L’invasione degli alimentatori




Come ben sapete viviamo nell’era dell’incompatibilità. Quotidianamente litighiamo con la macchina fotografica che non è compatibile col televisore, che non è compatibile con la presa, che non è compatibile con la tensione, etc.
In questo dedalo di devices ce n’è uno in particolare che sta invadendo le nostre scrivanie, sopra e sotto. E’ nero, pesante, scomodo e ingombrante. Si riproduce al ritmo di uno nuovo al mese e nasce dentro scatole di ogni tipo.

E’ l’alimentatore / caricabatterie!

Un incubo del nostro tempo. Notebook, telefonino, macchina fotografica, Bluetooth headset, GPS, Mouse, Mp3 player. Ognuno con un caricabatterie diverso. Se poi avete la versione da automobile il numero raddoppia.

Oggi sarò un po’ tecnico, ma sono sicuro che l’argomento, così vicino alle prese di tutti, può essere di largo interesse.
Se chiedete spiegazioni a un ingegnere elettronico vi spiegherà che questa babele è dovuta alle diverse esigenze di ogni singolo device. Il notebook per esempio assorbe alcuni Ampere/ora, quindi richiederà un trasformatore fisicamente più ingombrante, capace perciò di fornire la corrente necessaria. Mentre al contario, nel caso di una cuffietta bluetooth basteranno 100 mAmpere che potranno essere erogati facilmente da un alimentatore piccolissimo.

Apparentemente questa appare come una giustificazione plausibile. Ma si sa, gli ingegneri elettronici amano crearsi (e creare) vite difficili.
Se proviamo infatti ad affrontare il tema con un po’ di creatività e attivando il pensiero laterale, scopriamo che i device possono essere classificati in due principali categorie: quelli che assorbono più di un Ampere/ora e quelli che ne assorbono un decimo; ovvero la maggior parte.
Sembra una digressione tecnica inutile, ma per capire bene dovete sapere che un dispositivo può essere alimentato da un trasformatore che eroga nominalmente più Ampere di quelli richiesti, senza che questi crei alcun problema, mentre per il voltaggio è necessario attenersi alle specifiche, perché una sovralimentazione può invece bruciare i componenti elettronici.
C’è anche da sapere che i progettisti sono quasi sempre liberi di scegliere quanti Volts richiederà il circuito. Spesso sono semplicemente “più comodi” con un voltaggio perché magari il circuito integrato principale lavora a quella tensione. Potrebbero aumentare di qualche centesimo il costo di produzione per uniformare la tesnione ma non lo fanno,e il risultato è la babele di voltaggi a cui siamo sottoposti.

Perché non produrre quindi due soli tipi di alimentatori? Due soli voltaggi e due soli Amperaggi. Uno per dispositivi che assorbono molto e uno per quelli che assorbono poco. Semplice, no?

Che bello sarebbe se i produttori si accordassero per uno standard condiviso, evitandoci un futuro fatto di grappoli di alimentatori appesi alle ciabatte?
E già che ho osato a lasciarmi andare sin qui, mi spingo oltre:
perché per quelli di basso assorbimento non adottare la soluzione USB?
Alcuni device già la utilizzano e mi pare un’ottima scelta: con un solo adattatore accendisigari/USB, un cavetto

da PC miniUSB e un adattatore da rete elettrica a USB si può alimentare e caricare quasi tutto.

Reader Comments

Quotidianamente litighiamo con la macchina fotografica che non è compatibile col televisore, che non è compatibile con la presa, che non è compatibile con la tensione, etc.

cristo che vita di merda devi fare

marco sei il solito distruttore di economie! sai quanta gente campa su quei noiosi dispositivi?!?!?!?! a parte gli scherzi, sembra così dannatamente semplice che estenderei il cocetto anche ad altre cose, come ad esempio i jack degli auricolari: se cambi cellulare cambiano anche quelli (pure all’interno della stessa marca… Nokia docet). e che ci vorrà mai!

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