nostra capacità di comunicare, lavorare e vivere nel mondo che ormai è sempre più digitale.

Le parole chiave: consapevolezza, responsabilità, diritti del Cittadino Digitale.

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La toolbar del blog

By mcc   /     Jun 14, 2006  /     z_Post  /     1 Comment


Chi vuole scaricare la toolbar per Internet Explorer personalizzata per “Il blog di Marco Camisani Calzolari” può farlo presso il link seguente: LINK
Lettore RSS integrato e link diretto al blog per i veri affezionati ;)

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MyChingo, la vera audio partecipazione

By mcc   /     Jun 14, 2006  /     z_Post  /     7 Comments

Michael Bailey, il creatore di MyChingo mi ha chiesto di adottare in anteprima sul mio blog la loro applicazione. La trovate sulla barra laterale destra, poco sotto i feed RSS.

(da domani distribuiranno la press release di presentazione ai media)

Si tratta di un servizio che permette agli utenti di lasciare facilmente un messaggio sul vostro sito o blog, per poi renderla disponibile a tutti tramite un applet facilmente installabile copiando una riga di codice.

La versione gratuita ha un limite di massimo 2 minuti per messaggio, mentre con 3.95 dollari al mese avrete la versione illimitata.

Penso che possa diventare una killer application e comunque è un prodotto nella direzione giusta e in linea con le esigenze dell’area dei contenuti partecipativi.
La società ha sede presso Independence, Missouri, USA. Una cittadina dal nome emblematico in questa epoca di nuove startup di settore.

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