Vi fareste ancora fare il sito della vostra S.p.A. da quel genio del figlio del vostro amico?



Dal 1997 al 2000 i siti delle medie e grazie aziende si facevano fare prevalentemente dai “cantinari”.
Oggi le aziende di medie e grandi dimensioni si rivolgono esclusivamente a webagency strutturate e capaci di fornire un prodotto professionale di alta qualità nel rispetto dei princìpi del marketing, della comunicazione e di standard tecnologici affidabili. Oppure hanno creato internamente rami o strutture omologamente organizzate.

Tre anni fa ho fondato un’azienda che produce contenuti audio e audiovisivi di alto livello qualitativo, nel rispetto degli standard di cui sopra.

Oggi la richiesta di audio e audiovisivi sta crescendo esponenzialmente. Il podcast, le pagine web vocalizzate (gli speakage) e la sincronizzazione per i video sono tra i prodotti che stanno suscitano più interesse in questi primi mesi del 2006.

Ed ecco arrivare i primi cantinari che con un microfono da PC, la dizione sbagliata (o nella migliore delle ipotesi uno speaker senza direttore di doppiaggio) un montaggio sommario e qualche musica inappropriata cercano di vendere a manager inesperti sottoprodotti di pessima qualità.

Come sapete però, l’utente invece è naturalmente capace di distinguere tra un talkshow prodotto da telequartiere e uno prodotto dalla Rai. Anche se è una casalinga di Voghera.
Perché non dovrebbe quindi riconoscere la scarsa qualità delle vostre produzioni audio? Solo perché ogni scarrafone è bello a mamma sua e voi non ve ne accorgete?

L’accento regionale della voce d’attesa telefonica, l’incertezza di uno speaker diretto male o non diretto proprio, un montaggio non rispettoso dei linguaggi auditivi sono un pessimo biglietto da visita per la vostra azienda.
Il paradosso è che spesso si tratta di produzioni che come obiettivo hanno quello di migliorare la comunicazione aziendale e accrescere l’immagine del brand.

Mi riferisco ovviamente a produzioni professionali con scopi di marketing, da non confondere con quelle dei blogger/podcaster che vedono il loro punto di forza proprio nella natura amatoriale del prodotto. (anche se spesso tediose da ascoltare perché il nostro cervello ha comunque bisogno di essere “intrattenuto” bene per mantenere viva la sua attenzione. Specie in questi anni di sovraesposizione mediatica di ottima qualità)

Inoltre oggi le piattaforme sono una commodity: YouTube, Blogger, Feedburner, etc. sono gratuite oltre che indispensabili per la distribuzione dei vostri contenuti di marketing.

Nel centro ci sono quindi i contenuti, non la tecnologia. Non comprate la tecnologia, quella è gratis! Comprate dei buoni contenuti.

Questo è un blog e dal momento in cui si apre la porta di casa (come in un blog) è inutile fingere, altrimenti sarebbe stato meglio tenerla chiusa. Perciò, stante l’evidente faziosità di questo post, suggerisco a tutte le imprese in procinto di commissionare contenuti multimediali audio/visivi di rivolgersi ad aziende che di professione fanno questo o a webagency che danno in outsourcing questo genere di produzioni, e non ai cantinari o alle webcompany che attaccano un microfono al computer e convocano uno speaker a cui danno un foglio in mano da leggere.

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vuoi che ti racconto delle ricerche di mercato fatte dai “cugini” o dalle web agency? E’ sempre così: dove ci sono professionalità poco riconosciute in Italia è pieno di improvvisatori che fanno danni danni danni.
ps: non ho soluzioni da darti, ma solo solidarietà!

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